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La poesia di Carlo Betocchi
Come tutti
Anch'io salii le scale del mio non sapere,
anch'io come te, come l'altro, come molti
non avevo parola che dicesse il possibile
(entro il credibile, entro quel che è da credere,
e non è mio, è di tutti); eppure mi son fatto
così, uno che parla a stormi di versi
affamati di verità, come passeri nel gelo
d'inverno, come tutti i beati poveri, tutti
i santi beati che hanno lasciato se stessi
per trovar l'Altro, il vero, il solo sapiente.
Alba ed aranci
Spicca l'arancia all'alba
e bevi il succo:
io guardo il cielo, dove la ramaglia
si slancia, a frusto a frusto.
E avremo un'altra infanzia
che si smaglia
da quell'azzurro, lenta;
precipita l'arancia
dal sole alle tue mani,
e dai lontani
giardini, ove un inverno
caldo sorveglia i mari.
Quasi ubriaco
Quasi ubriaco l'amore, declinando
le vampe dei sensi, in me resiste
ed è esigente ; e le sue torbide brame
d'una in altra visione volgendo
di tormento in tormento, mi rende
stremato da questa vita di fantasmi,
simile all'acqua oleosa dei porti,
che risciacqua di chiglia in chiglia
un lamento di mare morto,
di vecchi barchi ancorati alla banchina.
A se stesso
Il sonno, quel sonno che fu, che torna
a insidiarti e ti nega la luce,
recede dove non sei, avanza dove
non sarai, la tua negazione
la tua presenza che si attorcono
su per la pianta dell'esistere,
quel silenzio del sonno, quella
parola che non osava di dirsi
e in te giaceva, giacerà, sarà
il tuo naturale, vita come morte,
morte come vita, abbracciata all'eterno.
A quest'età
A quest'età la vita che rallenta
si riveste di una grossa corteccia
entro la quale l'anima è non meno
tenera, ma soltanto più solitaria.
Ivi la vita sente e ripensa se stessa
con i medesimi palpiti; ma la dolce
fruizione dei sensi per lei va perdendosi
come in un torbido specchio le immagini.
(da "Tutte le poesie" – Mondadori 1984)
Carlo Betocchi è nato a Torino il 23 gennaio 1899 – è finito a Bordighera il 25 maggio 1986.
rimasto orfano per la morte del padre nel 1911 con i fratelli Giuseppe e Anna, viene educato dalla madre, la quale segue e cura con particolare attenzione la sua formazione spirituale, studia all'istituto Tecnico fiorentino e nel 1915 consegue il diploma di perito agrimensore. Frequenta la scuola ufficiali di Parma,ma la Grande Guerra incombe e tra il 1917 e il 1918 viene inviato al fronte e partecipa alla prima resistenza sul Piave, nel 1919 parte volontario in Libia dove rimane per un anno.
Nel 1923 assieme a Piero Bargellini e Nicola Lisi e all'incisore Pietro Parigi collabora alla rivista Calendario dei pensieri e delle pratiche solari. Nel 1928 con Bargellini fonda Il Frontespizio, e partecipa fino al 1938 allo sviluppo della rivista di ispirazione cattolica, nella quale nel 1934 pubblicherà nella rubrica La più bella poesia i suoi primi versi e la sua prima raccolta poetica Realtà vince il sogno (1932) . Nelle sue poesie, situazioni quotidiane sono impregnate e rivestite di significati religiosi. Il titolo della sua prima raccolta evoca un tema fondamentale della sua poesia, la realtà della vita contrapposta all'ingannevole sogno. Altro tema ricorrente è il senso di fratellanza verso tutti gli esseri viventi, nei quali il poeta sente manifestarsi la presenza divina. L'esperienza religiosa di Betocchi non è misticismo, ma si fonda sul sentirsi felicemente parte della Creazione, in attesa di una salvezza che porti alla vittoria completa della "realtà" sul vano "sogno".
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Un poeta, Betocchi, forse un po' dimenticato e di cui apprezzo principalmente le opere nelle quali libera il verso in maniera molto diretta con lo stesso autore protagonista del narrato.
Grazie per averlo riproposto.
Un grande poeta Betocchi che ho sempre apprezzato e letto e riletto con piacere. Proporlo è stato davvero un bellissimo regalo. Grazie!
Redattore AM
Un Poeta che ho sempre apprezzato molto ..
Redattore AM
www.pensierinsintonia.splinder.com
Scrivere è liberazione dell'anima
Un poeta che, se non sbaglio, ha sempre avuto una grande propensione per la fede
nonostante il crescere di forti dubbi con il passare degli anni.
Amava parlare dell'essenziale, degli oggetti della quotidianeità,
di paesaggi che potessero subito far emozionare, mai del superfluo.
Egli era solito dire:
"La mia poesia nasce dall'allegria; anche quando parlo di dolore la mia poesia nasce dall'allegria. È allegria del conoscere, l'allegria dell'essere e dell'essere e del saper accettare e del poter accettare".
Redattore di AM