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Ho bruciato le foglie secche dell'autunno

8
Media: 8 (1 voto)

Non ci si deve lasciare,
e neppure si deve morire nei primi
giorni di primavera,
ma tant’è, non abbiamo
tutte le carte del mazzo in mano.
Quando lei se ne andò,
stava guardando sorpresa ed estasiata
uno scoiattolo attraversarle la strada,
e ciò le diede la forza di dirmi addio:
la vita continua, la vita si rinnova.

Quanto alla Morte,
mi è comparsa in sogno proprio
questa notte di Equinozio di Primavera ,
notte di massimo equilibrio tra buio e luce:
era caduto un Angelo, un Mito che lei amava
perchè della vita,faceva l’arte del disequilibrio
spinto alla massima velocità.
La fine, in una “ piega” presa con l’indecisione
di un attimo di lucidità. Bisogna esser Folli
e non svegliarsi mai per non cadere dalla corda tesa del funambolo.
Ma il Mito è ancora qui
l’Angelo non è caduto,
e il sogno è solo il mio.
Forse è qualcosa di me,
che con lei,
troppo ha rischiato,
e, aprendo gli occhi,
è scivolato via.

 #

"Bisogna esser Folli
e non svegliarsi mai per non cadere dalla corda tesa del funambolo"
Variaazioni di stile, forse ricerca, questo bisogno che il verso sia tutto e renda tutto d'un fiato il suo concetto. Che è, in questo caso, forte: voli in equilibrio nella follia e se ti svegli rischi di cadere.
Un cantare della differenza tra quel che si è e quel che ci piacerebbe si vedesse che siamo; o quello che vorrei tu credessi che io sia. E già fare questo è giocare con l'equilibrio mentale; i giochi di specchi (Herman Hesse li usa molto); ci si mette a rischio...
Una poesia quasi descrittiva, concettuale, in cui si sente il peso dell'autoriflessione dell'Autore addolorato ma consapevole d'esser stato parte attiva dell'evento.
Apprezzabile molto.
Applause

 

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