
Inviato da orchideanera il 16 marzo, 2010 - 19:37
Calle Emilio Castelar 213
Contemplo la mia vita
una fiaba che ha per epilogo il diluvio universale
la sapienza delle stelle capovolte
il profilo di un respiro posato altrove
cerco il riposo sul dolore della veglia
nel lucore di pelle rosa
lo smarrimento di un possesso
il bacio che ci rese sposi
solco in notti di lampare e tempeste
l'inquieta congiunzione della mia anima
sognando agonie lontane

Inviato da orchideanera il 6 marzo, 2010 - 09:34
Lulù
Io ballo qui
il mio lungo inverno di neve
impudica in lunghe ciglia violette
nei miei orgasmi di luce ormai fredda
i seni nudi nel vento
i sogni caldi negli occhi
ansimo danze su flutti d'argento
impudica in gesti viziosi di un azzurro ormai tenue
l'impressione volta a celare i dettagli
un esausto pallore di veli scuciti
a spegnere echi impudenti
Un bambino di nome Gesù
Così percorse la terra d'Israele
predicatore itinerante
tra tufi e argille di casupole addossate ai monti
su foglie d'ulivi agitati dalla piena
inventò un credo
le cernite d'amore
uomo nomade nel vento e nella sabbia
in un calvario di pietre magre
contò un angelo a palmi scuri
le accorate preghiera di madre Maria
nel volto chiaro di sorriso
fu lume il tempo
lo strazio della croce
Il mio cuore stanco
E' rimasto sulla sua bocca
il mio cuore pallido
ritorto in due occhi imbronciati
ammorbato in un sogno bambino
in giorni di mare cobalto
come un disegno di sabbia fissato nel tempo
in stelle e numeri d'oro
e' rimasto là tra la riva e lo scoglio
in un tiepido battito d'ali
in un origami di vento
in illusori miraggi
con la blusa del giorno di festa
un cappello del prete
Le viole di Stazzema
E' piegato al libeccio
sul sagrato
il ciondolo con la croce
in un voluttuoso abbraccio con il cielo
una madre sta come seduta
l'odore salmastro nei capelli
un capezzolo affiorante nel vestito
un padre è immobile sotto la torre campanara
il cappello obliquo dimenticato sulla cuspide
tre paia d'occhi muti franano allo stupore della morte
l’iride dipinta alle beccate dei rapaci
Mohamed
Mohamed
sorrideva beffardo
l'incarnato color caffelatte
con la voce di un Dio delle cose
in giovani sogni
trasmigrati d'azzurro
in un soffuso candore di neve
due guantoni color testa di moro
pantaloncini di raso sgualciti
saltellava su uno schermo lontano
re indiscusso di simulati stupori.
Non c'è più sole nella sua terra di mezzo
il cielo s’è intriso d’affanni

Inviato da orchideanera il 18 novembre, 2009 - 11:34
L'alba di Elsinore
E’ diafana di un’antica litania
Elsinore
in questa sera in cui sussurra il temporale
inseminando il cielo di soprusi, di pollini di vento
la pioggia che accarezza ciuffi di gramigna
il corpo di spose sconosciute
i fantasmi si disvelano fatali
in un pulviscolo di ambiziose lucciole
nell'amplesso silenzioso del dolore
s'arrende la vergognosa pena
al flettersi genuflesso delle foglie
Moloch
Ha lingua dolce
d'ammalianti brame
Moloch
una cuspide d'oro
un canto garrulo d’aprile
posato in una solitudine senz’occhi
fioco nel suo brillare
precario latore di un sogno
stende i suoi artigli su Dafne leggere
nel silenzio di un crepuscolo ancestrale
le palme delle mani purpuree
spietato in un soppalco d’oro finto.
Di notte
scuce il cuore all’ultima Sibilla

Inviato da orchideanera il 1 novembre, 2009 - 23:01
Gli occhi di Alda
Erano belli i tuoi occhi
Alda
dolci come quelli dei cani abbandonati
dolorosi come il lamento degli agnelli
la vigilia della Pasqua
caldi come un nido trattenuto tra le fronde di un castagno
nascondevano sotto le ciglia
urla e risate blasfeme
incubi
solitudini precoci
il cuore umano dei mutanti
arcani
vibravano di luce cristallina
di desideri oscuri
Dei pescatori
Hanno mani grandi i pescatori
quando gettano le reti
piccoli di buio
la luna appoggiata alla golena
nel tiepido conforto di onde buone
nei sogni in sottoveste azzurra
nella luce obliqua di incantesimi di periferia
sorridono ai temporali
i pescatori
con la cicca accesa di traverso
il tabacco nella tasca del cappotto
il Merlot in cambusa
chiassoso e scuro dentro la bottiglia.
Abat-jour
Un'abat-jour blu
il carnale profilo del nulla
e questa morta leggera
che tocca in braille il tuo corpo lieve
nel tempio di Serapide
una sera qualunque
accarezzo brandelli di vuoto
un dormiveglia lento
muovendomi come un veliero che risalele correnti
sfoggiando un dolore plasmato da Ptha
un lunedì di luna crescente
sbircio alla finestra
l'opaco limbo di tremule fiammelle

