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Racconti per San Valentino

Racconti dedicati all'amore ed in particolare alla ricorrenza di San Valentino.

I racconti per San Valentino

10
Media: 10 (1 voto)
San Valentino San Valentino, una dichiarazione d'amore

Nel ringraziare gli autori che hanno pubblicato i loro racconti dedicati all'amore ed alla festa di San Valentino, i gestori di AltraMusa desiderano augurare a tutti un giorno speciale: per chi è innamorato, si auspica una rinnovata promessa d'amore, che renda sempre più armonioso e saldo il legame, anche se si è costretti ad affidarlo ad un ricordo (è dentro di noi che l'amore vive, senza necessità di àncore effimere); per chi non lo è, si auspica un giorno sereno che illumini la strada verso la pace interiore o verso l'approdo di un abbraccio.

Non senza difficoltà, considerata la ricchezza dei testi proposti, si è deciso di scegliere il racconto "Adelmondo e Sigismina" di Argia Parodia, come testo-simbolo per celebrare la ricorrenza. Gli altri due testi che si vogliono portare all'attenzione dei lettori sono "L'anima divisa in sette punti: dichiarazione d'amore e di guerra" di Slocum e "Caro Uomo" di Isabella.


Cliccare qui per leggere tutti i racconti partecipanti alla nostra iniziativa che, si sottolinea, non aveva e non poteva avere pretese di assolutezza nello stabilire gerarchie di valori letterari.

Ad Argia Parodia, a Slocum e ad Isabella i nostri complimenti ed un convinto "grazie" per averci regalato questi loro scritti.
 
 
Adelmondo e Sigismina
di Argia Parodia

Un tempo felice ci chiamavamo così.
Avevamo fuso i nostri nomi facendone il sigillo necessario per dire quel che eravamo e che volevamo diventare. Le due metà che si riuniscono per indispettire gli dei gelosi, che non sanno la forza di due che vanno contro il mondo a mani nude.
Tu eri bella. Io no, ma ti scrivevo poesie e pettinavo i tuoi lunghi capelli biondi passandoci le dita fino all'alba quando tu, con la testa sul cuscino, eri stremata e mi dicevi senza convinzione:
- Dormi un po'. Domani lavori...
- Vuoi ancora?
- Sì - rispondevi, nascondendo un leggero rossore. Poi cercavi rifugio sotto al lenzuolo per l'inutile fuga.
Al mattino, il tuo indugio nell'alzarti da quel che sembrava una nave scampata al naufragio dopo tanta tempesta, mi dispensava la prima gioia del giorno e uscivo col cuore pieno di promesse per il ritorno.
Ti osservavo allo specchio, mentre ti vestivi con grazia.
Eri perfetta nella tua sobrietà, eri vestita dei miei sguardi e ciò ti bastava.
La vita è arrivata poi con le sue necessità a toglierci da quell'Eden casalingo ed io non so se questo sia il prezzo da pagare per onorare il debito di essere nati.
Tu sei cambiata, io sono cambiato. Non si conosce la ragione della metamorfosi che ci ha invaso le cellule e costretto a diventare ciò che non volevamo.
I figli, amati, sono diventati per te un universo recente, nato dalla tua costellazione personale.
Io sono diventato una meteora sperduta nel buio. Mi hai esiliato. Prima dal letto e poi dalla tua vita.
I piccoli preferivi addormentarli con te. Da grandi, ormai ero abituato alla mia stanza. C'erano fuggevoli incontri, ogni tanto, e nessuna guerra da ingaggiare.
- Dai, alla nostra età .... – dicevi, sorpresa per la mia improntitudine.
Sei diventata il Tutto, indaffarata come un'ape operosa e indispensabile per la famiglia, i parenti, gli amici. Ti sei inventata tanti ruoli per dimostrare la tua sollecitudine, il tuo essere il fulcro per altre esistenze.
Per tutti, tranne me.
Hai cominciato a trascurarti, a girare per casa e per strada poi vestita in modo improbabile. Ti sei inventata ruoli, disponibilità onerose da mantenere perché eri poi sempre stanca e immusonita, in silenzi ostili e cristallizzati. Eri sorridente e affabile solo per gli altri.
Io non sono andato via come un ladro, come tu ami dire in pubblico e per evitare di darti ragione del mio gesto. I figli erano altrove e non c'erano altri obblighi.
Me ne sono andato per non far morire più del necessario quel sogno coraggioso che era stato il nostro amore e la meravigliosa fortuna dell'esserci incontrati e scelti.
Non ho saputo capire il momento in cui, da quei due nomi fusi ad incastro che eravamo, avevi scelto di riavere il tuo e, con esso, la tua vita, piena delle vite altrui.

