Donna Sonia e il punto G

Donna Sonia e il punto G
di gisellesato
Finalmente scoprì il mondo di internet. Dopa aver comprato i regali per tutti i nipoti, mi sono comprata un portatile molto bellino e pieno di optionals. Li per caso le notizie calde che succedono on -line voglio provare. Diciamo che non sono una ragazzina, ma sono ben calda. Già da quando il defunto partì da questa per la migliore, o peggiore, sono assetata da quasi dieci anni. Ho sempre avuto fuoco, ma la famiglia dice che sono vecchia e non posso avere più desiderio. Nella mia vita adesso soltanto figli, nipoti e tutte quelle idiozie a cui non resisto. Non sopporto le telenovelas e non so lavorare all' uncinetto.
THE DREAM USHER
THE DREAM USHER – LA MASCHERA DEI SOGNI
(La lettura di questo racconto è riservata ad un pubblico adulto. )
di cupo meridio
Dipartimento di Polizia di OsakaRapporto……l’autovettura utilitaria nella quale viaggiavano le due vittime è stata completamente sommersa e schiacciata dalla grande quantità di detriti rocciosi che sono franati sulla strada a seguito dell’evento sismico. Dopo le prime indagini si è potuto accertare che i due erano coniugi in viaggio di ritorno verso casa, provenienti dall’Istituto di Ricovero Psichiatrico……per ordine dell’autorità giudiziaria la donna era stata sottoposta ad un periodo di ricovero obbligatorio presso il suddetto istituto di cure psichiatriche a seguito del tentato avvelenamento del figlio, un ragazzo affetto da tempo di classici disturbi comportamentali “hikikomori”. Il giovane al momento risulta irreperibile. Nell’abitazione delle vittime, danneggiata ma non gravemente dal sisma, è stata trovata una pendrive appartenente al giovane che la usava per registrare il suo diario personale. Da una prima analisi di questo documento potrebbe prendere consistenza l’ipotesi che il giovane si trovi al momento all’estero……non sono però da escludere altre ipotesi perché dall’analisi del testo del diario emergono elementi che portano a supporre un forte disagio psichico del giovane, con elementi di sdoppiamento della personalità e forti crisi esistenziali e di alienazione…
Donne Appassionate
Donne Appassionate
di gisellesato

Smania di sentire te dentro me, logiche di donna appassionata, che
sente il piacere di amare ed essere amata. Tanto diverso dal sesso
effimero e delle passioni fugaci.
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Il Profumo
Profumo
di gisellesato
Sentì l'acre odore di sudore mescolato al deodorante a buon mercato. La cameriera si intimorì con lo sguardo penetrante del cliente e lo servì rapidamente. Federico lasciò il sandwich nel piatto, concentrato sulla ragazzina sudata. Già da tempo aveva rinunciato a capire il perché di quella sua crescente percezione olfattiva. Nella metropolitana si
sentiva afflitto quando il vagone si riempiva. Pigiando tanto i corpi si sentiva stordito...rintronato. Viziato. Vizio che prese proporzioni gigantesche fino a trasformare la sua piccola e pacifica vita.
Il profumo della moglie provocò la fine del legame. Intensamente dolce, nauseante e soffocante. In più c' era la donna di servizio assunta da poco. Lei si, aveva il profumo della gatta in calore, un odore di muschio selvaggio impossibile da resistere. Rientrava prima dal lavoro per incontrare Rosina. Inventava lavori superflui per trattenere la domestica. Quel giorno le chiese una torta di cioccolato, la implorò in nome della nostalgia dell' infanzia e lei accettò.
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Scoperte
Gisellasato
in: Scoperte
-Dai proviamo, non costa niente!-Chiese con adulazione.
-Ci mancava anche questa! Devo diventare amante virtuale?
-Solo questa volta, sto morendo di voglia
-Va bene, voglio proprio vedere se stai morendo di nostalgia!
Lui tolse gli shorts e si mostrò turgido. Accese la lampada
E si sistemò vicino. La telecamera zumò lo immagine e lei bramò.
