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Poesie scelte

Uno stile lineare, dal verso elegante e raffinato, è quanto si riscontra nelle poesie di Lina Sirianni. Un’autrice che sa parlare al proprio cuore con lirismo autentico ed espressivo. Semplice, quanto talvolta ermetica, si accosta con attenzione e bravura alle sfaccettature del vivere quotidiano, amando particolarmente mettere in luce l’ambiente circostante. Un’indubbia e sapiente struttura della lingua avvolgono i suoi testi di pregevole e ricercato effetto, confermata in una delle sue liriche, a mio parere delicata, e di estrema forza evocativa: “Acquerello”.
Ancora una volta è l’amore a catturare l’attenzione dell’anima, un sentimento che tiene legato a sé intere generazioni ed è proprio dall’anima, che sgorga la voce di quei pensieri che parlano di pura emozione. Coinvolge questa sua semplicità, mentre trasmette l’esigenza di esternare  tormento e paure di antiche ferite. Un bisogno di affidare ai versi reconditi pensieri, per un amore che vive all’ombra dei suoi giorni, e per il quale resta quasi folgorata. Inebriano le sue parole quando dice: “Ti scriverò ancora/di un incanto/ sognato/anche nella tempesta/scriverò di te”. Quindi, una grande forza interiore, che nasce dalla volontà di avere tra i pensieri, la gioia e l’incanto di un prezioso sentimento, nutrirsene,  farlo diventare necessario, per meglio sopportare l’esistenza nella quale spesso ci si ritrova ad inciampare. Un messaggio che prende forma a poco a poco, fino a confessarci che nel suo cuore vive una forte e pregnante trepidazione che la fa sentire immensa, così come scrive quando afferma di essere: “inebriata dall’emozione/di un tenero acquerello/luminoso”. E, nonostante forse, sia un amore difficile, la presenza di questo sogno a lei caro, le dà la forza di lasciare socchiusa la porta del cuore, affinché la speranza per cui vive entri a far parte della sua realtà, così come si legge negli ultimi versi: “Ti regalerò un fiore/avvolto nelle parole/lasciando socchiusa/quella porta/perché ti amo”.
Un canto d’amore limpido e spontaneo che nell’insieme, e soprattutto nella parte finale, è indubbiamente efficace e coinvolgente.

Recensione di Rita Minniti

 



  Acquerello

di Lina Sirianni

.

Ti scriverò ancora
di un incanto
sognato,
anche nella tempesta
scriverò di te.
rintraccerò pensieri,
e nasceranno parole
delicate,
su pagine candide
che guariranno le ferite
inferte dal tempo
non smetterò d'amare,
perché varcherò il cancello
di un giardino fiorito,
scrivendo con colori
che nascono dal cuore,
inebriata dall'emozione
di un tenero acquerello
luminoso.
Ti regalerò un fiore
avvolto nelle parole
lasciando socchiusa
quella porta
perché ti amo!

