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Anni di guerra
Giuseppe Aragno

Da ragazzo, anni di guerra significava per me soprattutto memoria: gli anziani ricordavano il lampo nel silenzio prima dell’esplosione assordante, il rombo cupo del cannone, a stento interrotto dall’urlo soffocato della morte, il fumo acre e dilagante, gli uomini e le cose svaniti in una nebbia soffocante che stringe di angoscia le devastazioni materiali e quelle morali.
Anni di guerra...

Ultimi post pubblicati nella sezione Omnibus

Testo segnalato

Diari Americani 2010 - 20 San Francisco

10
Media: 10 (1 voto)

8 San Francisco, 8-10 agosto

Lasciata Arcosanti passiamo una notte a Phoenix AZ dove depositiamo il minibus che ci ha veicolato in giro qua e là per un paio di settimane. Diciamo che un po’ mi ci ero affezionato ma, se Dio vuole abbandono anche Lady Gagà a Phoenix e questo mi basta…

Grazie ad un (relativamente) breve volo interno la mattina dell’8 agosto arriviamo quindi a San Francisco, dove ero già stato 25 anni fa ma senza vederla molto.

Frisco in se e per se è una città relativamente piccola, anche per gli standard USA. Però si affaccia su una baia che è densamente e fittamente popolato quindi la cosidetta Bay Area è una megalopoli di cui Frisco è la ciliegina. Credo che tutti la conoscano un po’ sia per averla vista nei film che per averne sentito parlare quindi non mi dilungo molto.

Delle Mutande Rotte

10
Media: 10 (2 voti)

Dal suo Moleskine da viaggio,
“Li lasciavo su un problema di mutande rotte ( che bella compagnia avevo!)”.

Era la solita Argia a confondere le acque, a partire da prosaici indumenti e da lavaggi domestici ricordati da quell’altra sciamannata della melarea, entusiasticamente seguite dalla giovane irrefrenabile nelvento.
Ma era un evidente trappola, quella che l’astuta Argia aveva teso ai gonzi ingenuotti del sito: Cane nero!*
Poi c’erano stati progressivi “fuochino,fuochino”, su suggerimenti che indirizzavano al latino. Ma era su quel “rotte”che ci si confondeva. Argia poi aveva inserito della Sbolenfia un componimento che , con molta grazia, ( da aver paura), rammemorava passate virili durezze e verticali ascensioni. Ma era solo ancora un confondere le acque e rotte, cadute, guasto, decadenza, facevano tilt.
L’Argia invero con molta parsimonia e ritrosia, invocava la presenza del Capitano, al solito assente al momento giusto. Lui di rotte doveva intendersene. E poteva sciogliere l’enigma.
L’invito era a cambiar rotta: invero un commento della romano- sicula Rita, aveva già abbandonato lo spinoso argomento dell’indumento e del suo più o meno pregevole contenuto (la Bibbia e la voglia di ricerca aiutano).
Cambiar rotta dunque, quando il vento non ti dà buono, quando ti spinge a scogli, mutar rotta diventa. un imperativo categorico.

Pain au chocolat

9
Media: 9 (2 voti)

Gocce brune, disperse su pane di morbido sapore, mi danno il loro contributo di piacere, mentre aspetto che la cioccolata calda si stemperi nel suo giusto grado di calore. Guardo i tavolini sparsi in ordine colorato sul marciapiede di questa Parigi, che tanto di Roma mi ricorda.
Un lungo e grande fiume che l'attraversa, anche se si tratta di un fiume Femmina, e che Femmina! Una Femmina che danza, che si tramuta di sponda in sponda, che si trucca per la sera, che culla i suoi abitanti in amore.
E di amore si parla in questa città compiuta nel suo ordine ottocentesco. Nei suoi ponti, nelle sue panchine, nei suoi parchi, si respira amore. E ci si immagina stretti al proprio uomo o donna, mentre ci si bacia sulla Tour Eiffel quando cade il sole, oppure mentre si guarda scorrere la Senna da una panchina dell'Isola St. Louis.
Si corre su e giù per i piani escheriani di metropolitane labirintiche e parallele, come le vite che vi si incrociano ogni secondo.