In un attimo, si sfilò la camicetta ed esibì la lingerie di pizzo:
-Bellissima. Tu mi fai impazzire . togli tutto adoro i tuoi capezzoli.
-Non so, non l’ho mai fatto prima. Stupidaggine rimanere nuda in questo freddo.
-Tra poco ti scalderai! Disse lui sogghignando.
-No, no credo di no!
-Bugiarda! Su mia cara, dov’è il tuo vibratore? Ho sempre desiderato vederlo, prendilo amore..
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Una donna chiamata cavallo
Una donna chiamata cavallo
di Daniela Rindi
Odore di terra, di sterco bagnato. Erba giovane, verde, pericolosa. Un cumulo di fieno stuzzicante, quanto basta per una colica. Ancora fiori, non molto apprezzati. Un tramonto non considerato, un giro in tondo, osservato dalla staccionata, un mondo sconosciuto, un futuro non cercato. Così passo le mie giornate. Il naso sull’erba con odore di sterco, un boccone ghiotto di fieno, uno sguardo oltre…mi chiedo se la vita è tutta qui, un buon cibo goloso che mi fa male, un giro autistico dello spazio.
Ancora te, attorno a me, che mi guardi, mi ammiri e trovi pace. Non so se m’ interessa che tu ti prenda cura di me, che m’accudisca. Ogni giorno però mi lascio strigliare con attenzione, mi lascio pettinare, mi conviene. Alzo il muso e cerco la tua carezza, a volte con piacere, altre per abitudine. Io sono sola, come te e ti servo docilmente. Sono a tua disposizione, ma non faccio niente per attrarti. Sono qui ora e basta.
Buon compleanno Dupont!
ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
*
"Buon compleanno Dupont!"
Racconto erotico di
Animadellalupa
Sono passati pochissimi minuti dopo la mezzanotte ed è già il 26 di luglio, impossibile non pensare a lui, dimenticare il suo 56 compleanno. Alzo il telefono e senza curarmi se lo disturberò, lo chiamo. Dopo una decina di squilli, sento la sua voce. Intono il classico “tanti auguri a te, tanti auguri a te” mentre dall’altra parte, mi sento dire “sei proprio pazza LU!” Ridacchiamo scambiandoci frecciatine sul tempo che passa, è felice che lo abbia chiamato, lo sento, gli chiedo di sua moglie, sono 4 anni del resto che non li vedo. “E’ in Irlanda con un amica, torna a fine mese!” mi risponde. “Festeggi solo il tuo compleanno quindi?” gli chiedo d’istinto, ma so che è un lupo solitario e la cosa non gli peserà di certo, pesa però a me, saperlo solo, quindi mentre mi dice “mica sono un ragazzino” gli dico che “tra poco sarò da lui e lo festeggeremo insieme, dammi solo un ora e sarò da te!” – “non ci pensare nemmeno!” mi dice con tono deciso, la cosa però non mi tocca e subito dopo aver riagganciato, corro in camera, mi metto l’ultimo dei kaftani comprato, prendo una bottiglia di buon vino rosso, qualche pesca comprata dal contadino che dista pochi km.da casa mia e salgo in macchina. In meno di un ora sarò da lui penso, e mi dico che una buona sangria sarà perfetta per festeggiare.
