| Mario M. Gabriele è nato a Campobasso. Poeta e saggista, ha fondato nel 1980 la rivista di critica di poetica Nuova Letteratura. Ha pubblicato le raccolte di versi Arsura (1972); La liana (1975); Il cerchio di fuoco (1976), finalista Premio Casa Hirta 1977; Astuccio da cherubino (1978); Carte della città segreta (1982); con prefazione di Domenico Rea, Premio Chiaravalle ed Enzo Assenza (1982), finalista Premio Pisa, 1982; Il giro del lazzaretto (1985); finalista premio Minturnae 1985; Moviola d'inverno (1992); la tetralogia Le finestre di Magritte, (2000); Bouquet, (2002); Premio speciale Penisola Sorrentina (2002); Conversazione Galante, (2004) segnalazione Premio Sandro Penna 2004, 2° Premio Aeclanum 2007; Un burberry azzurro 2008, Ritratto di signora 2008. |
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Sito web: http://www.mariomgabriele.com/
Mario M. Gabriele ha curato monografie di autori del Secondo Novecento e antologie: Poeti nel Molise (1981); La poesia nel Molise (1981): Il segno e la metamorfosi (1987); Poeti molisani tra rinnovamento, tradizione e trasgressione (1998); Giose Rimanelli: da Alien Cantica a Sonetti per Joseph, passando per Detroit Blues (1999); La dialettica esistenziale nella poesia classica e contemporanea (2000); Carlo Felice Colucci – Poesie 1960-2001 (2001); La poesia di Gennaro Morra (2002); La parola negata - Rapporto sulla poesia a Napoli (2004); Colucci, un'antologia di testi critici e alcuni inediti – 1963-2006 (2006).
E' presente in Poeti nuovi, (1974), con una nota di Giorgio Bàrberi Squarotti; Febbre, furore e fiele, di Giuseppe Zagarrio, Mursia (1983) ed in altre antologie, tra cui Le città dei poeti, Guida, Napoli (2005), a cura di Carlo Felice Colucci, e in Poeti della Campania, Marcus Edizioni (2006), di G.B. Nazzaro.
Saggi, e interventi critici sono apparsi su Tuttolibri, Quinta Generazione, Misure Critiche, Gradiva, America Oggi, Atelier, Riscontri, Il Segnale, Hyria, La Repubblica, Il Caffè, Secondo Tempo.
Sue poesie sono state tradotte in inglese e iugoslavo.
Critica
Si sono interessati alla sua opera, con saggi, recensioni e giudizi critici: G.B. Vicari, Giorgio Bàrberi Squarotti, Maria Luisa Spaziani, Domenico Rea, Luigi Fontanella, Giose Rimanelli, Gio Ferri, Mariella Bettarini, Stefano Lanuzza, Pietro Civitareale, Francesco D'Episcopo, Pasquale Maffeo, Gaetano Salveti, Carlo Felice Colucci, Pasquale A. De Lisio, Sebastiano Martelli, Gianbattista Faralli, Ciro Vitiello, Ugo Piscopo, Alfonso Malinconico, Walter Nesti, Carlo Di Lieto.
Tra gli aspetti che maggiormente hanno fermato la mia attenzione e riflessione certamente va posto in primo piano la "fattura" colta di questo ... recente "viaggio": l'inventario delle fonti è vasto e non solo quello di area angloamericana, da Eliot a Chesterton, dalla Dickinson a Lee Masters da Beckett a Pound, passando per una fitta rete di altri autori sia di area angloamericana che di altre letterature europee.
Sebastiano Martelli, Università di Salerno, 14 marzo 2002.
Poesia raffinata nella parola e intrigante nel suo contesto tematico; una poesia, comunque colta, d'ampio respiro che ripropone nella sua complessa articolazione il tema della condizione esistenziale dell'uomo.
Pietro Civitareale, Firenze, marzo 2002.
...libri contraddistinti da un autobiografismo mimetico che interagisce con una miriade di referenti letterari. Apprezzabile poi, nei versi — taluni memorabili -, l'armonica fusione tra elemento lirico puro e rovello esistenziale.
Stefano Lanuzza, Firenze gennaio 2003.
Le finestre di Magritte - Bouquet introducono nella letteratura italiana lo stile poetico anglosassone e, in modo particolare nordamericano, in cui la tradizione si pone come elemento illuminante di un discorso che dell'esperienza interpreta i lati arazionali e fantastici in uno stile di rapidi accostamenti ed impressionanti "illuminazioni".
