Gentile signorina,
mi ritrovo costretto a declinare il Suo invito, per una pizza da buoni amici, per quanto simpatico, allegramente impertinente come è sempre stato nel Suo stile.
No grazie, ma purtroppo l’età, la malattia, cose che Lei conosce bene di me, ma soprattutto un infaticabile senso di colpa, guidato da un Giudice gretto, meschino, moralistico, iroso, morbosamente abbandonico, e perciò pauroso , in coro mi fanno vistosi cenni di diniego.
“Sono malato! Sono giustificato! Ho il certificato!” ripeteva lamentoso con la sua cadenza romagnola un comico.
La Sua pizza è molto più sana, più gioiosamente capace di tagliare legami e di lasciare libero ciascuno al suo destino, di quanto non sia stata la mia proposta,fattaLe qualche giorno fa di una meditazione seduta, concordata per tempo durata, giorno ed ora. Un appuntamento segreto e inapparente in cui pensarsi reciprocamente , reciprocamente intenti in un’attività che fa dell’immobilità il suo cardine, conditio sine qua non, che rende possibile il libero fluire dei pensieri senza che intervenga giudizio o azione.
Era una proposta che mi sono accorto nascondere abilmente la sua ”indecenza”. Niente a che vedere con la Sua idea di una pizza, si spera in allegria, ma anche così non fosse stato, occasione di tristezze, malinconie, rimpianti ( che so però non essere nel Suo stile) che avrebbe comunque contribuito a farci uscire dall’immaterialità del sogno. Forse è proprio da quel sogno che non voglio uscire.
La Sua pizza, cara signorina, mi spaventa e mi turba. Non vorrei tediarla, ma so quel che successe quando entrambi scendemmo a terra e ponemmo in essere le “condizioni per potersi innamorare” ( se si fosse accorta dell’autocitazione la prego di perdonarmi , l’autoreferenzialità è un vizio narcisistico che peggiora con l’età).
Bastò un abbraccio per portarci via. Io non so se ancora sono tornato, non so se mai tornerò.
Bastò un contatto e, sentirvi in quello, tutto l’abbandono di un respiro troppo a lungo trattenuto.
Bastò quel morbido toccarci per smettere di dormire, di mangiare di riuscire a pensare ad altro che non fosse Lei.
A Lei cara signorina,costò qualche multa salata per eccesso di velocità e il rischio oneroso di un ritiro della patente. Non solo certamente questo, ma questo, per dirLe quanto anche lei fosse sconvolta.So di un Suo conflitto lacerante anche per via della mia età, “perché proprio a me? “ “perché proprio Lui?”
A me costò un abbandono del tetto coniugale, la percezione fredda di essere morto per tutti, tutti quelli che amavo o credevo di amare. Tre traslochi nel giro di poco. Ho creduto di capire profughi e migranti. Ricorderò sempre il Suo sguardo un poco preoccupato e le Sue braccia attorno al mio collo quando mi presentai con tutte le mie masserizie e tutta la mia vita alle spalle.
Da quell’esperienza , forse non voglio realmente tornare. Forse per questo mi trovo dolorosamente a dover declinare il Suo simpatico invito. So solo che in ogni volto giovane vedo il Suo e Le confesso che la realtà del Suo volto potrebbe ferirmi. Come può ferire un sogno tanto vivido da sembrare vero che però, come tutti i sogni, si dissolve. Ma potrebbe essere anche la delusione di leggere nel Suo volto indifferenza , risentimento e più di tutto, la noia. Preferisco non comparire nella galleria delle persone che l’hanno profondamente annoiata.
Cara signorina, preferisco restare nella mia terra di nessuno, nel Limbo dove vagano le Anime non battezzate, nel Purgatorio in attesa di giudizio. Non ci sono pizzerie in questi luoghi di confine, neanche una vineria come quella che abbiamo frequentato fino all’ultimo.
Se si ricorda ci siamo lasciati con il numero di Marzo di Poesia, giusto un anno fa, con Tonino Guerra in copertina.
So di rischiare dopo Lei ed il tempo che mi ha concesso, di contrarre un’altra malattia, sempre dell’anima, ma più torbida, il lolitismo, lo sguardo lacrimoso di chi si è inflitto la pena di una malinconia infinita per la colpa di aver invaso un territorio proibito. Proibito come l’Eden dopo la Cacciata. Nel tempo trascorso insieme , credo di aver intravisto, grazie a Lei, l’altra faccia della Luna e di esserne rimasto irrimediabilmente affascinato.
Il tempo trascorso dopo il nostro addio l’ho fatto tutto a piedi, per ammazzare il dolore passo dopo passo.Le confesso che ci sono state delle volte in cui per lo sconforto ,mi sarei volentieri lasciato scivolare lungo un muro e da terra avrei teso la mano per chiedere la carità.
Lo so, cara signorina, di non essere l’unico depositario del Dolore, l’unico ad averne l’esclusiva. So che anche Lei ha sofferto e forse soffre ancora . Conosco la sua indole diffidente scontrosa e solitaria, ma capace di slanci vertiginosi. Lei ha dentro, me lo permetta, la solitudine di E. Dikinson, ed averla potuta amare è per me sempre un onore, una Grazia che mi è stata concessa. Sono certo delle Sue giovani forze alle quali forse ho contribuito anche io in termini di vita e di esperienza. Per tutto il peso che posso esser stato per Lei Le chiedo umilmente Perdono.
Con tanta riconoscenza, la ringrazio e Le sorrido.
La lascio con una poesia di Tonino Guerra, che a dispetto del suo nome, è piena di gioia e di pace.
“Contento,proprio contento,
sono stato un sacco di volte nella vita.
Ma più di tutte, quando mi hanno liberato in Germania,
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza voglia di mangiarla”
Suo,per sempre, …
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Ok grazie credo di aver eseguito il suggerimento
Una scrittura che non delude mai per la sua profondità psicologica nel delineare personaggi e situazioni e per lo stile scorrevole, accurato quel tanto che basta per dargli un tocco di elegante semplicità.
“Attenzione all’uso delle maiuscole nel “Sua” - Suo” e derivati. Qui mi pare manchi “Niente a che vedere con la sua idea di una pizza,”)