Sito web: http://www.marinagiovannelli.it/
Questo l'elenco delle sue pubblicazioni.
Poesia
"Cantata per la donna al telaio" - Poemetto, Edizioni Le Arti tessili e Circolo culturale Menocchio
Montereale Valcellina (Pn), aprile 2004
"Una condizione ablativa" - Silloge poetica, Joker edizioni,
Novi Ligure (Al), maggio 2003
"Del silenzio" con Aldina De Stefano) - Raccolta di poesie, DARS (Donna, Arte, Ricerca, Sperimentazione)
Udine, 1999
"(An)estesie" - Raccolta di poesie, Campanotto Editore,
Udine, 1998
"Voci dal campo di Drepano" - Poemetto, a cura delle Donne in Nero di Udine,
Udine, novembre 2001
Narrativa
"Iacoba Ancilla" - Biografia imperfetta di una ragazza nel Cinquecento, Narrativa Kappa Vu
Udine, ottobre 2005
"Morte di carta" - Romanzo, I Libri dello Zelig - Mobydick, Faenza
Udine, 2003
"Tre lune" (Storia di Arianna) - Romanzo, Edizioni Gazebo
Firenze, 2001
"Le fanciulle del mito" - Racconti, Loescher Editore
Torino, 1996
"La Comugna" - Romanzo, Gremese
Roma, 1994
"Il segno della vipera" - Romanzo, Loescher Editore
Torino, 1991
"Sotto le ali del Leone" - Racconti, Gremese
Roma, 1990
Saggi
"Le virtù estreme" - Saggio, Edizioni Cooperative S.T.A.F.
Udine, 2002
"Una questione di specchi" - Saggio, LiberEtà editore
Udine, inverno 2001
Testi poetici
quello che freme
trema nella corrente
trascina pulviscolo vitale
oscuramente preme
fra rami di corallo e chele
o si distende nel color di notte
per rotte millenarie
sprofonda in madreperla florescente
o rotola fluttua si contorce
esplode in frammenti d’entusiasmo
resta sepolto sotto la lieve
cresta della risalente marea
***
per cielo vuoto d’angeli
le tenere parole
della compensazione
della contraffazione
fiorivano
fiorame di mare
e c’era chi protestava
l’arditezza
chi la banalità
della filastrocca cantabile
al largo le sirene oscure
sospiravano il rosso
***
Stringo parole in mazzetti di rose
intrise di sangue e rugiada
luminose risplendono fugaci
ebbre di desiderio
naufraghe al promontorio
zero della scrittura
isole nell'arcipelago
ondivago della memoria
***
Dono o risarcimento
comunque privilegio
la parola inseguita
unica e nuda
che scavi il mondo
lo interroghi lo dica
mai compiaciuta
mai pacificata
***
isola di tutte le solitudini
di revocati addii
all'onda franta sulla riva
lungo una via di scogli
inghiottita dal mare
il faro intermittente
come sola lusinga
isola dei morti
dei bambini scomparsi
dentro le foto bianconere
con gli occhi spalancati
di incompreso timore
delle fanciulle calice
ammaliate di vita
isola delle domande
nella quiete del sole
quando si ferma il tempo
ma non cessa il dolore
nel vento di levante
che trafigge di sale
offuscate le pupille
Nota critica al volume "Una condizione ablativa" (2003)
"Sorprendimi, dimmi la condizione"
Alcune riflessioni sulla poesia di Marina Giovannelli
di Ambra Zorat
Si può costringere nelle proprie mani il volo dell'arcobaleno? Questo assoluto, questa condizione ideale può ancora essere ostinatamente cercata? Ma a quale prezzo? Sono queste alcune delle domande che Marina Giovannelli ci rivolge nel suo ultimo libro di poesie "Una condizione ablativa", edizioni Joker, Novi Ligure, 2003.