Giuliano Ladolfi, Atelier, anno VIII-marzo 2003.
Dopo il denso e accattivante Le finestre di Magritte (2000), Gabriele, fine saggista oltre che poeta, pubblica questa nuova raccolta (bilingue) Bouquet, con la traduzione in inglese a fronte di Donatella Margiotta, che dimostra la sua maturità stilistica insieme a quella capacità, che gli è propria, di scandagliare attentamente la realtà con squarci di seducente visionarietà simbolica. A quest'altezza la sua poesia, come ha ottimamente scritto Giose Rimanelli, incomincia davvero "là dove il probabile e il familiare diventano misteriosi" e sanno parlarci di una realtà che è al contempo anche sovrarealtà. Il risultato è uno dei libri più notevoli e culti di questo primo scorcio del nuovo millennio.
Luigi Fontanella, Gradiva Number 23-24. Spring-Fall 2003.
Testi
Brano tratto dalla prefazione di Luca Landoldi all'opera "Ritratto di Signora", 2008.
(...) E' un po' come accade nel volume di Mario M. Gabriele, Ritratto di Signora, dove il titolo non è correlato ad un determinato modello, ma ad una galleria di "soggetti" che, sottostanti il ritratto principale, si fondono in un'unica panoramica, dove la scrittura poetica si fa pellicola simbolica di microstorie pubbliche e private, nate dalla "metamorfosi dell'oggetto", come rileva Rimanelli in un altro volume di Gabriele "Le finestre di Magritte" (2000), citando il critico Werner Haftmann.
1
Quanto tempo occorre a raccogliere le croci,
i vestiti d'una stagione Saint Laurent,
quanto tempo ancora occorre, quanto
per sfuggire ai colpi di mannaia,
mia inutile rissa, bosco già disboscato
dove tutti hanno qualcosa da raccontare,
da portare in grembo,
quei vecchi Dialoghi con Leucò
e barracuda intorno a noi,
la malattia di Nancy, un breve batter di ciglia,
e messaggi da Sheffield:
"Abbiamo pensato a voi
come ad uno stormir di foglie dopo la tempesta".
Come potevamo stringere d'assedio
un amore senza oscuramento, né orientamento,
salutare di qua dalle erbe e calcine,
celato in alchimie di giorni,
la sera portava con sé tutto il nulla del mondo!
Nel giallo dell'autunno moriva il quadrifoglio.
Cupi battiti opprimevano il cuore,
da un finestrino s'affacciò la donna
che mai portò certezza.
Non so quanto tempo occorre, quanto ancora
a resistere agli anni che verranno
se un po' ci sbilanciamo sotto la pioggia,
ridiamo di Pierrot, e la smorfia ci viene incontro,
nel silenzio delle ore, del lieve disamore.
2
Non è stato giusto lasciarci
in un gioco che non era nostro.
Peggio di così stanno i pensieri
e la foglia che ingiallisce.
Viene uno a dirci
di tenere la lampada sempre viva.
Ma l'hai amata davvero questa vita, Elio?
Il giallo, l’amaranto, il pallore del tuo viso:
tutto si decideva in un vetrino,
stillante turbamento il codice nel sangue
la sfortuna di non essere tra i centenari.
Antiossidanti d’occasione il selenio e il Q10
non sono bastati a darti un giorno di bonaccia;
la scia delle flottiglie abbandonate,
l’infanzia, turbolenze di vento e di dolore poi,
ma come si fa a credere alle pattuglie d’angeli,
che fosse questo il disfacimento della tua memoria?
Passeranno senza traccia gli anni a venire,
rutilante disfacimento delle cose,
macula negli occhi,
irreversibile cistoide, disse il dottore.
Molto si sa del tuo viaggio,
del nostro, mancano le mappe,
Le terre del sacramento, le donnine allegre
dei bordelli di Lautrec.
Passano, dici, e si raccolgono in un solo punto
le illusioni, bruciano come le streghe di Torquemada.
Ne echeggia fin qui il loro grido,
ci spiegano da sempre,
che è stata una giusta penitenza,
una sopportabile evanescenza.
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Autore da approfondire, sicuramente da approfondire per apprezzarlo meglio ...
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Scrivere è la liberazione dell'animo
sul suo sito e ho scoperto un poeta splendido.