La rondine
Come vivo?
Di che mi nutro?
Spazio, Luce,
riflusso di maree
disarmante l'Anima
come rondine
senza sere
distinta in cielo
ali di velluto nero
bianca corona
il petto
muoversi tra cordami d'aria
immaturi, prevedendo,
precipitando,
ritrovata serenella bianca
a rifiorire dalla grondaia
i sogni.
E non gli ghiaccia
l'impronta scritta
d'effusa gioia il cuore
di storie incaute
Il tavolo da lavoro
Intagliato scuro
di melodie
a notti
velando gli occhi
debole fiammella
d'olio schiarendo
fogli-preghiera e legni
a strane creature,
pungoli d'acciaio, colori,
stracci di materie igroscopiche
già cristalline a vene
attraverso il cuore
il tuo spazio espanso
è tomba di sospiri
infiniti dubbi
immacolata gioia, talvolta, a perdersi.
Rintanato e chiuso l'angolo
circondi il buio
Madre....
Primavera senza occhi
astringersi di mani
tuo figlio cercando
e presso la tomba
novelli rami
gli ulivi a lacrime
senza consolazione
prolungarsi singhiozzando
il marmo rilluminare
e vegliare il mio disgelo
nel campo santo,
tra pietre i fiori
cessando l'esistenza
lentamente un'ombra
abbracciare l'altra.
E nell'imbrunire del cielo
rondini lontane
anche nel mio cuore
Il diluvio
Frapposte nuvole
alle rocce, fredde
annebbiano a smalto
ogni creatura.
Un rattoppo imperfetto
dell'ombra fantasma
per il bosco muore
un giovane capriolo
appresso, curioso,
nell'emisfero utile alla fuga
osservandomi
dove ascende dalle mani la sua terra.
E si trattengono altre voci
nell'attesa
sovrastante il ruscello
a fatica luminando dentro la nebbia
e dalle corvine sponde,
Se.......
Ascoltano e riscrivono
gli alberi
la sera,
a prato
rametti qua e là
dal vento
ombre isteriche
smuovono
in ricalco
viole schiuse
rovinando.
E riconduco
d'istinto come sempre
paesaggi alle stelle
sogni che dissanguano
poi che vorrei e non posso
rasserenarmi
quando si vuol bene:
nel retro fomenta la morte.
Non così è l'essere realista
osservare quando si fa dolore
Lettera per un compagno di studi
Non credo riproverò
a rimuovere d'ogni tempo
l'editto dei suoi Re
la precisa dimensione
sconosciuta ripetersi
volendo vivere.
Fratello di studi
spento è l'entusiasmo
il fuoco segreto
a sublimare l'incesto delle mie forze,
occluso per un doppio serraglio
labbra antiche e riparlarti.
Non credo riproverò
sostituirmi la nuda materia:
dentro è l'umanità bambina
Temporale sul lago
Ringhia il temporale
dalle imposte serrate
a pioggia batte
il davanzale
e scricchiolano gli alberi
le barche nella notte
fragandosi l'un l'altra
all'ancora inibite smuoversi oltre.
Ringhia il temporale
e di glicine i lampi
dalle fessure il legno
fiorisce... mi ascolto...
poi che un tabernacolo disgiunto
l'ombre apprestano
dai rami del bosco
scendermi vicino l'insonnia
Amore mio......
Quanto m'è vicino il mondo
e lontano la fioritura
della tua anima straziata
che ammicco brevemente
lasciandoti ai giorni
e quanto m'invoco
la tua vita accompagnarmi
facilmente perduto
dalle circostanze,
disilluso.
Quanto m'è chiara la brevità della vita
ed oscura la saggezza
della tua pazienza infinita
facilmente convinto
nel rivedere, i pochi fiori del balcone,
Vita
Inassolata, severa,
meravigliosa Vita
ti riproduco sognando
quest'unica voce
riconosciuta fedele
a lato dell'evidenza
che preme al cuore
dubitare di se stessi......
L'Anima,
irrisolto domino,
comprime, divampa,
accosta, impervio scoglio,
qualsiasi preghiera,
tace nucleando mondi
fuggevoli intonazioni
seduce poi qualsiasi sconforto
nella sera.........
E scrivo
Se...
Il fatto che il mio giorno
pare un'ulteriore manchevolezza
rende fragile ogni percezione
e specchiarsi, la primavera
complice fiorita, stanca
ricredermi ottimista,
e che tappezzi la mia vita
come nei campi osservo
l'esistere corroso
del tempo
solamente quieta.
