ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
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"Lavori in corso"
di
Animadellalupa
La porta è socchiusa, e dall’eco percepisco che dentro c’è ancora ben poco mobilio. Busso, chiedo permesso, ma nessuno mi risponde entro, seguo il rumore del martello che picchia contro qualcosa e mi ritrovo davanti ad una scala, vicino ad una finestra in cima un uomo poco più di 30 anni, 12 meno di me praticamente ha uno sguardo che va oltre al semplice guardare sento che mi scruta dalla punta dei capelli sino a quella delle scarpe e dopo un brevissimo silenzio ovviamente mi chiede "cosa cerco o desidero" me lo chiede con tono malizioso, potrei rispondere maliziosamente, ma scelgo di lasciar stare e passare al vero motivo che mi ha spinta ad entrare in casa sua. Sono la sua vicina, ho sentito dei rumori e ho pensato di chiederle se "può prestarmi 5 minuti il martello?" "dovrei mettere qualche quadro e andare a comprare un utensile per soli due secondi mi scoccia, sono scortese se aprofitto?" "Direi parecchio!" Rimasi fredda ad osservarlo, ma quando lo vidi sorridere mi accorsi di quanto fossi in realtà permalosa. "Non voglio sembrarle chi non sono, in cambio le offro un caffè, vuole?" Scese le scale e prese ad incamminarsi silenzioso verso la porta "Che fa? non mi offre più il caffè? ritrattaaaaaaaa" Divertita corsi verso di lui "Certo certo, andiamo!" Aprendo la porta senti i suoi occhi percorrere la mia schiena, il mio culo, e le mie gambe Lo sentì così forte che per un solo attimo provai persino imbarazzo, accesi la luce dell'ingresso, spalancai la porta lanciando come ogni sera le scarpe lontane e lo invitai ad andare in cucina ed aspettarmi, non ho mai sopporto rientrando di restarmene vestita, corsi quindi a togliermi gonna e camicia, per poi ripresentarmi avvolta da un solo kimono di raso nero e scalza "Che ne dice se mentre faccio il caffè, metto i chiodi?" Mi passò il martello allungai la mano per prenderlo, lui diede un lieve strappone, lo fissai dentro gli occhi, quasi a chiedergli a che gioco giocasse Poi strattonai il manico e con il martello tra le mani andai verso la parete I suoi occhi continuarono a guardare ogni mio movimento sino a procurarmi una certa eccitazione eccitazione che non riuscivo a nascondere visto il tessuto sottile del kimono, non potevo restarmene a lungo rivolta verso il muro, mi rigirai cercando di apparire l'indifferente, ma ritrovai ad attendermi il suo sguardo tra i seni, quasi come se fosse stato certo di vedere i miei capezzoli così attenti e prepotenti per lui. La moka prese a borbottare, l’odore del caffè si mescolò al mio e suo odore "Ecco qui !!"… misi il vassoio con due tazzine, lo zucchero ed il martello tra noi sul tavolo e aggiunsi "io comunque sono la sua vicina Lucrezia, piacere!" Si alzò dandomi la mano "Piacere mio, io sono LELE" Prese il caffè sottolinando che aveva fretta, e aggiunse che se lo avessi incontrato con la sua donna sulle scale, avrebbe preferito non farle capire che ci si conosceva, perché gelosa. Gelosa? E di cosa? Di un martello e un caffè! O no! È che lei ... mi conosce ed è gelosa Non credevo alle mie orecchie, pensai che era un vero presuntuoso E con tono goliardico aggiunsi “ … mamma mia, stai a vedere che ho Rocco Sifredi come vicino e non lo sapevo! Wowwww” sentivo che pure lui era pemaloso, lo si avvertiva a pelle, ero certa che lo avrei infastidito, ma mai avrei pensato di sentirlo arrivare contro di me in quel modo, spostò i miei capelli, e prese a baciare il mio collo, le sue mani sui fianchi, mi accarezzano con determinazione ed io mi riscopri a non sapergli dire “di fermarsi” sarei stata ipocrita a dirgli che "non volevo", perché da quando lo avevo visto in realtà non pensavo ad altro e forse eravamo così uguali epidermicamente che era impossibile mentire al richiamo delle nostre voglie, mi ritrovai così a baciarlo con una passione travolgente, quasi morbosa, succhiando le sue labbra, mordicchiando la sua lingua, mentre sentivo il suo sesso duro pigiare contro di me, le sue mani andavano ovunque, le sue unghie rigavano la mia pelle, non si curavano che potessi avere pure io qualcuno di geloso da dover rendere conto, e lo facevano così in modo spudorato che mi era impossibile non percepire che stava dicendomi che mi sentiva sua da sempre … cosa mi stava succedendo non lo capivo, era un emozione troppo intensa da descrivere, una passione priva di limiti, dove tutto era concesso e nulla vietato, mi ritrovai perciò sopra e sotto di lui, lo accolsi ovunque senza mai dirgli “no” - “non voglio” - “mi fai male” la sua prepotenza mi eccitava, in certi momenti desideravo persino aumentasse l’intensità, presi così a sbaciucchiarlo modì ventosetta, presi a rigacchiarlo con le unghie sul petto, scendendo gli domandai cosa avrebbe detto la sua detective se ci avesse visti ed evidentemente lo avevo capito benissimo, perché prese con decisione i miei capelli e iniziò a tirarli, quasi come se volesse trascinarmi per tutta la casa, non mi fregava nulla della sua reazione, anzi se devo essere sincera sembrava incitarmi al peggio, nonostante lui fosse violento di suo, era come se volessi capire sin dove volesse o potesse arrivare continuai quindi a dire cose, consapevole che lo avrebbero fatto sempre più indignare, sino a quando, mi spinse in ginocchio, prese la mia testa e iniziò a fottermi la bocca con violenza, la sua eccitazione mi riempiva, spesso il respiro veniva meno, ma mai avrei dato a lui la soddisfazione di dirgli basta, tenergli testa era eccitante, e quando lo senti innondarmi del suo sapore la gola, trovai la cosa così intensa da non saper trattenere il mio godere “lo sapevo che eri troooia!” mi disse allacciandosi i pantaloni riprese il martello e uscì … non rimasi spiazzata dal suo fare, ero sicura avesse agito così, com ero sicura che avrei saputo attendere altri momenti per poi rifarmi viva, momenti che tardarono poco, infatti alcune ore dopo vidi la sua donna entrare in casa, la senti pure godere, per poi poco dopo udirli mentre si salutavano sulla soglia, aspettai di sentire il portone chiudersi, la luce delle scale spegnersi e suonai così alla sua porta certa che avrebbe pensato a tutto, ma non a me lo senti dire "chi è?" diverse volte al citofono, per poi finalmente dare il tiro al portone aspettai due minuti e bussai m'aprì la porta convinto che fossi lei, convinto avesse dimenticato qualcosa e rimase senza parole nel vedere che qualcosa era cambiato ad aver voglia di lui questa volta ero io e senza problemi ero andata a prendermi qualcosa lasciato in sospeso da me ore prima, scopammo tutta la notte, finchè stanchi crollamo sul letto a fare all’amore era l’inizio di qualcosa senza fine fatto di lividi sulla pelle e al cuore fatto di perversioni e sentimenti dove tutto parlava di noi e nulla più avrebbe taciuto.
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