Giuseppe Ungaretti, poeta ermetico, cofirmatario del manifesto degli intellettuali fascisti e accademico d'Italia. Giuseppe Ungaretti nasce il 10 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi, trasferiti in Africa per lavorare alla costruzione del canale di Suez. A due anni il poeta subisce il primo lutto in famiglia: la morte del padre. Il periodo egiziano lascia nella mente dello scrittore ricordi esotici, uniti a esperienze giovanili di consolidate amicizie, come quella con il compatriota Enrico Pea, fondatore del circolo anarchico la "Baracca rossa". Nel 1912 Ungaretti si trasferisce a Parigi: studia per due anni alla Sorbona, segue le lezioni di filosofia di Bergson, ma non si laurea. Frequenta gli ambienti dell’avanguardia, venendo a contatto con Apollinaire, Picasso, Braque, e con gli italiani De Chirico, Modigliani, Soffici, Papini, Palazzeschi, Marinetti e Boccioni.
Giuseppe Ungaretti intervistato da Pasolini
Rientra in Italia nel 1914, si abilita all'insegnamento della lingua francese e lavora a Milano. Questo è il periodo in cui inizia la sua attività poetica. Allo scoppio della guerra, è attivo come interventista, si arruola come volontario ed è mandato a combattere sul fronte del Carso. Questa esperienza di trincea spinge Ungaretti a una profonda riflessione sull’effimera condizione umana e sul valore della fratellanza tra gli uomini: è l’uomo presente alla sua/fragilità. Nasce quindi in mezzo ai morti la sua prima raccolta (Il porto sepolto, 1916): "nel mio silenzio, ho scritto, lettere piene d'amore".
Giuseppe Ungaretti legge "San Martino del Carso"
Dal 1918 al 1921 vive a Parigi, lavora presso l’Ambasciata italiana ed è corrispondente per il giornale fascista il "Popolo d’Italia". Durante il suo soggiorno francese sposa Jeanne Dupoix e pubblica con Vallecchi la prima edizione di Allegria di Naufragi (1919). Il nome della raccolta indica la gioia del sopravvissuto alla tempesta, di colui che, avendo visto la morte vicina, sa apprezzare la vita: "E subito riprende il viaggio, come dopo il naufragio, un superstite lupo di mare". Ungaretti è dunque il poeta delle emozioni forti, che richiedono un’immediatezza espositiva, giocata sull’impiego di analogie e sulla rottura delle regole della metrica tradizionale. La punteggiatura è annullata, la disposizione della parola nello spazio bianco del foglio assume un’importanza fondamentale che concorre a scandire il ritmo nella declamazione poetica. Ogni parola racchiude in sé un concetto, per questo l’autore opera una scelta ben calibrata del lessico, che con la sua semplicità riesce a rendere con pienezza tutta l’amarezza e il dolore della sua prima produzione.
Giuseppe Ungaretti parla della sua vita
A causa della precaria condizione economica, nel 1923 si trasferisce vicino Roma, a Marino, e viene impiegato al Ministero degli Esteri. Nel 1925, Ungaretti firma il Manifesto degli intellettuali fascisti. Nel 1931 esce l'edizione definitiva, de l’Allegria, il volume pubblicato originariamente nel 1916 con il titolo Il Porto Sepolto, quindi nel 1919 con il titolo Allegria di naufragi e di nuovo nel 1923 con la prefazione di Benito Mussolini. La raccolta Sentimento del tempo, datata 1933, segna l’inizio dell’avvicinamento alla fede religiosa, che rappresenta per lo scrittore l’ultimo appiglio dell'uomo smarrito di fronte alle angosce esistenziali e al dolore della morte. Il recupero fideistico da parte dello scrittore comporta la ripresa di una metrica più tradizionale che vede l’impiego dell’endecasillabo e del settenario.
Documentario di RaiEducational su Ungaretti
Dopo un periodo di lavoro come corrispondente della "Gazzetta del Popolo", che lo vede impegnato in diversi viaggi all’estero, nel 1936 è chiamato in Brasile a insegnare letteratura italiana all’Università di San Paolo. Durante il soggiorno americano, il poeta, che in pochi anni aveva visto la morte della madre e del fratello, è ora colpito da un lutto ben più grave, la morte del figlio di nove anni. A questo tragico evento sono dedicati molti dei versi raccolti nella prima parte de Il dolore, in cui l’uomo ungarettiano lotta per conservare la fede di fronte agli imperscrutabili disegni divini: "In cielo cerco il tuo felice volto, ed i miei occhi in me null'altro vedano, quando anch'essi vorrà chiudere Iddio..."
Immagini della prima guerra modiale con poesie di Ungaretti
Nel 1942, a causa del conflitto mondiale, ritorna in Italia: gli sono conferiti il titolo di Accademico d'Italia e la cattedra di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Roma. Alla fine della guerra, dopo una serie di difficoltà legate al suo collaborazionismo con il regime fascista, è confermato docente universitario e Mondadori comincia a pubblicare le sue poesie: Il dolore (1947), La Terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952), Il taccuino del vecchio (1961) e Vita di un uomo (1969). Questa ultima raccolta racchiude tutta la sua produzione poetica, inclusi i suoi saggi critici e le sue traduzioni, tra cui Gòngora, Mallarmé e Blake. Ungaretti termina così la sua opera letteraria, un anno prima della sua scomparsa.