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Di non facile interpretazione, a volte quasi ermetica, nella sua pur semplice esposizione, è la poetica che contraddistingue i testi di Stargazer. Autore che affida alla poesia, la mente e il cuore, per inchiodare delusioni e rimpianti non ancora del tutto sopiti.Versi dove il tormento interiore è irruente come l’acqua di un fiume in piena o come pioggia che si abbatte sui vetri dell’anima, lasciando tracce incisive di dissapori, attese e sogni, che ci vengono proposte con struggente rimpianto. Di particolare forza evocativa è “Ditemi come si fa”, poesia di dirompente sensibilità dove l’autore, pur essendo consapevole della fine di un amore, non può non lacerarsi la mente con pensieri che gli procurano dolore, volti ad un sentimento che fa parte ancora della sua vita. Un dolore arricchito da una vena sofferta di malinconico abbandono dove sente che il tempo stesso si è fermato incatenandolo ad un ricordo dal quale non riesce a liberarsi, così come egli stesso scrive: “Questo dolore mi ha fermato il tempo/sto lottando con un ricordo/Ogni giorno batte ai cancelli del pensiero… e poi ancora: “Vorrei chiudere l’ultima serranda/poi questa luce fredda/e dirti finalmente addio/”. Un pensiero, dunque, lancinante la cui rassegnazione precipitando in un addio potrebbe spegnere, in parte, l’ossessione che lo travolge. E quasi come in una preghiera si affida ai versi, accompagnati da enfatiche immagini, per confessarci con graffiante forma espressiva il suo tormento: “Ditemi come si fa/a non dire una parola/… a cercare di scordare…di dimenticare…di averti chiesto aiuto/a scappare via… a cancellare ogni suono/e a far sparire il mondo!”
Un viaggio introspettivo dove un cuore non stringe più speranze fra le mani, e dove la voce dell’anima che muore, lascia un dolore straziante.
Poesia di pregevole musicalità, impetuosa quanto fragile, nonché di forte impatto emotivo, dettata da una struggente tensione interiore che la rende particolarmente efficace e che, non può non toccare il lettore, emozionandolo.
Recensione di Rita Minniti

timbro_piccolo.gifla_poesia_della_settimana_logo.jpg


Ditemi come si fa...
di Stargazer
.
Ditemi come si fa
Questo dolore mi ha fermato il tempo
Sto lottando con un ricordo
Ogni giorno batte ai cancelli del pensiero
Si disperde tra le case
questo assurdo ricordo di te
Vorrei chiudere l’ultima serranda
Poi questa luce fredda
E dirti... finalmente...addio
Ditemi come si fa
A non dire una parola
Che si dissolva tra queste spesse mura
A cercare di scordare
Di averti mai sentito
A cercare di dimenticare
Di averti chiesto aiuto
Ditemi come si fa
A scappare via da questa città
Dove ogni sasso mi ricorda di te
Dove ogni fiore si domanda perché
Ditemi come si fa
A cancellare ogni suono
E a far sparire il mondo.

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Poesie scelte
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Si presenta determinata e graffiante la poetica di Daniela Rindi .Un’autrice che si affida ai versi per trasmettere quanto di più profondo ha nell’anima,  regalandoci commozione e suggestive immagini.
Particolarmente efficace è il coraggio che ha, di mettere a nudo il proprio animo, scrivendo dei suoi pensieri, di intimità che spesso restano internate nel proprio io. Un indubbio coinvolgimento, di grande afflato lirico  emozionale, lo ritroviamo in una delle sue più significative poesie: il sogno.
dove la genuinità del verso e la pregevole sintesi  di cui fa uso, per descrivere un momento della sua vita, è impreziosita dalla forma e linearità della stessa lirica. Ci racconta di sé, del suo dolore, di quanto lapidario sia l’amore profondo che prova e che è legato ad un sentimento che ci confida essere: Come un brutto sogno/che non finisce mai/ e dove in questo labirinto di confuse immagini vive il suo ricordo che non è altro che la memoria dell’amato e che sembra non avere fine. Un ricordo che vive nei meandri del cuore come un incubo, una spina penosa che non sa estirpare, che non riesce ad allontanare dal suo cuore. Di grande impatto emotivo sono gli ultimi versi, che non sono altro che la sintesi predominante  che accompagna e fa da cornice a tutta la composizione.
Ed è quando afferma, confidandoci: Come un bel sogno interrotto/muore l’inganno della tua esistenza,  che il pensiero diventa struggente, infinito, fino a perdersi nel suo stesso dolore. Perché è quando finisce il sogno, è quando la realtà prende vita, è quando il cuore riapre la finestra, per respirare aria non più rarefatta di un sogno magnifico, ma pur sempre un sogno, che ci si accorge dell’inganno dell’esistenza di un sentimento, che ci si rende conto di aver vissuto solo al cospetto di un amore fantasma!
Poesia alquanto meditativa e immediata, che lascia spazio ad ampie riflessioni, dal verso limpido e coinvolgente, resa ancora più delicata se la stessa si legge in lingua spagnola.

