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Racconti di Natale

Racconti dedicati al Natale ed alle festività di fine anno.

24 dicembre, ore 18,45, metropolitana di Milano

9
Media: 9 (2 voti)

Salì sulla metro nervoso e scontento, nonostante fosse il pomeriggio della Vigilia.
Aveva sbagliato a comprare lo spumante e non avrebbe avuto il tempo di passare da casa per una doccia, Anna avrebbe criticato la sua scelta ( "Lo sai! Questi frizzantini dolci mi sanno di gazosa! Perchè non un brut? Vuoi imparare, Claudio? ) e avrebbe criticato il suo "odore di ufficio", ma doveva capirlo: se fosse passato da casa per la seconda doccia della giornata e l'abito fresco di lavanderia, non sarebbe arrivato in tempo per ricevere gli ospiti della sua ragazza.
Uffa, uffa, uffa! Avrebbe voluto un Natale romantico, solo loro due, e invece niente: la.Anna. lanciatissima.in .carriera. aveva convocato mezzo studio, architetto-capo compreso, nel suo minuscolo appartamento molto chic nel centro di MIlano...
Qualcuno lo urto' e uscì di fretta dalla metro. Un piccolo portadocumenti cadde a terra: lo raccolse veloce e gridò alla passeggera discesa: " Ehi! Signorina! Ha perso qualcosa!"
Ma la metro partì come un fulmine, proprio mentre la ragazza, dal marciapiede, si girava smarrita e lo guardava.
Aprì la bustina, due biglietti d'aereo per Parigi, data 25 dicembre, ore 9 del mattino.
Alla fermata successiva scese e tornò indietro: al diavolo Anna, la cena e l'architetto, che le guardava pure le gambe tutte le volte che poteva...
Trovò lì la ragazza, era seduta sulla panchina della metro, aveva pianto, gli occhi erano rossi e le mani in grembo, contratte.
" Eccoli! Glieli ho riportati! Non pianga..credeva che me li sarei tenuti? Per fortuna non se ne è andata da qui! "

La balia

9
Media: 9 (1 voto)

Dormiva Maria davanti al fuocherello della sua povera casa, fatta di paglia e legno.
Dormiva serena in una notte fredda e stellata, rallegrata soltanto dal brusio delle bestie, proveniente dalla piccola stalla di fianco all'abituro.

“Svegliati Maria! Svegliati che Dio ha bisogno di te!” Bisbigliò una voce dalle profondità della notte.
Maria continuò a dormire, convinta che quella voce fosse stata solo frutto dei suoi sogni.
Poi una mano lieve e calda le accarezzò le guance paonazze e la donna, di scatto, si drizzò dal giacere di pagliuzza e erba.
Con gli occhi sgranati fissava la luce forte e penetrante che l'aveva appena svegliata.
Ma fu un attimo, poi dovette richiudere le palpebre perché quel raggio era più intenso e luminoso del sole.

“Chi sei?” Disse la donna alla misteriosa luce.
“Maria, Io sono ciò che non ha tempo né luogo. Sono il Mare e le Terre; il Fuoco e la Pioggia, la Mano destra e quella sinistra.”

A quelle parole Maria si gettò in terra e iniziò a piangere

“Mio Signore, perché Venisti qui nella mia casa...ho mancato in qualcosa?”

E Dio le rispose:

“Donna,verbo del Creato, il Signore Dio tuo è venuto a te perché lo aiutassi a compiere il Suo dovere!”

“Sì Signore, Potente e Immenso, dimmi cosa dovrò fare per aiutarti nel compimento della Tua opera, ed io lo farò con tutto il mio cuore.”

racconto di natale, alberi e ombre.