Così, di quel "grembo purissimo"
che tu accenni, io vagheggio
a chimera
ma nella notte "risa d'argento"
Constatazione
Mi ritrovo
e dunque sole
albeggiare
dalla tua anima triste
a frammenti
e dunque rovina
pericolante il tuo ardore.
Mi ritrovo
e dunque riavvolto
a manica il tempo
le mie braccia inopportune
a lacuna
e dunque immoto
predicare distratto il mio amore.
Sciamanesimo dei primi passi
Siero di clavicole
ombre dell'albero maestro
l'inconscio rinvena
nell'imperfetto mio essere,
un rampicante d'anime
che risale pietosamente
attraverso lo sguardo assorto,
spande
e quanto ho creduto
disfa, sfigura,
increspato, l'ultimo mio rifiuto
degenera..........
ragno mi ritrovo
allegerire la vita dai bozzoli.
L'Amore secondo Tagore
Tu mi ami
sorgendo a nuove speranze
il cuore
perchè succede
le novelle foglie
esploderanno come il tuo amore
attraverso un passaggio
allunato
poi i fiori.
E'
E' presto dirti della vita
la stessa risolleva
l'antico monastero
dalle nuvole il crinale lontano
scomparendo.
E' come un gioco la montagna
nel lago per metà scomparsa
dell'altra un coro d'anime solitarie
rimesse in preghiera
ogni santo giorno.
E' sembrato un raggio di sole
divorato da un vento assurdo
sospinto da chissà quale gola,
la mia, un respiro fiacco
che l'anima.
O Sole........
OH SOLE.......
Infine ritorni
gemma tra rami del mondo
linfa dalle radici
innalzando
e se il cielo ti supera
al tramonto
il fuoco trasferisci
dal cuore del pianeta
in segreto conferimento
richiamando calamita vitale
all'Uni-verso.
E riemersi
dal petrolio dell'esistenza
in naturalezza del mare interiore
senza sprofondarne vita
d'armonia scomponiamo la tua notte
Le mani della lavandaia nel lago
Precisamente, madre,
lungo la sponda
dieci raggi salirmi in fiore
le tue mani d'altri tempi
e mio segreto
è lasciarmi accarezzare
evanescente questa paura
barche di sughero
anche le mie
incagliate tra i sassi,
precisamente, madre,
attraverso la casa
dieci ombre conficcate alle serrande
sono di questi giorni
la mia malinconia
e la poca luce
è lasciarmi accarezzare

Inviato da sulphur il 12 marzo, 2010 - 12:00
E' proprio così...........
Ti richiamo
come respiro da questo inverno
sogno a questo incubo
e corpo da questo svanire.
Ti richiamo
a questa strada impersonale,
questa casa, questo lavoro,
questo nome di questura,
da questa consistente paura
per riprenderti
dove ti ho mancato
il canto d'amore,
semplicemente poco attento
allo sfumato del tuo sguardo
sprofondare d'assenza
l'ombra del tuo destino
Amore
Ti ho privato di me
(rugge il pentimento dentro)
volendo gettare le mani dal balcone
pur di non toccarti
e punirti
ma il tuo sguardo d'incenso
reclamava l'asciugassi:
eri la mia chiesa
e t'imprecavo uscire
dallo stare e l'infinito.
Ti ho privato di me
ritratto di novilunio
opalescente il viso
indecente
così come ero allora
e non sarò più.
- Login o registrati per inviare commenti
Niente so..................
Da Migliarino
lungo la ferrata
ricordo a pietra miliare
una puttana, mano sul pube
complice l'attesa...........
l'incipit un desiderio umano, il mio,
d'osservare la merce e trascendere:
-Scusa per Tirrenia?-
Niente so
perchè non abbia mentito
per la sua bellezza inaudita,
semplice, immorale,
com'era dei pini, il sesso,
rilocati selvaggiamente
alla Natura obbedendo,
La mimosa
Oh! Quale preghiera
viene dal giallo sbiadito
infusa l'aria ancora fredda
il lamellato rado,
ristretto fogliame cadente
un pentagramma scandire.
Disposti a grappoli di note
i boccioli trapuntano i rami:
messaggio di Primavera
non ti rallegra?
E qualche violetta intorno,
forse azzuffata vicino al muro
tralcio l'edera invadente?
O recapitata primula
nel cuore di luce rigonfia.
- Login o registrati per inviare commenti
- Continua la lettura...