E' passato molto tempo e non so quanto ce ne resta. Della mia esistenza lontano da te ricordo poco o nulla.
Ma io ti vedo, ogni tanto, sulla riva del lago mentre guardi passare i treni. Sembri triste e persa in sottili malinconie. Figli e nipoti hanno vite parallele, non più tue.
Forse ti senti sola.
Forse un giorno ti verrò a parlare e ti dirò quello che adesso ho scritto qui. Per te.

(Testo ispirato al racconto "I colori di Babette" di Melarea e a tante altre storie vere)
 

* * * * * *

 
L'anima divisa in sette punti: dichiarazione d'amore e di guerra
di Slocum

E sono io, sono sempre io,
1) ti racconto la mia ultima sabbia (1): è la rappresentazione di quel che ti ho scritto "aiutami per favore a passare oltre, e a farlo ad occhi bene aperti".C'è il mio solito pellegrino, solo nel deserto di fronte ad un fiume (che fatica scavare nella sabbia asciutta, ma che soddisfazione vedere il fondo azzurro!). Sul fiume passa una piroga e in testa all'albero come su un trapezio ci stai tu. L'idea è che tu mi traghetterai di là del fiume per raggiungere, io solo, la maschera muta della mia musa che giace in mezzo al deserto.
2) Ieri era una giornata splendida sul lago.Io e B. siamo andati a fare una delle nostre opere da Fitzcarraldo: il pontile era crollato e noi piano piano lo abbiamo recuperato e fissato agli ormeggi. Queste operazioni che hanno il sapore buono della "riparazione" (in senso analitico) mi danno gioia.
3) Riflettevo con il B. di quanto si difficile mantenere una prospettiva "poetica" sulle vicende della vita. Di come il pensare comune, facilmente, con il suo buon senso, dai più condiviso riesca a render brutto, spregevole e piatto ogni cosa che vorrebbe esser delicata e fragile. Così la mia vita con te sarebbe stata la"botta di vita" di un cinquantenne agli sgoccioli, e la tua ,con me, l'incoscienza di una gerontofila in piena crisi edipica. "E tutto il resto sono chiacchiere: questa è la realtà ,signori". Ti confesso che pensarla così ha un suo fascino tranquillizzante, come quando rientri nel gregge e non ti senti più perso.
4) E invece no, la realtà è per fortuna molto più sottile e complicata, e come dicevi tu con il tuo amato De Andrè, la vita si interpreta anche andando in direzioni ostinate e contrarie.
Per quanto mi riguarda, ho un'anima divisa, un sentimento che è difficile da portare e che può far di me, sempre per quel "pensare comune", una persona ambigua, ondivaga, come si dice oggi, un quaqquaraquà come diceva tagliente,totò o eduardo o pappagone (Siamo uomini o caporali?)
Mi si chiede di uccidere una parte dell'anima, come dovessi rinunciare al più debole in una coppia di gemelli in grembo, per lasciar vivere il più forte, quello che ha più speranza. Il fatto è che per me non c'è più forte o più debole ma solo differenza e distanza.
E' vero ho un'anima ufficiale quella che lascio filtrare nelle mie relazioni affettive e lavorative che si traducono in aspirazioni, visioni del mondo più o meno utopiche: ieri a casa c'erano tutti i figli e anche mio nipote; guardavo quel che di mio c'era in quella casa: l'eco della chitarra o dei fiati, il colore di qualche disegno, quel che è rimasto di una raccolta di libri di poesia, foto di mare, paesaggi tempestosi e desolati che hanno contagiato un pò tutti: niente secondo una visione pragmatica del mondo, tutto, secondo una visione "poetica", ma io ora aggiungo: non tutto, ma solo la parte più di superficie, quella che cedo al mondo , che lascio che il mondo guardi,se vuole. Perchè c' è un'altra parte che se ne sta in cantina, in soffitta, tra i rami di un albero o nella cassa armonica del mio saz (2). E quella parte pensa e agisce altrove. Quella parte la conosci tu.
