In punta di piedi,
senza fretta nel malinconico silenzio
mi guarda il giorno del mio compleanno
dal consueto sapore d’assenzio.
Il genetliaco
della mia nostalgia
anche quest’anno è giunto in un fremito di ciglia.
Il ricordo nella struggente sinfonia di un’ alba indaco
l’anima artiglia
ora che attendo sola
l’incombere della notte al desolato crocevia
dell’esistenza.
Vola via raminga la vita
nel segno del disamore e dell’assenza.
In alto l’amaro calice
berrò fino all’ultima goccia,
mentre sul ponte della Memoria
fluisce impetuosa e devastante
della rimembranza la roggia
nel pianto del salice.
Dove saranno le rose bianche
il dolce bouquet
che ogni ventisette giugno
compravi soltanto per me,
la carezza angelica delle tue mani da pianista
alabastrine e stanche.
E la bella pergamena di carta di Firenze,
le genziene blu da diadema al giglio fiorentino,
le parole amorevoli che scrivevi
nel bacio di luce dell’estivo mattino.
Mi pare
nel pianto rugiadoso dell’aurora
d’averti ancora vicino,
oltre il tunnel dell’angoscia del mio oggi
di giorni incendiati
respirando veleno e grisù.
C’inerpichiamo sereni e placati
insieme
per gli agresti sentieri degli umbri poggi.
Dove sarai ora
mia rondine, Tu?
Le rose nivee
le rivedo ancora
nel palpito del mio cuore.
Ogni anno
nell’abbraccio d’ombra d’estemporanee tregue
mi restano soltanto in pioggia malinconica di candidi petali
e spine
nei rovi senza tregua della mia solitudine.
Soltanto per Te
mio esule sovrano
sbocciano ancora
nel crepuscolo di lacrime di porpora.
Oltre la vita dal fatale inganno
nella nostalgica remora
fremono nella fragranza dei ricordi
soltanto per Te
nel sospiro della sussurrata ora.
Adesso che il tuo sentiero
senza stelle
è perdutamente lontano
nell’ombrosa quiete del cipresso
e solo nella memoria
ti sorrido
mi perdo nel profumo millenario del tuo abbraccio
ti prendo per mano,
mio amato e rimpianto re di maggio.

auguri a te. una poe molto profonda e triste che si fa apprezzare