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Il sogno

di Daniela Rindi

Come un brutto sognoche non finisce mai,
vivo il tuo ricordo.

Come un bel sogno interrotto,

muore l'inganno della tua esistenza.


**********

El sueño
.
Como un sueño feo que nunca se termina,
yo vivo su memoria.
Como un sueño hermoso interrumpido,
muere el engaño de su existencia

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timbro_piccolo.gif Di ricordi e nostalgici rimpianti si rivestono delicatamente i versi di Odisseo64, un autore che all'amore, dedica gran parte delle sue poesie. Particolarmente genuine nell'ispirazione e intimamente descritte, danno quel tocco magico che solo un sentimento così profondo come l'amore sa dare.

Interprete romantico e al contempo riflessivo, Odisseo64 non si rassegna ai ricordi e riesce a descrivere il suo profondo attaccamento ad un amore che gli permette di sopportare l'esistenza, un sentimento che adorna di ali il suo sogno. In "Stupore", sebbene lirica breve, riesce con note intense e suggestive a convincere, per quanto coinvolgente è il suo pensiero, preciso e attento. Narra di un sogno, un nostalgico amorevole sogno, che lo tiene sospeso a dolci istanti, come egli stesso scrive: "Coinvolgi il mio sogno / rimasto sospeso / sul filo / di caldi battiti / nel petto". Un grido accorato che fluente sgorga dal cuore, sul quale percorre le vie dell'infinito e, pur restando sospeso al filo della realtà, lo fa suo quasi totalmente. Pensieri che ritornano prorompenti nella mente, mentre si vorrebbero annientare, dai quali si vorrebbe fuggire, e si affida ai versi per confessarci che: "Sono quegli attimi / spesso / che sento / che vivo e che nego / da un millennio". Quindi, rievoca il passato mentre, nella realtà, l'anima continua il suo viaggio all'indietro, nel quale all'improvviso s'arresta, stupita davanti ad un tempo mai dimenticato. E così, come per incanto, l'anima e il cuore rammentano giorni lontani o forse giorni d'amore non del tutto finiti.

Poesia dal verso delicato, di pregevole afflato lirico, dove le immagini descritte svaniscono e al contempo riappaiono al cospetto di una mente soggiogata dai ricordi, chiuse tra note di rimpianti e segrete indimenticabili nostalgie.

 

Recensione di Rita Minniti

 

 

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timbro_piccolo.gif Affida ai versi per delineare il proprio pensiero e parlare del profondo stato emotivo del cuore Elena Franchitti, autrice che, con accorato coinvolgimento espressivo, riesce a trasmettere al lettore immagini fortemente efficaci. Come sequenze delle scene di un film, si snodano sottili riflessioni dell'anima, dal colore altamente suggestivo e struggente.

Di particolare forza comunicativa è la poesia dal titolo "Mi chiedo", sincera nell'ispirazione e intensa, tradotta con pregevole lirismo e spiccata sensibilità. Un'intima introspezione che sconfina al di là dei suoi stessi pensieri, sospesi tra gli spazi interiori dell'anima, dalla quale nascono spontanee e travagliate domande sull'esistenza. Si interroga sulla difficoltà che ha di porsi innanzi ad una realtà che sente troppo stretta e dove il sapore dell'aria che la circonda, disidrata e rarefatta, non le consente di respirare.
Il senso del vuoto la opprime chiedendosi dove e quando questo suo rifiuto di reagire alla vita sia cominciato, così come confessa quando scrive: "mi chiedo dove ho perso gli occhi / o / quando m'ha invaso il buio / incatenandomi / agli ingranaggi / fermi / d'un immenso vuoto". Per poi soffermarsi a contemplare ancora su pensieri privi di alcuna emozione: "bruciano crepe del pensiero / e sfiatano emozioni", e dove nemmeno l'ultima strofa sembra dare spazio ad una ripresa quando, con cuore gonfio di lacrime e commosso, affida ai versi i suoi ultimi pensieri: "Mi chiedo / a cosa serve il cuore / ora che l'anima mi è tutto / ...mi chiedo / ...eppure / tu mi vedi e tocchi / mentre non ci sono". Non è altro, dunque, che un esserci con il corpo ma non con la mente e l'anima, un guardarsi nello specchio e non intravedere che un vuoto opprimente.
Testo dai versi sofferti e malinconici, pensieri ed espressioni sconfortanti che l'autrice, magistralmente, trasporta con commozione e grande afflato lirico in poesia.