Tu eri il potenziale rivoluzionario che solo l'amore e la passione è capace di agire. Forse così non si faranno figli forse così non si costruisce nulla, (una poesia non ha mai cambiato il mondo) ma dopo quell'amore, chissà perchè, il mondo lo ritrovi cambiato.
5) Queste sono forse le patetiche incongrunze della mia anima.
Con te però sono uscito allo scoperto e le due anime quella mite e ufficiale e la quella brutale e rivoluzionaria si sono trovate faccia a faccia, ma come due poli dello stesso segno si sono ferocemente respinte. Due anime che, venendo a sapere l'una dell'altra non mi hanno fatto più vivere.
Ora, solo, nella mia solitudine, a fatica e non senza qualche cedimento, sto recuperando la mia unità. La sto recuperando proprio nell'accettazione di essere diviso. Pensaci, tu che ti sei data un tempo per chiudere la tua analisi, perchè proprio nell'accettazione di quel che si è, proprio nell'intuizione di quel che ci sembra più semplice, c'è molto se non tutto del tema della fine di un'analisi. Ho bisogno di te come ho bisogno della mia famiglia.
Le bugie, se le ho raccontate, sono quelle che mi vengono richieste: ai figli, a tutti, ho detto "ho perso la testa, ho perso il controllo, non ragionavo, non ero in me, sono tornato, perdonatemi" E' la visione semplice, onesta umile virile, di chi si rende conto di aver sbagliato, chiede scusa della sofferenza che ha provocato, cade si risolleva e si rimette in piedi . Ma dentro si tiene la verità.Di te non ho mai parlato, ci mancherebbe altro! mi direbbero tutti, ma se questa non è una bugia è perlomeno l'occultare gran parte della verità. Ma lo sappiamo tutti e due: verità e realtà non coincidono quasi mai perchè non riescono a contenersi l'un l'altra.
Allora non mi resta che offrirti questa tensione continua, questa lacerazione, che resta sempre aperta, questa ricerca di senso che non ha mai soluzione.
I criteri e i principi di questa ricerca sono chiari, ma bisogna saperne accettare il rischio: non possesso, non appartenenza,sopportazione del dolore, speranza nel bene e nella libertà dell'altro, gratuità, in sostanza. Come stare i equilibrio sun un con fine mobile.
6) Tu vivi in mezzo ai bambini, non so se realmente ne desideri uno di tuo, non so se il desiderio di un bambino possa nascere solo dal ventre di una madre o piuttosto dal desiderio condiviso di una coppia che si ama. So che se tu avessi aspettato un bambino da me, non sarei mai più tornato indietro e la rivoluzione si sarebbe compiuta.
Tu vivi in mezzo ai bambini e li rispetti come se fossero adulti;loro lo sanno, sono gli adulti che credendo di far opera di sggezza hanno "adulterato" la loro tanto decantata parte bambina.
Le favole raccontano solo di come è la realtà non di come dovrebbe essere. Vi accadono cose terribili e non sempre vanno a finir bene, ma sempre hanno da dire qualcosa anche di piccolo al cuore e all'anima.Quello che ai tuoi bambini fa dire "è vero,è proprio così". Questa per mè è la dimensione poetica, che non è consolatoria, ma che guarda in faccia la realtà e vede bellezza anche nelle ferite anche in quelle che suppurano, quello che fa scrivere ad un poeta (Heiner Muller) un controsenso per i più, come "Felicità d'angoscia"
"talvolta tra notte e mattina
ti vedo accerchiata dai cani
Cani che digrignano i denti
E tu gli prendi le zampe
E ridi ai loro denti
E io mi risveglio in un sudore d'angoscia
E so che t'amo"

