Erano state notti di navigazione stralunata e turbolenta, senza sonno, senza sogni, solo vaghe visioni. Era costretto alla barra e a non staccare mai gli occhi dal punto da traguardare per mantenere la rotta. Vento teso da nordovest, vento di maestrale, mare incrociato di onde appuntite, cattive, spruzzaglia alla prua, lo scafo scosso da continui strattoni.
Mettersi sulla via del Tabasco non era stato un buon affare. Ma su molte strade ci si era messo, di slancio , senza pensarci troppo. Questioni di cuore, richiami di sirene. Naufragi affrontati e patiti da cui si era risollevato con qualche raddobbo: sempre uno in più sulla carena della sua Anima. Ad affrontare nuove rotte , ci andava da solo. Mare o vento che fosse, si trattava comunque di entrare dentro di sé, nelle acque torbide in cui era solito navigare.
Da poco era tornato a casa, senza nostalgia, senza desiderio; e da casa era tornato a riprendersi la barca lasciata come una balena sulla spiaggia. Lo scafo sembrava uno scheletro: una gabbia toracica sfondata sotto i colpi di un maglio implacabile. Lavorò per tre giorni sulla spiaggia: comenti del fasciame da rimodellare, lavorare di pece e stoppia per calafatare , rifare carena. La barca era diventata un’arca appoggiata su un trespolo di fortuna. Il colpo di pinna della Sirena, aveva aperto uno sfregio sotto la linea di galleggiamento e si vedevano madieri e ordinate a pezzi. Fu un lavoraccio. E ancora non sapeva chi ringraziare. Forse solo il fato che aveva offeso una volta di più. Non ascoltava i segni inequivocabili che gli arrivavano dal tempo; si sognava sempre più giovane di quel non era più .E le botte poi arrivavano, ma era un buon incassatore, ci metteva un po’ a riassorbire i lividi, aveva tempi di elaborazione del lutto che seguivano rotte imperscrutabili.
Adesso c’era stato un rapido scambio di messaggi in codice,di non facile comprensione:”Folgorato sulla via del Tabasco?”. Il suo Contatto giocava spesso sui doppi sensi che lui faticava a cogliere. Tabasco era una parola che ben si prestava per la sua sonorità ad un’interpretazione metasemantica: il nome si riempiva di echi esotici. Tabasco era una provincia del Messico, ma chissà perché a lui facevano venire in mente locali fumosi, ventilatori a pale, giocatori d’azzardo, capelli neri e lucidi, camicie bianche, occhi come fessure nella penombra, luci basse su tavoli da gioco. Il Sud Est asiatico. Macao. E dentiere scintillanti, di pietre incastonate sugli incisivi.
Ma c’era di più, la folgorazione sulla via di Tabasco giocava con ben altre folgorazioni: qui il suo Contatto aveva dato il meglio di sé in quanto ad ironia. Paolo di Tarso , in origine Saulo, gran persecutore di Cristiani della prima ora, sulla via di Damasco venne accecato , cadde da cavallo, sentì la sua testa invadersi della voce di Gesù Cristo che gli chiedeva conto della sua malvagità. Rimase tre giorni al buio, tra la vita e la morte, poi tornò a vedere e da lì iniziò la sua redenzione: allora si mise a predicare e a scrivere lettere.
Qualche giorno prima di salpare, a raddobbi ormai completati, andò a prendere la Bibbia. Un amico lo guardò ammiccante e, sapendo delle sue recenti, drammatiche folgorazioni, riferendosi al Libro, gli disse:”Ormai si va per Codici”, lui rispose annuendo, sommesso”A quanto pare”.
E i Codici erano il Libro ma per lui,ora, anche un testo gnostico a tema delle Fànfole, dove le parole non indicavano, evocavano; non parlavano alla ragione ma ad una preconoscenza delle cose che poteva solo essere intuita.
