C’è sempre
sul crinale d’una duna storta
il resto dello sterco di una poesia
lasciata dall’orda dei cammelli ubriachi.
Loro, giudici e giudicanti
con il loro sputo verde pisello,
loro intellettuali,
convinti d’essere Dei,
scrivono ciò che vale
quanto un rotolo di carta igienica
quando la carta è finita.
L’orda dei cammelli ubriachi
attraversa deserti senza una meta,
con i loro culi abbondanti
sentenziano tra loro
lasciando lo sterco
in fila sul sentiero.
Ridono,
si credono Dei
sentenziano,
mentre sull’ultima grotta
della montagna delle solitudini
i ciechi cantori
scrivono del dolore
e dell’amore
con parole che l’orda dei cammelli ubriachi,
in endecasillabi drogati,
non riesce a capire.
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Graffiante e piena di diverse realtà: la realtà di chi intellettuale si crede solo per il mestiere facile che gli è stato consegnato dalle ricche mani della famiglia senza problemi del "vivere"; la realtà dei critici e censori che fanno gli intellettuali che studiano gli altri intellettuali, dunque una categoria un grado sotto; i ciechi cantori, nascosti e lontani dalla vana ricerca di gloria che cantano in sincerità la loro arte senza commercio.
Grande Sorty
Carta vetrata e veleno acido sui critici e sugli intellettuali che non sanno capire come si possa far poesia anche con la concretezza delle rocce.
Mi par di cogliere.