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sortilegio

La Principessa dei Mille Mondi

Alice aveva il colloquio alla quattro del pomeriggio.
Non aveva dormito quella notte pensando a quel colloquio.
Doveva vedere l'addetto alla selezione del personale la dottoressa Binelli.
Già il nome non la convinceva.
Non amava mettere la gonna, ma spesso nei colloqui di selezione del personale, l'abito era importante.
...

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Testo segnalato

Pensieri scappati sul Cammino di Santiago e dintorni

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Pensieri scappati sul Cammino di Santiago e dintorni

Nota dell'autore: alcuni passaggi esulano volutamente dal contesto e dall’esattezza della storia… trattandosi non di un saggio storico, ma di semplice una raccolta di pensieri vanno considerate alla stregua di digressioni fantastiche dell’autore.

…vuoi per vocazione, vuoi per paura di cambiare, ma anche per imposizione della forza dettata da ragioni politiche, Francia e Spagna sono rimaste refrattarie alla riforma luterana…questi due cristianissimi regni hanno primeggiato nel difendere a spada tratta - spesso in senso letterale - la chiesa cattolica romana e il primato del Papa, il culto dei santi e tutte le altre cose che la riforma ha spazzato via sul finire del medioevo e all'inizio del mondo moderno…

…per gli spagnoli deve essere stato più facile resistere alla riforma… popolo zuccone e fiero… ai tempi in cui la riforma si diffuse per l'Europa, l'unificazione nazionale e la lotta con gli arabi da ributtare a mare erano temi ancora recenti…per gli spagnoli mettere in crisi le fondamenta della religione cattolica romana avrebbe significato mettere in discussione la liberazione della loro stessa terra, come se il derivare dall'ortodossia cattolica avesse potuto essere un seme di scomposizione nazionale…

…per i francesi è stato meno semplice… e infatti molti massacri, perpetrati in nome di Dio e realizzati per convenienza politica, hanno punteggiato il resistere della chiesa francese all'invasione luterana, fin dai tempi di Francesco I°…

Malati e malattie

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Malati e malattie

…l’epoca in cui viviamo, pagana e viziosa oltre ogni ogni dire, ci chiede salute e sopravvivenza ogni giorno di più. Vogliamo vivere sempre di più e al tempo stesso esser sempre più giovani e sempre più sani, come se il vivere di più non volesse anche dire invecchiare sempre di più e quindi vivere peggio. La contraddizione di fondo di queste due desideri, e la totale illogicità che la sottende, sfuggono ai più e la moderna società la nega come fan gli struzzi…

Le considerazioni di oggi riguardano la storia della medicina, o meglio, la storia dei rapporti fra gli esseri umani e la conoscenza del loro destino biologico. La medicina non nasce affatto come” scienza”, nasce dal trattamento empirico di certi sintomi con rimedi naturali (esempio: oggi avevo mal di testa, grattugiando un corno di rinoceronte sulla zuppa d’erbe mi è passato, il corno di rinoceronte mi fa bene al mal di testa…).

A forza di trattar sintomi e provar rimedi certe conoscenze si sono, per così dire, “sistematizzate”, ovvero dimostrate potenzialmente utili in maniera ripetitiva da un caso all’altro. Il tempo le ha strutturate. La medicina nasce quindi come cumulo di conoscenze empiriche progressive, non è scienza ma conoscenza, se volete è una forma particolare di “saggezza”.