E sembriamo formiche impazzite nel cuore d'Europa.

Diari Americani 2010 - 19 Sedona, Arcosanti, Phoenix

9
Media: 9 (1 voto)

Per la via fra Sedona e Phoenix ci fermiamo ad Arcosanti (che esiste ma non si trova sulle mappe) che merita due parole a se stante.

Si tratta del “progetto di una vita” dell’architetto italiano Soleri, uomo assai geniale, oggi novantenne che ha trovato la sua fortuna negli USA e in particolare in Arizona. L’idea architettonica di Soleri, per certo influenzata in negativo dalla tipologia di sviluppo “orizzontale” delle citta USA del west è (mi sembra essere) quello di eliminare lo sviluppo orizzontale che necessità di grandi distanze ed uso intensivo dell’automobile con i conseguenti sprechi, oltre che un modello di vita abbastanza schizzato per saltabeccare di continuo per la città qua e la a fare tutto quel che la vita quotidiana ci chiede di fare (casa, lavoro, scuola per i figli, chiesa, acquisti, svago etc etc etc).

Arcosanti è l’”esperimento” di Soleri per realizzare una minicittà modello (a conclusione circa 5000 abitanti) dove lo sviluppo della comunità è, se non verticale, almeno così raggruppato da eliminare l’uso dell’auto perché tutto quel che serve (o quasi) è a walking distance dalle abitazioni.

Soleri è anche diventato famoso per essersi inventato delle campane speciali (vedi foto)…

http://cache.virtualtourist.com/2325718-Soleri_bells-Arcosanti.jpg

…che vende come oggetti d’arte/artigianato di lusso a prezzi spropositati in tutto il mondo.

Così Soleri nel 1965 diede inizio al progetto (o meglio esperimento) con l’acquisto del terreno a un centinaio di km a nord di Phoenix etc etc etc…

Diari Americani 2010 - 18 Sedona, Arcosanti, Phoenix

9
Media: 9 (1 voto)

7 Sedona, Arcosanti, Phoenix 5-7 agosto

La mattina del 5 agosto lasciamo Holbrook in direzione west verso Flagstaff e Sedona, prossima meta del viaggio. Flagstaff è un bel paesone e lì vicino ci facciamo anche un pezzo della vecchia Route 66, oggi non più in uso nella sua interezza ma solo per brevi tratti qua e là. Dopo Flagstaff ci arrampichiamo verso Sedona e le sue magiche Rocce Rosse, le Red Rocks.

Circa 25 anni fa venni a Sedona con Lucia e i miei figli più grandi. Quella volta arrivammo da sud, da Phoenix, stavolta da nord, da Flagstaff. Così ho chiuso un altro cerchio ☺

Sedona è esplosa negli anni ’50 quando una santona-pitonessa del neonato movimento new age, visitandola se ne innamorò e, notando alcuni alberi ritorti che vi si trovavano in abbondanza qua e là fra le rocce rosse “stabilì” che a Sedona la forza elettromagnetica proveniente dal centro della terra “emerge” in superfici sotto forma di vortici, a piegare gli alberi, ovviamente.

In forza di tale autoritatevole parere Sedona divenne rapidamente, ed è tuttora, la capitale mondiale degli sciroccati new age qui convenuti per via dei famosi vortici, da cui assorbire l’energia etc etc etc… Fra i convenuti ci sono stati molti riccastri e attori e attrici (ad es Sharon Stone abita qua) e, complice anche la bellezza del luogo e la mitezza del clima, ne è nata una “industria dell’armonia new age” per cui la cittadina si è sviluppata parecchio. Qui ha vissuto fra l’altro per 5 anni fra il ’48 e il ’53 il mio fratello spirituale, il pittore surrealista Max Ernst.