9
Media: 9 (1 voto)

Dalla mia finestra vedo il mare, le colline e i tetti delle case.
Sono venti anni che abito in questa casa e non avevo mai fatto caso delle ombre che arrivano, vivono e spariscono sotto gli alberi che ho davanti alla mia casa.
Non sono stata mai così attenta alle cose che fanno parte del mio paesaggio fuori dalla mia finestra
come stamattina
Non ho le prove per dire come era il paesaggio che dominava la mia visione fuori casa, mi impressionò invece, trovare sotto gli occhi quella lavagna triste che toglieva la realtà al viale alberato, ombre che fanno di loro un caldo giorno di sole.
Ho pensato quanto poco sapessi della vita di un’ombra.
Anche il caseggiato era obliquamente disteso sull’asfalto della strada.
E quelle ombre così nere finivano per diventar un cammino, ponte, casa e paesaggio, stazione di cicale e di uccelli; al tramonto cantavano da stordire la natura.
Faccio mille volte il giro del mondo ma ritorno sempre con lo sguardo su quegli alberi, fuori dalla mia finestra, è così. E’ come certi uomini, già senza mistero, che non sanno fare nulla, che non sanno dire nulla, ma con i quali noi viviamo e conversiamo la vita intera.
Conosco a memoria il profilo di ogni albero e in quali notti si piegano sbattuti dal vento, potrei contare uno ad uno gli uccellini che lì cinguettano tutte le sere.
E’ proprio dalle loro folte chiome che vedo arrivare la primavera, e diventano allegri come una piazzetta di città.
Ci vorrebbe un grande romanziere che sapesse raccontare la vita di questi poveri alberi,

Ma mica è andata come la raccontate voi

9.5
Media: 9.5 (2 voti)

Spesso mi capita di sentire delle storie, alcune molto belle e suggestive, ma spesso queste storie mica sono vere o quanto meno sono molto diverse da come le raccontano.
Per esempio quella notte io c'ero e di neve nemmeno l'ombra, anzi faceva abbastanza caldo.
Capitai per caso vicino a quella stalla, non riuscivo a trovare un posto decente per dormire.
Ah non mi sono presentato, sono Samuele affilatore di coltelli e costruttore di secchi.
Un mestiere ereditato da mio padre e non è vero che sono anche ladro, tutte bugie di gente invidiosa.
Poi che io sia stato con la moglie del pretoriano è una bugia grandissima, non aveva nemmeno un gran seno quella a dirla tutta.
Torniamo a noi, non solo non c'era la neve, ma nemmeno l'asino nella stalla;quattro pecore, un maiale e due mucche.
La storia dell'asino vicino al bambino è falsa, aveva fatto una brutta fine quell'asino, ma questa non la racconto.
Quella creatura poi urlava come un ossesso e quella ragazzina di suo madre era piuttosto preoccupata, poi si è calmato appena l'ha messo al seno.
Giuseppe mi dava l'impressione di non essere molto a suo agio, non sapeva come aiutare quella ragazzina, ma aveva un viso buono ed era visibilmente stanco.
Ho sentito che raccontate di pastori venuti alla grotta.
Uno, un pastore che stava li con il suo gregge e poi io, che quasi per caso mi trovavo da quelle parti.
Offrii un pezzo di pane di azimo alla ragazzina e il pastore diede ai due ed a me un pochino di formaggio.
Stemmo li, con quel bambino al seno della donna quella notte, quel bambino che voi dite fosse un Dio.