Messaggio per Maria Elena

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Carissimo,piccolo tesoro,
Rimarrà sempre stampato dentro di me il ricordo di quando la tua Mamma in una bella sera di Settembre,tra risate e lacrime ci ha confidato che a Maggio saresti nata.
Che allegra confusione, quanti brindisi, quanta gioia!
Avevo 9 anni e subito avevo sperato che fossi una bimba e ti potessero chiamare Chiarastella, come la mia compagna di banco.
Finalmente avrei avuto un esserino più piccolo di me da amare, difendere, consolare, in una famiglia di rigidi adulti,esclusivamente votati allo studio, alla ricerca, alle regole.
Sognavo di darti il biberon, di occuparmi di te, di vegliare i tuoi piccoli sonni.
Poi sei nata.
Eri splendida,una bambola viva, dai grandi occhi vivacissimi, sempre intenti a scoprire ciò che ti circondava.
Ti hanno chiamata Maria Elena, come la tua nonna e sei diventata il mio tesoro.
Comprendevi il mio affetto e lo ricambiavi.
Se mi vedevi entrare sorridevi,se stavi piangendo, smettevi.
Quanti giochi, quante favole, quante coccole inventavo.
Era per te, t'offrivo tutto ciò che non avevo ricevuto e che invece potevo dare.
Eri un raggio di sole che tutti illuminava, tutti riscaldava.
Poi ti sei ammalata, hai perso le tue forze,la tua luminosità, il tuo brio.
Il tuo visetto sorrideva ma era opacizzato dalla sofferenza.
Ero straziata, come tutti.
Facevo continuamente patti col cielo,con gli angeli.Promettevo di tutto.Avevo offerto la mia vita per la tua.
Pregavo senza mai smettere perchè potessi continuare a vivere.

Le ragioni di un no

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Gentile signorina,
mi ritrovo costretto a declinare il Suo invito, per una pizza da buoni amici, per quanto simpatico, allegramente impertinente come è sempre stato nel Suo stile.
No grazie, ma purtroppo l’età, la malattia, cose che Lei conosce bene di me, ma soprattutto un infaticabile senso di colpa, guidato da un Giudice gretto, meschino, moralistico, iroso, morbosamente abbandonico, e perciò pauroso , in coro mi fanno vistosi cenni di diniego.
“Sono malato! Sono giustificato! Ho il certificato!” ripeteva lamentoso con la sua cadenza romagnola un comico.
La Sua pizza è molto più sana, più gioiosamente capace di tagliare legami e di lasciare libero ciascuno al suo destino, di quanto non sia stata la mia proposta,fattaLe qualche giorno fa di una meditazione seduta, concordata per tempo durata, giorno ed ora. Un appuntamento segreto e inapparente in cui pensarsi reciproca mente , reciprocamente intenti in un’attività che fa dell’immobilità il suo cardine, conditio sine qua non, che rende possibile il libero fluire dei pensieri senza che intervenga giudizio o azione.
Era una proposta che mi sono accorto nascondere abilmente la sua ”indecenza”. Niente a che vedere con la sua idea di una pizza, si spera in allegria, ma anche così non fosse stato, occasione di tristezze, malinconie, rimpianti ( che so però non essere nel Suo stile) che avrebbe comunque contribuito a farci uscire dall’immaterialità del sogno. Forse è proprio da quel sogno che non voglio uscire.

le vacanze di Peper Cat

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Le vacanze di Peper Cat

…e alla fine, come tutti gli anni, è arrivato agosto e siamo partiti per le vacanze… vacanze vuol dire che papà parte con la macchina come un bandito in fuga dopo una rapina e porta me e la mamma in giro per il mondo…a me piace molto stare in casa con papà e mamma e questa cosa di scappare in vacanza mi lascia sempre un po' perplessa…per questo ve la voglio raccontare…

…per prima cosa carichiamo le valigie sulla macchina… c'è una valigia dei vestiti per ognuno di noi… poi papà ha due valigie piu' piccole con dentro le 'cose che gli servono'… anche mamma ha una valigia piccola con le 'cose che le servono'… e io ho uno zainetto con un pupazzetto, qualche libro di quelli che leggo io e qualche giocattolo…

…e partiamo… per dove? per il 'paese della noia' come lo chiamo io, e quando lo dico mamma e papà ridono sempre… giriamo il paese della noia tutto il giorno e poi a sera 'facciamo casa' in una città sempre diversa… qualche volta, ma raramente, 'facciamo casa' per due giorni di seguito nella stessa città… tre giorni di seguito a me non è mai successo…i miei fratelli, che ora sono grandi, mi dicono che quando loro erano piccoli, papa' e mamma si fermavano nello stesso posto anche tre o quattro giorni di seguito…chissà che bello, poter 'fare casa' in vacanza senza dover andare tutti i giorni nel paese della noia…