x Un incontro imprevisto

7.66667
Media: 7.7 (3 voti)

x Vi prego di scusarmi.Avevo postato un raccontino divertente ma poi rileggendolo mi sono accorta che non é poi così divertente.
Anzi,forse ha una sfumatura di tristezza.
Sono impulsiva e ho cancellato.Ma è rimasta la X.
Slocum mi chiede perchè.
Mi sembra corretto postarlo di nuovo.
Comunque più o meno é realmente accaduto.
Salvo ha 19 anni e tutti gli vogliamo bene e lo aiutiamo sempre
Scusatemi ancora e per il raccontino e per il mio comportamento.
Grazie di avere tanta pazienza.
Cara Argia, sono mortificata,scusami.Un abbraccio
A Slocum un augurio di bellissime vacanze e un abbraccio.
Naturalmente anche a tutti gli Altri di Altra Musa!
*
- Dizzy, non correre sempre!Fermati qualche minuto -
- Volentieri Salvo.Che ti serve? -
- Ma tu sei andata nelle alte scuole? -
- Veramente il mio liceo aveva solo 2 piani -
- Voglio dire, capiscimi, tu conosci le cose alte? -
- Le cose alte? Ma che ti salta! Hai bevuto Salvo? -
- Mi piace molto la poesia sui giardini! -
- Che giardini? quelli di Peter Pan? -
- E dove sarebbero? -
- A Kensigton a Londra, ma forse non sono quelli -
- Mi piace molto la poesia sui giardini, con tutti i roseti in fiore.E' molto bella -
- Salvo mi spiace, non conosco questa poesia-
- Ma se è così bella!-
- Senza dubbio, ma non la conosco, ti dico -
- Non ti credo. Non è possibile! -
- Salvo non mi far perder tempo.Ho da fare, sbrigati -
- Ma non sei una poeta? -
- Non del tutto, non ancora. Ma che c'entra? -
- Non del tutto va bene, ma sei ancora ignorante se non conosci la poesia sui giardini -

Diari Americani 2010 - 18 Jack la Mummia :-)

9
Media: 9 (1 voto)

Il pomeriggio di quel 4 agosto, dopo il miglior pasto di tutto il viaggio (uno stupefacente hotdog con cipolla cruda e birra messicana ☺), ho avuto anche la migliore esperienza interiore di tutto il viaggio. E’ stato in punto del parco che si chiama Blue Mesa. In quel punto ci sono delle badlands (terre cattive) cosiddette perché non vi cresce un filo d’erba…

E non vi cresce un filo d’erba perché il terreno è fortemente argilloso e quindi sostanzialmente impermeabile all’assorbimento della poca acqua che vi cade…

Ve ne faccio vedere qualche scorcio, anche perché il video mi risparmia molte spiegazioni…

http://www.youtube.com/watch?v=ssVYzF9K8LE

Poco dopo aver girato il video ho perso il passo rispetto alle cammelle che hanno proseguito a passo spedito per il sentierino asfaltato che percorre il fondovalle della Blue Mesa, ed è stato allora che, fulminato dal paesaggio lunare ho avuto l’esperienza che vi dicevo…

In buona sostanza ero rimasto colpito sia dalla fragilità del paesaggio lunare e delle collinozze argillose fra cui mi aggiravo, sia dai magnifici colori (il video non rende adeguato omaggio) che oscillavano fra il blu cobalto ed il violetto (come le Madonnine che segnano l’umidità), sia dalla raccomandazione dei Rangers di NON uscire dal sentierino per lasciare inviolato l’ambiente, sia dalla nozione che i Rangers stessi, col loro sentierino l’avevano già violato…

Testo segnalato

Il mondo ride

10
Media: 10 (3 voti)

In un nido di serpenti, tutto striscia e ognuno cambia pelle. Se la Francia oggi espelle e deporta, un tempo, superato l'ospitale confine, il profugo, salvo, sospirava: "ho due patrie, la mia terra e la Francia". Se un "civile" presidente occidentale imbarbarisce, una occidentale che lotta per i diritti è minacciata. Nessun paragone: nulla giustifica la campagna d'odio contro Carla Bruni, nemmeno la campagna d'odio del marito, Sarkozy. Saggio, però, ci appariva Shakespeare, quando saggi eravamo: "La malvagità che mi insegnate la metterò in opera e sarà difficile che io non abbia a superare i maestri". Qui da noi cambia pelle persino l’antica questione del Sud. Se per smodato egoismo, amor di campanile oppure impazzimento, non è chiaro, ma nel corpo del paese una ferita è aperta, la gangrena attacca ciò che resta di sano e lo corrompe. Tutto va a male e marcisce, tutto si degrada a bega di fazione, pettegolezzo di parrocchia, chiacchiericcio di comari o, se occorre, menzogna dorata di commercio televisivo.
- Televendita d'anime, brontoli disgustato, mentre leggi:
- “Il primato degli studenti del Nord? Un certamen spazzerà via ogni dubbio. La proposta di un preside di una scuola media di Agropoli in una lettera alla ministra