La poetessa ci invita ad una presa di coscienza di una condizione esistenziale che si configura come ricerca, sempre ablativa (dal latino auferre: portare via), incompiuta e mancante, che è allo stesso tempo lotta ed ascolto. Lotta perché è necessario resistere all'abitudine e non lasciarsi inghiottire nelle pieghe di dolore che la vita incide nelle nostre anime e nelle nostre mani, lotta quindi per essere e dirsi (che forse sono la stessa cosa) nonostante "la porta chiusa sul mondo" e le "sale blindate" della solitudine. Ma questa ricerca è anche ascolto, rispetto del mondo e dei suoi vuoti, e soprattutto capacità di osservare e di meravigliarsi davanti al dettaglio, all'"inaspettato amore/ sull'arco sopraccigliare", davanti ad un mondo da vivere in modo nuovo fatto di speranze, di "linfa e amore/ amore e vita". É proprio questo che l'io lirico chiede all'amante: sorprendimi, mostrami, dimmi. L'amore di un uomo, ma anche la scoperta del mondo, non sono infondo che un'unica cosa: un racconto (tema fondamentale già in (An)estesie, Campanotto editore, Udine, 1998), un canto che si cerca e si distingue dal vociare contemporaneo spesso insignificante. Anche il pianto può allora diventare canto purché sia, come nel mondo classico, rituale. E il recupero del repertorio mitologico è significativo in questa raccolta, basti pensare alle immagine delle driadi (ninfee degli alberi) che si staccano dai tronchi durante un acquazzone estivo per rifugiarsi al bar.
Il riferimento discreto e delicato al mondo classico è inoltre coerente alla scelta di una lingua caratterizzata dalla ricerca di parole raffinate (si noti la citazione rosselliana di "pulchritudini", ma poi anche l'uso di termini letterari come "algida", "vandeana", "diaspro", "glera", "fumida"...). Sono queste parole eleganti e musicali che permettono il canto, nonostante il ritmo spezzato dei versi, che mima invece il dolore e lo scarto tra realtà e desideri. Impastate al dolore eppure cesellate, rifinite con cura, le parole preziose di Giovannelli sembrano essere il simbolo della sua stessa poetica dove il problema della ricerca del senso è strettamente legato a quello della bellezza. Eppure la poetessa è consapevole che questa identità non basta, non bilancia né compensa il buio e la sofferenza in cui siamo brancoliamo: "la perfezione del fiore/ non redime l'ineluttabile/ dolore". La bellezza può ridare speranza e scaldare un poco l'anima, ma è frutto di un esercizio faticoso, da riproporre continuamente perché ogni risarcimento non è che provvisorio.
Questa consapevolezza si fa più forte nella seconda parte del libro, intitolata "da vita in villa", dove il confronto (scontro) tra le domande dell'io lirico e il contesto della villa, quindi in generale della "societas", assume un carattere sempre più tragico. Lo scarto incolmabile "tra mare e gabbiano/ l'onda e l'ala", è evidente lì dove storia e società, travolgono e riducono l'io ad un'isola nascondendo così le sue "pulchretudini".
Se la traiettoria dell'arcobaleno non può essere tenuta, afferrata in una mano, ciò non impedisce alla poetessa di chiederla e di cercarla, di continuare a porre dalla sua isola ostinate domande di senso. Così l'ultima poesia della raccolta si conclude con l'immagine di un occhio e di una pupilla aperti e pieni di domande anche se violentati dalla polvere. In questo atto di resistenza, che mi piacerebbe chiamare onestà, se la definizione non aprisse nuovi ed interminabili problemi, dicevo, è in questo atto di resistenza e di domanda che mi sembra di poter indicare l'aspetto più attuale della poesia di Marina Giovannelli, che in modi tutti femminili, non rinuncia a porre il problema del senso e della sua concreta comunicazione attraverso il fatto poetico.
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Una Autrice che non conoscoe che avrò cura di leggere ... grazie Cris
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Scrivere è la liberazione dell'animo