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La poesia di Nanni Cagnone
Da: "Doveri dell'esilio"
II
Viene
lungo notte
nuove unghie
la carezza avvenire,
come pettine
in grovigli.
Lascia Corinto,
se le cose
non ti cercano.
A Tebe
avrai piú dolore.
XXVIII
Ricordo dei frutti
tardi sui rami, domando:
c'è forse un proprietario
dei frutti trascurati?
Un rettangolo annerito
conserva la tua stanza.
Dove sei, cercando luce
come seta che s'increspa?
Non saranno famosi,
i nostri dolori.
XLVIII
Legno addomesticato,
perduto al grido
dei suoi alberi, curvo
senza tedio di vento.
Questo legno, nelle
mani di un bambino
che teme
il primo giorno di scuola,
costruito chiarore
accanto all'anonima
non-dichiarazione
degli albori.
LIV
Non c'è tempesta
attenta a questa barca.
Non c'è onda – laggiú –
che oltrepassi il mare.
Guarda tra le zolle.
Diventano mai pietre,
le ossa?
LI
Credere nel falso
non sarebbe allontanarsi
piú che credere nel vero.
Conosco, nella difforme
comunità del prato,
il bisogno filosofico
che unisce
le mitologie dei grilli
e del grande formicaio.
Senza capire -
al modo del chiaro
che segue lo scuro.
LXXXIX
Dio frammentario
dei superstiti, per
cortecce e fenditure
lividi e scorze
fino al tuo presidio,
una sola lepre
nell'erba inabitata
della notte, quando
– consumate
le ipocondrie,
chiuse le insidie –
il facinoroso riparo,
la culla neolitica
di tutti gli scismi.
XCII
Qualunque arte,
se non si fa smemorata
e senza mezzi, attenta solo
a seguire il movimento,
vale meno della sua materia.
Anche un albero,
fotografato
con troppa cura,
si allontana.
XCIV
In ruggine, torbido,
taglio. Nella
monotonia prenatale
nell'ira del parto.
In nostre indolenti
temerarie apparizioni,
poi sparizioni.
Instancabile, intorno
ai definitivi ombelichi
e ai loro amuleti,
tutto s'intreccia
non matura.
XCV
Un altro tramonto
senza sottomissione.
Non ricorda i colori di ieri,
eppure non esce dal tramonto.
Che sia questa, l'unione?
XCVII
Interno
salvaguardante esilio,
notturnità e silenzio
nessun raccolto.
C'è l'uscita non esco,
riprendo senza timore
il mio esercizio-
piume
che suonerebbero
tamburi.
Da: "Del dialogo"
Dagli ampi spazi
mandano gli dei
queste torce che spiegano
di colpo, intanto che
nel portico tra voi
sacrificate a cose indifferenti.
Uno stagno è arido
e mancante ma ha questa
fermezza in suo favore;
così invece discordi rematori
gettano nel viaggio la distanza.
-Lo scriba
Il passaggio di colui
che lascia un segno
è infinito, più abbondante
del suo proposito, più grave.
E in questo è irremovibile
la Polis, terra disciplinata
che aumenta con ognuno
lo spessore del palco.
Essenza del nostro suolo
è la memoria, mentre spetta
all'Errante enumerare gli anni,
poiché egli non ha cause
non ha che l'oblio.
-L'auriga
Cagionevole cosa è la memoria,
in tempo di pace infallibile
ma quando devi fermarti
e riparare la Polis,
allora non ricordare
se non vuoi che tutto sia trafitto.
-Lo scriba
Dove viene gettato
svelto flagello, vedo che
non c'è tempo; ma chi non muore
avrà memoria di te come in passato,
se da difensore ti sei messo
dove il cerchio della Polis
si è spezzato.
-L'auriga
Tu non hai torto, ma considera
- nell'interesse del cosmo –
che non c'è animale che voglia
coprirsi di terra,
anche se pianto dai suoi.
Ciò che è perduto non lo risveglia
il canto e l'agonia non è
madre del grano.