Recensione di Rita Minniti

 

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Di alto spessore lirico e arricchita da sorprendenti metafore, che danno una notevole enfasi espressiva, è la poetica di Matteolorenzi. Un autore che sa dare corpo e anima ai pensieri che investono la sua personalità. Lo stile asciutto, quanto mai scorrevole e immediato, lascia un'impronta notevole e fulminea nel cuore, anche di chi s'appresta per la prima volta a leggere i suoi testi. Poesie che catturano la mente con discrezione e particolari immagini, al punto tale da sembrare di toccare con le mani quella realtà che gli appartiene. Un cammino profondo è percorso tra i meandri di una delle sue più suggestive poesie: "Termico momentaneo conforto", dove la forza introspettiva è impreziosita da intense riflessioni, forti e al contempo di grande peculiarità. Ci conduce verso la strada del suo "io", portandoci a conoscenza di un momento di caloroso conforto che lo investe, e dal quale ne resta assorbito quasi completamente, così come egli stesso scrive: "emanazione/ di calore ti accolgo / e scivolerai sopra di me / accompagnandomi / nella deriva". Un viaggio, quindi, tra l'io e la mente, tra i ruvidi scogli dell'anima, che si accompagnano come due amici e nel quale l'autore si sente completamente avvolto e appagato. Momentaneo conforto però, come afferma il poeta, che si andrà diradandosi di lì a poco, "scemando come luce in un crepuscolo", perché non si tratta che di un attimo di sollievo che svanisce nel silenzio. E pur cercando di afferrare il tempo, tenendolo stretto fra le mani, si ritrova ad essere circondato dal rumore assordante della solitudine e tra i pensieri di sempre, così come ci confessa: "Ti cercherò / afferrando il tempo / ma il frastuono della solitudine / circonderà il mio corpo". Versi coinvolgenti ed efficaci, dipinti con vere pennellate di bravura, dove la voce dell'anima diventa poesia.

Recensione di Rita Minniti

 

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Un'incalzante e acceso lirismo avvolge con sobrietà la poetica di Tiziana Mignosa, dove i pensieri dell'anima trovano intimo sfogo in versi dal taglio efficace e dallo stile elegante.

Autrice che della poesia fa una vera e propria arte, attingendo a questa fonte per dare ai suoi sentimenti più incisività, un bisogno di comunicare l'amore, all'amore. Un sentimento che pervade la maggior parte delle sue liriche e che trova la sua massima espressione in "Guarda attraverso i miei occhi", dove l'apprezzabile musicalità si unisce a una tensione emotiva velata da intima nostalgia. Si accompagna alle bellezze del creato per affidare i suoi pensieri ad un amore, forse lontano, confessandogli: "Guarda / ammira attraverso i miei occhi / i gabbiani che volteggiano felici", un richiamo alla libertà, che l'anima può anche possedere ma che la ragione reprime. E' lo stesso richiamo della natura che ci confida lo stato d'animo triste e al contempo commosso dell'autrice, in un'alternanza di immagini e suoni che trasudano con magico trasporto. E se è vero che la poesia è fatta di immagini, suoni e colori, l'autrice non avrebbe potuto dipingerli in modo migliore per trasmettere al lettore la forza di questo amore, trascinandola verso l'immenso di cui si sente avvolta, come ella stessa confessa: "Assapora l'armonia dell'immenso / che scende nel mio cuore / prima che il mondo si desti / coprendo la bellezza di rumore". Una bellezza, quindi, pronta a svanire, dando spazio ai rumori della quotidianità, alla vita di sempre.
Poesia dal gusto raffinato e prevalentemente descrittiva, dove è notevole la forza comunicativa impressa da un messaggio delicato e coinvolgente.