E' Natale presto

7
Media: 7 (2 voti)

E’ Natale ormai manca poco e nell’aria si sente un gelido respiro
Il celo piange non mi sembra molto allegro
Il tempo è dubbioso, nebbioso
La rugiada alla mattina si trasforma in un sottile pianto ghiacciato
Cè poco da essere allegri sembra volerci dire il mondo
Eppure sento che attorno tutti si preparano a festeggiare il Natale come ogni anno
Anche quest’anno
D'altronde è un festa comandata obbligata dovuta
Nasce il bambino il salvatore
Lui ci prova ancora
Lui ci crede ancora
Ma noi in riconoscenti continuiamo a farci del male
A distruggere questo pianeta che a fatica ci sopporta ancora
L’aria l’ acqua inquinata
La terra troppo concimata le piante maltrattate gli animali disprezzati
E noi uomini troppo occupati e per finta preoccupati di tutto questo
Pensiamo solo a far dei panettoni un bisnes
Ma il Natale è molto di più di questo
Di panettoni luci e torroni pacchetti di doni
Il Natale è una shance che ci viene data tutti gli anni dall’immacolata
Che partorisce il bambino che ci salva da tutto quello che abbiamo distrutto durante l’anno
Non basta chiedere perdono non basta promettere di nuovo
Bisogna agire, agire in fretta per salvare la carretta
Non sperare che un sol bambino possa salvare il nostro destino
Lui ci aiuta nel cammino
ma se continuiamo tenere gli occhi chiusi a far finta di nulla ad aprirli solo quel mattino
per vedere nella sua culla il bambino
cadremo nuovamente nel nostro triste destino
spero che questo Natale ci porti oltre che doni e panettoni un po’ onestà e di sano intelletto

Babbo Natale

9
Media: 9 (1 voto)

Babbo Natale

Piccoli fiocchi dipingono il paesaggio di bianco, cancellando l’orizzonte. Accade ogni anno, da sempre.

Da sempre io arrivo puntuale.

Sono atteso con gioia: i bimbi diventano più buoni, mentre gli adulti ritornano bambini.

Il mio vestito in tanti cercano d’imitarlo: tutti in rosso con enormi barbe finte che ricordano balle di cotone sporco. Non rammento più quando ho iniziato a girare con la mia slitta, ma rammento ogni singolo regalo che ho consegnato.

Indosso il mio bel panciotto dorato, e la comoda giacca di renna rossa con un adorabile ermellino che ricopre ogni orlo.

La renna con cui ho fatto la giacca, mi ha servito per anni portandomi da una parte all’altra del mondo; ora mi scalda.

Ho un sacco magico da cui spunta ogni desiderio chiesto.

Mi arrivano lettere su lettere, e ad ognuna rispondo; sempre.

Per quante sono, potrei costruirci un grattacielo; uno di quelli che, alzando lo sguardo, infilzano il cielo.

Quest’anno ho deciso di rendere ancora più vivo il Natale.

Darò un tocco personale ad ogni regalo… La slitta è pronta, le renne scalpitano. Venite con me: per la prima volta vedrete come lavora Babbo Natale!

Eccomi sopra la casa di Andrea, un bimbo che ama oggetti preziosi.

Mi ha chiesto una statua della Dea Kali. Sotto il suo albero ho lasciato quattro braccia, un corpo e un’infinità di piccole teste: toccherà a lui assemblarla.

Riconoscerà in quei pezzi i membri della sua famiglia?

Testo segnalato

Un caloroso,caldo Natale

10
Media: 10 (2 voti)

Nell'altra metà del nostro pianeta,il S.Natale non è sinonimo di neve soffice,di abeti sempreverdi spruzzati di bianco,di slitte trainate da simpatiche renne.Non è necessario imbaccucarsi con indumenti pesanti,meno vestito sei, meglio è.
Il Natale si festeggia sotto un sole che trapana i cervelli e un caldo afoso e soffocante.
Quel giorno di molti anni fa,vigilia di Natale,il caldo era davvero opprimente, già dalle prime ore del mattino,durante il giorno avrebbe raggiunto i quaranta gradi con un' umidità del cento per cento.
Nella notte trascorsa avevo lasciato le finestre aperte, alla ricerca disperata ed inutile di un po'd'aria, che non entrava,al contrario entravano zanzare grosse come fagioli,le avevo schiacciate con rabbia e soddisfazione.Al mattino le ciabatte e i muri erano rossi del "mio sangue".

