
Inviato da STEFANIA MENEGATTI il 3 aprile, 2010 - 13:38
Se penso l'anima,
nel momento del terrore
in cui ogni luce perde l'orizzonte,
la immagino che s'impiglia,
nel suo migrare,
ai rami di un salice buono
che subito la lascia andare
e nuotando nell'aria umida dell'alba
si riflette negli specchi della pioggia.
Se penso l'anima,
nell'istante in cui non avrò braccia
per trattenerla,
la spero fissata per sempre
sulle rocce ruvide dei monti
tenuta stretta dai ricami delle parole,
o incollata da resina d'ambra
alla polvere che il vento trascina
per le ere infinite del tempo.
Se penso l'anima,
nel momento in cui
si riappropria del mio respiro,
la vorrei avvinghiata alle note
dell'opera da lui più amata,
affinchè resti così cullata
dagli arpeggi della musica
mentre risalgono danzando
i raggi del sole che muore.
*
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(Forse cambierei il 'si riappropria del' con 'si riprende il' per leufonia del dittongo e-i, diverso dall'increspato a-d che ferma il suono. Ma è solo un problema del mio orecchio.).
Proprio incantato.
Molto belle le immagini evocate dai versi, complimenti