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[ 1948-2008.- 60° anniversario della stesura di uno dei massimi capolavori del novecento. Un mio modesto contributo.]
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___Era in una cella legato ad una seggiola circondata da quadranti, sotto una pioggia di luce accecante. Un uomo in camice bianco leggeva i quadranti. Si sentì aprire la porta, l’ufficiale dal volto cereo entrò con passo marziale, seguito da due guardie.
___“ Ti avevo detto che ci saremmo incontrati ancora” disse O’Brien il carnefice, il torturatore, il protettore, l’aguzzino e l’amico.
___“ Sì” rispose Matteo ricordando. Gli parve di ricordare anche un’altra volta che udì la sua voce, forse in un interrogatorio passato. C’era stato un momento che era tutto buio e la cella dove si trovava aveva preso forma intorno a lui.
___Giaceva supino, incapace di articolare qualsiasi movimento. Il corpo era tenuto e spinto verso il basso. Anche la nuca era tenuta saldamente in quel modo, aggrovigliata ai fili elettrici. O’Brien lo guardava con espressione grave e un po’ triste. Teneva la mano su un quadrante che aveva una leva in alto e cifre tutte intorno all’orlo.
___“ Dimmi chi sei, Matteo” chiese con voce paziente “ pensi di essere uno scrittore?”
___Matteo rimase a pensare, a guardare quella sua faccia aspra ed affilata, con le borse sotto gli occhi. “ Talvolta è capitato” rispose più tardi.
___Senza alcun preavviso, tranne un leggero movimento della mano di O’Brien, un onda di spasimo passò attraverso il suo corpo. Era uno spasimo orrendo, perché Matteo non poteva vedere quello che gli stava accadendo, non sapeva se quella cosa stava realmente succedendo o se ne provava soltanto gli effetti, per mezzo dell’elettricità. Ma il corpo veniva come contorto dal didentro, fino a snaturarne la composizione, fino a sentire distorte le giunture. Con aria assorta O’Brien si rimise a posto gli occhiali ed iniziò a fare qualche passo su e giù. Quando riprese a parlare la sua voce era cortese.
___“ Ti ricordi il titolo di qualche libro, Matteo?”
Non giunse alcuna risposta, solo un respiro rauco ed affannoso.
___“ Bene” approvò l’uomo “ cerca di ricordare qualcosa Matteo, prova a farlo”.
___L’uomo disteso sul lettino cercò di ricordare, di riordinare nella sua mente confusa qualche immagine nitida.
___“ Scrissi dell’India” disse lentamente “ e di santoni, della loro ricerca spirituale…di alcuni che stavano per trent’anni con le braccia conserte tanto che per mangiare dovevano essere imboccati, di altri che invece rimanevano per anni con le gambe incrociate, di un altro ancora che viveva unicamente su piani rialzati, senza mai toccare terra, era un tale di Benares, soprannominato dai vecchi coloni,’ Peter Pan’. Erano sette anni che non appoggiava i piedi a terra perché si era convinto che essa fosse progenitrice del male e del peccato. La sua abitazione era un percorso di passerelle sopraelevate, ponticelli che portavano dal letto al bagno, dal bagno alla cucina e così via…quando usciva di casa per andare in macchina i seguaci accorrevano per aiutarlo, porgendogli degli sgabelli e qualsiasi tipo di rialzo del tipo acqua alta a Venezia affinché non toccasse terra. Quando morì non misero la bara nella buca ma la appoggiarono in cima ad un trespolo metallico posto sopra una lapide, una lapide sopraelevata, all’esterno del…”.
___Un’altra tremenda, terribile scossa arrivò improvvisa a sconquassargli le membra. La cosa peggiore di tutte era la paura che la spina dorsale stesse per essere schiantata.
___“ Tu temi “ disse O’Brien guardandolo fisso in faccia “ che tra qualche minuto qualcosa si rompa. Hai paura, per essere più precisi, che ti si rompa la spina dorsale. Hai nella mente la vivida visione delle vertebre che si schiantano e del midollo spinale che ne cola fuori. E’ questo che stavi pensando non è vero, Matteo?”
___Matteo non rispose. O’Brien trasse indietro la leva sul quadrante. L’onda di spasimo si ritrasse con la stessa velocità con la quale era venuta.
___“ Era quaranta!” disse O’Brien. “ I numeri su questo quadrante arrivano fino a cento. Cerca di ricordartelo durante la nostra conversazione, che è in mio potere comunicarti una sofferenza fisica, in qualsiasi momento io voglia, e a qualsiasi grado o intensità io creda più opportuno. Hai capito?”
