Guasta del divenir nostro la mela,
E attorno all'ipotetica presenza
Tua già il gatto di Polvere furtivo
Si acciambella, perimetro sfuggente.
Acquitrinoso, si specchia il mio mondo
Nel mondo come dentato sorriso
Di valva di dionea, e non è d'accordo.
Verso il progresso indefinito tende
Forse il tutto, e parere non ti chiede.
Già. Migliorare, evolversi. A che vale?
Volevo esser felice, io: per sentieri
Sparsi l'unita via trovare, l'arte
Concupendo sottile e prometeica
D'indovinare tempi e giorni e senso.
Ma no, la Vita proprio non si vuole
Piegare ai nostri circoli squadrati
Sulle carte: diviene, e ciò le basta.
Son solo il marchio livido presagio
Dell'usura però, le cose ch'essa
Sostiene nel pulviscolo solare,
Predatrici di luce - la luna ecco
Le preda tra maree di notte oscura.
E cosa rimarrà di queste stelle
Che tra gli spazi bui delle mie dita
Balenano da amare lontananze,
Quale palpito sotto di esse? Persa
In un placido sonno la mia mano
Mi sembra, e così appare. Mi perplimo,
Ben lo so d'esser debole, un miscuglio
Insipido tra bene e male; e sguazzo
In un mediocre limo là ove giorno
E notte si congiungono, rabbioso.
Se guasta dunque è la mela, la mano
Scava ai piedi dell'albero: tra il fango
Nella sua debolezza scava e scava.
Verso un'ignota meta la mia mano
Avanza e predatrice d'uomo forse
diverrà, nel continuo divenire.
Cerco, quando mi coglie la tristezza,
Nuove prede - io che preda sono stato.
Mentre di nuovo predo e nel presente
Mi rinnovo, lo spirito causale
Un trastullo rinnova ed il suo gioco,
E per il cosmo che non sente – vecchio
Fanciullo malformato – un grido spande,
Un grido fioco per la via casuale:
Dio non è morto, no: non è mai nato.
- blog di PAN23
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Quel “mi perplimo” mi ha reso perplessa (eh eh!
). Mai sentito prima.
Ho indagato e ho capito l’origine recente.
E’ sempre bello imparare qualcosa così.
In quanto al Caso e al Divenire non saprei: sono fatalista e credo nel Destino.
Su Dio eviterei di osare affermazioni così esaustive: negare con forza l’esistenza di una cosa equivale comunque ad affermarne in qualche modo l’esistenza.
“Volevo esser felice, io” dici.
Come non essere d’accordo?
Già, come non essere d'accordo.
Naturalmente quella su Dio intende essere verità poetica, non certo filosofica. Io sono iperfatalista.
Ciao, e grazie del commento!