PIOMBO FUSO
PIOMBO FUSO
(inedito 2009) di Mario M. Gabriele
Sono anni, Louisette, che guardi la Senna,
come un uccello il bianco dell’inverno.
Non ti dico, quanta neve è caduta sullo Stelvio!
Nelle cabine c’erano avvisi di keep out,
una guida turistica del Rotary Club,
Sydney Club
Cari Redattori e Amici,
sottopongo alla vostra cortese attenzione un mio inedito, che necessita di una breve introduzione, per chiarire meglio il significato, anche se, l'interpretazione rimane, in ogni caso, un elemento soggettivo della sensibilità del lettore. Si tratta di un tema che rievoca le stragi del sabato sera, in concomitanza del ricordo dei cari estinti. In altre parole, è un segnalibro posto tra le pagine di un poema nel quale i vivi si rapportano ai morti. Da qui l'acquisizione della nostra finitudine e la ricerca di un senso alle cose : " Dimmi ci stai dentro, ci stai vicino al cuore dell'abete? ", sfiorando l'altrove metafisico: "a quale altezza, a quale misura si perde l'occhio'. Gaudiè rappresenta l'uomo con i suoi conflitti. Tornano i ricordi. Nulla di strano se ci accompagniamo ad essi; nulla di strano per Gaudiè che avverte la vita minacciata dal suono dell'orologio di San Bailon, con l'illusione, tutt'altro che negativa, di far rivivere i tre ragazzi, in tre piume leggere", "che ogni anno tornano a farsi vedere / nel prato fiorito dove morirono Nicholas e Tobia e la dolce Eloisa", fuori dal Sydney Club. Ovviamente, ogni lettore può scavare dentro il testo, come meglio crede.
Cordiali saluti.
Mario M. Gabriele
L'ape

L'inverno ci costrinse al gelo,
ruppe ogni forma del passato
portando figure dimenticate.
Ad una fonte rinascemmo.
Fummo un solo fuoco, un'unica radice.
Tornò la Signora dei merletti:
L'altrove
C'era nel cortile la violetta di settembre
che non dava ombra alle libellule,
il profilo di un giorno piegato dal tramonto.
Da un altrove sconosciuto tornò la donna
come corpo o anima, chi poteva dirlo?
Discese le scale, si mirò allo specchio,
a voce bassa dissi: oh, pianta mia,
punge il ricordo come l'autunno
sui pitosfori, tu fiamma,
luce che ancora non si spegne.
Poi disparve nel suo altrove mai visto da nessuno,
nondimeno amato
da chi bruciò la vita come sterpo.
Da molto lo sappiamo, da molto fanno da lama
le figure dell'aldilà,
quelle che non perdonano l'addio,
il senso breve delle cose.
Volò il barbagianni schizzato fuori
dalla balaustra antica, col suo ultimo chiurlio.
Mater gentile e Noël
Mater gentile i giorni si sono disfatti come gelsomini,
tra fumo e cenere s'accende il tuo ritratto di signora,
giorno e notte si confondono nel tempo,
lasciando poca sabbia nelle clessidre.
Gennaio entra nella casa
con i quadri colore della sera.
Vibra nel silenzio la melodia di Milosz
e il sentiero oscuro sarà là, umido
di un'eco di cascate. E io ti parlerò
della città sull'acqua e del Rabbi di Bacharach,
mentre sfiorisce la stella del mattino
e i morti hanno perso le ossa
là dove i sogni sono spariti
come uccelli alla frontiera.
(da: Ritratto di signora, Nuova Letteratura 2008)
Noël
La conversazione non fu più ripresa dopo le note di Bernstein.
L'alba ha cancellato ogni ombra

COMMENTI nota alla poesia: L'alba ha cancellato ogni ombra.
Questo testo si propone come un -ritratto- biografico del poeta, che, attraverso la voce di un maggiordomo, racconta alcuni aspetti privati della sua vita. L'incipit della prima quartina tratteggia un ambiente esterno, sereno e rassicurante, riattivando nella memoria episodi da vecchio album, al di fuori di ogni malumore esistenziale: "L'alba ha cancellato ogni ombra /. Buongiorno signor Michael /. Sono tornati i colibrì sulle guglie del castello / e la primavera non è poi così lontana /. C'è aria di chiesucce in questo studio / e non vedo come si possano conciliare cielo e terra /. Esca! /. Troppo ha cantato i fumi di ciminiere e solfatare / ". E che sembra un invito ad entrare in un nuovo spazio albeggiante e solare, sebbene la mitologia della degradazione biologica della vita rimanga per Gabriele una costante oggettiva, la cui presenza rende particolarmente significativo il contenuto psicoideoespressivo nei confronti di una poetica formalizzata come un"canto d'armonie sepolto".
Fuori di casa
Fuori di casa l'hotel Ariel invita ad un dolce approdo.
La stagione non è di quelle docili e serene
e non promette nulla di buono:
polvere alla polvere, terra alla terra!
La notte ci si può perdere per strada
da St. Just ai giardini di Beiderbecke,
e chi arriva ha poco da raccontare.
C'è chi attende i portatori d'acqua e di caffè,
chi scrive epitaffi sulle pagine di Carver.
Una ragazza sorride portando Chardonnay.
Difficile Mr. Swanson,
passare per Dresda e Muhelberg.
Non ci sono voli sicuri, né oggi, né domani. Sorry!
Una suite la troveremo
quando verrà Mrs. Scarlett
a portare via il venditore di stelline.
Qualcuno nel fondo della hall
legge Orazio e Sant'Agostino.
Ma non sono molti quelli che chiedono passaggi
o che segnano nuovi itinerari sulle mappe.
Abbiamo bisogno anche di voi
piccoli sogni di vita!
La stagione non è di quelle docili e serene
e non promette nulla di buono:
polvere alla polvere, terra alla terra!
Aspetteremo che spiova,
Le amiche di Hamlet
1
Siamo le amiche di Hamlet.
Le sue ansie e i tormenti
sono i nostri tormenti e le vostre ansie.
Veniamo dal New England
per un "canto d'amore".
Ci siamo fermate in un cottage
con le finestre che si aprono ad ovest
e le stanze vuote di arredi
dove c'è sempre qualcuno
che lascia biglietti d'addio e metà della sua vita.
Veniamo per un "canto d'amore".
Siamo Laura, Ellen ed Elisabeth
e fare questo viaggio è una vera imprudenza.
Conosciamo fanciulle nelle nostre contee
che coltivano amori come gardenie
e non hanno paura del giorno che viene
e sono anni che più non leggiamo Melville e Osborne
perché la giovinezza è una storia che non ci appartiene.
Eravamo le più belle orchidee
dall'Outer Ring alle contee.
2
I nostri silenzi sono i vostri silenzi.
Siamo le amiche di Hamlet.