7) ti aspetto nell'aria.... tuo
 
(1) Tecnica analitica che fa delle immagini dell'inconscio una rappresentazione plastica
(2) Liuto turco
*Letto sull'ultimo numero (246) Di Poesia Heiner Muller L'utopia pensata
 

* * * * * *

 
Caro Uomo
di Isabella

Caro Uomo,
dagli occhi in fuga, lucenti di verità nascoste ai più, velati dalla patina della vita che ti porti addosso come un fardello. Le tue spalle reggono campi di frutti acerbi coltivati e mai colti, che una cucciola di donna ha cercato di estirpare, al fine di rendere il terreno di nuovo fertile. Arando lievemente, con l’aiuto delle sue piccole mani, ha piantato poche ma bellissime rose, alcune mele polpose e ciliegie rossissime di maggio. Tu l’hai assecondata nelle sue ingenue risate, l’hai accarezzata come un’ampolla di cristallo, l’hai ascoltata come un padre una figlia. I tuoi occhi grigi si sono posati sui suoi, sempre vivaci e pronti a raccogliere i lampi d’amore, che viaggiavano dall’uno all’altra, più forti ogni giorno.

Navigante in quel mare buio del mal di vivere, hai ricevuto in dono dalla piccola donna una zattera solida, sebbene rovesciata, di tanto in tanto, da onde oceaniche di flutti neri. La zattera vacillava ma riprendeva il largo, forte di speranza d’orizzonti diversi. Un orizzonte chiamato Amore le è venuto incontro, avvolgendola di luce violetta e perfetta, facendola approdare su isolotti di serenità, vissuti solo dall’Uomo e dalla piccola donna. In quei periodi di abbandono alle loro pure entità, si sono spogliati di incrostazioni miste, derivanti da macigni culturali, sociali, psicologici, che incidevano da tempo sul pensiero di entrambi. Hanno scoperto che si può essere liberi per rari attimi, da catturare e non fuggire in nome di regole innaturali. Si sono ripresi il loro sé più vero, più intimo e l’hanno messo uno al servizio dell’altra, per evitare i traumi del ritorno sul suolo patrio e consacrato.
Sono sempre ritornati dalle isole di incanto, nel rispetto delle contrattazioni antiche, senza mai lasciarsi nei pensieri, che rimanevano allacciati e fissi. Tu, caro Uomo, hai ripreso a vivere leggermente, ricadendo ogni tanto nel bisogno di composizioni chimiche, che ti alleviassero l’assurdità di una vita sempre uguale a se stessa.
Proprio quando imparasti a conciliare il tuo essere esterno con il tuo Io interiore, facendoli coesistere senza dolorosi scontri, è arrivata una tempesta attesa ma fino ad allora solo vagheggiata. Si è abbattuta con furore sul tuo corpo provato dalle ferite autoinferte, senza darti tregua. I medici che stanno provando a combatterla non danno molte prove su cui appoggiarsi. La volontà del tuo autodistruggersi sta incontrando l’altra, finora più debole, della tua voglia di vivere. Sta emergendo l’ancestrale sopravvivenza che ti porta a lottare ogni giorno contro l’apparato predisposto per distruggere il Distruttore, l’Innominabile, la Peste che decima milioni di vite nel mondo.