Recensione di Rita Minniti

 

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Di forte introspezione e pregnante lirismo sono le caratteristiche della poetica di Raffaela Ruju. Poesia dal contenuto forte, elegante, ricco di preziose metafore che trovano massima espressione in "Nessun neo sul volto", lirica particolarmente suggestiva e di grande impatto emotivo. Si respira, in essa, un'atmosfera tale da graffiare l'anima e il cuore, quasi a farlo sanguinare dall'immane inquietudine che, tra le righe, regna severa. Già dai primi versi si legge una sorta di ferale solitudine quando l'autrice, confessandoci il suo pensiero, scrive: "Ci son momenti come questi / appesi al gancio del secondo / momenti chiesti e attimi / vissuti con la fiacca dei giorni bruciati". Così, in questo labirinto di dolore prende forma, pian piano, un sentiero scosceso dove bastano pochi attimi per ricondurre il pensiero ad un passato di giorni finiti, mentre parole putrefatte e immani silenzi, ormai troppo stanchi, si lasciano andare. Un rincorrersi di immagini chiaro scure, che si muovono intorno all'intima necessità di essere ancora preda dei ripensamenti, così come ella stessa ammette: "vaga la mente e semina la sillaba vagante / in cui mi faccio preda di ripensamenti"... "ferite che forse posso aprire", riconducendo, al fine, il suo pensiero a credere di poter nuovamente ritornare sui suoi passi. Di notevole capacità espressiva e soprattutto significativa è la chiusa finale, che dà all'intera lirica il senso esatto del suo pensiero più intimo.
Poesia toccante e travolgente, dal verso strutturalmente ineccepibile che non può non catturare l'attenzione del lettore, trasmettendo forte emozione.

Recensione di Rita Minniti

 

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E' un insieme di limpidi accenti dal forte impatto emotivo e genuinità di ispirazione, la poetica di Sortilegio. Un autore che ha suscitato in me vivo interesse per la sua poesia ricca di immagini e ardite metafore, dove l'immediatezza espressiva dei versi raggiunge alti livelli. Fantasia e sogno sono i temi principali, che vanno a concretizzarsi in un'intima introspezione sfociando, con grande tensione, in: "C'è qualcosa di profondamente sbagliato in me". Poesia dove si riflettono in maniera spontanea i moti del cuore e i suoi stati d'animo che, come onde, si accavallano senza pausa le une sulle altre, per poi disperdersi nel grande mare dell'inconscio. Poeta sognatore, attinge dalle svariate situazioni della vita coloriti spunti, solo per poter nascondere il pressante sapore dell'amore che lo opprime, così come ci confessa: "Me lo chiedo / davanti a questo specchio / con tre crepe / e quattro rughe dentro gli occhi", quasi a non voler ammettere a se stesso il dolore per un amore che lo dilania. Un sentimento che prende man mano vita nel pensiero più profondo, confondendosi tra le righe e che si risolve in quel: "C'è qualcosa di sbagliato in me ... / che mi porta a star / sempre dalla parte di chi perde / e di questa mia ostinata voglia / d'amare/ oltre la ragion di stato".
Un percorso alla ricerca dell'estasi d'amore, che trova massima tensione nei versi finali quando, ormai stanco, ammette: "perché di questo amore / io / non riesco / a farne a meno".
Versi particolarmente toccanti, che si snodano in un conflitto tra tensione razionale e trasporto emotivo, sospesi magicamente tra fantasia e struggente nostalgia.