Natale bambino

9.33333
Media: 9.3 (3 voti)

C’ era una volta un adulto a casa mia, che ogni Natale mi raccontava una storia seduto vicino al camino acceso. Mi dava speranza che appena arrivava la notte, e il fuoco si spegneva, un uomo dalla lunga barba bianca nel suo vestito rosso, sarebbe arrivato a portarmi doni, perché ero davvero una brava bambina.
Si fece vecchio e lasciò il posto ad un’ altro adulto, è il mio papà.
Lui Natale lo fa arrivare più volte all’anno. Sa fare questa magia ogni volta che ci riunisce intorno al camino come faceva suo padre, e ci racconta con della sana nostalgia, quando il Natale era umiltà: un po’ di cibo, il cappotto rattoppato e una lunga preghiera a Dio nel freddo di una chiesa, che era niente di più che la stalla più grande del paese. Sono loro che mi hanno detto che il mondo è abitato da tante piccole vite, un mondo bambino che vorrebbe fosse sempre Natale:

C’è il bambino che emozionato scrive la letterina a Babbo Natale…

C’è il bambino entusiasta davanti ad un albero da addobbare: cerca
tra gli scatoloni la pallina più bella d’ appendere, si mette i festoni rossi e argento intorno al collo come fossero una sciarpa…

C’è il bambino che lascia un letto d’ ospedale, e tra le mani stringe il suo disegno di Natale: mamma, papà e lui abbracciati davanti al loro albero…

C’è il bambino che si emoziona a fare il chierichetto alla Messa di Mezzanotte...

C’è il bambino che gira per la città augurando a tutti un sereno Natale, felice che il suo cappello in questo giorno si riempia di tante monetine. A Natale, per fortuna, siamo tutti più generosi.

La notte della Befana

9.5
Media: 9.5 (2 voti)

Il testo che segue lo scrissi svariati anni fa, in un periodo della mia vita che non potrò mai dimenticare.
Mia moglie lottava con una brutta malattia e, malgrado gli interventi chirurgici e le terapie, non ha mai fatto mancare l’amore e il sorriso alla sua famiglia.
I nostri figli erano piccoli, e vi assicuro che l’angoscia del futuro era tutta per loro.
Dedico questo racconto ad Andyan, e che Babbo Natale gli regali quella serenità che oggi sembra così irraggiungibile.
Buon Natale.

Diagoras

Questo non è un racconto erotico, una storia d’amore o di fantasia.
E, in definitiva, non è nemmeno un racconto vero e proprio.
E’ il ricordo, bello e struggente, di quella notte, la notte della Befana, di quando i nostri due figli erano piccoli e mia moglie ed io eravamo più giovani; di quella notte della Befana che ogni anno si ripeteva, e di cui conservo un ricordo vivissimo e commovente.
I figli sono cresciuti e la notte della Befana non è più la stessa.
La vita passa ed i ricordi si accumulano.
E questo è solo uno tra i tanti ricordi.
Dedicato a mia moglie ed ai miei figli, e a tutti coloro che amano e che sono amati.
E, permettetemi, ma è un ricordo dedicato un pochino anche a me stesso.

“ Gli adulti non capiscono mai niente da soli, ed è una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose.”
Antoine de Saint Exupéry

La notte della Befana

E' la notte dell'Epifania.
La notte della Befana.
Siamo a letto, nudi e abbracciati.
Ti accarezzo il seno e ti bacio il collo, ascoltando i tuoi lievi sospiri.

La prima volta a teatro

9
Media: 9 (1 voto)

.
La prima volta che andai a teatro avrò avuto otto anni.
Era la vigilia di Natale
Mio padre e mia madre mi avevano portato a vedere una commedia tragicomica insieme ad altri bambini ed altri genitori, era un teatro dell’oratorio.
La trama era semplice un ladro si introduceva in una casa, veniva spaventato dall’arrivo dei proprietari e si nascondeva in una cassapanca. La cassapanca, mano a mano che la commedia proseguiva doveva poi essere sigillata con lui dentro e doveva essere seppellita in giardino per motivi che ora non ricordo.
Io assistevo alle scene comiche e mi divertivo un sacco ma già quando il ladro si chiuse nel baule cominciai a fremere per lui, quando poi stavano per seppellirlo chiesi a mio padre se era vero.
Lui che era un tipo scherzoso mi assicurò che l’avrebbero seppellito davvero così imparava ad andare a rubare in casa degli altri.
A me faceva pena e allora nel più bello della scena quando tutti in silenzio assistevano alla macabra sepoltura io mi alzai in piedi dalla terza fila e con tutto il fiato che avevo in gola gridai…Non fatelo” C’è un signore vivo dentro al baule!!!
Anche gli attori rimasero perplessi mentre dalla sala giungevano pareri contrastanti sulla mia infantile sete di giustizia.
Alcuni fecero sssssssssssttt con la voce, alcuni dissero di stare zitto e alcuni la presero a ridere cercando di capire cosa sarebbe successo dopo la mia innocente denuncia.
Anche don Martano si avvicinò a me e mi fece segno col dito sul naso di fare silenzio.

