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Sia chiaro: non voglio essere cattivo,
ma la satira impone "cattiveria",
solo per divertirsi, valido motivo,
ché, altrimenti, sarebbe una miseria.
Mi sono, tutt’al più, solo difeso,
da qualche marinaio troppo acceso.
Sia chiaro, beninteso:
benché attaccato non mi sono offeso,
di fronte a qualche stupido dispetto:
chi guarda bene, bene s'avvedrà
di come attuale sia un mio vecchio detto:
"Logora l'ironia chi non ce l'ha".
Sia chiaro, in verità:
a chi mi si vuol sfidare in questo campo,
più del fioretto consiglio il randello:
così avrà modo di non darmi scampo,
salvo inciampare in qualche suo budello.
Tutti sanno che il lampo
di Giove e di chi ad esso è equiparato
è più veloce assai del suo boato.
x rullianus
giovannicapodicasa
Ahimè ella poeteggia
meglio di cirano
per cui piano
per la vergogna
sfuggo la di lei gogna.
Non che il mio budello valga molto
ma proprio non mi va che mi sia tolto.
.......
Complinenti vivissimi. E' tempo che si ripropongano le forme che hanno fatto la storia della poesia... di un tempo. Si può sperimentare perchè no, ma prima si impari a poetare.
Con stima e ammirazione.
Gianni Capodicasa
PARTICOLARMENTE BENACCETTO
questo commento di Giovanni Capodicasa (i cui lavori ho avuto modo di apprezzare), non tanto perché indirizzato alla mia scherzosa invettiva (che rientra tra quelle proprie del miles gloriosus), quanto perchè si pone come un intervento "sul metodo", per così dire.
Non si tratta di negare a chichessia il diritto di scrivere, di sperimentare, di esprimersi in versi più o meno collegati ai canoni classici, non sempre necessariamente antichi.
C'è, però, un limite invalicabile, che è tale perché oltrepassarlo può sfociare nella slealtà e in contenuti grotteschi. Mi riferisco a quanti sostengono che la metrica non possiede "anima", che è superata, che, appunto, per produrre poesia bastano i sentimenti, il cuore, e via lacrimando.
Talvolta si portano ad esempio Leopardi, Ungaretti, Montale, dei quali si dice che non avrebbero mai o quasi mai costretto la loro forza espressiva entro rigide regole formali, il che, come noto, è una panzana colossale.
Il guaio più grave si verifica, poi, quando i detrattori della metrica provano a cimentarsi con essa producendo clangori sgraziati e assordanti.
A questo punto non è più possibile assolvere i Pontiliani di turno.
Grazie, Giovanni, e ad maiora.
Anton
Antonio Fabi