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Di pregevole effetto e disinvolta originalità sono le note predominanti della poetica di Korus. Questa settimana la scelta si è concentrata su una poesia, che mi ha particolarmente colpita: "Sulla strada di Emmaus".
L'autrice, con note metaforicamente essenziali e immediate, ci conduce nel mondo interiore della sua anima: "la strada di Emmaus", cioè il cammino di ogni uomo verso una fede più profonda e autentica, che l'autrice ripercorre in questi versi, dall'inizio alla fine.
Si affida ad essi con grande afflato lirico e significativo, soprattutto quando ci confida che: "Larve di pensieri / ingombrano la testa di / un viandante sognatore". Enigmi che sgorgano da un cuore pieno di sogni e che non lasciano spazio ai pensieri, i quali invadono la mente anche se, andando verso una nuova strada, non si conosce mai il vero senso della vita.
Un tema che la ispira profondamente, fino al punto di condurre in piena consapevolezza la sua stessa identità verso "strade polverose / con l'intima speranza / di tramutarli in oro", fino al raggiungimento di una delicatezza estrema di sentimenti, particolarmente coinvolgenti.
Nascono, quindi, un bisogno sublime e un intimo sentimento di speranza di condurre quei pensieri che soffocano "l'io" verso un luminoso e armonioso riscatto.
Versi carichi di forte tensione emozionale e spontanei fanno di questa lirica una straordinaria miniatura di sensazioni, impreziositi dalle suggestive evocazioni delle immagini.

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Le immagini suggestive ed estremamente significative mi hanno indotto a scegliere, questa settimana, la poesia di Sempresveva. Un'autrice che sa dare forma, con stile e metafore efficaci, ai pensieri dell'anima, tramutandoli in versi carichi di lirismo.
In "Dentro una canzone", c'è delicatezza di sentimento, nella quale si respira l'intimità spiccatamente evocativa del ricordo... del rimpianto dove, note mai dimenticate, restano perenni ancorati alla memoria. Un'atmosfera d'altri tempi, immagini che si ubriacano di nostalgiche e segrete speranze. Le parole si elevano in una purezza estrema mentre l'autrice, si compiace di perdersi in questa fuga del passato dove la melodia di una canzone diventa ineffabile sensazione di un momento. Come ella stessa ci confida: "è dentro una canzone / che riposano i rimpianti", laddove il ricordo viene impreziosito da vera poetica sublime, delicata e coinvolgente. Quasi un canto nostalgico, in una danza che ha cadenze soffuse dove: "sulle accorate note / di una vecchia canzone", vagano ombre silenziose e particolarmente apprezzabili.
Un tema non del tutto nuovo, ma di pregevole effetto e indubbiamente efficace. Poesia dallo stile impeccabile e genuino; il lettore non può non restarne estasiato, nutrendosi di queste note poetiche e restandone coinvolto.

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Delicatezza di sentimenti ed essenzialità sono le note predominanti delle liriche di Giove Giunone. In "Piume al vento", le immagini evocative sono di notevole coinvolgimento. L'autrice disegna, con i colori tenui dell'anima e con padronanza del verso, "un mondo multicolore/pieno di meraviglie", se pur attorniato da guerre, fame, brutture.
La sua, che sembra essere disillusione della vita, non è altro - invece - che speranza alla continua ricerca di questo mondo migliore.
Una poesia realistica, vera... quasi, un canto nostalgico, delineato da pensieri riflessivi. L'amarezza lascia il posto all'illusione, invitandoci ad affrontare con maggiore coraggio gli eventi che, se pur ostili, non ci allontanano mai dalla dolcezza e dalla bellezza della vita. Affida ai versi e all'incanto del sogno i suoi più intimi pensieri quando, quasi in punta di piedi, ci confessa: "come piuma al vento / continuo a sognare / abbracciata alle mie illusioni / volo alla ricerca dei miei sogni / con forza e volontà".
Un pensiero forte, dunque, che non poco emoziona il lettore, illuminando a tratti l'oscuro sentiero dell'anima che, a sua volta, viene impreziosito dall'eleganza del verso, sapiente, incisivo ed efficace.