Caro Babbo Natale

8.33333
Media: 8.3 (3 voti)

Caro Babbo Natale, in tutti questi miei anni di vita, non ti ho mai scritto. Da piccolo mi bastava credere a Gesù bambino: la notte della vigilia, nel mio letto dalle calde lenzuola felpate, chiudevo gli occhi e nel silenzio spezzato dai miei battiti accelerati, lo pensavo intensamente. Gli parlavo, inizialmente con un velo di imbarazzo e timore; poi mi scioglievo e in discorsi sgangherati dalla grammatica zoppicante, diventava il mio migliore amico. Potessi assaporare ora un pezzetto di quella serenità invisibile agli occhi del cucciolo d'uomo che ero...

Caro Babbo Natale, non ti chiedo di asciugare queste lacrime galeotte evase da una prigione di sofferenza giunta al limite. Ho nascosto troppo a lungo nell'indifferenza questo mio stato d'essere nella paura di apparire per quello che si auto commisera.Ti chiedo solo uno spicchio di serenità. So che sei capace di entrare nei miei affollati, disordinati e stropicciati pensieri. Te lo chiedo come un figlio, bisognoso d'aiuto ma troppo fiero per ammetterlo. Te lo chiedo come un papà, che nei sorrisi dei suoi figli trova la forza per andare avanti . Te lo chiedo come un marito, che nonostante tutto amerà per sempre sua moglie.
E te lo chiedo come un uomo, innamorato della vita a tal punto da amare più gli altri che se stesso.
Caro Babbo, in questo Natale, credo in te.

Racconto di Natale

9
Media: 9 (1 voto)

RACCONTO DI NATALE

Si alzò a fatica dal letto ormai disfatto da giorni. Aveva gli occhi cerchiati e gonfi e la linea chiara della ricrescita tagliava nettamente, come un solco candido, il tiziano sbiadito dei capelli. In cucina afferrò la caffettiera e nel tentativo di svitarla, ne versò malamente il contenuto per terra. Si maledì, come sempre, sentendosi totalmente incapace delle cose più ovvie dell’esistenza. Quel giorno le pesavano anche i capelli.

Testo segnalato

Dany e le strade

7.75
Media: 7.8 (4 voti)

Erano le 6,30….come tutte le mattine Dany scese le scale di corsa (l’ascensore era sempre guasto), con le chiavi della macchina in mano (era una tale perdita di tempo cercarle nella borsa!).
Si trovò in pochi minuti sulla strada principale, quella che percorreva ogni mattina con il cuore nello stomaco, visto che era tardi, visto che c’era tanto traffico, visto un sacco di cose, tipo i suoi pensieri sul lavoro che l’attendeva: selezionatrice di asole. La fabbrica in cui lavorava non era grande, ma a ciascuna delle operaie toccava un pezzetto del ciclo di lavorazione delle confezioni da donna. A lei toccavano le asole. Doveva controllarne i contorni, l’idoneità ai rispettivi bottoni e la robustezza. I primi tempi le veniva quasi da ridere, al pensiero che si occupava in pratica di buchi…un’idea che non le sarebbe mai venuta quando, china sui libri all’università, ogni tanto faceva sogni sul suo futuro. Mentre percorreva la superstrada le vennero in mente quelle speranze, che si erano poi infrante con la realtà di tutti i giorni: la recessione economica, la precarietà del lavoro, il suo bisogno di soldi per campare.
Immersa nei suoi pensieri, non si accorse che era arrivata nei presi della deviazione che doveva imboccare per recarsi al lavoro…solo dopo averla superata se ne rese conto. Uscì a quella successiva, ma dovette fermarsi quasi subito: un uomo giaceva riverso in terra, accanto ad una moto rovesciata…e la strada era deserta.