La piccola donna non ti lascia solo, anche se tu la vorresti preservare da dolori che non le competono “istituzionalmente”. Lei li fa suoi quei dolori, in nome della felicità ricevuta e data. Felicità a segmenti che coprono il totale. Felicità frammista ad esistenza reale. Felicità oltre il normale che ci percorre quotidianamente. In nome di questa pura e singolare felicità, credo sia naturale mantenere il filo d’amore nascosto al mondo, anche nei momenti di tristezza e angoscia. Questo filo ti farà tornare a vivere, quando questa prova ti vedrà vittorioso, Uomo caro, raro e prezioso. Con te sono rinata Donna, con te mi sono compresa, con te ho vissuto di baci e corporeità rarefatta, dono divino, olimpico e immutato. Amo il tuo animo irrequieto e mutevole, fuggiasco e duro. Amo il tuo parlare, serio e ironico. Logorroico e carezzevole.
Amo…il nostro innamorarci continuo e mai in discesa.
Grazie di avermi fatta Tua.

 

L'anima divisa in sette punti:dichiarazione d'amore e di guerra

9
Media: 9 (1 voto)

E sono io, sono sempre io,
1)ti racconto la mia ultima sabbia °: è la rappresentazione di quel che ti ho scritto "aiutami per favore a passare oltre, e a farlo ad occhi bene aperti".C'è il mio solito pellegrino, solo nel deserto di fronte ad un fiume (che fatica scavare nella sabbia asciutta, ma che soddisfazione vedere il fondo azzurro!). Sul fiume passa una piroga e in testa all'albero come su un trapezio ci stai tu. L'idea è che tu mi traghetterai di là del fiume per raggiungere, io solo, la maschera muta della mia musa che giace in mezzo al deserto.
2)Ieri era una giornata splendida sul lago.Io e B. siamo andati a fare una delle nostre opere da Fitzcarraldo: il pontile era crollato e noi piano piano lo abbiamo recuperato e fissato agli ormeggi. Queste operazioni che hanno il sapore buono della "riparazione" (in senso analitico) mi danno gioia.
3)Riflettevo con il B. di quanto si difficile mantenere una prospettiva "poetica" sulle vicende della vita. Di come il pensare comune, facilmente, con il suo buon senso, dai più condiviso riesca a render brutto, spregevole e piatto ogni cosa che vorrebbe esser delicata e fragile. Così la mia vita con te sarebbe stata la"botta di vita" di un cinquantenne agli sgoccioli, e la tua ,con me, l'incoscienza di una gerontofila in piena crisi edipica. "E tutto il resto sono chiacchiere: questa è la realtà ,signori". Ti confesso che pensarla così ha un suo fascino tranquillizzante, come quando rientri nel gregge e non ti senti più perso.

La svolta

8.33333
Media: 8.3 (3 voti)

Non c'erano albe, ma solo tramonti. Il sole appariva sulla tavolozza grigia di cielo malinconicamente esausto nella sua rotondità dai flebili riflessi. Freddo. Il suo sereno tepore era solo un ricordo molto vago e nelle ossa scorrevano solo brividi di solitudine.

Mi sorprendevo a camminare senza meta alcuna, su marciapiedi metropolitani di periferia di una città senza nome. Incrociavo sagome senza volto che mi sfilavano a fianco alcune veloci altre più lente. Un semaforo dal giallo pulsante sembrava dare il ritmo a tutti quei passi. Un ritmo silenzioso. Nessun vociare si sentiva. Una vita mestamente piatta. Casa-lavoro-casa. L'unico interesse che avevo era quello di non avere interessi. L'anima, come un pettirosso in gabbia dalle ali tarpate, era inevitabilmente infeltrita e seccata. Il cuore unicamente inteso come pompa naturale del mio organismo, non aveva altri significati se non quello di mantenerci in vita. Una vita senza emozioni.

