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con scatola e pennelli

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SCATOLA E PENNELLI…

un racconto

di

Daniela Rindi

Con i pennelli sicuramente colorerei le pareti della mia stanza, rendendole allegre e vivaci come un arcobaleno, una parete la lascerei bianca e una la farei tutta rosa. Sulla parete bianca avrei una grande finestra che si affaccia su un paesaggio marino: spiaggia bianca, palme, noci di cocco e un mare turchese. Sulla parete rosa un’altra finestra, da dove si possono osservare bambini che giocano e sorridono felici. Il pavimento lo lascerei di legno.
Dalla scatola magica tirerei fuori una grossa scrivania, spaziosa e lunga, possibilmente bianca, un computer con collegamento a internet, una stampante, una fotocopiatrice, fogli a 4 e carta di credito prepagata. Sulla scrivania un telefono, con incorporata una segreteria telefonica sempre accesa e collegata, un registratore e uno stereo con i miei cd preferiti. Sul soffitto appenderei delle campanelle e delle conchiglie che emettono un suono dolce e tranquillizzante. Sempre sul soffitto un ventilatore, per rinfrescare la calura.
In fondo alla stanza posizionerei un barbecue e avrei un congelatore grande riempito del mio cibo preferito: carne e verdure. Dalla scatola tirerei fuori anche un grande letto di bambù, col materasso morbido e pieno di cuscini, per riposare. Un frigo bar con in fresco acqua e Chardonay, un armadio fatto di teck per i costumi e i parei e uno schiavo bellissimo. Pelle abbronzata, capelli lunghi, occhi neri e fisico da urlo a mia disposizione per fare pulizie, cucinare e assecondare le mie voglie.

Io sono un uomo giovane, dalla pelle scura, abbronzata, capelli neri lunghi e occhi neri, la mia pelle profuma di spezie esotiche, perché vivo su un’isola dei Caraibi. Il mio fisico è asciutto, pratico sport e vivo all’aria aperta, mi piace pescare e nuotare senza bombole, né pinne, amo il mare e la natura, sono parte di essa. Per vivere insegno surf e faccio la guida turistica, saltuariamente lavoro in un pub sulla spiaggia per arrotondare, o mi metto al servizio dei turisti.
Non sono uno snob, accetto qualsiasi lavoro, purchè mi faccia sentire libero. Contrariamente a ciò che posso sembrare non sono un uomo in vendita, mi innamoro e non accetto compromessi. Sono disponibile e ho un carattere mite, se non mi si offende, volenteroso e pieno di voglia di vivere. Ho studiato all’estero, ma sono tornato nella mia isola, per scelta, preferisco vivere semplicemente.
Adesso mi trovo al centro di una stanza, dove vive una donna sui quarant’anni, scrittrice. Mi ha chiesto di aiutarla a tenere in ordine e pulito e di esserle utile in tutti quei lavoretti in cui una femmina sola è normalmente impedita. La stanza è molto colorata, allegra, quasi infantile, è accessoriata e piena di confort. L’ambiente è piacevole e accogliente. L’arredamento è semplice, in stile con l’isola, a parte tutta quella tecnologia sulla scrivania.
La donna è un po’ disordinata, la sua testa probabilmente è altrove. Si sente un profumo piacevole nell’aria, probabilmente il suo. Mi piace. E’ pericolo per me stare qui, il fatto che scriva mi intriga, il suo aspetto piacente e solare, la sua pelle bianca potrebbero distrarmi troppo. Non voglio avere problemi nella vita, ripeto voglio vivere tranquillo.

Sistemata così la stanza va bene, ho proprio tutto quello che mi serve! Inizio a scrivere, come prima cosa, lavorando sulle impressioni di questo nuovo spazio. Finalmente mi sento libera e tranquilla, senza un passato o un futuro, solo il presente tutto da scoprire. Il sole fuori è caldo e la ventola al soffitto mi rinfresca piacevolmente la pelle.
Fuori i bambini giocano e a me piace sentire le loro grida, mi danno gioia. Basta con tutto quel grigiume della vita precedente, dove era tutto un obbligo e una corsa affannosa! Qui le giornate sono calme e pacifiche, senza orari e date da rispettare. Perché non me la sono disegnata prima questa stanza?
Il ragazzo che è con me sta mettendo in ordine, svuotando le valigie. E’ dell’isola, si è reso disponibile. Ha indosso solo un pareo e una splendida pelle…a guardar bene, di sottecchio dallo schermo del computer, ha proprio un bel fisico…non devo distrarmi, torno a scrivere…sì è proprio un paradiso, a me piace il caldo, il mare, però qui c’è troppo caldo.
Mi cambio, forse è meglio che mi metta anch’io un pareo. (Si alza e va verso l’armadio, sceglie un pareo colorato e inizia a togliersi la camicia, sbottonandosela lentamente, poi si sfila il jeans, rimanendo in reggiseno e mutandine. Si toglie il reggiseno, dando le spalle al ragazzo e si avvolge il pareo intorno al corpo).

Inizierò con lo sfare le valigie e poi metterò un po’ in ordine tutti questi oggetti inutili che si è portata: phon, spazzole, trucchi, scarpe, libri…adesso è lì che scrive, chissà cosa? E’ concentrata, ha la pelle così chiara e gli occhi color turchese, qui solo il mare ha quella tinta…ma non mi debbo distrarre, sono qui per lavorare.
E questo oggetto cos’è…sembrerebbe un vibr…mettiamolo in questo cassetto, insieme alla biancheria! Certo che è bella…ha mani e piedi piccoli, il collo liscio… quel seno schiacciato dalla camicetta è arrapante. E adesso che fa accidenti…non vede che sono qui? Il suo seno, adesso lo vedo…gambe lunghe, bel sedere…(il ragazzo si avvicina all’armadio per riporre una maglia e distrattamente le sfiora la schiena col suo petto).

Oddio, che profumo speziato, il suo corpo…(lei si volta verso di lui, il ragazzo si accovaccia per posare la maglia nel cassetto e inizia ad accarezzarle la caviglia, lei ha un sussulto, lui fa salire lentamente la mano su per il polpaccio, la coscia, passa all’interno accarezzandola con la punta delle dita, lei trattiene il respiro, ma non un brivido.
Lui posa la sua bocca tra le gambe, scorre le mani sulle cosce, fino allo slip che le sfila dolcemente, poi scioglie il pareo. Lei lo asseconda, rimanendo nuda davanti a lui, ancora inginocchiato. Il ragazzo moro, le allarga leggermente le gambe e inizia a leccarla con ardore, succhiandola tutta.
L’eccitazione sale. Gli prende la testa, gli accarezza i lunghi capelli, se lo spinge contro il ventre. Lui la vuole tutta, la tira a se, in ginocchio entrambi, la bacia tenendole il viso tra le mani, adesso è sua…

Ripongo i pennelli e la scatola da scarpe nel cassetto… non abbiamo neanche usato il letto di bambù...

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