Racconto erotico: Fare l'amore con il sapore
ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
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"Fare l'amore con il sapore "
Racconto erotico di
Animadellalupa
È da ieri che ci penso, e mi dico che quando arriverai mi farò trovare in cucina persa tra mille pentole e piattini mentre cerco di prepararti un sacco di cose che ti piaceranno, amo cucinare, amo farlo da sola,insieme alle mie figlie e mi dico che anche insieme a te sarà bello farlo, qualcosa poi mi dice, che mai come ora riuscirò a farti amare i fornelli, non mi resta quindi che aspettare il tuo arrivo … Ho preparato il mascarpone con le more, perché le more sono certa che ti fanno impazzire Ho preparato le polpettine e le cucinerò solo quando sarà il momento Ti ho fatto i peperoni e pomodori ripieni e il forno li sta portando a cottura lentissima Intanto … l'acqua bolle … la panna il prosciutto e i piselli sono già a cottura ultimata dovrò solo quindi scolare i tortellini e procedere nel condire il tutto, ho una sincronia perfetta in cucina, e a quanto pare anche con te …
Racconto porno-erotico "Lavori in corso"
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"Lavori in corso"
di
Animadellalupa
La porta è socchiusa, e dall’eco percepisco che dentro c’è ancora ben poco mobilio. Busso, chiedo permesso, ma nessuno mi risponde entro, seguo il rumore del martello che picchia contro qualcosa e mi ritrovo davanti ad una scala, vicino ad una finestra in cima un uomo poco più di 30 anni, 12 meno di me praticamente ha uno sguardo che va oltre al semplice guardare sento che mi scruta dalla punta dei capelli sino a quella delle scarpe e dopo un brevissimo silenzio ovviamente mi chiede "cosa cerco o desidero" me lo chiede con tono malizioso, potrei rispondere maliziosamente, ma scelgo di lasciar stare e passare al vero motivo che mi ha spinta ad entrare in casa sua. Sono la sua vicina, ho sentito dei rumori e ho pensato di chiederle se "può prestarmi 5 minuti il martello?" "dovrei mettere qualche quadro e andare a comprare un utensile per soli due secondi mi scoccia, sono scortese se aprofitto?" "Direi parecchio!" Rimasi fredda ad osservarlo, ma quando lo vidi sorridere mi accorsi di quanto fossi in realtà permalosa. "Non voglio sembrarle chi non sono, in cambio le offro un caffè, vuole?" Scese le scale e prese ad incamminarsi silenzioso verso la porta "Che fa? non mi offre più il caffè?
Racconto porno-erotico "L'attesa"
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ad un pubblico adulto
*
"L'attesa"
Racconto erotico di
Animadellalupa

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Racconto erotico "le vette del piacere"
ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
"Le vette del piacere "
Racconto erotico di
Animadellalupa
...
… ancora pochi mesi, e lo Chalet di zia Elga sarebbe stato venduto, decisi così di trascorrerci un mese da sola. Entusiasta scesi dal treno e trascinandomi due pesanti valigie giunsi a destinazione, era rimasto tutto come quando da ragazzina ci trascorrevo con mia sorella Sofia il periodo estivo - mille ricordi raffiorarono nella mia mente. Entrando non mi persi d’animo. Igienizzai i servizi e la cucina, diedi aria alle camere, aspirai la polvere e preparai il letto con lenzuola profumate di gelsomino. Anche se stanca, mi sentivo bene dentro e quell’aria pulita era un vera toccasana per me che ero giunta stressattissima dalla vita di città. Ad un tratto sentì il tintinnio della campana posta sulla porta d’ingresso, mentre una voce di donna mi chiedeva il permesso d’entrare … “avanti!” risposi chiedendomi chi potesse essere, ero del resto arrivata da sole poche ore e rimasi sorpresa nel vedere Miranda, una ragazzina che spesso giocava con noi davanti a casa.
Racconto erotico: La staccionta [dedicata a Salvo]
ATTENZIONE: Questo racconto è riservato esclusivamente
ad un pubblico adulto
"La staccionta"
Racconto erotico di
Animadellalupa
Il vestito
Il vestito
di
Daniela Rindi
Elisa passeggiava su e giù per il monolocale, un'ex portineria del palazzo, al piano terra, era quello che si poteva permettere per avere solo vent'anni. Però era situato in Parioli, un quartiere elegante di Roma. Quella mattina si era svegliata inquieta e di cattivo umore. Era molto agitata per quell'inaspettato invito a cena. Qualche giorno prima, durante l'ultimo set di lavorazione, il protagonista del film, le aveva chiesto il numero di telefono. Incredula, ieri ricevette la sua telefonata e l'appuntamento. Già davanti al suo triste yogurt magro, pensava a cosa avrebbe dovuto indossare: gonna o pantaloni, minigonna o fuseau attillati? Tacco vertiginoso, oppure stivale disinvolto? Andò a schiarirsi le idee sotto la doccia.
