Notte agitata, emigro volutamente, e immersa in onde
salmastre ricerco orizzonti liberi.
Iodio ritempra respiri profondi. Orme passeggiano guidate
da moti infiniti. Rotori svolazzano disturbanti rompendo
note perpetue. Osservo, questo strano moto prima lento,
poi rumoroso, in seguito volutamente manifesto. Natura
percepita fin dentro le ossa. Sensazioni epiteliali,
umida sabbia, alghe viscide avvolte: giovani caviglie.
Proseguo, senza meta sull'arenile umidiccio. Tepore
che mi avvolge rassicurante: tenera nostalgica coperta
atavica.
Ricerco atavici movimenti animali. Corro, aria percepita
festosa, libertà del corpo...
Assisa, sul bordo del talamo invecchiato, ritorno al
faticoso respiro dell'uomo che dorme. La luce
azzurrina di un vecchio orologio consiglia un riposo
obbligato.Lacrime scorrono nella notte, singhiozzi
repressi. Stramaledetto desiderio di moti liberi. Solo
una dolente nostalgia.
Ossessione di libertà: incubo costante.
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Lirica dai toni, credo volutamente, drammatici per dare il senso del desiderio di liberarsi da un qualcosa che appesentisce l'anima ... un incubo? un uomo che non comprende? uno stato di stasi umorale? Qualunque sia la cosa che tra queste che ha ispirato i tuoi versi, hai trasmesso bene lo stato di pathos ... piaciutissima!
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Scrivere è la liberazione dell'animo
Fuggire dall'incubo ed entrare nel sogno per esorcizzare la sofferenza ma la realtà se amara rende il risveglio inevitabilmente triste.