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La critica (o presunta tale)

11 luglio 2010 da Melarea

10
Media: 10 (1 voto)

Perché scelgo di scrivere su questo argomento?
Perché in luogo di letteratura, assieme a molte altre dissertazioni, è congruo e molto utile discorrerne, di tanto in tanto.

Poche volte, o forse mai, credo di aver letto un post, sul nostro sito, che riguardasse il presente tema.

Lo stimolo a scriverne mi è giunto mentre, sorseggiando una buona tazza di caffè, mi riecheggiava in mente una frase che più volte ho scovato nello spazio “commenti” sotto vari elaborati:

“LA MIA CRITICA E’ RIVOLTA AL BRANO E NON ALLA PERSONA!”

Ovviamente, la suddetta frase, è ad uso e consumo di chi sa bene di star sforando oltre il limite della decenza.

Ora, di grazia, mi chiedo e vi chiedo se sia regolare dissociare il brano dal suo autore.

Mi chiedo e vi chiedo: un autore, mentre scrive, ha solo il merito di impugnare la penna?

Qualsivoglia elaborato si auto genera, come per incanto, se una mano scorre su d’un foglio di carta?

Il pensiero scritto da chi giunge? Dalla fatina dell’ispirazione? Dal folletto dispettoso? E’ colpa loro, dunque, se hanno ispirato a scrivere qualcosa degna di insulti “al brano”?

Ciò detto, mi vien fatto di esplicitare alcune mie considerazioni:

1) ritengo che il mio pensiero sia la prima “materia” (o materia prima, che dir si voglia) di cui sono composta. Il corpo (la parte meccanica) è solo un accessorio atto ad esperire il piano fisico in cui vivo (ma questa è tutta un’altra storia). In pratica, se scrivo una poesia, io SONO quella poesia. Se scrivo un libro, io SONO quel libro. Il mio elaborato E' il mio pensiero, quindi, me.

2) la critica è la cosa migliore che possa effettuarsi, al fine dello scambio e dell’arricchimento reciproco;

3) partendo dall’assunto di cui al punto 1), non credo di dar numeri se presumo che la critica debba necessariamente passare prima attraverso le raffinerie del buon gusto e della buona educazione. Indipendentemente dal credere, o dal far figurare (raramente in buona fede), che la si vuol rivolgere al brano (l'autore che c'entra? Il suo lavoro era di pura manovalanza, no? Hypnotized ).

4) non so bene se la presunta critica “al brano” mi faccia più ridere o piangere.

Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero, in merito.

Un caro saluto a tutti
Mela



Commenti

Non credo si possa

11 luglio 2010 da slocum, 7 settimane 4 giorni ago
Id commento: 701

Non credo si possa disgiungere l'Autore da quel che produce.L'utore è quel che produce nell'hic et nunc della sua creazione. E' vero che ci mette anima personalità e pensiero e quando non lo fa, o lo fa senza convinzione, la critica dovrebbe segnalarglielo. La critica è stimolo, non consolazione,incoraggiamento non adulazione. Così chi come Autore dovrebbe rispettare chi lo legge e assumersene le responsabilità, la critica dovrebbe fare altrettanto,sapendo che parlando dell'opera, parla dei sentimenti di chi li ha prodotti. Non ci si può prendere in giro, autore e critica,l'adulazione lascia un cattivo odore dolciastro, e la stroncatura quando gratuita, ha il naso lungo e le gambe corte: si capisce benissimo quando mira a stroncare l'Autore qualunque cosa abbia prodotto.
Se posso permettermi una confidenza pubblica indirizzata a te, Melarea: sono sorpreso della distanza che c'è tra la spensieratezza e la leggerezza di certi tuoi commenti, più scherzosi ,
pieni di iconografie, ed il rigore del tuo canto sommesso, dolente ma al tempo stesso delicato
dove le parole si sorvegliano, quasi a cercarsi. Insomma, se ancora me lo permetti, credo ci sia una gran voglia di vivere e sorridere malgrado il male ed il dolore che questo fa.
Un abbraccio Slocum

Hai già dementicato, neh? la

12 luglio 2010 da Melarea, 7 settimane 4 giorni ago
Id commento: 702

Smile
Hai già dementicato, neh? la poesia sul buffone che ti postai in un commento!
E qui, te ne posto un'altra, anche a costo di sembrar troppo autocelebrativa Wink
Un caro saluto
Mela

NUDA

Quando imbrattare un foglio
di se stessi
si fa dovere verso tal diritto
la penna è spegnifiamma
Legittima consorte sottomessa
d'un frastuono a reggenza
da placare

Stasera voglio scrivere

Tingerò di squilibrio questi versi
Ma cos'è un pazzo in fondo
se non colui che crede
d'esser sano di mente, savio e raziocinante?
Non penso più d'avere delle maschere
- da molto tempo -
È la mia pelle
che cambia di colore e consistenza
più d'un camaleonte
che non sa delinear neanche a se stesso
la sua fattura innata od acquisita
Dunque, chi sono io?
Sono davvero tutte quelle maschere
senza indossarle?
Basta abolire il punto di domanda
e la risposta è già confezionata
Io sono tutti
Il nemico e l'amico
Il ricco e il povero
Il ladro e il derubato
La rettitudine che spesso ha titubato
Non scriverò di un mondo
che si comporta male
stando a guardare altera
dal davanzale della mia finestra
Piango e rido turbata
di tutti gli individui che racchiudo
di folle d'anime che in me fanno viavai
di questo corpo che…
si presta al gioco

No, proprio non ho

12 luglio 2010 da slocum, 7 settimane 4 giorni ago
Id commento: 703

No, proprio non ho dimenticato la tua posia sul clawn, e questa prosegue e conferma il filone di dolcezza, diallegra tristezza che hai Big Hug

Certo fà sicuramente più

11 luglio 2010 da Leonardo Genovesi, 7 settimane 4 giorni ago
Id commento: 700

Certo fà sicuramente più piangere per rispondere al tuo quarto punto, ma credo si trattasse d'una domanda retorica.
E comunque mi vedo concorde in quanto chiaramente espresso in questa riflessione.
UN saluto
Leonardo

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