Mimose
Cascate di perle di sole:
le donne venute dal cielo
a rendere lieta la vita
nel mondo.
Mimose che sono carezze
alla vostra morbida pelle
lasciate che giungano grate
da chi vi cammina d’accanto.
Ninfa dei boschi
Ti prenderò i capelli nel mio pugno
e arresterò la corsa che tu fai,
Ninfa dei boschi
che il silente vento
qual brezza lieve sfiora.
Come cerbiatta corri
ad inseguir la vita
ed io sarò al tuo fianco
nei tempi di abbandono
a rivelarti il sole
tra le alte e verdi fronde.
Poi rivoli di perle
saranno a dissetarci
nelle cascate a valle
e tu sarai più fiera
Febbraio
La merla le tane segrete ha lasciato
e va alla ricerca di nidi d’amore.
La neve disciolta la terra ha bagnato
e il seme di grano nascosto non muore.
I rami di pesco e dei mandorli in fiore
annunciano lieti il marzo che arriva
e tutte le ali, del cielo al calore,
s’annidano preste a stagione creativa.
Così la speranza di sole che avanza
nell’arco del cielo più ampio e sereno
Gennaio
Un bianco lenzuolo ricopre di seta
le ampie distese tra i magici coni
di Puglia che attende silente una meta:
i fiori di pesco qual mille canzoni!
Gennaio nasconde la gemma che freme
sui rami brillanti per la galaverna
fra i trulli di Itria, promessa di speme,
che il sole abbandoni la ima caverna
e torni quell’arco più grande a solcare.
E’ tutto in silenzio, qual trepida attesa,
Sassi di fiume
I sassi che alle rive fan corona
ai fiumi che nell’anse lenti vanno
acquistano la forma universale
che al cerchio pone il limite di spazio.
Le forme tondeggianti con declivi
verso la foce della vita vanno,
ad incontrare il mare che l’accoglie
dove la vita venne germogliando.
E vien dalle colline il gesto arcano
che par carezza al fiume che vi scorre
L'Alieno
Tracce di luce al buio delle notti
i sogni miei m’appaiono al mattino:
son lucciole, cui la lor luce a fiotti
spenge il vigore forte e genuino.
Vorrei, come fa un’ape che vi sugge
da fiore in fiore e il nettare s’asserra,
tornare al mio pianeta che protegge,
lieto dell’esperienze sulla Terra.
Le ali io vorrei, qual divin dono,
per risognare i sogni dell’antico
S'io fossi Botticelli
S’io fossi Botticelli, io ti farei
modella ad Afrodite dea d’Amore
e gli occhi tuoi di luce pingerei,
tra spuma che di perle par colore.
Vorrei i tuoi seni avorio appen velare
e metter due tritoni che tu, a briglia,
per l’onde dell’azzurro possa andare
in di cristallo limpido conchiglia.
Così le forme nude tra le vesti,
al vento lieve che solleva l’onda,

Inviato da Mimmo Martinucci il 26 febbraio, 2010 - 16:02
Solitudine assordante
La porta della chiesa è appena aperta
e qualche donna anziana con il velo
s’appresta a entrare col rosario in mano
pensando all’uomo che volò nel cielo.
Una panchina solitaria all’ombra
d’un platano già spoglio di novembre.
Fa freddo e il vento spazza via le foglie
nella piazzetta del sagrato antico.
Seduto e come statua sembra assorto
che in bianco e nero fu scolpita antica.
L’autunno della vita
Sulle seccate stoppie soffia il vento
e il sole all’orizzonte è già più basso,
mentre i ricordi del passato lento
vi scorrono insieme a incerto passo.
Son gli anni dell’autunno e della noia
che rapidi l’inverno v’a incontrare
di chi è già solo e intorno si fa buia
la strada ch’è parabola a calare.
Non è poter disporre di ricchezza
che affligge chi di anni è già gravato,
La vita scorre come un fiume
Sfiorare i tuoi capelli sciolti,
baciar la nuca calda
che già freme
e scivolare poi
sulle tue gote,
che di velluto sanno,
e, sorridendo, sussurrarti:
Ti voglio.
Ti voglio bene.
L’amore è fatto di carezze
dolci
e di sorrisi e fremiti
di pelle.
