
Inviato da Melarea il 2 settembre, 2010 - 15:54
La "Mutannara" (ad Argia e Dizzy: le mie ispiratrici ufficiali)
La presente filastrocca, nasce da una domanda dell'Argia, in seguito ad un malinteso, come da commenti nel link: http://www.altramusa.com/post/core-muntanaro#new.
***
Il peccato originale
se lo becca Sigismondo*
se domanda macchinale
fe’ l’Argia, per sottofondo…
***
Uno legge: “mutannaro”
quando vende o vede rotte
le mutande - non è raro –
al mattino ed alla notte
Nel mio caso, sì, lo ammetto,
gira un traffico infernale
di mutande (par dispetto),
da sfiorare l’immorale!
Dice…"mamma c’è un buchino,
c’è un buchino nel fondello"
E suo padre, birichino,*
più vampir d’un pipistrello
non conosce la vergogna
mentre fa la montagnetta
per accrescermi la rogna
del rammendo che mi spetta!
Una fissa, cara Argia!
Mangio boxer e prosciutto*
(sono esperta in chirurgia
di mutande, dopotutto…)
E' colpa tua!
Guardami in faccia
e non stupirti;
tu mi hai creato cosi brutto,
lungo e sottile.
Ho trampolini al posto della gambe,
non riesco a camminare.
Vedi, mi hai donato
pure la tristezza,
come se non mi bastasse
averti sempre accanto.
Sei proprio crudele, mio artefice,
poeta, essere un verso
e non potermi vendicare!
Caciotte
Monete clandestine
mai fuori corso
nella zecca Italia
Antico conio
in fabbrica D.C.
democrazia cristiana
Caciotte
oro bianco
lasciapassare
a valichi burocratici
Latte e caglio
solidali a prosciutti
esche a regole
raccomandate eluse
Caciare di caciotte
pecorine,ovine,caprine
in stalle a valle
d'olimpo trono
Montecitorio
Da chi semplice pastura
- blog di michael santhers
- Login o registrati per inviare commenti
- Continua la lettura...
Delle mutande rotte
(esortazione a non fermarsi all’apparenza)
Delle mutande rotte abbiam fatto macelli!
Io non pensavo ai boxer, ma a cosa raffinata,
(lo sai che sono dotta): si va a indovinelli.
Affidati al latino e trova la celata.
***
Luci
Son spente ormai le luci sul sipario
del tempo già passato in giudicato
estinto e nel silenzio coronato
quest'oggi inizia l'ultimo frammento
degli ultimi partenti in giubilato
formati quando il tempio era silenzio
guai a tradire i progetti attesi
soli per strada per compagna un'ombra
accanto solo un angelo custode
mentre si percorreva senza scorta
Eclettismo
(filastrocchina in settenari elogiativi)
E’ un genio il Capitano:
lui canta, suona e danza
e poi, non sembri strano,
sa ben curar doglianza
dell’infelice gente
che il mondo tristo e rio
a iosa ne produce. 1)
Ma questo è niente:
Poetando l'altr 'ier
(garbatissima parodia dantesca) *
Poetando l’altr ‘ier per un cammino,
pensosa de l’andar che mi gradìa,
trovai Slocùm in mezzo de la via
in abito leggier di peregrino.