Eclipse

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Gli occhi caddero e rotolarono…
Dai calici di laudano, scesero sorsi di eternità che bevve in un sorso interminabile, poi si fermò per un momento ad ascoltare il suo respiro, i battiti del suo cuore, scanditi come il tempo è scandito dentro una clessidra, in cui la sabbia scivola via, portandosi la vita fatta di mille frammenti… Fatta di mille voci, di sussurri, di innumerevoli indecisioni, vita che non riconobbe!
Rinvenne nell'attimo in cui tutto cominciò… In cui si rese conto della sua prigionia, dei suoi voti e delle sue suppliche infrante ed irrreali...Urla di rinnego verso se stesso ormai liquido e seniscente, come in un sogno traslucido che lo riportò all'origine, alla sua primigenie,al luogo in cui poteva sentire e riconoscere tutto, anche ciò che non riusciva a dire…
I suoi pensieri diventarono così duri, quando poi divennero realtà,
non attraversarono che pochi stadi prima di trasmutare...I suoi sentimenti non avevano forma e divennero ciò che lui volle in un momento...
Erano davvero ciò che lui ora sentiva dentro, ciò che aveva visto per un istante dentro di se, ciò che aveva visto per un lampo di momento, ciò che volando aveva provato…

Il Palloncino Luigi e la Rondine Oca

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Il Palloncino Luigi e la Rondine Oca

…ed un giorno accadde che il Palloncino Luigi volo' in cielo…il bambino che l'aveva comprato e separato dal mazzo dei suoi fratelli palloncini si distrasse un attimo a guardare un giostra… la stretta della sua manina sul filo s'allento' per un momento …e il Palloncino Luigi volo' via, leggero leggero…

…finalmente libero!!! da tutta la vita sentiva dentro di se una forza che lo spingeva in alto, una pulsione continua a raggiungere le nuvole e poi chissà, anche piu' in alto… una pulsione non tormentosa ma costantemente presente… un destino si potrebbe dire…

…mentre saliva rapidamente, con il filo spenzoloni mosso leggermente dal vento guardo' in basso per l'ultima volta… vide quel bel viale dov'era nato, in una cittadina sul mare…un viale vicino alla spiaggia, passeggiata la chiamavano, dove mani rudi eppure in qualche modo amorevoli l'avevano fatto nascere…

…bhe, i palloncini non hanno infanzia o vecchiaia, i palloncini nascono già adulti e Luigi non faceva certo eccezione… la sua nascita era coincisa con quella pulsione a salire lassu', e finalmente la stava realizzando… "grazie bambino" penso' Luigi…"andro' in cielo, portero' gioia alle nuvole, parlero' con le stelle"…

… a circa 100 metri da terra la sua velocità di salita comincio a diminuire sensibilmente…adesso il vento lo spingeva lontano dal mare verso le colline che circondavano la cittadina e poco piu' in la' si vedevano alte montagne e sopra le montagne quelle nuvole che anelava…le immaginava serie e un po' tristi e awnelava raggiungerle…

Letto n° 32

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Sono a casa amici, ma ancora non va, oggi è terribile, ho scritto questa poca cosa, sotto l’effetto di dolori lancinanti perdonate la forma e la grammatica, l’ho fatto solo per darvi qualche mia notizia…
appena sto meglio ripasso...

Letto n° 32

Io che di poco ho sentito sulla pelle gli ospedali vengo a cantare qui la mia tribolazione.

