
Inviato da sortilegio il 8 febbraio, 2010 - 02:21
Faccio un mestiere
alquanto banale,
la notte guido un tram
per la città di luci
scheggiate.
C'è un ragazzo che sale
con suo padre che timbra per due,
la festa di una compagna di classe,
ha ancora due chicchi d'amore
sui capelli.
Una signora che ha finito
il turno del pomeriggio,
con una busta della spesa
e un sedano che spunta
dal manico di stoffa.
Faccio un mestiere banale
guardo gli occhi
e c'è sempre qualcuno che mi vuole,
mi vuole parlare,
ma resto in silenzio
perchè questa è la mia consegna.
Una divisa di carta carbone
vicino a un senegalese
con una laurea in tasca
e due figli da mantenere
ha la sua bancarella
alla vecchia stazione.
E una ragazza con gli stivali
parla con una amica
che guarda il suo cellulare.
Nessuno si accorge che non faccio
altre fermate,
nessuno si chiede
cosa fa' sul tram della notte
con un autista che guarda lontano
e non si volta,
ma osserva tutto dallo specchietto,
perchè il capolinea
perchè il capolinea è l'inferno.
*
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Dimenticavo: la poesia è bellissima.
Ciao... qualcuno sa a Roma la corsa del vecchio due barrato che tratta faceva? Grazie.
Concordo: molto bello! Sarebbe piacevole se, almeno a Roma, metterssero dei poeti alla guida dei mezzi pubblici, invece che certi energumeni analfabeti e rozzi.
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Un tram chiamato desiderio, o condanna? Chi sa quanti tranvieri in particolari serate no hanno desiderato di andare al diavolo con tutti i passeggeri. Ciao, Nives

Bellissimo racconto-poesia per me che vado soltanto in autobus da trent'anni. Ho iniziato nel 1980...E i bus di Roma non hanno segreti per me...
Bravissimo, come sempre.