Poi un giorno di quella piatta vita, la svolta.

Poco rossetto, labbra carnose e due gemme lucide di rugiada i suoi occhi. Nel mio quieto grigiore, mi apparve, per caso. Uno sguardo di pochi istanti, come gocce di un olio vitale a ravvivare quel cuore che stava appassendo, sanciva la mia volontà nel desiderar di averla accanto per tutta la vita.

Al mio presente.

6.75
Media: 6.8 (4 voti)

Era amore quello che leggevo nei tuoi occhi? Era proprio vero che, dopo tanto tempo, risentivo il mio cuore pulsare, con la voglia di giocare e ridere, come se non fosse successo di sentirmi invecchiare, di aver voglia di piangere, di alzarmi al mattino con la desolata sensazione che non avessi più niente di interessante da fare?
Tutto cancellato, tutto alle spalle.
Ora, aprivo gli occhi ogni giorno sulla mia rinata voglia di vivere.
Ti pensavo, sai, come se una forza di gravità misteriosa mi attirasse verso lo spazio della tua esistenza. Avrei voluto essere l’aria che ti circondava, per guardarti da ogni lato. Avrei voluto nascondermi tra la folla in mezzo a cui camminavi ogni giorno, sapendo chi eri, mentre tutti gli altri non ti conoscevano. Avrei usato ali invisibili, per abbracciare con lo sguardo tutto ciò che ti riguardava.
Tu mi ricambiavi, con la stessa naturalezza con cui due rondini si trovano a volare verso lo stesso nido.
Sembravi incantato dalla mia presenza, rapito da un nascosto pensiero, ogni volta che mi guardavi. Io sentivo il tuo amore su di me, come una carezza senza fine, come un talismano che proteggeva la mia vita e che la congiungeva con la tua.
Quante strade abbiamo percorso, da quella prima volta che ci siamo incontrati!
Non ha un bilancio la nostra storia, perché i bilanci non li abbiamo mai fatti.

Oggi che il cuore detta...

9
Media: 9 (1 voto)

Dimmi come hai fatto!
Ti prego, spiegami come sei riuscito in pochi attimi a farmi capire a cosa non posso rinunciare in questa mia vita.
Prova con le parole semplici che ti caratterizzano a dare un senso a questo bisogno di scriverti e di fissare su questo foglio bianco, lo strano rumore che il cuore mi fa.
Credo sia tutto merito del destino sai, si deve essere alzato una mattina deciso a farci un bel regalo. Si deve essere sentito allegro ed entusiasta di farmi sorridere dopo tanti giorni tristi.
Amore mio, ormai so che di quel magnifico brivido che mi nasce sulla pelle ogni volta che mi sfiori, non posso più fare a meno.
Il modo dolce in cui mi guardi e mi sorridi, ormai è la mia droga.
Mi hai presa in braccio quel giorno sussurrando:” Stringiti a me, non aver paura”. Mi guardavi così intensamente che mi mancava il fiato. Mi hai poggiato sul letto e senza parlare, mi hai sommerso di emozioni. Ti giuro amore mio, non avrei mai pensato di poter tremare tanto forte sentendo le tue mani giocare con il mio corpo. La passione che avevi nel guardarmi ha sciolto il nodo che legava i miei sogni.
Mi sono fatta guidare, stranamente senza paura, in un mondo dove l’ amore abbatte tutte le barriere e lì mi sono trovata di nuovo donna.
Lasciami essere un po’ banale nel dirti che i miei giorni, ora che ci sei tu, sono pieni di speranze e dolci parole.
Lasciami solo un attimo pensare a quando senza te, ero sola e convinta di essere diversa, così da gioire con più forza del nostro amore.
Lasciami godere della fortuna che ho di addormentarmi nella magia di un tuo abbraccio.

