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Il giorno in cui incontrai Gea

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Poesia / racconti di sortilegio

Era estate, ma pioveva.
Piove anche d'estate, a volte.
La incontrai che camminavo lungo un fiume o forse era un'autostrada.
Incrocia i suoi occhi e mi ferma di colpo, lei, senza dire nulla mi baciò.
Andammo in un prato, di quelli che vedi nei film, senza la cacca di mucca, perchè io trovo sempre cacca di mucca nei prati.
Mi disse:
- vieni, non ti spaventare.-
Così, naturalmente mi spaventai.
Arrivammo in una valle, piena di larve bianche di tutte le dimensioni.
Uno schifo, ma c'era Gea e non ci feci caso, si fa per dire, però non puzzavano.
- cosa sono le chiesi?-
Lei mi guardò e rispose.
- sono vermi che dormono e stanno sognando.-
Un brivido mi percorse la schiena, era Matrix?
Chiesi con molta esistazione.
- cosa sognano?-
Lei sorridendo a mezza bocca e dopo avermi dato un bacio disse.
- sognano di essere uomini e di vivere.-
Il gelo mi prese la schiena.
- dunque è questo? siamo vermi che sognano e quando muoiono si svegliano? siamo questo?-
Lei mi baciò di nuovo.
- non tutti, i poeti dell'abisso sono diversi.-
Poi mi prese per mano e iniziammo a volare.

Commenti

    Ancora un tuo splendido

    Ancora un tuo splendido scritto che tocca il cuore... bravo!

    I poeti dell'abisso

    ninì
    mi sto sforzando di capire...non così per quei vermi che sognano di diventare uomini...Sciascia divideva gli uomini in uomini , mezzi uomini , ominicchi, e quaquarquà...associo quest'ultimi ai vermi di cui parli...