___“ Sì” disse Matteo.
I modi di O’Brien si fecero meno severi. “ Mi prendo la briga di occuparmi di te perché ne vale la pena, Matteo. Tu sei mentalmente confuso, soffri di una memoria difettosa, sei incapace di ricordare avvenimenti reali e cerchi di persuadere te stesso ricordando avvenimenti che non sono mai avvenuti in realtà. Le idee sono pericolose, capisci? La fantasia è pericolosa perché distrae dalla realtà. E’ di questo che ti devi rendere conto. Fortunatamente a tutto c’è rimedio. Facciamo un altro tentativo. Sei uno scrittore, Matteo?”
___“ No, non dovrei esserlo.”
___“ Ricordi qualcosa in merito a ciò che mi dicesti prima?”
___“ Non sono uno scrittore.”
___“ Non è una risposta adeguata. Scrivesti racconti sull’India?” chiese O’Brien.
___“ Forse in passato, non ricordo, non sono mai stato in India, non sono uno scrittore”.
___“ E’ qui che dobbiamo lavorare Matteo, è qui che dobbiamo lavorare “ disse O’Brien con aria inquisitrice ma nello stesso tempo simile a quella di un maestro che vuole insegnare ad un allievo promettente. Un foglio di carta apparve nelle sue mani e per cinque secondi si trovò a portata di occhi di Matteo. Era la fotografia di una copertina di un libro, ‘ La’ copertina. Il libro parlava di qualcosa di relativo all’India, il nome dell’autore non era visibile. Matteo la vide solo per qualche secondo, poi sparì dal suo campo visivo. L’aveva vista, per poco ma l’aveva vista. Non si poteva muovere neanche di un centimetro, era completamente bloccato, fece uno sforzo per muovere la parte superiore del corpo, per cercare di vedere ancora la fotografia, la ‘ Sua ‘ copertina.
___“ Esiste!” gridò.
___“ No” disse O’ Brien attraversando la stanza. Cera un ‘ buco della memoria, nella parete opposta e vi buttò dentro la fotografia della copertina la quale venne distrutta da una fiammata.
___“ Ceneri” disse “ e senza possibilità di essere identificate. Polvere, non esiste. Non è mai esistita!”
___“ Ma esiste! Esiste nella memoria! Io me la ricordo e anche tu te la ricordi!”
___“ Io non me la ricordo” disse O’Brien. ” Ripeti per piacere. Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”.
___“ Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato” ripetè Matteo sottomesso.
___“ L’ignoranza è forza.”
___“ L’ignoranza è forza” ripetè ancora. O’ Brien sorrise debolmente.
___“ Il passato non esiste, Matteo. Non vi è traccia nello spazio del passato. C’è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi e concreti, dove il passato sta ancora avvenendo?”
___“ No. Però il passato è registrato nei documenti, nei libri…”
___“ Certo, nei libri, e poi dov’è registrato?”
___“ Nella memoria, nella mente della gente.”
___“ Nella mente. Esatto. Noi del governo, controlliamo tutti i documenti, tutti i libri e tutte le memorie delle persone, quindi controlliamo il passato. Chi controlla il passato controlla il futuro”
O’Brien mise la mano sul quadrante. “ Matteo, tu scrivesti di santoni a Nuova Dheli? “
___Matteo pensò pochi attimi, poi parlò. “ Ricordo di aver letto o scritto, non so, di un santone a Nuova Dehli, un certo Mendhir Kaligir, il profeta della purezza corporea. Egli si era convinto a differenza del collega di Benares, quello dei piani rialzati, che il male si annidasse dentro di noi, nascosto nelle nostre viscere. Beveva litri e litri di acqua nel tentativo di purificarsi e ciò lo faceva continuamente orinare. Si metteva sotto un grande albero in giardino chiamato ‘ quercia della pulizia’ ed orinava. Con una mano reggeva lo ‘ strumento della purezza’ e con l’altra una canna dell’acqua collegata con il rubinetto della cucina, così il getto sull’albero risultava incredibilmente continuo. Rimase per giorni e giorni e settimane in quella posizione, venerato dai fedeli che oramai presi dal ritmo blando della vita di tutti i giorni, lo raffiguravano come un capitello sacro, immobile, una fontanella sempre funzionante, un simbolo da informazione stradale, e la grande quercia cresceva inarrestabile.”
___Fece a malapena in tempo a finire le ultime parole che il suo corpo fu invaso da un terribile dolore, il quale iniziò dal collo per propagarsi come un’onda violenta attraverso tutto il corpo. Egli giunse alla soglia del dolore, poi improvvisamente tutto cessò. Un ago si infilò sotto la sua pelle ed una sensazione di beneficio si diffuse in lui.