Uscita dal bagno, avvolta da una nube di vapore al profumo di zucchero filato, sentì la voce dell'attore in segreteria telefonica: "Angelo, per stasera c'è un cambio di programma, festa a casa del proprietario del Gilda", noto locale notturno." Ti passo a prendere alle dieci. Ciao piccola!". Bene, la serata si faceva interessante e sempre più impegnativa la scelta del vestito. Le ore del pomeriggio passarono lente e inesorabili, un po' buttata sul letto, un occhio alla televisione e l'altro all'armadio, unica mobilia del monolocale. Aggiudicati il vestito nero e il tacco, da vera bionda "femme fatale", con una comoda tasca per sigarette e accendino!
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Because the Night
Because the Night
un racconto
di
Daniela Rindi
(ispirato alla canzone di Patty Smith)
La lampada etnica nell'angolo a terra. La luce tenue, riflessa dalle pareti di color arancio. Tende pesanti, struscianti sul pavimento. Il telefono scollegato. Una mano che scivola lentamente sulla schiena di Lei, vestita solamente della luce della luna. Un brivido, un sussulto silenzioso e ancora una carezza. Lei si gira, sorride e si avvicina. Il calore della pelle riscalda il suo petto, il contatto al seno, una leggera scossa elettrica. La mano di lei sfiora il corpo disegnato, risvegliandogli energia sopita, desiderio. Le labbra si cercano, le lingue si intrecciano. Lui prende nelle mani i suoi seni e comincia a giocare con i capezzoli turgidi. Le labbra scendono sul collo, sulla spalla, arrivando al petto. Un altro brivido, la lingua si intrattiene a provocare. Con la mano scende sul ventre disegnando piccoli cerchi, mentre il ginocchio di Lei scorre tra le sue cosce, sfiorandolo appena. Lui la tocca con le dita, dolcemente. Il suo corpo bianco freme. Il respiro si accelera, alla presa decisa di lei. I sessi cominciano a muoversi nell'affannoso desiderio di ricongiungersi, ancora più vicini. Si sovrappongono cercandosi, sempre più decisi. L'ardore di volersi sentire uno dentro l'altro, di voler essere una cosa sola scatena la loro voglia di non lasciarsi. Una violenza piena di amore. Perché l'amore è possesso. Come in un inferno, presi solo da loro stessi, sfogano il loro diritto di dominarsi, di desiderarsi con tutta la rabbia dei loro corpi. Perché la rabbia è incazzata. Una lotta furiosa per consacrarsi alla loro scelta, una dichiarazione d'amore e d'odio, adesso, in questo momento, ora, lontano da tutti, urlando, perché la notte appartiene agli amanti.
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Deriva e derivati
Deriva e derivati
un racconto
di
Daniela Rindi
"Se ti lasci andare alla deriva, potresti scoprire che ti piace...ti piace cadere in basso, abbandonarti ad una voce sconosciuta, che ti fa tremare per il piacere, per il piacere della colpa! Il timore del gioco proibito, non è niente di più che un'immagine creata dalla tua testa, niente di più innocente, naturale, innocuo, non doloroso. E' come un sogno che galleggia nella mente, dove gelosamente custodisci i tuoi segreti. Nessuno può profanarti, se non l'immagine stessa che stai proiettando".