Opere
Il porto sepolto (1916); Allegria di naufragi (1919); Sentimento del tempo (1933); Il dolore (1947); La terra promessa (1950); Il Taccuino del Vecchio (1960). Su piano poetico la vicenda di Ungaretti, riconosciuto maestro e iniziatore dell'ermetismo, procede da un'iniziale ribellione contro le forme poetiche tradizionali a una lenta e faticosa realizzazione di una volontà di canto che lo porta a riconquistare, rinnovandolo, il tradizionale endecasillabo. Sul piano umano, invece, il poeta procede da un'iniziale constatazione della solitudine e del dolore dell'uomo, relitto di un naufragio, alla drammatica riconquista delle certezze offerte dalla fede, alla coscienza di ripercorrere, nell'esperienza dolorosa della propria esistenza, una strada che è comune a tutti gli uomini.
La scoperta della parola
Già nella sua prima raccolta, Il porto sepolto, confluito poi nell'Allegria di naufragi, appare un aspetto peculiare della sua poesia: lo stretto legame tra poesia ed esperienza biografica. Battutosi a favore dell'intervento militare, Ungaretti scopre in prima persona la cruda realtà della guerra, un'esperienza che lo segnerà per sempre. La scoperta della precarietà della condizione umana in tale situazione comporta il ripudio di ogni esperienza metrica precedente, secondo una scelta che è prima etica che estetica. Dall'accostamento di parola a parola nasce la scintilla, il rapporto analogico; ogni struttura metrica tradizionale viene frantumata, la punteggiatura scompare, la musicalità del verso fine a se stessa, respinta. Nei temi e nella materia dell'Allegria è evidente una marcata presenza biografica, visibile nell'uso insistito dell'aggettivo dimostrativo e possessivo, nell'indicazione precisa di luoghi e di date di molti componimenti. La vita appare al poeta come il naufragio di tutte le illusioni e delle speranze nutrite nella prima giovinezza. Egli ricava un senso di precarietà della vita, concepibile soltanto come vagabondaggio. La condizione umana è contraddistinta dalla solitudine e dalla fragilità. La sofferenza, tuttavia, genera un sentimento di solidarietà e di fratellanza fra gli uomini. E, anche nel pericolo, affiora di tanto in tanto l'"allegria", la gioia di vivere.
Sentimento del tempo
Ungaretti supera l'autobiografismo nelle raccolte di versi successive e cerca di dar voce a conflitti eterni, a drammatici interrogativi, - la ricerca di certezze e di approdi, il mistero -, alla tensione esistenziale, al doloroso cammino per superare la pura terrestrità. La guerra non fa più da sfondo alle liriche. I temi trattati, oltre al dolore e al mistero dell'esistenza, sono la morte, la memoria, la poesia come capacità di impedire la distruzione del ricordo. Ungaretti ritrova, nel Sentimento del tempo, i metri e i moduli della tradizione, che non vengono però pedissequamente ripresi, ma escono rinnovati, perché il poeta vi cala dentro il precedente affinamento nella ricerca della parola già sperimentato nell'Allegria. Il lessico si ispira alla tradizione classica, la sintassi è più articolata. Si può dire che in questa raccolta la frase si sostituisca alla parola Ungaretti avverte ormai il procedere della vita dell'uomo in analogia col procedere delle stagioni. Caratteristici sono anche i riferimenti alla mitologia.
Il dolore
Il sentimento del tempo e il rapporto tra contingente ed eterno, l'esperienza meditativa che sostiene e innalza la poesia della sua seconda raccolta torneranno intrise di echi autobiografici nella raccolta Il dolore, che comprende liriche scritte dal'37 al '46 e trova nelle sezioni "Giorno per giorno" e "Roma occupata" i suoi più alti esiti poetici. La prima raccoglie 17 liriche in memoria del figlio Antonietto morto in Brasile: vi figurano la rievocazione del bimbo morente, il costante ricordo nella prospettiva della memoria, la perennità di un affetto e di un dolore che il tempo non lenisce, la malinconia indimenticabile di certe aperture paesistiche. I lutti familiari, che costituiscono qui materia del poetare, comprendono anche la morte del fratello, l'unico testimone rimasto dell'infanzia del poeta. La vita appare ad Ungaretti intrisa di violenza e sofferenza e con una fine ineludibile. Nonostante i temi dolorosi trattati, emerge tuttavia sommesso un sentimento di fiducia e di speranza verso la vita e gli uomini, un recupero di religiosità non ortodossa, ma genericamente umana. Il poeta lungi dall'esprimere isolamento debolezza e passività, manifesta forza e solidarietà verso gli altri uomini.
La poetica
La formazione culturale di Ungaretti avviene in quella Parigi di inizio secolo, che è il crocevia di tutte le avanguardie artistiche. La parabola poetica di Ungaretti si inserisce nell'alveo del Decadentismo, più precisamente in quella corrente letteraria denominata ermetismo, di cui Ungaretti è un caposcuola. Gli ermetici ricercano la parola essenziale, spogliata di tutti i significati accademici e retorici, la parola pregna di significato spirituale. La poesia, che nasce da questa ricerca di integrità della parola, si fa essa stessa essenziale e pura. Nei componimenti degli ermetici prevalgono la brevità, il frammento, l'assenza della punteggiatura. La realtà non viene colta nelle apparenze, ma, per via analogica, nell'immediatezza; il verso deve fissare l'attimo.
Dannazione
da L'allegria - Il porto sepolto
Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perchè bramo Dio?
Mariano, il 29 giugno 1916
***
Veglia
da L'allegria - Il porto sepolto
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
***
Senza più peso
da Il sentimento del tempo - L'amore
Per un Iddio che rida come un bimbo,
Tanti gridi di passeri,
Tante danze nei rami,
Un'anima si fa senza più peso,
I prati hanno una tale tenerezza,
Tale pudore negli occhi rivive,
Le mani come foglie
S'incantano nell'aria...
Chi teme più, chi giudica?
1934
Brani tratti dai seguenti siti (clicca sui link per collegarti alla fonte):
http://www.italialibri.net/autori/ungarettig.html
http://www.interruzioni.com/ungaretti.htm
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