Inviato da sortilegio il 24 agosto, 2010 - 21:19
Il mandrillo con la svastica sul culo
Puzza lo sterco della scimmia
puzza sul ramo di pesco
e su quello d'albicocca.
Fuma un sigato cubano
il mandrillo dal naso schiacciato
anche se non ama Cuba
anche se ha il cervello che gli fuma.
Applaudono le scimmiette
sotto il trono
e ballano
cantano
e strappano con i denti aguzzi
la carne di un caimano.
Ha un svastica sul culo
una svastica
sul culo da mandrillo
Del risciacquar li versi
(doppi settenari del lunedì, giorno di bucato)
Qual abile massaia che il suo bucato cura
s’adopra il Capitano a torre ogni bruttura.
Ammolla e poi risciacqua, e sgrulla, strizza e spiana
quei panni mondi e freschi, alfin che il sol risana.
Così i suoi versi lindi, qual vela lustra e snella,
diran del nuovo corso, avran nuova favella.
***
Anafore e catafore
Lo vedo,
che hai preso
una botta in testa.
Sì è stato il boma,
il dì prima della festa.
Quello mi ha preso,
perché te
avevo per la testa.
Lamento di Ferragosto
(quartina meditabonda e metereologica)
S’infradicia il pensiero
s’annega anche la rima:
dov’è quel sole fiero
che maledimmo prima?
--
Note
Il tempo è volubile, anche se pare volgere al bello dopo il diluvio di ieri. Certo è che la capacità di poetare, già esigua di suo, segue gli eventi esterni…
Ode al Signor Anacoluto
(quartine con rime baciate solo nel finale in risposta ai pregevoli versi del Capitano)
Anacoluto, triste e solitario
dimmi: che mai ti occorre in simil tratto,
che mai poss’io a rinfrancar lo spirto
e d’una Anacoresi insulsa e stolta
farne poltiglia in guisa di concime
a rallegrar nell’orto la verdura?
Così ritornerai, virile e fiero
a riveder dal naso il mondo intero.
L'Anacoluto
L’Anacoluto,
per via degli occhiali,
si era perduto,
li aveva scordati,
andava a tentoni
in fondo all’imbuto.
Si sa, l’Anacoluto non è uomo volgare,°
lo è senza volerlo
quanto un Oronzo,
e son gli altri ad equivocare,
son gli altri a pensar male ,
con facili rime, od assonanze lasse.
E l’Anacoluto , col suo iniziar frasi a nord dirette
per terminarle a sud,°°
Slocum, i' vorrei che tu e Giuga ed io
(rispettosissima parodia dantesca)
Slocum, i’ vorrei che tu e Giuga ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
a zonzo andasse pel piacer vostro e mio;
sì che la sfiga o altro tempo rio
non ci potesse procurar tormento,
anzi, tenendo sempre il cor contento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.
E monna Mela e monna Dizzy poi
Sogno di una notte di mezza estate ( a Giuga ed Argia)
Che bel fiore d’estate!
Di quelli che sbocciano la notte
e la fanno per un attimo risplendere:
tre amici, in bella mescolanza,
un dialogo in spirito mercuriale,
di Eros sottilissimo per tener a bada
eccessi saturnini.
E il fiore apre i suoi petali,
e li stende alla brezza notturna,
e canta le voci di Sbirugli Lallarini,
e del suo mare
del Giuga malignero, sbaffero mansunto,

Inviato da Argia Parodia il 9 agosto, 2010 - 19:19
Egloga
(parodia quasi sbolenfia e virgiliana a commento dello scambio poetico e nostalgico dei due poeti alle prese con le rimembranze dell’età perduta…)
SLOCUM
O Giuga, tu che d’un gran pioppo al fresco
a gambe aperte, stravaccato stai,
mangiando allegramente come al desco,
un monsignore sembri e chi sa mai,
chi potesse vederti nelle tasche
da milionario: quante morose hai?
Pioggia di stelle sul tetto della chiesa
Del paese sui monti nella notte
persone inquiete girano confuse
chiedendo sortilegi magie conforto
al chiarore della beffarda luna
I gatti miagolano tra pettegolezzi
novità segrete amenità e saggezza
Clandestini amanti là sul tetto che
é rosso dall'imbarazzo e dal timore
E' proprio lì sul tetto della chiesa
due anime si baciano poi avvinghiate
Il buon compagno
(rispettosa parodia improvvisata)
Non fu Poesia, no. Fu la Demenza
ch’alberga in noi, nati nel culto
del sogno… E l’atto rapido, inconsulto
ci parve fonte di bella innocenza.
Ma poi che nell’opra tua ultima spensi
l’ultimo riso e l’ultimo sussulto,
non udii che lo sdrafànico singulto
di te, perduto nei rovelli densi.
E fu vano rimembrar fama e dobloni

Inviato da francesco scolaro il 27 luglio, 2010 - 14:57
La lupa mannara
Il vento caldo del sud
non ha eroso le dune
e le tempeste di sabbia
l’hanno appena sfiorata
Neanche il rigido inverno
più lungo che breve
ha fatto cadere
sul giardino la neve.
Vestita soltanto
di nuda pelle
compiaciuta s’ammira
allo specchio Saria.
Eterna resiste
alla casta promessa
proferita un giorno
di tanti anni fa.
Ma è nelle notti di Luna
Mala tempora currunt
La navigazione si sapeva perigliosa,
ma nel periglio stava la meraviglia,
alte coste rocciose, stormi di gabbiani e cormorani
che si staccavano per seguire
la rotta del suo naviglio , in cerca di cibo.
Pronta era la risposta, aperta la simpatia,
di chi seguiva da lontano il suo navigare:
c’era chi rideva, chi sospirava,
chi incoraggiava ardimento, chi consigliava cautela,