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Un mosaico di suoni e pensieri, i versi che contraddistinguono la poetica di Nunzio Buono.
Nella poesia "Il giorno a seguire", l'autore descrive l'intimità della sua esistenza, con sagacia e sapiente linguaggio. Una lirica affidata a versi piani, delicati ed avvolgenti, che si legano ad un messaggio di speranza, tanto sognatore quanto spontaneo e, proprio per questo, indubbiamente efficace. Un messaggio che non può non toccare l'anima del lettore.
Teneramente, quasi sottovoce, Nunzio Buono si affida ai versi per dirci: "Ci sarà istante / e le mie mani / avranno le stagioni".
Un invito, al suo cuore, a riprendere in mano il canto di momenti lontani, ritornando ad ascoltare le note del vento lasciate chissà dove, senza temere più il freddo dell'anima che, come egli stesso scrive, "vivrà giorno a seguire / l'ultimo giorno / per ritrovare ancora / nella trama del grano / la giostra al mio sorriso". In questa ultima strofa, c'è tutto il coraggio nell'esprimere quei pensieri che, per quanto sofferti, non intaccano la dolcezza e la consolazione dello stesso pensiero, perché bellezza e meraviglia sono riservate a chi sa vedere lontano e trovare conforto nella poesia più vera.

Recensione di Rita Minniti

 

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Ananima è un autore che colpisce per l'intensità delle parole e per l’impostazione originale dei versi, brevi, ritmati, sicuri nel trasmettere il messaggio poetico. Essi ondeggiano come in una danza, incatenando il lettore per poi librarlo in un universo emotivo che si spinge oltre le stesse parole, oltre la mente e il sentire quotidiano.
In "Presentimento" si coglie la traccia di amarezza, di rimpianto e rassegnazione cupa di chi ha smarrito speranza di riscatto: "avrei voglia / di cancellare / la mia storia / ormai tirata..."; e poi ancora: "avrei / voglia di non farti / sentire vuota e / sola..."
Il tempo e la velocità scandiscono "l'urlo" magnificamente descritto in: "è meglio fuggire / celarsi al / tempo diventare / la dimenticanza!..."
Il finale è lapidario e coglie di sorpresa il lettore: "da quando / son me stesso / non so / più / sognare..." Il dolore che ha attraversato l'anima è mutato in rassegnazione. L'autore conclude il suo viaggio con: "perché stelle come te / rimangono / nella storia / ma quelli / come me / non scalfiscono neanche la memoria". Potenza del sentimento, potenza dell’anima che parla di sé e si racconta.
Potenza di un poeta che affida ai versi la sua sofferta esperienza umana.

 

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Questa settimana presento la poesia "Acrobata" di Grisby60, una poesia che è una riflessione sulla vita e sulla debolezza che accomuna il mondo nell'affrontarla. Impostati con grande concretezza e risolutezza, i versi ruotano sulla metafora dell'acrobata, che mette ancor più in risalto il messaggio, onorandone l'asciutta profondità. Strutturalmente impeccabile con 4 strofe di tipo quaternario, il testo si compone di versi endecasillabi che, a mio parere, lasciano il giusto spazio all’immaginazione. Grisby60 ci lascia appesi a quel filo sottile che ogni giorno ci lega alla vita, scortandoci incerti in questo lungo viaggio. Il testo scaturisce da emozioni contrastanti: si parte dalla speranza, per finire con risolutezza in una chiusa che mostra la cruda realtà.