Notte Solenne

9.66667
Media: 9.7 (3 voti)

L’Avvenimento è sulla bocca di tutti; la serenità protetta da questa parola è un eco rimbombante, dove fluisce persuaso il circo montato da giorni in ogni punto nevralgico del paese.
Il gran tendone in cui tutto può darsi; l’indomita passerella di figuranti pronti a prendere il volo, liberando salmi e dispendiose venture.
L’armonia giocosa della comunità offre al voyeuristico piacere dei presenti un nuovo favoloso spettacolo.

In compagnia della noia perenne, ho comprato il biglietto che mi aiuterà a schiudere un pensiero controverso dal guscio del primevo cordoglio.

Strano il traffico delle automobili e della gente; scivola oltre i parati per diramarsi fuori della rinomata mangiatoia, verso traiettorie che portano ai fasti.

Devo cogliere il simbolo e la sua inviolabile portata.
Nella scala dei valori una moltitudine di cori rastrella veloce il segnale ampolloso.
La cittadina piccola e bruna ha messo il vestito della festa come una cortigiana pronta alla grande Notte del Sol Invictus.

Mi trattengo davanti alla rappresentazione.

I fiocchi multicolori di stoffa scendono lungo le fiancate aderendo alla grande scia lucida del corteo di persone che si allunga verso gli ingorghi in un frastuono dignitoso.
Sono partiti dal grande Santuario e raccolgono schiere di seguaci con i volti sbiancati di cerone e le braccia congiunte in remissione.

Nell’afflato di un esito variabile sfioro il ricordo di qualcuno che amavo.
Il Sentimento per Lui è ancora talmente forte da non aver subito il deragliamento nel tempo.

La cinciallegra e il pesce dorato

9
Media: 9 (1 voto)

1^ parte

C'era una volta una bambina, molto carina, ma con lo sguardo triste ed una lacrima nel cuore.
Un giorno, mentre era tutta intenta nelle faccende domestiche, venne a sapere da una cinciallegra che lontano lei avrebbe trovato la felicità, se solo lo avesse voluto.
La bimba allora, senza pensarci sopra due volte chiamò il suo caro compagno di giochi e gli raccontò che la felicità si trovava molto lontano da loro, ma che se solo lo avessero voluto, avrebbero potuto raggiungerla.
Il ragazzo non si perse d'animo e rimboccandosi le maniche con un gesto che era solito fare, promise che l'avrebbe aiutata.
Prepararono le loro cose per affrontare il lungo viaggio ed al mattino presto si misero in cammino, lungo i margini della foresta.
Cammina cammina, montagne, fiumi, pianure e immense vallate arrivarono al mare. La cinciallegra li seguiva da vicino e li spronò ad avere fiducia in lei.
Attraversarono il mare per giorni e giorni. Tempeste, burrasche e bonacce segnarono il loro viaggio. Finalmente dopo molti giorni arrivarono alla foce di un fiume incantato. Un enorme pesce dorato gli si fece incontro, riconoscendoli subito. I due ragazzi presero posto sul dorso del pesce che si offrì di accompagnarli dove solo lui sapeva.
Risalirono il fiume grazie ai poderosi balzi del pesce. Dopo un estenuante giorno di viaggio arrivarono in un villaggio dove li aspettavano una vecchina ed il suo cagnolino nero. Stanchi, ma ansiosi di conoscere il motivo di cotanto viaggio, i due ragazzi entrarono nella povera casa.

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