ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
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"L'attesa"
Racconto erotico di
Animadellalupa

...avevo preso al volo l'aereo per Palermo e decisi di attenderlo al Hotel Astoria Palace, ero in grande anticipo, quindi ne aproffittai per una doccia e dormicchiare un po'. Le luci del giorno iniziarono a farsi strada sui tetti delle abitazioni vicine e le macchine presero ad essere nei vicoli sempre più frequenti, il mio telefonino finalmente trillò per avvisarmi che qualcuno mi aveva scritto. "Ancora pochi attimi è sarò lì!" sapeva la stanza, quindi decisi che farmi trovare addormentata sarebbe stata un buon inizio per entrambi, restai così distesa sopra ad un letto quasi intatto ad attendere che quella porta si aprisse ... senti l'ascensore fermarsi al piano, il suo passo fermarsi davanti alla porta, bussò pianissimo e dopo aver riprovato più volte finalemente optò per aprire. "Lucrezia, Lu" disse con un fil di voce, "dormi?!?!" restai ferma, godendomi il suo sguardo mentre mi percorreva le curve del corpo nascosto solo da un leggero sottoveste e un intimo curatissimo, si sedette al bordo del letto, vicino ai miei piedi, la sua mano paffuta mi sfiorò le caviglie, disegnando sul tallone lievi ghirigori, la mia pelle tremò, la pelle d'oca testimoniò quanto quel suo modo mi piacesse, non mi vergognavo di certo, ma volevo prendere la cosa con tranquillità e non solo ... la sua mano salì, percorse curiosa le mie gambe, sino al bordo del sottoveste, a pochi passi dal mio gluteo, avrebbe voluto osare, ma nel dubbio decise che sarebbe stato meglio attendere. Trattenni il sorriso e solo dopo essermi accertata di poter mantenere un buon autocontrollo lenta mi girai verso lui, facendo scorrere la sua mano sul mio fianco sino a fermarsi a pochissimi centimetri dalla mia natura, mi divertì vederlo impacciato, eccitato, nel comprendere quanto volesse spiegarmi, pur capendo che non ci avrei creduto ... non immaginava di certo che ero sveglia, anche se questo da una femmina devi sempre aspettartelo ... quella camicia bianca gli donava veramente, ed il pelo folto sul petto lo rendevano tremendamente eccitante, la mia mano iniziò così a sbottonare i polsini proseguendo verso quelli che gli avrebbero completamente liberato il villoso petto, le mie unghie percorsero i suoi capezzoli, pizzicandoli leggermente, non perse tempo, nulla fu sprecato ... nulla!
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