Michelle e Didier Una storia d' amore

9
Media: 9 (1 voto)

Vi è freddo nell' aria. Il cielo è terso, chiarissimo. Una tavola azzurra,colma di bianche nuvole gonfie che si rincorrono, si sovrappongono vagolanti nel vento leggero.
Michelle, una deliziosa francesina diciottennne,dai grandi vellutati occhi neri ed i lunghi capelli sciolti, guizzanti sul cappottino blu pieno di bottoncini dorati, gira allegramente tra i banchetti pieni di frutta colorata.
E' il mercatino di fiori e frutta di Campo de' fiori a Roma.
I venditori,improvvisano battute e dispensano sorrisi a questa ragazza gentile che conoscono.
Ogni giorno le conservano le fragole.
Ogni giorno, a turno, le offrono un fiore.
Sono divertiti dalla sua timidezza e dal suo accento che arrota nella pronuncia delle parole,la lettera r.
Il sole incomincia a scaldare i palazzi,le strade,le persone.
La piazzetta ha sempre un'atmosfera gioiosa di festa, di attese,d'incontri.
I caffè, all' aperto tutto l'anno, anche sotto la pioggia, gai ed affollatissimi sono frequentati da persone comuni ma anche da artisti, persone note, stranieri.
Michelle ha acquistato tanta frutta e deve rientrare a Palazzo Farnese,sede dell'Ambasciata francese, dove suo padre, diplomatico, è stato trasferito da poco.
Michelle adora Roma,la visita tutta, si diverte.
Ha tanti amici, sia francesi che romani.
Oggi è in ritardo.
Teme diluvi di rimproveri ma piu' ancora il divieto di poter uscire di sera, in una splendida Roma che di notte si accende di mille luci e mille attrazioni, specialmente al Luna Park vicino al laghetto.
E' in ritardo.

Caro Uomo

9.33333
Media: 9.3 (3 voti)

Caro Uomo,
dagli occhi in fuga, lucenti di verità nascoste ai più, velati dalla patina della vita che ti porti addosso come un fardello. Le tue spalle reggono campi di frutti acerbi coltivati e mai colti, che una cucciola di donna ha cercato di estirpare, al fine di rendere il terreno di nuovo fertile. Arando lievemente, con l’aiuto delle sue piccole mani, ha piantato poche ma bellissime rose, alcune mele polpose e ciliegie rossissime di maggio. Tu l’hai assecondata nelle sue ingenue risate, l’hai accarezzata come un’ampolla di cristallo, l’hai ascoltata come un padre una figlia. I tuoi occhi grigi si sono posati sui suoi, sempre vivaci e pronti a raccogliere i lampi d’amore, che viaggiavano dall’uno all’altra, più forti ogni giorno.

Adelmondo e Sigismina

10
Media: 10 (4 voti)

(ispirata al racconto “I colori di Babette” di Melarea e a tante altre storie vere)

Un tempo felice ci chiamavamo così.
Avevamo fuso i nostri nomi facendone il sigillo necessario per dire quel che eravamo e che volevamo diventare. Le due metà che si riuniscono per indispettire gli dei gelosi, che non sanno la forza di due che vanno contro il mondo a mani nude.
Tu eri bella. Io no, ma ti scrivevo poesie e pettinavo i tuoi lunghi capelli biondi passandoci le dita fino all’alba quando tu, con la testa sul cuscino, eri stremata e mi dicevi senza convinzione:
- Dormi un po’. Domani lavori…
- Vuoi ancora?
- Sì - rispondevi, nascondendo un leggero rossore. Poi cercavi rifugio sotto al lenzuolo per l’inutile fuga.
Al mattino, il tuo indugio nell’alzarti da quel che sembrava una nave scampata al naufragio dopo tanta tempesta, mi dispensava la prima gioia del giorno e uscivo col cuore pieno di promesse per il ritorno.
Ti osservavo allo specchio, mentre ti vestivi con grazia.
Eri perfetta nella tua sobrietà, eri vestita dei miei sguardi e ciò ti bastava.
La vita è arrivata poi con le sue necessità a toglierci da quell’Eden casalingo ed io non so se questo sia il prezzo da pagare per onorare il debito di essere nati.
Tu sei cambiata, io sono cambiato. Non si conosce la ragione della metamorfosi che ci ha invaso le cellule e costretto a diventare ciò che non volevamo.
I figli, amati, sono diventati per te un universo recente, nato dalla tua costellazione personale.

