Sono a casa amici, ma ancora non va, oggi è terribile, ho scritto questa poca cosa, sotto l’effetto di dolori lancinanti perdonate la forma e la grammatica, l’ho fatto solo per darvi qualche mia notizia…
appena sto meglio ripasso...
Letto n° 32
Io che di poco ho sentito sulla pelle gli ospedali vengo a cantare qui la mia tribolazione.
Le notti son lunghe e soffuse, fuori il vento tormenta le finestre, nelle stanze un colpo di tosse si perde, un lamento squassa il corridoio del bianco reparto di chirurgia, vanno su e giù gli angeli notturni tra flebo, vene e braccia gonfie e viola.
Mi fanno l’epidurale nel quarto giorno di marzo e le mie gambe volano in cielo, spero possano tornare a camminare presto che voglio scendere dal letto che per materasso ha un duro sasso.
Dentro di me penso ai paralitici, al mio caro amico Dylan, il vecchio marinaio che non aveva arti inferiori.
È una sensazione bruttissima non sentire più le tue gambe, le vorresti tirare su e invece non ti muovi di un millimetro.
La notte passa tra i deliri dell’anestesia che se n’è andata e le gambe che hanno fatto ritorno a casa.
“Datemi un toradol, un contramal qualcosa da sopportare questo dolore che picchia come un martello le mie carni!!”
Il giorno dopo l’intervento: “Tutto ok, signora, valori nella norma, la dimettiamo in mattinata”
a me che mi sento ancora mezza sgangherata.
La casa mi aspetta, mi accoglie serena, ne vedo solo due giorni appena, che mi tocca all’H tornare, ho sangue da fermare anche forse per il troppo faticare, che sono maniacale e nel pulire dappertutto alla fine son io lo straccio da buttare.
Via al Pronto soccorso, lì di domenica c’è poco da fare, il chirurgo decide: “Bisogna ricoverare”.
Il mio stomaco vuoto permette la sala operatoria, altra morfina per sognare, che poi passa tutto e potrò tornare a raccontare, due operazioni in 4 giorni, avventura d’alto mare.
Il primo letto nel day surgery porta il numero 38, l’ultimo il 32, si può giocare al lotto, ma dov’è finita la mia fortuna? Forse è andata sulla luna.
Sono quasi un Cristo in croce nella stanza del reparto, Silvana alla mia sinistra, 50 giorni che sta immobile nel letto, alla destra Laila, più giovane, ha qualcosa anche lei da farsi operare.
Ci si racconta la vita appena il dolore te lo permette e Silvana, che non l’ho mai sentita un solo giorno lamentare, ha una casa in campagna dopo aver visto la Svizzera e il marito morire a soli 49 anni.
Vive tra fagiani e alberi da frutta, pronti a fiorire nella primavera che arriva e mi auguro possa vederla un bel dì presto tutta.
I figli, la famiglia si prendono cura di lei in ogni ora della giornata.
Personale medico, cucina, pulizie, la conoscon tutti e ogni giorno la vengono a salutare. Lei in cambio sorride. Com’è bella la Silvana con i capelli ordinati anche dopo quasi due mesi d’ospedale.
È arrivato per me il giorno di tornare, è dura la convalescenza, son giorni d’inferno che vorresti veder al più presto passare, fa ancora freddo e nevica che sembra Natale.
Il Polesine è in ginocchio senza luce per due giorni e penso ai vecchi che han visto abbastanza e anche questa la prendono sulle spalle con pazienza e costanza, come me che mi fermo a pensare:
“Dai cricri passerà presto tutto e la primavera porterà tanto sole a te e alla tua poesia che continuerai a scrivere in questa grigia stanza".
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àtu sintìo el Bepo-capo, qua: a l'è sempre drio a vardar tutto drento al sito e no l'ha mia leto ca te jeri in ospedae; a l'è proprio un Diretùr! No?

Ciau cricri: varda che bisogna aver pasiensa e stare quieti, dèso; più a te ghè cura de ti pin piàn e mejo e prima te ghe salti fora...par tornar in bicjcleta soto el soe.
A te caresso pian, co un basèto.
Barche, mi dispiace molto leggere che sei stata ricoverata. Mi chiedevo come mai non scrivessi ed avrei preferito trovare una spiegazione diversa. Se ho ben capito, però, sembra che tutto sia passato e che ora tu sia in convalescenza. Ancora più piacere mi fa leggere il racconto di una donna che riesce a parlare con lucidità, distacco ed una punta di ironia delle sue sofferenze fisiche.
Mi raccomando, ora riguardati e non commettere imprudenze. Aspettiamo di rileggerti e di saperti in piena forma. Fra poco arriva al primavera e tu devi raccontarci il Polesine in fiore.
Un abbraccio.
grazie cara
un abbraccio
Bentornata e auguri per tutto tutto tutto!
Vedo che nonostante il dolore ti è rimasto un guizzo di ironia e la poesia fa capolino qua e là. Brava!