Le notti son lunghe e soffuse, fuori il vento tormenta le finestre, nelle stanze un colpo di tosse si perde, un lamento squassa il corridoio del bianco reparto di chirurgia, vanno su e giù gli angeli notturni tra flebo, vene e braccia gonfie e viola.
Mi fanno l’epidurale nel quarto giorno di marzo e le mie gambe volano in cielo, spero possano tornare a camminare presto che voglio scendere dal letto che per materasso ha un duro sasso.
Dentro di me penso ai paralitici, al mio caro amico Dylan, il vecchio marinaio che non aveva arti inferiori.
È una sensazione bruttissima non sentire più le tue gambe, le vorresti tirare su e invece non ti muovi di un millimetro.
La notte passa tra i deliri dell’anestesia che se n’è andata e le gambe che hanno fatto ritorno a casa.
“Datemi un toradol, un contramal qualcosa da sopportare questo dolore che picchia come un martello le mie carni!!”
Il giorno dopo l’intervento: “Tutto ok, signora, valori nella norma, la dimettiamo in mattinata”
a me che mi sento ancora mezza sgangherata.

Il vino buono

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Ancora ricordo il primo giorno di scuola al liceo, quando arrivando al cancello d’ingresso, trovai di lato su di un muretto, la seguente scritta: “Il Vino fa buon Sangue / Buon Sangue non Mente / In Vino Veritas”.
Non capii mai a pieno la portata di quelle parole, fino a quando non mi ritrovai in cima a questa collina, dove davanti a me si apre il magnifico arco di questa campagna, ricca di tutti i colori della tavolozza del Sommo Maestro.
Uno scorcio perfetto, con colline, alberi e filari, e in questo magico luogo abita un popolo, capace di cogliere il massimo dall’incontro tra il sole e la terra
Un luogo incantato, dove la natura sovrana sembra tener nascosto un segreto, da svelare solamente a chi ha la forza, la pazienza e la costanza di aspettare.
In piedi, in faccia al tramonto, in cima alla collina, padrone del mondo e con in mano il primo calice della nuova annata.
Muto, abbraccio con lo sguardo quello che per me è diventato il mondo intero.
I filari dei vigneti pettinano la collina, come la mano di una mamma sulla testa del suo bambino.
Sul Sacro lavoro del contadino, veglia la protezione degli angeli. Gesti che in sé hanno millenni di storia, di esperienza.
Un bagaglio di ricordi, emozioni, segreti che si trasmettono di padre in figlio e che si arricchiscono con la ciclicità generazionale.
La sacralità dell’affannarsi agreste, è data dal simbolismo che porta in sé il ruolo del contadino.

l'unico gioco fra uomo e donna

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L'unico gioco fra uomo e donna
che si svolga senza far peccato

Su un quotidiano molto noto, in data di oggi, nelle pagine di cronaca sportiva, compare un simpatico articolo di un giornalista cultore del tennis, anche lui sufficientemente famoso a chi segue questa materia per non aver bisogno d'esser citato…

…l'articolo racconta quel che è accaduto (e lascia velatamente intendere che forse sta ancora accadendo) in un paesino vicino a Perugia…il paesino non è famoso affatto e quindi lo cito volentieri… Bettona, si chiama…

…la notizia è che un allenatore di due giocatori professionisti in vacanza-allenamento da quelle parti ha improvvisato un allenamento-partita fra i suoi due campioni su un campo di calcetto, normalmente usato dai giovani del luogo per calciar la palla…

…l'allenamento-partita, nella prevedibile spettacolarità degli scambi, ha attirato una piccola ma progressivamente crescente folla di curiosi fin quando, ad un certo punto, l'allenatore dei due campioni ha improvvisato una specie di corso accelerato di tennis per tutti i giovani del paesino… corsi-progresso per fasce d'eta'… l'entusiasmo si è diffuso rapidamente nel "paese stregato dalle racchette"…sembra che i giovani di Bettona abbiano abbandonato in massa il calcio (e anche altri sport) ed adesso giochino tutti a tennis…

…l'articolo è ovviamente entusiasta per l'accadimento e, nel quadro di una polemica mai sopita sulle penose condizioni del tennis sportivo in Italia, vagheggia una rinascita del suddetto tennis nostrano attraverso il prolificare di queste iniziative…