L’atto d’amore
L'atto d'amore
un racconto
di
Francesco Paolo
Porto le mani sui tuoi capelli e trascino le dita in un gioco di circolari e leggeri piccoli tocchi prima da un verso e poi dall’altro, poi dal basso verso l’alto e poi ancora verso il ritorno. Spesso mi fermo e resto immobile come per raccogliere ogni momento. Per un’eternità vorrei lasciare le mie mani sul tuo capo. Sarebbe come toccare e sentire i tuoi pensieri, sarebbe come navigare nella tua mente, sarebbe come rubarti, come santificare ogni parte di te in me stesso: questa sì che è benedizione! Dopo quest’eterno momento, un altro desidero mi distoglie e non posso dispiacermi di raggiungere quella parte tanto dolce di confine al termine della nuca per sentire il calore della morbida pelle del collo. Qui ambo le mani sfiorano e scivolano come in una sensuale danza con un alternarsi tra piccole carezze e passaggi più profondi. Palpito la pelle per rubare meglio ogni parte di calore e per sentire i battiti delle vene, raggiungo e comprendo meglio anche le soffici parti che stanno nascoste: ciò che non si vede, ma si sente, è mistero! Non vorrei restare ma resto… e resto sul tuo volto. Il tuo volto è tutto da scoprire e le mie mani sono intriganti messaggeri inviati alla sua conquista. La tua fronte disegna con gli occhi l’angolo dell’amore e le ciglia, lunghe e scure, contornano due stelle di una profonda e sconosciuta bellezza che m’incanta e m’incatena. Ma leggendo anche tristezza, porto il tuo sguardo sul bordo più alto del mio pensiero per condurlo ad un meritato momento di gioia! L’orecchio, piccolo e garbato conduce all’ovale e delicato lobo pari ad una gustosa lingua di un mollusco. Non c’è parte che non tocchi, ormai sono interminabili i momenti che mi portano letizia per questa tua concessione speciale. Penso a quante volte ho desiderato ciò che adesso accade davvero, a quante volte non ho nascosto questo desiderio di starti vicino, a quante volte ho tentato di crollare il muro d’acciaio che m’impediva di raggiungerti. Adesso il pensiero cambia e cerca altrove. Attraverso un gesto più fermo il respiro sembra trovare sincronismo col tuo e l’idea di raggiungere la sua fonte alimenta un bisogno che non posso più trattenere. L’armonia di un canto con l’introduzione annuncia ciò che sarà il principale tema dell’intero brano, allora tutto dipende dall’approccio iniziale e soprattutto ancor prima da quel misterioso senso che entrambi ci lega.
con scatola e pennelli

SCATOLA E PENNELLI…
un racconto
di
Daniela Rindi
Con i pennelli sicuramente colorerei le pareti della mia stanza, rendendole allegre e vivaci come un arcobaleno, una parete la lascerei bianca e una la farei tutta rosa. Sulla parete bianca avrei una grande finestra che si affaccia su un paesaggio marino: spiaggia bianca, palme, noci di cocco e un mare turchese. Sulla parete rosa un’altra finestra, da dove si possono osservare bambini che giocano e sorridono felici. Il pavimento lo lascerei di legno.
Dalla scatola magica tirerei fuori una grossa scrivania, spaziosa e lunga, possibilmente bianca, un computer con collegamento a internet, una stampante, una fotocopiatrice, fogli a 4 e carta di credito prepagata. Sulla scrivania un telefono, con incorporata una segreteria telefonica sempre accesa e collegata, un registratore e uno stereo con i miei cd preferiti. Sul soffitto appenderei delle campanelle e delle conchiglie che emettono un suono dolce e tranquillizzante. Sempre sul soffitto un ventilatore, per rinfrescare la calura.
In fondo alla stanza posizionerei un barbecue e avrei un congelatore grande riempito del mio cibo preferito: carne e verdure. Dalla scatola tirerei fuori anche un grande letto di bambù, col materasso morbido e pieno di cuscini, per riposare. Un frigo bar con in fresco acqua e Chardonay, un armadio fatto di teck per i costumi e i parei e uno schiavo bellissimo. Pelle abbronzata, capelli lunghi, occhi neri e fisico da urlo a mia disposizione per fare pulizie, cucinare e assecondare le mie voglie.