___“ Cos’è la fantasia, Matteo?” chiese O’Brien in maniera decisa “ cosa produce?”
___Di nuovo quella sensazione di impotenza si impadronì di Matteo. I suoi occhi corsero al quadrante. Non sapeva se la sua risposta fosse stata corretta, non sapeva se una risposta errata avesse potuto produrre sofferenze aggiuntive.
___“Cercherò di essere più chiaro” disse O’Brien “ la fantasia allontana dalla realtà, la fantasia fa pensare, fa nascere idee, fa conoscere. Conoscere è pericoloso e quindi l’ignoranza diventa forza. Le idee assumono pericolosità, e la fantasia si trasforma in un pericolo prima per te stesso e poi per la società intera” concluse allontanando temporaneamente le mani dal quadrante. O’Brien prese in mano un altro foglio ed iniziò a leggere.
___“In un aforisma si dice: ‘ la vita è come un paio di scarpe economiche: è scomoda e dura poco’ rivendichi la paternità di questa frase?”
___“ Certo! Non potete cancellare la memoria! Non potete annullare le mie idee!” disse Matteo dimenticando per un attimo il quadrante “ E’ nella mente della gente, non si può impedire alla gente di ricordare le cose!”
___Le maniere di O’Brien divennero di nuovo brusche. Posò una mano sul quadrante. “Al contrario” egli disse. “ Sei tu che non controlli la tua mente. Sei qui perché non hai umiltà, non hai disciplina verso te stesso, non hai voluto fare atto di sottomissione che è il prezzo della saggezza. Hai preferito essere un pazzo, essere minoranza. Solo le menti disciplinate possono vedere la realtà, Matteo. Ricorda:la realtà esiste solo nella mente degli uomini e in nessun altro luogo. La realtà non è ciò che vedi ma ciò che la tua mente vede. Questo devi imparare, ti devi umiliare prima di ridiventare intelligente.”
___Tacque per alcuni minuti, come per permettere a ciò che aveva detto di compiere il suo effetto. Poi riprese la parola.
___“ Tu hai cercato la salvezza nella fantasia e nell’irrealtà, sconfinando nella follia, nella finzione, credendo in realtà distorte, capisci?. Sei uno scrittore, Matteo?”
___“ No, non sono uno scrittore”.
___“ Lo sei mai stato?” Matteo non rispose. O’Brien prese un libro ed iniziò leggere.
___“ Qualcuno scrisse: ‘ un altro santone, folgorato da mistiche visioni, decise di coricarsi a morire in mezzo ad una piazza per dimostrare alla gente la fine fisica e la sopravvivenza dello spirito. Restò immobile per ore, fingendosi morto, era così concentrato sulla propria autodecomposizione che dopo qualche giorno fu mangiato vivo da un paio di avvoltoi. Nelle vie del centro, viveva un santone detto Sen, profeta dell’interiorità corporea, convinto che il dialogo con il Supremo fosse una cosa soggettiva, propria di ogni singolo uomo. Per questo non parlava da dodici anni ma non solo, non espletava alcuna funzione corporea perché considerata esteriorità. Date queste ultime peculiarità, egli era diventato un omaccione enorme, sempre nevrotico, frettoloso, passeggiava continuamente per reprimere lo stimolo alla vescica. Ovviamente la sua dottrina era in netto contrasto con quella di Mendhir Kaligir, il capitello orinante, ed i due spesso erano venuti alle mani. Più di una volta Sen tentò con furtivi raid, di abbattere la quercia della pulizia, mentre Mendhir provava a forza di pssssssssst a scaricare il bagaglio culturale del rivale ’ .”
___O’ Brien attese un pò, come in attesa di un commento, poi la stanza si riempì di un nuovo urlo di dolore. L’ago del quadrante era arrivato a puntare sul cinquantacinque. Tutto il corpo di Matteo fu inondato dal sudore. L’aria entrava a forza nei polmoni e, a forza ne riusciva, mista a certi ruggiti che, anche col tenere stretti i denti, egli non riusciva a frenare. O’Brien trasse la leva un po’ all’indietro. “ Dimmi Matteo, la fantasia è libertà, la libertà è schiavitù, concordi? Hai scritto tu questi racconti sull’India?”
___Ancora nessuna risposta. L’ago arrivò a sessanta. “ Li hai scritti tu?”
___“ Sì, li ho scritti io!! Cosa posso dire, sì!!”
___L’ago doveva aver superato anche i sessanta ma lui non poteva più vederlo, poteva sentir solo le domande incalzanti nel suo cervello.