Diari Americani 2010 - 16 Foresta Pietrificata e Deserto Dipinto

9
Media: 9 (1 voto)

La mattina del 4 agosto lasciamo Holbrooke per la vista a Foresta Pietrificata e Deserto Dipinto. La FP origina circa 50 millioni di anni fa, quando l’AZ era alla latitudine del Guatemala. Qui c’era una giungla, Giurassica o Triassica, non ricordo, ricca di alberoni larghi un par di metri e alti qualche decinaio. Un volta caduti i tronchi si sono imbevuti d’acqua nella bella palude e, causa eruzioni vulcaniche so stati ricoperti da vari stratti di roccia silicea. E’ quindi avvenuta una reazione chimica per cui i tronchi si sono nei millioni di anni, quarzificati restando semisepolti (o se volete semiaffioranti) nell’attuale deserto dell’AZ. Questa foresta fossile si estende per varie decine di chilometri nella parte meridionale del cosiddetto Deserto Dipinto, all’atto pratico una landa desolata di mesas e bassi canyons…

Il tutto è oggi un Parco Nazionale protetto dai bravi Rangers del Parco, la cui principale occupazione consiste nell’evitare che i turisti si portino via, a pezzettini o pezzettoni che sia, la Foresta Pietrificata. Da notare che la Foresta si estende per un poco anche fuori dal parco e i nativi ogni tanto dissotterano qualche tronco che poi fanno a pezzi e vendono ai turisti… questo è legale ma, come vi avvisano sia i rangers che i cartelli se veniste beccati a trafugare qualche pezzo pietrificato che sta nel parco siete passibili di multe minime di 800 dollari e di “imprigionamento immediato”…

Parole sull'acqua 2

9
Media: 9 (1 voto)

Le parole sull'acqua hanno un fascino così intenso e sono poesie talmente evocative che leggendole nel silenzio se ne percepisce il rumore.
...Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
Dalla poesia “La fontana malata“ Di Aldo Palazzeschi

...ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
Dalla poesia “La pioggia nel pineto” di Gabriele D'Annunzio

Sono versi che fanno percepire il rumore di una goccia che cade giù, dell'acqua che scorre o che scroscia e addirittura del tuono lontano che s'avvicina, tra rivoli di pioggia battente.
Sono significativi e anche inquietanti,come quelli che si rifanno alle cascate, all'acqua che cade rombando e tutto travolge.
Tre poesie d'acqua. .

*
ACQUA

Acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi.
Tu sei la vita
e sempre sempre fuggi.
Gabriele D'Annunzio
*
Temporale

Di nubi grigie a un tratto il cielo fu sporco;
e il tuono brontolò con voce d’orco.
Si cacciò avanti lungo lo stradone,
carta, fogli ed uccelli il polverone.
Si udirono richiami disperati,
tonfi d’imposte e d’usci sbatacchiati.
Si vide donne lottar in un prato
con gli angeli impauriti del bucato.
Poi seminò la pioggia a piene mani
tetti e vie di danzanti tulipani;
tagliò il paesaggio, illividì ogni cosa
in un polverio d’acqua luminosa.
Corrado Govoni
*

Acqua

Quando ho sete faccio scorrere
a lungo l'acqua, vorrei poterla

Diari Americani 2010 - 15 Foresta Pietrificata e Deserto Dipinto

9
Media: 9 (1 voto)

6 Foresta Pietrificata e Deserto Dipinto 3-4 agosto

Il 3 mattina lasciamo definitivamente lo Utah e, dopo un breve tratto sull’interstate 160 verso est, giriamo a destra sulla “indian Route 59 in direzione di Chichinbito e Many Farms, AZ. Indian Route perché, trovandosi all’interno della nazione nàvajo la gestione di queste strade interne è compito dei nativi. Il paesaggio è composito e attraente, il traffico praticamente pari a zero. A Many Farms (altro centro di baraccati, in buona sostanza) giriamo a destra per l’Interstate 191 da cui giungiamo a Chinle per visitare il Canyon De Chelly, molto molto bello.

