Ascolto il silenzio continuo
che mi circonda
e che ad ogni istante
mi accompagna.
*
Ormai sono immerso in esso,
come fioca luce di candela
nel fitto buio.
*
Stanca e delusa è l'anima
e più io non cerco rimedio:
eppure fuggire vorrei
da questo logoro tempo.
*
Così scolpisco,
nella pioggia e nel vento,
parole ormai sbiadite,
che nessuno più ascolta.
Poi di me non resterà
più traccia alcuna:
altro io non posso.
Carmine Valendino
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Ok, adesso ho più chiaro il primo commento. Grazie.
"poi che guardandosi intorno al presente che si vede e sè, il senso di desolazione. Vedere il poi senza riuscire a distinguere il possibile di ora."
Chiedo susa, ma non ho capito!
A passeggio da solo, sentendo l peso della solitudine. Il silenzio attorno me lo conferma tanto che ne sono immerso.
E' il presente che l'Autore ci esprime: quello che io che leggo vedo.
La solitudine e il silenzio diventano un peso; tra me mi lamento ma tanto nessuno ascolta. Così non ho ce pensieri di vedermi o sentirmi già oltre, già defunto.
L'Autore vede già la fine, se stesso finito (il poi) e in questo momento non riesce vedere altre cose che pure sono della e nella sua esistenza attuale, poichè si esprime e non è finito. Il commento allude alle possibilità che comunque ancora ci sono ma che lo stato di sofferenza in cui è immerso l'Autore non gli permette di vedere.
Così l'ho sentita io.
Chiedo scusa della troppa concisione; a sera tarda a volte mi succede da sè... Pazienza.
Con stima.
A passeggio tenendo per mano il filo con la solitudine invadente e, poi che guardandosi intorno al presente che si vede e sè, il senso di desolazione. Vedere il poi senza riuscire a distinguere il possibile di ora.
In bel verseggiare.