A te che amo....

7.83333
Media: 7.8 (6 voti)

E’ strano che senta il bisogno di riprendere a scriverti una lettera dopo tanto tempo.
Non c’eravamo già detto tutto ?
Non avevamo scavato a fondo dentro di noi aprendo le nostre stanze più segrete e liberando le angoscie e le ansie di chi si sente innamorato ?
Certo che lo abbiamo fatto, e la condivisione dei sentimenti più segreti ci ha unito profondamente al punto che la nostra sintonia ci ha permesso di costruire e realizzare un sogno che niente e nessuno potrà dissolvere.
E allora perchè ti scrivo ?
Ti scrivo amore mio perchè sempre più spesso mi succede che un profumo, un’atmosfera, una sensazione, mi ricorda i momenti vissuti con te, quei momenti in cui la tua solarità, la tua freschezza, la tua femminilità, il tuo essere donna, mi avvolgeva completamente tanto da dimenticare persino la percezione dell’esistenza.
Stare con te è sempre stato qualcosa di sublime, qualcosa che ha trasformato la vita vera nell’immaginario realizzato. Vederti felice, sorridente, tenera e disponibile ad avventurarti nei meandri del romanticismo, mi faceva capire che l’amore è l’unica e la vera forza che muove le cose del mondo, e tu ne eri l’artefice.
Insieme abbiamo condiviso le gioie e le amarezze della vita, insieme abbiamo affrontato e risolto i problemi del vivere quotidiano, abbiamo messo in fila milioni di parole, abbiamo unito gli sforzi per comprenderci meglio, per tollerare le nostre debolezze e soprattutto per capire e amare anche le nostre fragilità di esseri umani.

dichiarazione d'amore

8
Media: 8 (1 voto)

Caro amore mio,

San Valentino, una dichiarazione d'amore

10
Media: 10 (1 voto)
San Valentino San Valentino, una dichiarazione d'amore

La dichiarazione è uno dei momenti più belli e intensi in un rapporto d'amore. A volte, però, non è come la si era immaginata o come la si desiderava. A volte, potremmo non averla fatta.
Un sito a carattere letterario può rappresentare il luogo ideale per dire quanto taciuto in passato, per parlare finalmente alla persona amata, per raccontare la propria gioia.

Da oggi, martedì 26 gennaio, tutti gli autori potranno pubblicare uno o più racconti per San Valentino. Il tema è "La dichiarazione d'amore" che può articolarsi in varie forme, dalla cronaca fantastica di quanto sognato, alla pagina di diario.

La redazione sceglierà i tre racconti migliori che resteranno fissi in prima pagina sino alla fine del mese di febbraio 2010; il testo primo classificato sarà interamente visibile (purché non troppo lungo), mentre gli altri due saranno in posizione sottostante.

Non esistono limiti di lunghezza. I testi che parteciperanno alla selezione saranno quelli apparsi entro il prossimo 13 febbraio.

Avviso importante: per partecipare è necessario selezionare l'apposito tag ("Racconti per San Valentino") che si trova nel menù visibile sulla parte alta dell'editor. I post senza il necessario tag non verranno presi in considerazione ai fini dell'iniziativa.

Cliccare qui per leggere i racconti di San Valentino.
Cliccare qui per leggere le poesie di San Valentino.
 

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