___“ Li hai scritti tu i racconti?”
___“ Sì,sì, perché insistete, sì!”
___“ Li hai scritti tu o non li hai scritti tu, Matteo?”
___“ Sì, sì, sì!!”
___“ No, Matteo non serve a niente. Tu stai mentendo. Tu pensi ancora di averli scritti. Li hai scritti?”
___“ No! Sì! No! Tutto quello che volete! Ma basta, basta! Fate finire questo spasimo!”
___Di un tratto si ritrovò seduto, con un braccio di O’Brien sulla spalla, un braccio confortante e protettivo. Doveva aver perso i sensi, chissà quanto tempo era passato, aveva freddo e si aggrappò al braccio di O’Brien, avvertendo un appiglio caloroso, amico, sicuro.
___“ Sei lento ad imparare, Matteo” disse O’Brien con dolcezza. “ Devi sforzarti di più. Tu non sei normale, sei pazzo, e si fa fatica a recuperare il senno, ci vuole più impegno, è un percorso difficile.” Fece adagiare di nuovo Matteo sul letto e gli iniettarono qualcosa nel braccio con una siringa.
___“ Da capo” disse O’Brien. “ Sei uno scrittore?”
___Il dolore si sparse di nuovo in tutto il corpo. L’ago doveva puntare almeno i settanta. Matteo chiuse gli occhi, sapeva di aver scritto il racconto, non poteva negarlo nella sua mente ma doveva resistere, doveva rimanere in vita. L’ago si abbassò un istante.
___“ Sei uno scrittore? Hai scritto tu i racconti sull’India?”
___“ Sì, credo di sì, vorrei che non fosse così, sto provando a pensare di non averli scritti!”
___“ Cosa preferisci, persuadere me che non li hai scritti, o pensare di non averli scritti?”
___“ Pensare di non averli scritti.”
___“ Da capo” disse O’Brien.
___L’ago ora puntava sull’ottanta, sul novanta…la realtà non era più realtà, ma solo dolore. Si risvegliò ancora seduto sul lettino, completamente sudato, probabilmente dopo diverso tempo di incoscienza. Aprì gli occhi e guardò O’Brien con gratitudine, sentiva di amarlo. Il cuore gli traboccò di gioia nel vederlo perchè il dolore era cessato, O’Brien aveva fatto cessare il dolore. Con O’Brien si poteva parlare, O’Brien lo capiva, O’Brien era un amico del quale fidarsi, una persona infinitamente più grande di lui, una persona che avrebbe potuto salvarlo.
___“ Sai da quanto sei qui, Matteo?”
___“ No” rispose. Potevano essere giorni, settimane, mesi, e quella poteva essere solo l’ultima di una serie indefinita di sedute.
___“ Sai perché sei qui, Matteo?”
___“ Per farmi confessare.”
___“ No, sbagliato. Sforzati di più.”
___“ Per punirmi.”
___“ NO!” urlò O’Brien “ Per curarti! Per farti tornare in senno. Per aiutarti. Noi non vogliamo la tua sottomissione, noi vogliamo la tua spontanea volontà. Noi convertiamo, diamo forme del tutto nuove, rendiamo le persone uno dei nostri, il nostro comandamento non è ‘ tu devi’ come fu fatto in tutti i passati regimi succedutisi nella storia ma ‘ tu sei’. Noi non siamo torturatori che estorcono verità, che le strappano dagli uomini con la forza. Noi rendiamo gli uomini come noi, l’uomo viene da noi di sua spontanea volontà perché la sua mente è diventata nuova. Noi controlliamo la vita umana. Quando avremo finito, ogni cosa sarà morta dentro di te, Matteo. Tu non sarai più capace di sentire amore, amicizia, gioia di vivere, di ridere, di sentire curiosità. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a che tu non sarai completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi. Quando sarai nuovo chiederai di essere giustiziato, chiederai di poter morire affinché la tua mente rimanga pura ed immacolata. “ O’Brien prese un libro e lo fece vedere per qualche secondo a Matteo.
___“ Hai scritto tu queste frasi?: ‘ e poi c’erano i soliti santoni con le Rolls Royce seguiti da una frotta di poveracci con poche rupie, frotte di poveracci seguiti da santoni con le Rolls Royce che cercavano di prendergli anche quelle poche rupie e la polizia che raccoglieva rupie inseguendo Rolls Royce dietro a poveracci che cercavano di raccogliere qualche rupia ecc. ecc.’ "?
___Non ci furono reazioni. Il libro sparì e Matteo ebbe la sensazione che un qualche apparecchio di vaste proporzioni gli venisse sistemato dietro al capo. O’Brien si era sistemato dietro al letto e la sua faccia era quasi al livello di quella di Matteo.
