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In terza rima
(Canto I)
Al termine di questa mia giornata,
non lieve, ma pesante e molto dura,
per le cagnare e il caldo, una boccata
*
intendo respirare d'aria pura
e profumata: vino, donne e canti
che tengano lontana ogni iattura.
*
Vino il Maestro ne offra a tutti quanti
e canti tutti intonino giulivi,
tranne chi emette quei suoni assordanti
*
per i quali ho già usato altri aggettivi.
Donne, indossate le più belle vesti,
e andate incontro, dive, ai vostri divi,
*
che, con debita grazia, lievi e lesti,
le vesti, dopo un epico banchetto,
vi toglieranno, ma per atti onesti.
*
Si sta più freschi nudi dentro il letto,
leggendo un libro o una buona rivista;
al resto penseranno fame e affetto.
*
A colei che di me fece conquista
offro quei tanti "immortali trofei",
che acquisii per "piacer di porli in lista".
*
Ho sconfitto giganti e semidei,
gnomi, draghi, stregoni e sagrestani,
eunuchi bizantini e farisei.
*
L'ho fatto perché tutti questi cani
soltanto con la loro sciocca essenza,
degna dei macellai americani,
*
davano noia alla vostra esistenza,
o imperatrice (così almeno credo);
e se così proprio non fu, pazienza!
*
Ma gli occhi vostri già brillare vedo
ed è splendore: uno splendido gioco
e lentamente verso voi incedo,
*
sì ch'entro voi "...miei versi abbiano loco".
L'arte sublime della terza rima
esige, come noto, un bravo cuoco,
*
che sappia d'ogni vetta andare in cima.
Credo, signora, che voi lo farete:
nulla vi manca, avete la mia stima;
*
e penso alle tantissime ore liete
in cui noi suoneremo a quattro mani,
spegnendo altrove, poi, la nostra sete.
*
E non son certo, questi, sogni vani,
anche perché (Ariosto, lo permetta!)
il più facinoroso dei villani
*
ammazzerò quanto prima in diretta,
per dedicarmi, dopo, a voi soltanto,
se ciò che affermo vi garba e vi alletta.
*
Non sono come quel "...che si diè' vanto"
di vendicare Tizio e andò cianciando,
fintanto che, quasi all'ultimo canto,
*
nelle mani finì del Conte Orlando.
Il duello diretto ed esiziale
a lui propongo ancora di rimando:
*
si lotterà, però in tempo reale,
sotto il controllo di un arbitro attento,
limpido, scrupoloso ed imparziale.
*
Mezz'ora, come dissi (e non mi pento),
tra un pezzo e l'altro, ma basta anche meno,
senza sbagliare ritmo, rima, accento.
Ho le mie frecce intinte nel veleno.
Perché non è sempre terza?
All'inizio e alla fine non ci sono terzine, sig. proconsule.
Però mi pare che scorra benino, a parte le solite polemiche.
Sulaiman
TECNICAMENTE IMPOSSIBILE
La terza rima, che è incatenata, esige, per ovvi motivi che si ricavano dalla lettura un'apertura e una chiusura di due versi a rima alternata che new contengono uno facente parte della prima e dell'ultima terzina contengono il verso della prima e dell'ultima terzina; diversamente si dovrebbe continuare all'infinito.
Antonio Fabi
Giusto
Giusto chiarimento
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Scrivere è la liberazione dell'animo
L'IMPERATRICE
è Giunone Giove, naturalmente.
Antonio Fabi