Poi c’erano gli incroci pericolosi della scaramanzia: motteggiare sulla conversione di Paolo, sulla voce di Dio, evocando una salsa al peperoncino, poteva apparire blasfemo, quasi come l’uccisione per pura crudeltà dell’Albatro del vecchio marinaio cui si dedicò un’epica Ballata. Mettersi sulla via di Tabasco ,sotto questi auspici, anche per lui che ancora credeva nei Lumi e amava Spinoza, sembrava azzardato. Partire, mollare gli ormeggi, di nuovo , appena rientrato, per andare a parare dove, poi? Da un mercante orientale, a contrattare il valore della sua anima, della pietra che portava al collo? A mettere sul piatto di un tavolo da Poker il destino di sua figlia? Erano tutte labili associazioni, che la mancanza di sonno, la fatica di una navigazione ostinata, rendevano ancora più lasse aperte a troppe ed abissali interpretazioni.
Diede uno sguardo alle Pleiadi e le tenne tra lo strallo di prua e la sartia di dritta. Assicurò gli strozzatori, si agganciò alle draglie, bloccò il timone e se lo legò al polso e ad una campanella d’allarme, casomai scarrocciasse troppo e perdesse la rotta. Non pensava più a nulla, il salmastro si stava facendo freddo sulla pelle, i capelli e la barba duri cordoni. Affioravano visioni, ricordi di sguardi eloquenti, di scambi di parole dure, sconsolate, fatali, parole di abbandono, di fuga, di vergogna, un rapido passare d’ombre da una stanza all’altra, un’ultima occhiata , inconsapevole di sé, lanciata dallo stipite di una porta, mentre fuori pioveva, pioveva,pioveva. E si addormentò: inesorabile e beffardo,Morfeo lo accolse tra le sue braccia, dandogli la stupida convinzione di esser sveglio, lucido e attento. Ma già sognava di un sonno agitato come la massa liquida che si agitava sotto la chiglia, il sogno di banchi di pesce azzurro, ciascuno con il suo sogno, ciascuno con il suo guizzo ,la sua paura, la sua fame, la sua splendida inconsapevolezza di esserci.
Strafaloga , Capitano, strafaloga in speperanza,
ma non contar di sfangar ogni volta la tua paranza.
Già la portasti a scogli,
per sonno di ragione o orbato da passione,
giusto per farti ganzo con sogni
di libellule, liuti,lauti e fluti.
Or la Mata Hari ti strapizzica
Il Salterello damerino,
non già per l’abusata via del Rhum,
ma per la vergine afroditica via della magica Salsa,
lacrime di Capoeira,
due gocce di Tabasco,
un fiato di Merengue, ecco la rotta da seguire.
Strofaloga, Capitano, un passo ,un Miglio ancora, e sarai perduto,
Dal cielo boreale a quello australe
E il tuo traguardo farà come le Indie con Colombo
Che al fin si ritrovò in America.
Strafalgar! Capitano,
il legno asciutto , assolto da ogni discordanza,
vai, impunito melanzano, alla volta dell’altrui sogno,
Macao, berimbao, Capoeira in lacrime,
passi di languida Meringa, nostalgica Marimba….
Poi il canto si spense,come la scia si chiude dietro alla barca. Si dice che lo videro passare oltre la mirabile curvatura del Mondo, con lieve scarroccio ma a barra ferma sotto i bastioni di un arcobaleno di straripante bellezza.
Le straripanti Note:
Strafaloga abitante di laguna, si muove con passo e volo furtivi tra le canne palustri. Talvolta viene impallinata. Anche da Hemingway, ma il morir non le è dolce lo stesso
Speperanza, trattasi della via del tabasco verde dove lo sciupìo si mostra in tutto il suo splendore,di disteso passo di pianura dove la peranza si fece speme.
Libellule,liuti,lauti e fluti tutti della stessa famiglia: vedi Van Eyk Der fluiten lust hof il giardino delle delizie (del flauto)
Mata Hari: il misterioso Contatto
L’abusata via del rhum è anche una celebre regata francese, dove i partecipanti da regolamento devono raggiungere il traguardo sobriamente ubriachi. Da qui l’abuso
La vergine afroditica magica via della salsa: danza popolare in salsa bourguignonne, per lo più a conduzione solitaria: si balla da soli per via dell’effetto del peperoncino sui plessi emorroidari, non sempre appropriati ad un languido cheek to cheek.
