Ipocrita, subdolo,
il meccanismo perverso
del dolore,
e la memoria non è che
il posto
usato per collocare scorie
e piccoli drammi.
Dormi e pensa
che, in fondo,
un abisso non è che
incomprensibile oscurità.
Allora scava,
illumina,
guarda.
Poi, scrollati di dosso
la croce che porti.
E se ti avanza tempo,
ascoltami.
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"...che da piccoli eravamo frutti e non lo sapevamo e da grandi siamo fiori e ce lo dimentichiamo..."....ma ora sappiamo e possiamo non dimenticare... sta a noi dove e come guardare...è il viaggio dell'eroe/eroina dentro se stesso/a
Uno stendere in versi pensieri attivi per sè e per altri, universalizzando per non perdersi.
Una sofferenza sottile, un dolore pungente, tollerabile, costante, pare essersi impadronito dell'Autrice.
Sminuire la memoria e voglia di abisso a volte è bisogno di fuga o di cambiamento. Qualcosa da chiarire che così come è, pesa.
E c'è l'altra parte di sè che rompe, stuzzica...
E quel bisogno d'amore che grida, inascoltato
Molto intimista e autoriflettente, pare a me.