
La poesia di Gianni Capodicasa
Gianni Capodicasa è uno scrittore. Per lui, prosa e poesia sono materiale autentico, da plasmare con impegno e passione. Il suo modo di affrontare la scrittura ne evidenzia lo spirito sanguigno, la perseveranza dell'impegno, la cura sacerdotale del particolare. Si ha la netta sensazione che non ami l'improvvisazione ma che scelga, giustamente, la strada più impervia della ricerca costante.
Capodicasa è un autore che non si farebbe mai sorprendere a scrivere di ciò che non sa; vive la cultura come una forma di completamento e di arricchimento; sa che, per scrivere, occorre studiare, limare, sudare. I suoi versi, i suoi testi in prosa, ne costituiscono la prova: le parole sono misurate, la sperimentazione (soprattutto nella commistione di generi ed espressioni) è costante, il desiderio di creare qualcosa che resti è tangibile. E' per questo che quanto scrive va letto e riletto: non solo per gustarne tutti i pregi, ma anche per una forma di ossequio verso chi mostra devoto rispetto per il lettore.
Ma non è solo la cultura a respirare nelle sue composizioni. Serpeggia spesso - ed a volte emerge con notevole vigore narrativo - il suo attaccamento alle radici, alla sua terra, un valore che egli esalta nella forma più nobile, cioè con un tributo intellettuale lucido e competente.
Molto "gustose" (cioè sapide, ben costruite, lucidamente articolate) le prose, nelle quali l'autore dà prova del suo talento affabulatorio; tuttavia, non sono da meno le poesie, in cui la ricerca lessicale si sposa con un contenuto che offre insegnamenti e narrazioni vive e dense.
Nella sua produzione, inoltre, non mancano gli empiti lirici, i quali restituiscono la dimensione umana di un autore che vuole conquistare l'attenzione e l'interesse del lettore. E ci riesce.
Studio di paesaggio
STUDIO DI SCENE AL TRAMONTO
IN UN IMMAGINARIO PAESAGGIO
SALENTINO UN GIORNO DI NOVEMBRE
DEL 1589
Arzigogheggiando tacito
morente il sole
Pulvus maris nel venire In vento
rintocchio vicinissimo lontano
di bronzo campanilita tin tin nabula
A la maison les oisillions
s'ammassunano ch'é sera
tra ulivi sfrutti artrosizzati.
Novembre crepuscolare che perdura.
Ammantati sul sentiero
ciucci e buoi scapezzano assonnati
a piedi strascicati stanchi
tornano i villani de fore
nell'aria odore di fave che si abbrodano
introibo ad altare hominis
spergiuri abiuri affaticati.
Fragranza scoppiettante
di fracaglia e sterpi
campi salentini fuori dal villaggio
pacusrusticus in tra vedono.
Crai 'nzaccanu lu travail di nuovo
ma per la notte ...
jatavenne malombre di ddò
ché ora tengono sonno.
E d'altre terre.
Lampioni di periferia
Una sera pazza di stelle
questa
gelida invernale.
Lampioni di luce stenta
come angeli impauriti.
Mano nella mano
noi
lungo i flussi del già stato.
Oltre l'orizzonte, a Oriente
basso
un sole ha smarrito
la sua via.
I fili del ragno
Una chiosa, un tratto lezioso
una presenza serica
sul ventre della terra.
Proxima Centauri, Orione, Sirio vicina
segnano la notte di una luce tenue,
come l'esiguità di un cero.
Si sperde in questi lembi scarni
la ricerca gnostica ed il pensiero.
Un' apparizione casuale, ecco.
Un frammento di riflessione.
Tempi lunghi fagocitano
valori alla deriva.
Ed è affronto,
continuo, estenuante
in un' azione senza ritegno.
Fili
I fili esili del ragno.
In un singulto tardo ed illudente
si sperde l' apparenza rapida
di una luce umanamente lenta.
Un sorriso
Non troveremo altro che un sorriso
tra le lacrime , le stelle o in un addio.
Con difficoltà la luna avrà interesse
per una storia anonima e fugace,
per un amore vissuto in un sospiro.
Il cielo screzierà ancora poemi fantasiosi
coi suoi sprazzi rossi lontani agli orizzonti .
Dopo dallo scorcio di un cortile
guarderemo l'ultimo bagliore
coi gerani appesi ad i balconi.
Intanto si consuma quel che abbiamo:
la terra che possiamo calpestare
un sasso che scalciamo via,
il riso di un bambino intento ai giochi.
Hai udito, Greco?
Greco,
tu che eri con me
sulle navi a Salamina,
dove facemmo strage,
hai udito stanotte
il respiro della Sfinge
quando ha artigliato
le else delle spade?
Crisalidi assonnate
ci colse la distrazione
della metamorfosi indegna
di preferirsi umano a insetto
ansimando il tempo
di mettere le ali.
Greco,
tu che eri con me
sulle navi a Siracusa,
hai ascoltato il grido pietoso
di chi si illude che cambiando non muore?
Greco,
tu che stavi con me
sui monti dell'ignoto
e il dubbio ci sferzava,
ma davvero hai sentito, stanotte?
O eri anche tu
intento a trasformarti?
