E questa macchina che corre
lungo il viale che va al mare
e tu che sorridi
con le tue mani
sulle mie.
Un gregge,
un gregge di pecore nere,
che strano
e tu silenziosa che mi guardi.
Gli aironi anarchici
nel lago salato
a cercare piccoli pesci
che sfuggono al luccio,
aironi liberi
che scrutano il cielo
e le nuvole di un Dio multiforme.
Dimmi dei tuoi figli
dimmi di quella casa
dimmi di questa vita
perchè non voglio morire
prima del mare.
E gli alberi tagliati
assassini silenti di giovani vite
sballi di notti senza amore
e senza futuro,
di questi ragazzi
usciti da un reality e mai,
mai entrati nella vita.
E tu che mi guardi in silenzio
le tue mani
e il fiume
e il resto
perchè non voglio morire
prima del mare.
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Vivo in una provincia il cui giornale locale, tutte le volte che qualcuno va addosso a un albero con l'auto, dice che è colpa dell'albero.
Così pian piano ne stanno tagliando parecchi distruggendo viale, storia, verde, piacevole viaggiare estivo.
Detesto questa logica.
Il taglio degli alberi non impedirà che guidatori male educati e male istruiti dalle scuole guida vadano ancora a sbatterci su; se non sarà l'albero sarà il muretto subito dietro...
Poveri alberi, così maestosi, generosi di vita, sentirsi dare degli assassini...
Che triste reality.
Meglio guardare il fiume, sedersi sulla riva, tenersi per mano, sognare un mondo diverso...