Questo Canyon fu scoperto dagli spagnoli, che chiesero ai nativi navajo il nome del posto. I nàvajo risposero “teshay” che vuol dire, semplicemente “canyon” e gli spagnoli risolsero teshay in un improbabile De Chelly…

Il canyon è ancor oggi abitato dai nàvajo, sul fondovalle, molto verde con due bei fiumarozzi che lo attraversano. La branca sud, detta Canyon del muerto presenta alcuni fra i più belli paesaggi del west come la famosa “spider rock”…

http://i.pbase.com/u14/goldviper/large/5920073.Picture882Large.jpg

Visitato il De Chelly, inclusa escursione al fondovalle e faticosa risalita, raggiungiamo Tsaile e seguendo la strada indiana N°12 che sconfina in parte nel New Mexico ci dirigiamo a sud verso Fort Defiance e l’interstate 264. Subito prima di Forte Defiance ci becchiamo un temporalone da fine-di-mondo… per fortuna dura solo pochi chilometri ma vi assicuro che c’ho perso un paio di mesi di vita dentro quella massa d’acqua…

Traiettorie d'agosto

10
Media: 10 (1 voto)

Era stato proprio un bel mese d’agosto.
Non c’era mai stato, se non qualche giorno , quel caldo afoso, da cielo incolore. C’era sempre stato un po’ di vento:le catalpe e gli ailanti avevano mosso le loro chiome spinti quasi ad intrecciarsi, stagliandosi su un cielo azzurro. Qualche temporale, qualche acquazzone. Uno in particolare verso Ferragosto, aveva allagato le strade. Per un attimo, che gli era sembrato eterno, lui era rimasto improvvisamente al buio, nell’abitacolo della sua auto, procedendo a tentoni col fiato sospeso, in attesa di uno schianto che fortunatamente non era arrivato.
C’era stato un breve ma intenso scambio di figure retoriche che avevano solcato il cielo come comete: partivano da punti solo immaginati dello spazio per raggiungere altrettanto immaginate destinazioni. Perse nello spazio infinito, erano traiettorie di desiderio, luci che si accendevano all’orizzonte, fasci azzurri come il segnale di un Faro. Lame di luce che scandagliavano l’oscurità del mare.
Un ritmo decifrabile, un’alternanza ritmica di luce e buio, che componeva acrostici in alfabeto morse. Ci si sentiva attratti, e già prima di aver concluso la lettura del messaggio iniziava la risposta. In rima, giochi di parole scambi di vocali e consonanti.

Diari Americani 2010 - 14 Arizona e Monument Valley

9
Media: 9 (1 voto)

segue…
Il mattino successivo, 2 agosto, rientriamo brevemente in Arizona per fare il nostro ingresso alla Monument Valley. Geologicamente è una vasta piana ex-fluviale affollata (si fa per dire) dalle famose mesas o butte che dir si voglia, torracchioni di roccia e sabbia rossastra. Qui John Wayne scorrazzava durante i films della nostra infanzia, ed è ancor oggi figura leggendaria da queste parti (The Duke).

Per visitare la Monument prendiamo una guida Nàvajo (Faccia-nella-pioggia) che ci porterà a giro su un gippone…

http://www.youtube.com/watch?v=yb6NnSWnBFs

Faccia (detto Sam in lingua Nàvajo) compare e ci scarrozza. E’ evidente che questo giro guidato lo ha fatto troppe volte in vita sua e ha visto turisti di tutti i colori e nazionalità per entusiasmarsi di questi 8 italiani che berciano tutte le volte che incrociano un altro gippone, disturbando la sacralità del luogo…

