EE FF e Donatella 44
Ecco due poesie molto femminili, in base ad una definizione che potrebbe sembrare riduttiva. Ma non lo è, perché la femminilità va intesa come capacità della donna di guardarsi dentro, di conoscersi senza giudicarsi, di saper scavare a fondo nel proprio intimo proprio perché non si tende ad un "verdetto". Sono due donne che si osservano e si analizzano per fare un consuntivo, di quelli che ci colgono lasciandoci in silenzio, a meditare su quel che siamo e quel che ci resta.
Elena e Donatella, però, sono anche due poetesse e la loro particolare sensibilità le soccorre, permettendo loro di volgere in versi la meditazione. La forma è particolarmente elaborata, volutamente studiata per compiere una sintesi centellinata, per tracciare un bilancio che non scorra via, per dare valore al momento di raccoglimento. Le due autrici scrivendo si raccontano ma, soprattutto, si conoscono. Anche gli scenari in cui incastonano le due poesie suggeriscono il tema del cammino, del volo.
Più classica Elena, più linguisticamente ardita Donatella, entrambe riescono a disegnare il quadro di una femminilità limpida e coraggiosa, vestita di un abito letterario che induce a più letture, per cogliere significati e sfumature celati dalle parole, sempre ricercate: un cammino che al lettore regala sensazioni dense, dai profumi potenti.
Questi i post originali delle due poesie:
Questi i blog delle due autrici:
Poesia nell'alba
di EE FF
Pesa la malinconia
aggrappata ai miei pensieri
in un tempo fermo appeso al cielo
e s’affatica il volo
Aspettando di scalare rocce
per raccogliere ginestre
e amore vero
m’arrampico d’ardesia
per sognare in aria
mentre sul pavimento
si spengono le luci
tra trucchi e abiti da scena
La solitudine mi rende insonne
mi tace nella notte
rammendando rotte lise
percorse ad occhi chiusi
e ali lacerate in volo
mi disegna sorrisi dovuti al giorno
mi sospinge
discretamente ferma
in poesia
sulle orme del tramonto
per gioire
immediatamente
nell’alba oltre l’orizzonte.
Fichi d'india
di Donatella 44
di tenebra le scarpe, alla luce inciampo
nelle ossa raccolta dal mio ventre,
resine di germogli umani
filtrate da ventricoli e camere d'aria
dal mio-card(i)o che strappa le proprie radici
consegnandole al mare perché ibrido
cresca fichi d'india azzurri di fiori e frutti
intrecciati alle gomene, scalzi di spine
ora uncinate al mio stolto sorriso.
Donatella, 18 agosto 2008