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Deriva e derivati

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Deriva e derivati

un racconto

di
Daniela Rindi

 

"Se ti lasci andare alla deriva, potresti scoprire che ti piace...ti piace cadere in basso, abbandonarti ad una voce sconosciuta, che ti fa tremare per il piacere, per il piacere della colpa! Il timore del gioco proibito, non è niente di più che un'immagine creata dalla tua testa, niente di più innocente, naturale, innocuo, non doloroso. E' come un sogno che galleggia nella mente, dove gelosamente custodisci i tuoi segreti. Nessuno può profanarti, se non l'immagine stessa che stai proiettando".

Perché ad un certo punto della vita di una donna s'insinuano nella mente questi pensieri? Certo è il sesso. A vent'anni non sai ancora cos'è, quindi non te lo godi per inesperienza e timore, a trenta sei troppo impegnata a conquistare l'uomo della tua vita e la testa insegue ben altri obbiettivi, trasformando il sesso in una merce di scambio, a quaranta sei sposata! Il sesso rientra nell'ambito di una settimanale pratica ginnica e presto ti rompi di frequentare sempre la stessa palestra. Il crollo arriva dopo i quaranta, quando superato le crisi esistenziali: gravidanza, parto e allattamento, ti ritrovi improvvisamente con un nuovo corpo, che detesti. La durata della crisi, denominata brutalmente di "mezza età", come se prima fosse stata una passeggiata, è variabile, dipende dalla tua sopportazione al dolore, all'autolesionismo, dopo di che c'è l'ineluttabile reazione. La smetti di piangerti addosso, cominci a trattarti meglio e ad elargire un po' più di vaffanculo.

Insomma riprendi in mano la tua vita. Generalmente inizi dall'attività fisica, con il restauro corporeo: rassodamento glutei e addome, tonificazione braccia e gambe. Fatto! Poi appuntamenti settimanali dal parrucchiere ed estetista, massaggi, mani, piedi e, perché no, pulizia del viso. Ok! Dopo di ché passi a nutrire lo spirito, riconquistando i tuoi spazzi. Ritrovi il piacere di leggere un libro fino alla fine, senza le infinite interruzioni che ti facevano ricominciare sempre dallo stesso capitolo, finendo col valutarlo un po' troppo ripetitivo e mollarlo lì sul comodino. Scopri che andare al cinema sola con un'amica non è poi così tremendo, che nessuno in sala punta il dito su di te, giudicandoti donna poco seria, o peggio, una lesbica. Inizi a capire che puoi permetterti di alzare il gomito ad una cena, senza sensi di colpa, solo perché la mattina devi portare le bambine a scuola, possono anche non andarci. Infine riscopri il piacere di un complimento maschile, di uno sconosciuto, che prima ti avrebbe solo urtato od offeso.

E' a questo punto che iniziano i pensieri strani, un solleticamento alle parti basse insolito, una curiosità morbosa verso l'intimità di un altro uomo, che non sia tuo marito. Cominci a fantasticare sui suoi comportamenti sessuali, i suoi desideri, i suoi gusti. Ti ritrovi sull'autobus ad osservargli le mani per cercare di capire come le usa, se con delicatezza o rudezza, come possa essere una sua carezza sul tuo seno. Gli guardi la bocca domandandoti se i suoi baci siano erotici come le mani, se le labbra e la lingua possano riuscire a toccarti l'anima. E lo sguardo cade sulla cerniera… come muoverà quel bacino, bello stretto e sodo! Chissà se farà contenta sua moglie, con movimenti secchi e decisi o lenti e morbidi? Così vorresti intrometterti nella sua vita come una cacca di piccione, improvvisamente e schifosamente.

Questi pensieri cominciano ad occuparti la mente più del dovuto ed è come se aprissi un varco in quella direzione, iniziando ad attirare situazioni prima impensabili. Potresti trovarti tranquillamente davanti al computer ed essere tentata da quel nome lampeggiante in basso a destra che ti chiede "ciao, posso?", iniziando un'avventura straordinaria. Inizi a rispondere a frasi di circostanza, chi sei, dove vivi, cosa fai, sei sposata? A questa risposta crei già l'interesse, perché subito lui cercherà di capire se sei una donna soddisfatta o cerchi storie. Devi decidere da che parte vuoi andare; se aprirgli la porta o sbattergliela in faccia, la porta. Le sue domande si faranno sempre più tendenziose e le tue risposte provocatorie. Ti stai immettendo in una strada a senso unico. Inizialmente provi un po' di fastidio, perché ti senti violata nella tua intimità e provi ad opporre resistenza bacchettando la mano che cerca di rubare la marmellata, poi lentamente, se ci sa fare, se esperto, riuscirà a coinvolgerti. Quando comincerà a chiederti come sei vestita sarà tardi per tornare indietro, per sentirsi una collegiale inibita e immatura.

Vai avanti per dignità e cominci a fare l'elenco della lavanderia: gonna, calza rigorosamente autoreggente, camicetta scollata, tacco…intimo! Di che colore? Il nero è banale, meglio rosso, al posto dello slip, tanga. Qui già lui mostrerà segni di sbandamento e proverà a trasmetterti la sua eccitazione, normalmente facendotelo immaginare duro. Di solito riesce. Cominci a sentire un leggero tremore addosso, perché in fondo è sempre uno sconosciuto che ti sta chiedendo di spogliarti! Ma tu ci stai e cominci a farti sbottonare la camicetta, a lasciarti accarezzare, lui inizierà ad infilare una mano sotto la gonna, per scoprire se veramente indossi il tanga, sì è vero e con le dita sposterà il filo, ti toccherà proprio lì, facendoti venire un brivido. La sua eccitazione sarà evidente con la richiesta: toccare per credere. Allora fai scivolare la tua mano sul suo grosso cazzo duro e inizi a descrivere le tue sensazioni di femmina vogliosa. Cominci ad aspirarlo veramente, perché lui adesso ti vorrà e userà tutta la sua dialettica per farti capire che non desidera altro che mettertelo dentro, tutto, fino in fondo. In maniera molto convincente. Allora chiudi gli occhi, abbandoni la tua sedia, il tuo computer, la tua famiglia, la tua casa e te ne vai con lui,

ti lasci andare alla deriva, scoprendo che ti piace…ti piace abbandonarti a quella voce sconosciuta.

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A parte i complimenti o notato che sei anche un ottima psicologa, bellissima descrizione, non sò se è tratta da una tua esperienza ma rispecchia in parte la mia, anche se non mi ci sento alla deriva, ciao, Gloria.

 
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siamo tutti parte di ciò che raccontiamo, anche inventando...

Daniela

 
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Mi complimento per la scelta delle immagini! Daniela

 

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