Testo segnalato

Di là dal muro

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Oggi sono tornato a sedermi sul tetto, fuori dalla finestra della mia stanza da ragazzo.
Alle mie spalle, solo muri nudi e sporchi: ombre di quadri e di mensole, chiodi e ganci. Lavoro per i prossimi imbianchini che domani dovranno venire e iniziare i lavori. C’è aria di smobilitazione. Seduto sopra il tetto guardo la fila dei capannoni, nel silenzio della domenica.
Sento che oggi si è arrivati all’epilogo di un dramma durato vent’anni.
Una coabitazione forzosa, costruita sulla finzione machiavellica di una “convenienza economica” che ha coperto invece solo l’ostinazione di un legame che non vuole sciogliersi.
Quello tra un genitore e una figlia.
In vent’anni quel legame è diventato un garbuglio inestricabile.
In mare, quando sei preso dalla nausea, l’unica cosa utile, è darsi da fare, concentrarsi al timone, oppure sciogliere nodi, addugliare le cime, riordinare cavi e vele, così, per pensare ad altro e non vomitare l’anima. Quel garbuglio inestricabile è stata l’occupazione quotidiana che rimanda a poi, il dolore del distacco, esattamente come si fa con un cerotto, quando non lo si strappa di un colpo, per paura del male, ma se ne prova molto di più, staccandolo a poco a poco.
Così si gonfia di immaginazione il vuoto dell’assenza, ci si perde dentro, lo si popola di sensi di colpa, di catastrofi solo presagite, ma così reali come fossero già avvenute, salvo poi accorgersi che non è successo nulla e che la realtà ha proseguito la sua corsa, indifferente.

Cassandra, Apollo e Carisma

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Cassandra, Apollo e Carisma

…ogni tanto cucino anch'io e, da brava massaia qual sono, mentre cucino guardo/ascolto programmi scemi alla televisione… l'altra sera, mentre preparavo la cena per i bravi figli di Jack, ho beccato uno di quei programmi a quiz dove al bravo concorrente fanno domande di difficoltà crescente (?) e per ognuna a cui riesce a rispondere raddoppiano la vincita… una cosa così insomma…

…bhe, quando mi son collegato io c'era 'sto tizio, il bravo concorrente, alle prese con la domanda da 4.000 euro… bei soldini… la domanda riguardava, piu' o meno, quale dono fece Apollo a Cassandra e poneva la scelta fra " il coraggio", "la fertilità", " il carisma" e "la profezia"…

…non so se avete presenti questi programmi a quiz, come li fanno oggi…nei quiz d'una volta, anni '60, una volta sparata la domanda partiva un cronometro e c'erano, che so? sessanta secondi di tempo per rispondere OK?… se il bravo concorrente conosceva la risposta la sparava subito e si passava alla domanda successiva…nei quiz d'una volta il bravo conduttore si permetteva qualche parola di incoraggiamento o di stimolo solo in caso di silenzio persistente e - sullo sfondo dello scorrere del tempo - a fronte di evidenti sforzi meningei senza frutto del bravo concorrente …

Unghia strappata

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Unghia Strappata

Ieri sera, tornato a casa, me ne stavo sul terrazzo a fumacchiare. Su un terrazzo vicino c'era un bel gattone, uno di quelli con il pelo grigio-nero molto morbido che credo si chiamino "certosini"… 'sto gatto miagolava disperato a intervalli regolari…era solo sul terrazzo e la saracinesca, o serranda, o come diavolo si chiama dell'appartamento vicino era tirata completamente giu'…

…una cortese vicina m'ha informato che il gatto era li' fin dal mattino, senza mangiare ne' bere e miagolava da ore e ore… evidentemente i suoi padroni l'avevano chiuso fuori sul terrazzo uscendo di casa…

…ebbhe, puo' succedere credo… io ho avuto due gatti in vita mia… il primo l'avevo chiamato Cabana… cabana è il nome che danno gli abitanti della Camrgue a delle specie di capanne che loro hanno per l'appunto sparpagliato per la Camargue…

