La poesia di Mario M. Gabriele
Cari redattori e amici,
sottopongo alla vostra cortese attenzione un mio inedito, che necessita di una breve introduzione, per chiarire meglio il significato, anche se l'interpretazione rimane, in ogni caso, un elemento soggettivo della sensibilità del lettore. Si tratta di un tema che rievoca le stragi del sabato sera, in concomitanza del ricordo dei cari estinti. In altre parole, è un segnalibro posto tra le pagine di un poema nel quale i vivi si rapportano ai morti. Da qui l'acquisizione della nostra finitudine e la ricerca di un senso alle cose : " Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete? ", sfiorando l'altrove metafisico: "a quale altezza, a quale misura si perde l'occhio". Gaudiè rappresenta l'uomo con i suoi conflitti. Tornano i ricordi. Nulla di strano se ci accompagniamo ad essi; nulla di strano per Gaudiè che avverte la vita minacciata dal suono dell'orologio di San Bailon, con l'illusione, tutt'altro che negativa, di far rivivere i tre ragazzi, in tre piume leggere", "che ogni anno tornano a farsi vedere / nel prato fiorito dove morirono Nicholas e Tobia e la dolce Eloisa", fuori dal Sydney Club. Ovviamente, ogni lettore può scavare dentro il testo, come meglio crede.
Mario M. Gabriele
SYDNEY CLUB
Novembre scivola dai tetti,
lasciando epitaffi di un unico poema.
Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete?
e a quale altezza, a quale misura si perde l'occhio,
e quanta neve dovrà ancora cadere, quanta sopra i cipressi
e il millefoglio?
La luna scopre gli angoli bui.
Oh, la luna su fiori e ori
e piccolissime memories!
Gaudiè teme la notte più degli anni,
riempie i boccali di tequila,
dopo il fiato dell'ultima ballerina,
quella che lasciò per sempre
i ragazzi del Sydney Club,
alle porte di Trezzano,
tra petali di rose e coccinelle,
nella notte, profonda e senza tempo.
Da allora, come viandanti tornano i ricordi:
nulla di strano se ti accompagni ad essi,
se puntuale suona l'orologio di San Bailon,
nulla di strano, vero, Gaudiè?
se c'è chi racconta storie di tre piume leggere,
che ogni anno tornano a farsi vedere
nel prato fiorito dove morirono Nicholas e Tobia
e la dolce Eloisa.
(inedito, 2008)
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Gran bella poesia, che ha il pregio di affrontare un tema terribile con la leggerezza di quella neve che scende sopra i cipressi e il millefoglio.
Personalmente mi sono incantato sull'associazione di questi due simboli che aprono la lirica e che, nella mitologia greca, sono entrambi connessi alla morte: all'Ade il cipresso, al giovane Achille morto precocemente il millefoglio (achillea). Complimenti anche per gli ipermetri, sapientemente gestiti, che nulla tolgono alla musicalità del testo.
Se mi è consentito vorrei commentare, e come ho fatto, prima di avere letto l'introduzione. "
Novembre scivola dai tetti,
lasciando epitaffi di un unico poema. "
_
Novembre quale figura retoria? e che scende dai tetti che rappresentano l'altezza, il pericolo che poi si palese negli epitaffi in un unico poema a ricordare chi è trapassato?
"Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete?" Qual è il soggetto? Senza la virgola dopo "dimmi" sembrerebbe si chieda di starci dentro. A meno che non si volesse intendere: Dimmi, ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete?; in questo caso il dimmi è un domandare per sapere, per conoscere uno status.
Onestamente mi sono un poco perso per cercare di districarmi da questi dubbi. Se la considero quale figura retorica mi viene più facile immagginare un vocativo nel seguente:
"Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete?
e a quale altezza, a quale misura si perde l'occhio,
e quanta neve dovrà ancora cadere, quanta sopra i cipressi
e il millefoglio?"
...dove l'interrogato è anche questa figura retorica che dovrà rispondere all'interrogante per consegnargli immagini visibili fin dove l'occhio si perde, a cercare risposte non definibili dalla ragionare razionale. Quindi, interrogativi d'anima che sono insiti nel domandare di chi vede ed immagina cose o persone non più interpellabili dal narrante ma unicamente dalla figura retorica che ne diventa, così, il dominus.