Così la vita scorre come fiume:
a volte con cascate
spumeggianti,
a volte calme,
limpide e fluenti.
Poseidone
Potente dio del mar, Poseidone,
dei tori e dei cavalli duce altero.
si fende il tuo tridente a chi si oppone
e scuoti i monti e l’onde col mistero.
Anfitrete nereide a te fu cara
compagna degli abissi e della vita,
che a te fu sposa sotto luna chiara:
al canto di sirene amor invita.
Ma fiero fosti contro il nauta Ulisse
cui con tempeste tu recasti danno.
Bionda orchidea
Bionda orchidea tu fosti
ninfa dei boschi ad inseguir Dionisio,
o naiade a corte di dea Venere?
Chi sei?
Bionda dagli occhi lucidi e profondi,
brandelli di ricordi
di vite già vissute
insieme.
Piramidi a scale io sento
riaffiorare in mente.
Forse tu fosti,
insieme a me, l’offerta
del sacrificio al Sole,
lassù sui monti aztechi.
Ma se memoria inganna,
Isola mia
Sorta dal mare e verde,
per semi alati giunti,
isola mia dei sogni,
che azzurro mar circonda,
vorrei venire a te
e da real gabbiano
con ali aperte al vento
librarmi in alto volo
come nei sogni miei.
Lontano dai rumori
e dalle cure altrui,
salsedine vorrei
perlasse le mie piume,
quando i marosi bianchi
arrancano arrabbiati
e la scogliera amica
schiaffeggiano insolenti.
Dea mia del mare
Tu a me apparisti come dea del mare,
emersa dalla spuma che, leggera,
lambiva il corpo tuo, senza sfiorare
la pelle ambrata come ambra vera.
E, come foglia trema al dio del vento,
così io mi sentii tutto tremare
e dentro un dolce fremito mi sento
quando le labbra tue io vo’ a baciare.
Il tempo è inesorabile, ma è vano
che la clessidra versi la sua sabbia,
Quel sorriso luminoso...
Quando sfiorando la tua pelle ambrata,
come fa l’onda quando bacia riva,
così fu primavera quel sorriso
che luminoso aprì nuovi orizzonti,
con gli occhi che rubasti ai laghi alpini.
Quando pensavo d’essere in autunno,
stagione nuova venne a innamorarmi.
Poi calda fu la sabbia che ci accolse,
come due ali strette e chiuse al volo,
per riscaldare i corpi nell’amore.
Palinuro
Sugli scoscesi sassi, come un muro,
che scendono col verde fino al mare,
al capitan d’Enea, a Palinuro,
un tempio sorge, lì per ricordare.
E tu nocchiero piangi nella notte
quel rio destino che il tuo fato dette.
Il dio del sonno fe’ i suoi dolci motti
con musica divina e, tra quei flutti,
tu da quel legno vi cadesti ignoto.
Al tuo risveglio freddo, tu la costa,
Luce e Amore
Se la Natura muor senza la Luce,
pur l’uomo,
se Amor all’altro uom non lo conduce.
Scintille di luce nera
Scintille di luce nera:
scintille, scintille, scintille.
Voglio sbucciare una pera
anzi, mille, mille, mille.
Poi cambio idea repentina:
l’arancia mi ascolta e s’inchina.
Si apre da sola e si offre,
si dona ma soffre, ma soffre.
Scintille, scintille, scintille
sul fuoco ch’è spento al camino.
Davanti all’arancia m’inchino
e vado facendo faville.
il Vate
Pensiero sorgente
Leggendo qua e là e meditando sui parti mentali miei e altrui;
sotto la spinta ispiratrice e magica della Musa Calliope;
dopo lunga ed appassionata meditazione sulla modestia come virtù dei deboli;
conscio delle nobili stirpi e delle discendenze dai sacri lombi toschi;
L'uomo e il dolore
E’ libero l’uomo,
se avverso al dolore
non può che gridare?
Mi guardo d’attorno,
l’armonico tempio non vedo,
mi sfugge.
Nell’anima guardo:
traspare un opaco di luci
al di là della siepe:
è il dolore.
Se squarcio e profano l’ignoto,
ritrovo me stesso,
come son stato da sempre,
e vivo felice,
sapendo che esisto.
Scolpiscilo, uomo!
Nel sasso più informe,