___“ Tremila” disse, rivolto ad un uomo in camice bianco.
___Due cuscinetti compressi sulle tempie di Matteo, iniziarono a vibrare. Egli si sentì venir meno. Era un nuovo genere di dolore. O’Brien posò una mano sulla sua, carezzandola, era calda e rassicurante. Ci fu un colpo tremendo e luce accecante, il suo corpo vibrava ma dall’interno. Era un dolore completamente diverso dal precedente, qualcosa che si insinuava nel cranio. Era successo qualcosa nella sua testa. Lo avvertì chiaramente. Matteo ricordava chi era e dove era, era cosciente della propria identità. Era consapevole di essere nato e che avrebbe dovuto morire, di possedere braccia e gambe, di occupare un determinato punto nello spazio. Si rendeva conto che nessun altro oggetto solido può occupare lo stesso punto simultaneamente. Sentiva però, che si era prodotto un vuoto, come se gli fosse stato tolto un pezzo del cervello.
___“ L’hai scritto tu questo libro?” chiese O’Brien ponendogli di nuovo la copertina sotto gli occhi.
___“ Non ricordo.”
___“ Tu non hai mai scritto questo libro, ricordi ora?”
___“ Sì.”
___“ Non hai mai scritto racconti sull’India e tu non sei mai stato uno scrittore.”
___“ Sì.”
___“ Un giorno mi dicesti di aver scritto molti altri racconti ed io non capii perché tu ti inventassi certe cose, ricordi?”
___“ Sì.”
___“ Te le inventasti?”
___“Sì.”
___“ Perché te le inventasti?”
___“ Perché la mia fantasia distorceva la realtà.”
___O’Brien fece di nuovo vedere il libro a Matteo. “ Non l’hai scritto tu questo libro.”
___“ No.”
E lo pensava infatti, lo pensava! Era convinto di non aver mai scritto quel libro, era convinto di non aver scritto mai nessun libro! Questa sensazione durò per quasi un minuto, e non c’era alcuna deformazione in questo pensiero. In lui si fece strada una luminosa certezza, anche dopo che O’Brien ebbe abbassato la mano con il libro, sentiva che tutto ciò poteva essere verità assoluta e duratura.
___“ Ti rendi conto ora che è possibile?”
___“ Sì.”
___O’Brien si alzò con aria soddisfatta. Un uomo con il camice bianco ruppe una fiala e l’aspirò con una siringa. O’Brien si volse a Matteo con un sorriso.
___“ Mi piace parlare con te Matteo, la tua forma mentale mi seduce” disse “rassomiglia molto alla mia, con la sola differenza che tu sei pazzo.”
___O’Brien si abbassò al livello dei suoi occhi. Matteo lo guardò con aria indifferente. Ora accettava ogni cosa, il passato era trasformabile, il passato non era mai stato trasformato. Il libro non era mai esistito, era inventato. Si ricordava di essersi ricordato di cose del tutto contrarie a queste, ma erano memorie fallaci, erano prodotti di una specie di autoinganno. Com’era facile tutto! Bastava arrendersi e tutto veniva da sé, ogni cosa poteva essere vera.
___“ Hai mai scritto un libro?”
___“ No.”
___“ Sei uno scrittore?”
___“ No.”
___“ Lo sei mai stato?”
___“ No.”
___“ Se io ti facessi vedere un libro con il tuo nome sulla copertina sapresti spiegarmi il perché di questo avvenimento?”
___“ Non può esserci nessun libro con il mio nome per il semplice fatto che non esiste alcun libro. Se esistesse un libro con il mio nome l’avreste inventato voi per mettermi alla prova, per farmi credere che io sia uno scrittore, per ingannarmi, per farmi distogliere dalla realtà, per controllare che io non sia un pazzo, ma io non ci cascherei. Sarebbe un trucco, io non ho mai scritto libri. Quel libro non esiste, non è mai stato scritto, nelle sue mani non c’è nessun libro, non c’è niente ” rispose convinto e senza alcuna esitazione.
___O’Brien fece un cenno all’uomo con il camice bianco, segno che la seduta era terminata. Un ago penetrò nel braccio di Matteo ed egli cadde istantaneamente in un sonno profondo.
___“ Ci vediamo domani, Matteo” disse O’Brien congedandosi.
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Perfezione unica.
Perfezione unica.
Letto con interesse e con
Letto con interesse e con piacere ...
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Scrivere è la liberazione dell'animo
Interessante...
Interessante... molto interessante questo testo e ben scritto. Autore che sa come stupirci, che sa come tenerci incollati al monitor. Bravo!