http://www.youtube.com/watch?v=yb6NnSWnBFs

Infatti l’intera valle è sacra per il popolo navajo che (dice Sam) ai tempi delle guerre fra bianchi e navajo, si rifugiava scalandole, in cima ai torracchioni per sfuggire alle truppe nemiche, l’arrivo delle quali veniva loro preannunciato da apposite sentinelle con segnali di fumo. La cosa mi sembra poco verosimile soprattutto per l’altezza dei suddetti torracchioni. Sam vedendomi poco convinto (anche in ragione della presente adiposità che affligge la tribù…) ci spiega che per arrampicarsi usavano delle corde di yucca che i guerrieri più agili calavano dai torracchioni per farci salire donne vecchi e bambini… sarà…

Diari Americani 2010 - 13 Arizona e Monument Valley

10
Media: 10 (1 voto)

Segue
Il viaggio da Page, AZ alla Monument Valley, via Kaibito e Kayenta, AZ, non è affatto notevole. Entriamo nella cosidetta “Nazione Nàvajo” (l’accento va sulla prima a!). Si tratta di un vasto territorio locato per lo più in Arizona, che comprende anche un pezzetto di Utah, di Colorado e di New Mexico e che è stato dato in amministrazione ai Navajo, che ci vivono in numero di circa 2 milioni. E’ la più vasta ex riserva indiana esistente oggi in USA. I Navajo (anche detti Dinèh, da se stessi) sono sostanzialmente un popolo di baraccati che vivono di turismo.

Come molti nativi americani i secoli e secoli di carestie dei millenni passati hanno selezionato un genotipo che, in caso di abbondanza nutritiva, accumula grasso con grande facilità (i più sviluppati in tal senso sono gli Hopi). Se gli USA sono, in termini generali, la terra dei Grandi Obesi, i nativi americani stanno in cima alla classifica…

I navajo di oggi mantengono una cortina della fierezza guerriera di un tempo. Sono molto orgogliosi della storia della loro nazione, che volentieri raccontano ma l’adipe li tradisce. In sostanza ci appaiono come una accozzaglia di zingari pasciuti che gironzolano per il deserto su semiscassati trucks 4x4 vendendo collanine ai turisti. E’ facile immaginarseli la sera stravaccati su qualche divano sfondato a smangiucchiare pizza, patatine e hamburgers mentre guardano il baseball…

A dispetto di questa immagine desolata e desolante la Monument Valley, resa celebre dai film di John Ford e John Wayne, vale il viaggio per così dire…

Sciame poetico

10
Media: 10 (1 voto)

Tess Gallagher, la compagna di Raymond Carver, parlava del marito negli ultimi anni della sua vita, come di un apicoltore in estasi : la sua testa sembrava circondata da uno sciame di api. Ogni ape era una poesia e lui sembrava coglier il mondo attraverso quella nuvola d’api. Questo sciame poetico lo accompagnava , e alla moglie Tess, sembrava di esser stata accettata da quelle api e di poter avere un libero accesso a quello sciame. Lo sguardo di entrambi si era fatto irrimediabilmente poetico, mirava all’essenza delle cose cogliendo delle cose la loro intima natura. Questo era la realtà e la funzione della poesia.
Così rifletteva, salendo per l’erto del bosco, tra l’intrico di rami bassi di larici e di abeti, tra sfasciumi, pietre e radure più piane dove il passo trovava riposo. Seguiva sua moglie alla ricerca di funghi. Lui non aveva l’occhio, ma Moidal sapeva cogliere le sfumature, il balenar del colore giusto, tra l’inganno di pigne , foglie e sassi. Lei aveva un rapporto di intesa intima con il bosco: entrava e vi scompariva, aveva il passo leggero e silenzioso, parlava sottovoce. C’era una sorta di accordo segreto con il bosco chiedeva permesso prima di entravi e ringraziava uscendovi.
Avevano visto gli effetti del passaggio dei Barbari: il sottobosco sconvolto,funghi rovesciati, divelti ,scartati, perchè giudicati non buoni. Gli animali del bosco non facevano così: lasciavano intatto ciò che sapevano velenoso o indigesto, sapevano ciò che era buono, lo rosicchiavano ma non facevano quella devastazione incurante di ogni rispetto.

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