Inviato da orchideanera il 15 ottobre, 2009 - 14:44
Raffaele
Inquieto
come un bimbo scalzo
come il profumo della gramigna
ascoltavi in una conchiglia
la voce delle onde
le amare filastrocche di paese
le vespe nella testa
mille fauni che urlavano sul cuore
cantavi attorno al fuoco
tra gli ulivi e il mare
in una vigna antica
dissodando zolle
spillando il sangiovese in controluce.
Sotto i bordi dell'ombrello
arricciavi foglie d'aprile
Live and let die
Ridono le pietre serene della mia casa
beffarde
svolazzano le tende d'organza sottile
su pareti dipinte d'arancio e limoni
scrocchiano i corn flekes dentro la tazza del latte
bianchi come il mio viso di falena
siamo soli stasera
io e il mio cane
assopito sul pavimento rosso fornace
a sognare conigli nei boschi
un osso, uno sbuffo di fumo
cipressi laccati di verde.
Guernica
Non ci sono margherite
oggi a Guernica
solo buffoni di sventura
uomini pizzicati in un cortile stretto
cuciti a doppio filo con l'orrore
non c'è più
Dio in questa Biscaglia antica
il condor si confonde con il cielo
in un vecchio inverno
intriso di doglie e d'agrifoglio
e' sordo l'azzurro
stilla sangue
in un notturno respirato sulle foglie
concavi gli urli delle donne
Del paradiso
Chissà
se si potrà entrare in paradiso con i jeans a vita bassa
il piercing all'ombelico
una farfalla tatuata sulla spalle
le Marlboro in tasca
chissà se ci saranno croci e vessilli
il rosso dei gerani
le mele vizze di novembre
il bar con i bigliardini usati
la briscole e il tresette
per giocare di sera
con le ciabatte comode
chissà se vedremo nei suoi viali
Zapping
A fare zapping col televisore
tra Porta a porta e il commissario Montalbano
e sotto la finestra
un letto bianco
i tuoi capelli corti
i bottoni d'oro cuciti male sulla giacca
tenui insenature nelle vene
la flebo nell'incavo del braccio
una fiaba, una forbice che cuce
nel tuo cuore divenuto di cristallo
in un assolo struggente nella notte
in uno squarcio buio di creato.
Ti guardo
Del sabato
Di sabato
succhio la matita
sfogliando pagine di Conrad
allagata di coralli
nella mia coperta rossa di fiori a cinz
brilla l'eye-liner agli angoli degli occhi
si riflette sulla mia giacchetta striminzita
sul mio basco nero dalla stella d'oro
vivo d’oroscopi e di pesci
fatta di piume
con un libro del Vecchio Testamento
qui alla pensione Blumental
Le donne dalla parrucchiera
Sono belle le donne dalla parrucchiera
dolcemente rivestite di stoffe colorate
avvolte in ricci stretti
in cataste di capelli cotonati
un'allegra brigata
con maglie fatte all'uncinetto
da madri troppo premurose
profumate di violetta e borotalco
hanno occhi grandi
le donne dalla parrucchiera
riccioli biondi come Doris Day
fazzoletti di seta e tacchi a spillo
I ciliegi bianchi di Hiroshima
Sono pieni di cuori rossi
i ciliegi bianchi di Hiroshima
fioriti di nomi come gerani alla finestra
cangianti di oscuri sortilegi
nascondono nelle foglie
ossa di cavalieri alati
le maschere d'argento di donne dai capelli lunghi
bambini di vetro e di cristallo.
Spirali di colore in un azzurro stretto
brulicanti di cuculi e cicale
si cibano di primavere fredde
La rosa dei venti
Questo amore
la mia malattia,la mia cura,la mia noia
non l'ho mai avuto
non l'ho mai perso
è sempre stato un adagio di mezzo
un calmo spasmo di batticuore
una rosa dei venti tagliata a metà
rivolta a sud-est
si è appoggiato su passi in ombra
nella violenza nuda di troppi mattini
un'apparenza, un sottofondo
una tacca su una maniglia d'ottone
in una casa senza finestre