Si vide la capoeira in azione: era solo alle prime armi ma era deliziosa
Strofaloga: maschio della strafolaga, ma qui è soprattutto il logos che si dice specialità dei maschi ad essere messo in debito risalto: ne consegue, sempre in afror di Testoronici ardori il militar appello: Strafalgar!
Al Contatto misterioso: Non c’è menzione della parola magica ma abusata! Sdrafanica!
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Caro capitan slocum:STRAORDINARIO

Caro Capita Slocum solo una cosa:sei straordinario.

Oh, che meraviglia: l'inizio di un nuovo viaggio!
Abbiamo scrutato le stelle e i venti, sembrano favorevoli alla navigazione.
Il conforto di un poeta aggiunge un viatico importante all'impresa
Occorre volare in questo tempo, dove?
Senz'ali, senz'aereo, volare indubbiamente:
ormai i passi passarono senza rimedio,
non elevarono i piedi del viandante.
Occorre volare a ogni istante come
le aquile, le mosche e i giorni,
occorre vincere gli occhi di Saturno
e stabilire lì nuove campane.
Ormai non bastan più scarpe né strade,
ormai non serve la terra agli erranti,
ormai attraversaron la notte le radici,
e tu apparisti in altra stella
determinatamente transitoria,
trasformata alla fine in un papavero
Pablo Neruda
La meta appare segnata anche da cartografi di professione, dunque non è un abbaglio sdrafànico, esiste
e un antenato del Capitano dimostra quanto sia potete questo prezioso succo ai fini della nobile arte della poesia e della grande letteratura
Certo, i luoghi in questione sono impervi e non nascondono pericoli, ma i loro nomi evocano avventure affascinanti, sia pure con esiti poco felici
http://www.youtube.com/watch?v=Sv0ibxV0rwg&feature=related
Ma le avventure marimbee e strafàloghe ci piacciono assai.

Continuare plìs!
...Occorre vincere gli occhi di Saturno
e stabilire lì nuove campane
e tu trasferita in altra stella determinantemte transsitoria,
trasformata alla fine in un papavero...
Amapola, misterioso Contatto io farò del mio meglio per vincere Saturno e per costruire campane nuove..Ho bisogno di nuovi imput plis,
Slocum
sai della mia vorace insaziabilità, perdonala, ma aiutala e nella bisogna, dalle una calmata, docce scozzeasi
Ps Papavero rosso, bianco, papavero da oppio?
Io guarderei la cartina e mi farei rapire dai nomi.
Por exemplo me gusta mucho Villahermosa: tu puede imaginar una historia muy cariñosa, no?
Escucha el poeta
L'invito al viaggio
Sorella mia, mio bene,
che dolce noi due insieme,
pensa, vivere là!
Amare a sazietà,
amare e morire
nel paese che tanto ti somiglia!
I soli infradiciati
di quei cieli imbronciati
hanno per il mio cuore
il misterioso incanto
dei tuoi occhi insidiosi
che brillano nel pianto.
Là non c'è nulla che non sia beltà,
ordine e lusso, calma e voluttà.
Mobili luccicanti
che gli anni han levigato
orneranno la stanza;
i più rari tra i fiori
che ai sentori dell'ambra
mischiano i loro odori,
i soffitti sontuosi,
le profonde specchiere, l’orientale
splendore, tutto là
con segreta dolcezza
al cuore parlerà
la sua lingua natale.
Là non c'è nulla che non sia beltà,
ordine e lusso, calma e voluttà.
Vedi su quei canali
dormire bastimenti
d'animo vagabondo,
qui a soddisfare i minimi
tuoi desideri accorsi
dai confini del mondo.
- Nel giacinto e nell'oro
avvolgono i calanti
soli canali e campi
e l'intera città
il mondo trova pace
in una calda luce.
Là non c'è nulla che non sia beltà
ordine e lusso, calma e voluttà.
C. Baudelaire
Poi ci sarà qualche Puerto Escondido da esplorare e altro ancora strada facendo.
La Musa Sdrafànica ha viaggiato poco ma ama tanto la geografia...
Papavero rosso, normale. Varianti esotiche e fumogene non rientrano nei nostri gusti campagnoli.