Io sono un uomo giovane, dalla pelle scura, abbronzata, capelli neri lunghi e occhi neri, la mia pelle profuma di spezie esotiche, perché vivo su un’isola dei Caraibi. Il mio fisico è asciutto, pratico sport e vivo all’aria aperta, mi piace pescare e nuotare senza bombole, né pinne, amo il mare e la natura, sono parte di essa. Per vivere insegno surf e faccio la guida turistica, saltuariamente lavoro in un pub sulla spiaggia per arrotondare, o mi metto al servizio dei turisti.
Non sono uno snob, accetto qualsiasi lavoro, purchè mi faccia sentire libero. Contrariamente a ciò che posso sembrare non sono un uomo in vendita, mi innamoro e non accetto compromessi. Sono disponibile e ho un carattere mite, se non mi si offende, volenteroso e pieno di voglia di vivere. Ho studiato all’estero, ma sono tornato nella mia isola, per scelta, preferisco vivere semplicemente.
Adesso mi trovo al centro di una stanza, dove vive una donna sui quarant’anni, scrittrice. Mi ha chiesto di aiutarla a tenere in ordine e pulito e di esserle utile in tutti quei lavoretti in cui una femmina sola è normalmente impedita. La stanza è molto colorata, allegra, quasi infantile, è accessoriata e piena di confort. L’ambiente è piacevole e accogliente. L’arredamento è semplice, in stile con l’isola, a parte tutta quella tecnologia sulla scrivania.
La donna è un po’ disordinata, la sua testa probabilmente è altrove. Si sente un profumo piacevole nell’aria, probabilmente il suo. Mi piace. E’ pericolo per me stare qui, il fatto che scriva mi intriga, il suo aspetto piacente e solare, la sua pelle bianca potrebbero distrarmi troppo. Non voglio avere problemi nella vita, ripeto voglio vivere tranquillo.
Sistemata così la stanza va bene, ho proprio tutto quello che mi serve! Inizio a scrivere, come prima cosa, lavorando sulle impressioni di questo nuovo spazio. Finalmente mi sento libera e tranquilla, senza un passato o un futuro, solo il presente tutto da scoprire. Il sole fuori è caldo e la ventola al soffitto mi rinfresca piacevolmente la pelle.
Fuori i bambini giocano e a me piace sentire le loro grida, mi danno gioia. Basta con tutto quel grigiume della vita precedente, dove era tutto un obbligo e una corsa affannosa! Qui le giornate sono calme e pacifiche, senza orari e date da rispettare. Perché non me la sono disegnata prima questa stanza?
Il ragazzo che è con me sta mettendo in ordine, svuotando le valigie. E’ dell’isola, si è reso disponibile. Ha indosso solo un pareo e una splendida pelle…a guardar bene, di sottecchio dallo schermo del computer, ha proprio un bel fisico…non devo distrarmi, torno a scrivere…sì è proprio un paradiso, a me piace il caldo, il mare, però qui c’è troppo caldo.
Mi cambio, forse è meglio che mi metta anch’io un pareo. (Si alza e va verso l’armadio, sceglie un pareo colorato e inizia a togliersi la camicia, sbottonandosela lentamente, poi si sfila il jeans, rimanendo in reggiseno e mutandine. Si toglie il reggiseno, dando le spalle al ragazzo e si avvolge il pareo intorno al corpo).
Inizierò con lo sfare le valigie e poi metterò un po’ in ordine tutti questi oggetti inutili che si è portata: phon, spazzole, trucchi, scarpe, libri…adesso è lì che scrive, chissà cosa? E’ concentrata, ha la pelle così chiara e gli occhi color turchese, qui solo il mare ha quella tinta…ma non mi debbo distrarre, sono qui per lavorare.
E questo oggetto cos’è…sembrerebbe un vibr…mettiamolo in questo cassetto, insieme alla biancheria! Certo che è bella…ha mani e piedi piccoli, il collo liscio… quel seno schiacciato dalla camicetta è arrapante. E adesso che fa accidenti…non vede che sono qui? Il suo seno, adesso lo vedo…gambe lunghe, bel sedere…(il ragazzo si avvicina all’armadio per riporre una maglia e distrattamente le sfiora la schiena col suo petto).