…Cabana era un gatto maschio molto ordinario, non particolarmente bello, pelo corto grigio-bianco-sporco … lo presi da piccino… quando lo chiamavo per dargli da mangiare, verso sera entrava in cucina come un razzo, e qualche volta addirittura picchiava nel vetro della porta… chissà perchè s'aspettava che quella porta dovesse essere sempre spalancata, aperta ad aspettare lui… arrivava di corsa dal vialetto, balzava sui due gradini e piegava a 90 gradi per entrare in cucina, il tutto senza frenare… come pilota di auto da corsa Cabana sarebbe stato un mostro di coraggio…entrava a piena velocità in una curva cieca, capite?…

Una scala tra le nuvole e le stelle

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l cielo azzurro, tra delicate nuvole bianche soffici come sera
ascoltava il mormorio del mare che frusciando dolcemente sulla sabbia,raccontava al sole un suo struggente segreto.
.
Azzurra era assorta, sorrideva tra sè al ricordo delle piccole tortore che tubavano sotto la finestra della sua stanza in un elegante palazzo del centro di Firenze.
Aveva Indossato un maglione celeste,della stessa sfumatura di colore che aveva il cielo quel giorno.
Sentiva la sensazione di un caldo abbraccio, lo stesso che sempre le dava Firenze,con la sua fuga di tetti, quando la guardava dall' alto del suo terrazzo.
Azzurra,una bella ragazza dai lunghi capelli biondi viveva ormai da sola,vicino al mare,tra studenti che come lei frequentavano facoltà di Belle Arti.
In disaccordo con la famiglia, che non voleva s'affaticasse, aveva anche trovato lavoro.
Tre sere a settimana serviva ai tavoli di un graziosissimo pub.
Per la fierezza di avere soldi propri,guadagnati lavorando.
Azzurra stava preparando con gioia ed entusiasmo la tesi di laurea.
Era andata a vivere sulla costa ligure,tra il profumo dei pini e l'odore del mare.
Un' armoniosa miscela che l'inebriava, le dava vitalità ed ispirazioni creative continue.
Era un periodo nuovo, solitario, intenso e bellissimo da vivere, minuto dopo minuto.Senza sosta.
In compagnia delle onde,delle nubi che si rincorrevano all' orizzonte,dei voli dei gabbiani, dei sottofondi di chitarra che accompagnavano sempre tutti i suoi lavori.

fermi tutti! questa è una rapina!

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…ed alla fine, nella caldissima estate del 2009, le infinite e mai risolte contraddizioni socio-economiche dell'Azienda-Paese Italia arrivarono ad un punto di non ritorno…

…disoccupazione, immigrazione, integrazione Nord-Sud e Sud-Nord, disagio giovanile, pensioni, malasanità, siccità e alluvioni, conflitti istituzionali fra i Poteri dello Stato, fra Stato e Regioni, fra Regioni e Province, fra Lega Calcio e TV a pagamento… insomma, tutto quel calderone ribollente di problemoni e problemini che ci sono anche oggi arrivarono a saturazione tutti insieme…

…a quel punto li' l'Italia era così nella merda che a tutti gli italiani divenne evidente che ogni litigio fra loro era davvero una perdita di tempo… semplicemente non c'era piu' nulla da distribuire, quindi non c'era piu' motivo di litigare… il paese era uno scheletro di povertà, era alla frutta e basta… sia i poveri che i ricchi litigano finchè c'è qualcosa da spartire, ma quando non c'è piu' nulla non litigano piu' neanche i cani… i partiti si sciolsero, le associazioni di categoria, i sindacati, i club di tifosi… non c'erano piu' schieramenti, nessuno voleva piu' comandare… pensa te, eh? che situazione incredibile…

…questa presa di coscienza nazionale lascio' gli italiani con un senso di grande frustrazione…restavano poche soluzioni in effetti…

…i cervelli piu' aguzzi della penisola radunati in convegno permanente esaminavano le strade possibili per uscire da quella situazione ma sembravano tutte senza sbocco…

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