Il Giullare

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Lillovocedalsud

“O giovani, o vecchi, o branchi di bestie,
Mix il giullare la gioia vi canta,
qualsiasi giornata, misera o santa,
allieto coi campanelli e le feste.”

Sempre quest’inno s’aspettava la corte.
Il re, prode guerriero nella storia e nei quadri, si confonderebbe, tolta la corona, ai porci che ogni giorno fa scannare dalle cucine.
La regina, con più grazia, lancia tiepidi colpi d’occhio ad un cortigiano, amante segreto, il quale accoglie benevolo e gentilmente ricambia quel dolce sguardo che conosce a fondo.
Quest’inno sempre è ripetuto, in quella stanza, da una buffa figura assai pimpante, che corre, ride, salta, e tra i suoi balzi scherza e burleggia i costumi del tempo.
L’irriverente e sadico tipetto non si smentisce alquanto con le beffe, anzi si mostra innovativo e audace con battute che, in fondo, son le stesse.
E infilza e inforca e sputa tanti insulti, che alcuno dei presenti può resistere alla risata. Anzi se ci si sente interpellati dalla burla, non si fa in tempo a prendersi di rabbia, sì è rapido il succedersi della scena.
Appresso al momento comico segue quella ora in cui la nobiltà riprende il mestier che già l’aspetta.
Compreso il re sprofonda nella quotidiana fatica interrotta da questo magico Mix.
Ma già grandi scrittori hanno trattato di principi e reali, d’amor segreti, di guerre e funerali; e non vorrei che, trattando dei grandi di cui non sono degno, mi si prenda come lo stolto che voleva emulare Napoleone.
In verità vi scriverò proprio di Mix, l’omuncolo verdino sempre scherzoso, maestro di baldoria e di gradasso.
Finta la finzione, il buffo Mix si spoglia del suo nome e del vestito di campanelle adorno, per abbracciare i vecchi panni di quel buon briccone di Giuseppe.
Ei, uomo con l’ispida barbetta incolta, ma ancor bambino dentro, ritorna al casolare, ove le mani dure del padre hanno eretto mattone su mattone quell’ edificio grigio e cupo come un oscuro temporale estivo.
Chiusa la porta corre lesto verso la madre anziana. Un lieve abbraccio e poi il dolce racconto della corte rincuorano la vecchia.
“Quei merletti de’ vestiti, o madre – dice una voce limpida, diversa da quella squillante e fugace di Mix – eran misti al lustro del palazzo”.
E così trascorreva una buona ora, descrivendo con minuzia quell’ambiente si che la madre, rasserenata dal racconto, avrebbe potuto percorrer ogni angolo di quelle camere senza il rischio di perdersi, se le forze glielo avessero permesso.
Poi, quando la donna s’è già affidata all’oblio del sonno, un’altra voce s’ode in quella casa, fra quelle quattro mura di terra.
E questa volta è una voce cupa e più profonda, come se essa si conformasse al pensiero e al cuore dell’attore perenne, che recita più scene e personaggi nel teatro della vita, per poi togliersi la maschera in serata tarda, quando già la gente è assopita e non può commentare quella nuova interpretazione del personaggio.
Questa voce – dicevo – non è assuefatta al ritmo della vita, ma si apre, per una volta, ai suoi veri pensieri.
E in quel sussurro sommesso parla di se, ovvero dei personaggi che mostra alla gente; di come si adopera per distrarre il re da quel grande dramma che è l’esistenza.
“Dimenticarsi del proprio dramma per alleviare quello altrui; per distrarre lo sguardo del sovrano mentre un baratro immenso gli si apre sotto i piedi e dietro di lui si dislagano le ombre oscure e tetre della Verità”.
– QUALE VERITA’? –
Non si sa se questa domanda gli sia stata posta da un viandante ubriaco ed indiscreto o gridata direttamente dal suo cuore, o forse sussurrata dalla mente del lettore.
“La Verità che oggi siamo qui – rispose – (se anche questa non è mera finzione) e siamo qui per poco, e insoddisfatti.
Qualunque cosa ci possa appagare non ci rende poi consapevolmente pieni ed al sopraggiungere d’un colpo di vento, ci riscopriamo soli di fronte alla fine e ci accorgiamo di un passato splendido.
Si ricreano in noi Nostalgia e Speranza, sorelle perverse di quello che chiamiamo Presente.
Si ricreano in noi Rancore ed Attesa, sensazioni nuove pronte a distruggerti.”
Dopo aver espresso tale monologo, ripensa a quel teatrino di corte in cui il giullare alza i tacchi, con indosso il cappello dai sonagli dorati, e danza e sberleffa chiunque gli capiti a tiro. Vede colorire il re, per poi mutar forma in un sorriso estasiato, lontano da ogni suo pensiero.
E forse anche il giullare, in quel momento, anche se per un solo istante, si ritrova in quel mondo lontano, laddove le sue stesse storie hanno condotto il sovrano; quel mondo irreale che trascura bisogni e dubbi, perplessità e problemi.
E forse si accorge che pian piano, mentre sta ancora a meditare su questo, gli si sta avvolgendo intorno lo stesso oscuro manto di morte.
Riprende il canto:
“O giovani, o vecchi, o branchi di bestie,
Mix il giullare la gioia vi canta,
qualsiasi giornata, misera o santa,
allieto coi campanelli e le feste.”

Commenti

    Racconto che affascina...

    Racconto che affascina e sorprende con note velate di poesia che lo rendono ancora più suggestivo... imponente! Complimenti!

      Lillo in versione

     
    Lillo in versione "racconto" non lo avevo ancora mai letto e devo dire che ne sono colpito...in bene...uno scritto scorrevole e di piacevole lettura. Presenta comunque una sezione poetica che si ritrova nell'incipit e nella fine....personalmente ho molto gradito questa "sorpresa"....bravo!

    Non mi arrendo...

    indosso nuove ali

    e ricomincio a volare