Certo, la luna non può che scoprire quegli angoli bui che vede unicamente chi può rispondere riuscendo a leggere quel che si nasconde dove si perde l'occhio.
Poi, l'escursus poetico raggiunge un'apice dove si apostrofano articoli "definiti" ad incorniciare quelli "indefiniti": un sognare, un immagginare, un credere che sia, un ricordo a compensare una fine ormai certa e una convinzione (sembrerebbe) per chi ormai è andato, dipartito.
Il Sidney Club quale metafora di tutti quei luoghi che sembrano (purtroppo!) deputati a convogliare razionalmente umane genti per poi travolge nell'irrazionale conseguente ed altrettanto forte metafora di quella neve che cadrà sui cipressi ad incicare un'ultima dimora?
______
Pregna di significati per una disamina sempre e purtroppo attuale.
Vincenzo Atzeni
Ho sentito il culmine del VERO in un passaggio in particolare:
Gaudiè teme la notte più degli anni,
Ci sono tanti Gaudiè a questo mondo. Direi un bel branco di timorosi della notte, ancor più che degli anni...
Tutto il testo, rappresenta più che egregiamente dei fotogrammi di vita in un determinato contesto.
Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete?
e a quale altezza, a quale misura si perde l'occhio,
e quanta neve dovrà ancora cadere, quanta sopra i cipressi
e il millefoglio?
Madreperlacea quartina che rappresenta, attraverso il mio percepire, una metaforica scalata, in lotta contro un tempo che funge da freno all'agognata meta.
A leggere Mario M. Gabriele si può imparare cos'è la Poesia.
Una poesia dalle suggestive immagini che coinvolgono davvero tantissimo. Una magnifica lettura: Grazie!
Redattore AM
come te ci sto dentro a certi ricordi...
descrizione sublime da fermare il respiro...e far spuntare le lacrime
Ringrazio sentitamente dei commenti espressi, ognuno con una propria onda emotiva, molto vicina al profilo psicoespressivo del testo. Il confronto di idee e opinioni, su elementi della realtà, da parte mia e della generazione più giovane ), di cui credo facciate parte), non può che sintonizzarsi su una dialettica in cui la civiltà letteraria si riappropria della sua funzione e del suo status critico. Complimenti e rispetto per il vostro lavoro indirizzato verso una community letteraria che ha bisogno di voi.
Cordiali saluti.
Grazie anche da parte mia, sia per l'inedito che si è scelto di pubblicare su AltraMusa, sia per il gesto: l'intelligenza ed il coraggio di sollecitare un confronto, l'umiltà di chiedere un parere rivolgendosi anche ai non addetti ai lavori non sono doti comuni, soprattutto fra chi ha già ottenuto riconoscimenti "ufficiali". Porsi allo stesso livello degli interlocutori senza farlo per vanità (a volte si scende dal piedistallo solo per farsi incensare meglio), ma per verificare un esito poetico, spiegando con naturalezza presupposti ed intenzioni presenti nel testo, è una scelta che genera simpatia, vicinanza, rispetto, ammirazione.
Redattore / webmaster AM
Si potrebbe anche ripetere questa iniziativa, è molto interessante e magari
altre persone potrebbero commentare e iniziare uno scambio di opinioni
che può essere un valido aiuto comunicativo per tutti.
Grazie a te per la possibilità offerta
Patrizia
Redattore di AM
Dolorosamente significativo il dialogo tra il passato e l'atroce presente.....tra le speranze e quel che è rimasto.........molto bella
Velata di tristezza soprattutto nella chiusa dove emerge forte il ricordo.
La notte temuta invade con il silenzio la mente che ottenebrata ritorna insistente a quei giorni.Apprezzatissima.
Redattore AM
Sicuramente è una poesia che tocca i sentimenti di una persona, visto l'argomento
di cui tratta. Tornano i ricordi per chi è rimasto, i ricordi di coloro che non hanno
più fatto ritorno a casa, giovani vite spezzate spesso per incuria da parte di altre
giovani vite, che pensano di essere forti, che bere e sballare fino alle luci del nuovo
giorno faccia sentire vivi, mentre invece porta incontro alla morte troppe volte.
Nella seconda strofa quando viene posta la domanda quanta neve deve ancora cadere, io la interpreto per quanto tempo deve ancora passare perché questi ricordi
si affievoliscano, perché non debbano più nascere ricordi dovuti a morti di questo genere.
Redattore di AM