Oddio, che profumo speziato, il suo corpo…(lei si volta verso di lui, il ragazzo si accovaccia per posare la maglia nel cassetto e inizia ad accarezzarle la caviglia, lei ha un sussulto, lui fa salire lentamente la mano su per il polpaccio, la coscia, passa all’interno accarezzandola con la punta delle dita, lei trattiene il respiro, ma non un brivido.
Lui posa la sua bocca tra le gambe, scorre le mani sulle cosce, fino allo slip che le sfila dolcemente, poi scioglie il pareo. Lei lo asseconda, rimanendo nuda davanti a lui, ancora inginocchiato. Il ragazzo moro, le allarga leggermente le gambe e inizia a leccarla con ardore, succhiandola tutta.
L’eccitazione sale. Gli prende la testa, gli accarezza i lunghi capelli, se lo spinge contro il ventre. Lui la vuole tutta, la tira a se, in ginocchio entrambi, la bacia tenendole il viso tra le mani, adesso è sua…
Ripongo i pennelli e la scatola da scarpe nel cassetto… non abbiamo neanche usato il letto di bambù...
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Non posso andare oltre

Non posso andare oltre
un racconto
di
Daniela Rindi
Non posso andare oltre. Un fuoco ho dentro di me, un fuoco dimenticato... ascoltando le note degli Eagles, che mi rimbalzano lontani ricordi. Un salotto in penombra, io sdraiata sul tappeto, al suo fianco, le sue dita dentro di me. Osservo il soffitto che ondeggia a tempo, col mio corpo voglioso.
La sua mano sperimenta le mie reazioni, io che ancora non so nulla del piacere. La dimensione irreale mi spinge verso di lui, vorrei qualcosa che ancora non conosco, ma ne sento il desiderio. Il suo respiro nelle orecchie, accompagna quelle dita poco esperte, ma intense, vorrei che non smettesse, che continuasse a cercare la mia soddisfazione.
La notte è già passata da un pezzo, ma noi stiamo ancora là, alla nostra prima esperienza, che non vogliamo interrompere. Prende la mia mano e la poggia su di sé, sento tutto il suo ardore sotto quei giovani jeans: potenza, desiderio, inquietudine, frenesia.
Decido di sbottonarlo, di toccarlo, di dargli soddisfazione. Lo sfilo, è duro, è più grosso di quello che mi immaginavo, osservandolo attraverso i pantaloni. E' la prima volta che lo vedo da vicino. Sento scendere un calore inspiegabile in mezzo alle gambe, mi sento bagnata.
Controllo, sì, un umore mi ha bagnato lo slip. Toccandolo lo desidero, immagino facilmente dove vorrebbe entrare. Ma non posso, non ancora, mi è stato insegnato così. Avvicino il mio viso, con la lingua lecco timidamente, lui si abbandona ad un lamento e sento di fare la cosa giusta.
Le mie labbra lo cingono sulla punta, la mia saliva si mescola con le sue polluzioni, creando una superficie liscia. Mi viene facile far scivolare la bocca, fino a sentirlo fino in fondo alla gola, avvertendo il suo piacere farsi sempre più intenso. Mi infila nuovamente la mano tra le gambe, questa volta con più energia e inizia a muovere le sue dita, io mi sto perdendo.
Un eccitazione forte mi spinge ad aumentare il ritmo dei movimenti della mia bocca, lui geme, io associo le sue dita a quel modello di durezza che ho tra le labbra. Lo vorrei sentire dentro di me, non mi basta più immaginarlo, desiderarlo, ora che sto scoprendo il significato del godere, ora che vorrei urlare di piacere, ora che lui mi sta pregando di non fermarmi, che sta riversando tutto se stesso... nella mia bocca.
Ma io non posso andare oltre.