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che scribacchio qualche verso, ho cominciato per caso, ma sono felicissima perché questa improvvisa passione mi ha fatto conoscere veri poeti, come te. Grazie per le emozioni che mi doni,"Un sorriso" mi ha commosso.
giovannicapodicasa.
Cara Nives, io ti ringrazio immensamente, perchè sei una persona umile, come me.
Fai bene a scrivere, serve a trarre il nero che alligna dentro, anche nella persona più solare. Tuttavia non sono un poeta, mi piace di più scrivere. La poesia é difficile, difficile. Cmq ti invito a continuare. E poi mi piace vedere le tue opere. Anzi mò me ne vado a leggere qualcuna.
Ciao Cara, un abbraccio. E ricorda che qui siamo tutti uguali.
gianni
a leggere questi versi, ci si sente piccoli piccoli...complimenti
giovannicapodicasa.
Cara amica, mi metti in grave imbarazzo. Siamo tutti piccoli e tutti grandi. Ognuno fa quello che può e non è scritto da nessuna parte che i miei versi siano migliori dei tuoi. Anzi, io sostengo il contrario. I tuoi sono radiosi, i miei sofferti. E non è forse meglio essere solari, che vivere maciullandosi alla ricerca di un so che?
Cmq,ti ringrazio per il complimento - sensa paragoni, ti prego, e dico che sei una meraviglia:-)))
Ciaoooooooooooo
sono una testarda sognatrice. www.scagliedisogni.splinder.com
sono contenta ci sia uno spazio in più per Capodicasa, un autore che ho apprezzato da subito. Complimenti per la tua meritata vetrina. : ) e già che ci sono buone feste : )
giovannicapodicasa
Grazie cara patrizia. sogna, sogna pure. In fin dei conti, non é forse anche la vita un sogno ( Chi l'ha detto? Mò non mi sovviene, credo Shakespeare, credo).
Non so quale sia la migliore, tra le poesie di questo autore, o quale sia la più coinvolgente, perchè in tutte c'è un'anima che sa raccontare e raccontarsi. Un autore che sa coinvolgere ed emozionare, un autore che sa dare un'impronta essenziale agli stati d'animo che attraversano la mente, riuscendo con efficacia espressiva e disinvoltura a regalare attimi intensi e di grande spessore.
Complimenti!!!
Redattore AM
Sicuramente un autore che si distingue per i suoi scritti sempre di ottimo livello
sia per quanto riguarda la forma che il contenuto.
Particolarmente apprezzata Studio di paesaggio nella quale dolcemente ci conduce in un mondo che ormai appartiene al passato.
Redattore AM
http://www.poesienelvento.splinder.com/
http://poesiasempreio.spaces.live.com/ http://a8343azzurraitaly.spaces.live.com/
Leggere e' stato bellissimo
un autore che mette in parole l'emozione..
complimenti..
Un Autore che incanta con i suoi scritti.
Leggendo lampioni di periferia mi sono ritrovata catapultata nella realtà delle sue rime.
Decisamente introspettive.
Redattore AM
Non conoscevo Capodicasa prima di leggerlo su questo sito e sono rimasto colpito dalla varietà di argomenti che i suoi scritti affrontano ... è autore che apprezzo moltissimo.
Redattore AM
www.pensierinsintonia.splinder.com
Scrivere è liberazione dell'anima
Un autore di grande spessore, mai banale e sempre piacevole da leggere,
che sa trasportare con le sue parole nelle emozioni e nelle immagini che
descrive. Studio di paesaggio ha il potere di trasportare il lettore in un
tempo passato che non è stato vissuto nemmeno dall'autore, cosa non
certamente facile da fare e soprattutto da trasmettere e far percepire
Complimenti a questo grande autore
Redattore di AM
giovannicapodicasa
cari amici,sinceramente, il vs. apprezzatissimo parere non può che lusingarmi e confondermi al contempo. Credo che un artista, intendendo con ciò chi vive di arte, a prescindere dai risultati, sia cmq perdonato. Il suo lascito, per quanto modesto, è un sasso lanciato ad occhi chiusi, un figlio perso che, tuttavia lascia l'autore con il compito di diventare patrimonio dell'umanità. Il triciclo dell'incanto del bambino, il tarlo dei salotti buoni che ardisce ed ambisce a rimuovere la pallida viltà dell'omologato per dare al lettore un che di differente speranzoso di indurre alla riflessione, alla ricerca del di per sé. Impresa ardua, dolorosa, estenuante, ma che non va mai e poi mai disattesa. Possibilmente e nell'ambito dei propri limiti.
Vi abbraccio tutti e grazie. La vs. presenza, la vs. amichevole presenza é, per me, in questo momento difficile un arricchimento che mi aiuta a superare una mancanza incolmabile. La morte di un padre si accetta, il vuoto che lascia no.
Grazie a tutti con estremo affetto e tanta modestia che non gusta mai.
leonelrugama
ho letto le tue opere, sono recente del blog.
Le trovo di un'intensità rara, mi sono veramente piaciute, ma più di tutto mi sono piaciute le tue risposte ai commenti...
giovannicapodicasa
Grazie, caro amico. In effetti penso che ad un autore non serva a nulla scrivergli poesia bella poesia brutta. Almeno un breve commento di spiegazione mi pare doveroso:-))
Ciao e felice di averti conosciuto.
Gianni Capodicasa
Bravissimo Gianni
Redattore di AM