Recensione di Guido Passini

 

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Questa settimana presentiamo la poesia "Cercami..." di Rosazzurra.
Poesia d'amore? Sì, questa è una poesia che sgorga dal profondo. Fuoriesce e si concretizza da una ricca e variegata esperienza umana e letteraria. Il tono è delicato, il contorno nitidissimo. E' l'emozione che racconta se stessa; che determina il ritmo.
Ogni miracolo è concesso a Rosazzurra per raccontare la "sua" storia "nel colore dell'ombra", con la "semplicità luminosa" del vero trasporto amoroso.
E' una dote naturale quella di raccontare l'atto unico, l'amore eterno, senza cadere nelle lusinghe di un sentimentalismo fin troppo scontato, mantenendo sempre alta una tensione lessicale sottile e raffinata.
Contro la malinconia, il risentimento, ogni nostalgia è bandita; vi è solo fiducia "come donna perfetta / per un uomo solo"... che diviene "singolare colore del mondo", musica segreta del cuore, tempo e batticuore, in un crescendo di costante stupore.

Recensione di Cristina

 

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Poesie scelte

La poesia della settimana

 

timbro_piccolo.gifQuesta settimana presentiamo la poesia "Misera Festa" di Patrizia 1973; poesia di ribellione incisiva e sprezzante contro il mondo d'oggi, sempre troppo ipocrita e fasullo.
L'autrice mostra la sua predilezione per le rime portando in questo testo continuità ed armonia.
Le riesce facile concretizzare l'intento di renderlo scorrevole e mai forzato nella ricerca. Riesce altresì a dare ritmi particolari ai versi, imprimendo la giusta energia nelle pause e nel richiamo del proprio pensiero.
Di notevole risalto la chiusa - a mio parere perfetta - dove riesce a rendere completamente l'idea di come l'umanità mostri il suo lato peggiore, gestendo la vita come una gran festa; i consumi, gli sprechi e la perfidia sono la norma, senza pensare quasi mai al futuro. La strofa finale lancia un avviso profetico: l'ira ci devasta / e più nulla dopo resta, / solo cocci rotti / di una misera festa.
Versi da tenere sempre in considerazione; personalmente credo sia uno dei migliori testi di questa autrice.

Recensione di Guido Passini

 

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Poesie scelte

La poesia della settimana

 

timbro_piccolo.gifLeggendo i grandi poeti (Dante, per citare un esempio noto a tutti), si ha l'impressione che la poesia obbedisca a regole matematiche, sia nella struttura dell'opera, sia nella composizione dei versi. Essa può essere considerata anche come la partitura di una sinfonia, che alterna movimenti secondo una logica prestabilita, adottando regole rigorose. Un valido tassello di questi mosaici è costituito dalle figure retoriche, cioè da quelle espressioni linguistiche che si avvalgono di contrari, che enunciano una parte per indicare il tutto, ecc., codificate fin dai tempi dell'antica Grecia (ed in epoche ancora più remote). Per molti, però, gli "artifizi retorici" rappresentano un tranello che appesantisce la scrittura, togliendole naturalezza. In questo caso, invece, keishia ha saputo creare una sorta di castello, di teorema regolare ed armonico che prende l'abbrivo e la spinta iniziale dalle reiterazioni: "bere la sete", "mangiare la fame", ecc. La scelta formale rivela il progetto di una poesia voluta, costruita per valorizzare il messaggio. Il testo si articola in due parti divise da "...Ora...", uno spartiacque fra tesi ed antitesi, che lascia il compito della sintesi ai versi seguenti ("sicché io decido"). Il pregio maggiore di "La mia cura" sta in questa solida impalcatura che ci offre un testo ponderato, netto e chiaro. Non mancano, inoltre, le risoluzioni poetiche originali, coerenti con l'assunto stilistico ("con la fame / nei miei cucchiai / con il sonno / nelle mie notti"), da scoprire in successive letture. Un esempio di serio impegno poetico.

 

 

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immagine tratta da Semplicemente Renata