-Il vasaio
Come una cosa è lucida,
così nota e segreta è la morte,
sotto gli occhi di tutti vittoriosa,
che splende a distanza.
Qualunque forma sul tornio
si dia alla terra, essa
è pur sempre nostra mangiatrice,
mentre noi non dobbiamo.
-L'auriga
Oh i fili sono tanti
e intricate e sciolte le vie,
ma quando tutti insieme li vedi
-senza giustizia- per quel
groviglio estremo delle parti,
questa infine è una cosa
che non puoi superare recitando.
-Lo scriba
Quello che tu dici
non mi è chiaro, ma
- se non giudico male –
a farti parlare è no spavento.
Ormai ti sembra troppo
correre al nemico
scuotendo sotto la terra.
-L'auriga
Forse in ciò non ho visto
quello che avrei dovuto.
Quanto a me, in guerra
muovo sempre per primo
ma non chiedere che io sia
desiderante. Devi sapere
che insensibili, offuscati
e con un grido, come ciechi
avanziamo, persuasi che
più squisito della lingua
è il sangue.
-La sacerdotessa
Certo sempre insaziato
è uno spavento, ma egli
parla come chi è prossimo
al dio nel tempo polveroso
della guerra, mentre tu
- scriba- sei come un profano,
resti fuori,, e a te sembra
più dolce là in fondo
la statua del dio, poiché
la scorgi non gravosa da lontano.
-Lo scriba
Vedi, la mia stella
è orientata verso un segreto
non soggetto alla morte;
perciò non sono permaloso
dell'esilio, anzi sono uno
che legge da lontano,
poiché la vicinanza
è un attimo scomposto
che dilaga e confonde.
-La sacerdotessa
Ciò che il tempo ha accoppato
non lo puoi evitare:questi
arde colui che avanza come
colui che indietreggia;
maschera di serpe o maschera
d'uccello non potranno
evitarti compassione.
Tanto indelebile, così marmoreo
è il tìaso dei morenti
che unisce anche quelli del seguito.
Lo scriba
Vedo che a te piace
con orrore abbracciare
le ginocchia del dio;
ma tu saprai che i riti solamente
possono ordinare il mondo
e lo sforzo doloroso dei viventi.
Chi non ama la necessità
viene sviato, preso nel chiasso
della sorte, del caso
macinato per sempre.
(continua)
Nanni Cagnone è nato in Liguria nel 1939. Vive a Bomarzo. Tra l'altro, è stato giornalista, editore, direttore creativo di agenzie di pubblicità, consulente aziendale per la company image e docente di estetica. Oltre a poesie, saggi e scritti vari apparsi in riviste ed antologie italiane e straniere , ha pubblicato:
"A, in altre parole B", Genova 1970
"What's Hecuba to Him or He to Hecuba?", New York 1975
"Andatura", Milano 1979
"L'arto fantasma" (ed.), Venezia 1979
"Vaticinio", Napoli 1984
"Notturno sopra il giorno", Milano 1985
"Armi senza insegne", Milano 1988
"G. M. Hopkins: Il naufragio del Deutschland" (ed.), Milano 1988
"Comuni smarrimenti", Milano 1990
"Anima del vuoto", Bari 1993
"Avvento", Bari 1995
"The Book of Giving Back", New York 1998
"Il popolo delle cose", Milano 1999
"Enter Balthâzar", New York 2000
"Pacific Time", Milano 2001
"Doveri dell'esilio", Pavia 2002
"Questo posto va bene per guardare il tramonto", Pavia 2002
"L'oro guarda l'argento", Verona 2003
"Index Vacuus", New York 2004
"Ça mérite un détour" (con Angelo Cagnone), Milano 2007
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Un altro autore, di cui si è onorati di conoscere la sua poesia, e il suo pensiero. Grazie!
Redattore AM
particolarmente sensibile alla XCII ........interessante lettura meditativa....grazie
Una nuova proposta veramente interessante e da valutare con grande
attenzione. Grazie
Redattore di AM
Molto interessante,la XCII è pura verità.
Redattore AM