Amo (da un verso di Alda Merini)
In omaggio alla grandissima Alda, i cui versi ci resteranno sempre nel cuore, ripropongo questa breve composizione ispiratami da un Suo verso. Non ho altro modo per renderLe omaggio, non avrei parole all'altezza della sua grande arte.
Amo, e Tu sai che l’anima mi è stanca
sconfitta in guerra d’amore contrastato
ultimo fronte dove scavar trincea
forte che non ha più difese.
Sogni
Questi sogni in volo
ad ali perennemente dispiegate,
contenitori di realtà quasi mai distorte.
Sono deliri a perdere
mischiati in attimi di godimento,
filtri a nascondere gli avanzi della vita.
Ne conosci gli angoli
smussati da quotidianità vissute
che falegname tempo svelto costruisce.
E non si cancellano,
inchiostro a irrorare ogni penna
Si penzo a Halloween
E’ la notte che fantasmi, streghe
e le zucche vote escheno de fora
e gireno ‘ntorno infino a tarda ora
pe rispettà ‘na festa da du’ seghe.
Io ‘sta notte la vedo mejio dedicata
all’omo che de giorno scrive leggi ..
finarmente, la capoccia ‘lluminata
lo porterebbe a fa meno magheggi.
L’ottavo nano ce lo rivedo bbene
a sbatte a li portoni de la ggente
Dov'è il confine ?
Lo sguardo mio
spazia verso l’orizzonte
che a gioventù donava albe di pensiero
e mai un tramonto in scuro,
sonda quel limite che unisce cielo e mare
alla ricerca d’immagini lontane.
E’ un mattino limpido
affrescato dalla voce dei gabbiani
a far contorno al fruscio dell’acqua
che lima dolcemente il bagnasciuga.
M’accarezza un vento lieve
e m’è compagno tra le ore assolate
Gabbiano (acrostico)
Giochi arioso con i venti leggeri
Arpeggiando note garrule dal becco
Bilanci ogni volo senza avere pesi
Bianco sospiro d’ali nell’azzurro
In te lancio il canto mio di libertà
Aggrappato al tuo vagabondare
Navigo i miei sogni d’esploratore

Inviato da Grisby60 il 25 ottobre, 2009 - 18:31
Rondò
Una vita assemblata
Tra cerniere catodiche
Siamo infissi a coprire il divano.
Grida l’untore i suoi piatti del giorno
e sfilate di cani sempre nella diretta.
Siede tronfia la rifatta di turno
con sorrisi che appaion canotti.
Una vespa genuflette se stessa
all’aprire d’una candida porta.
Quattro signori che sanno di furto
parlan tra loro intrecciando le voci.
Riflessi repubblicani
Gioventù mi giunse con bandiere appese agli ideali,
uno sventolio dal colore acceso, verde straripante,
che gli occhi illuminava del riflesso d’un credo liberale;
erano giorni che nelle strade vivevano i picchetti
e si imbrigliava il capitale in un lenzuolo rosso,
rosso come il sangue di mille e mille voci uccise in povertà.
C’era un saccheggio di parole affidate al vento
Il profumo della rinascenza
Dal fondo della valle della vita
sto risalendo a passi circospetti,
gli occhi allestiti come dei pirati
pronti a rapire ogni sensazione.
Ho dimorato a lungo la vallata
godendone il frutto dei vigneti,
steso al fruscio della vita intorno,
con il tempo da non condannare.
Ne ho tratto risa e pentimenti
rubandoli alle zolle dei minuti,
ho rimestato l’anima e la carne
A la scola de ballo
Regazzì, che fai, stoppi proppio de botto?
Vedi, le chiappe smovo ar tempo esatto,
nun rissomijo certo a quer controfagotto
che venne a rinturcinasse de’ soppiatto!
Quarchiduno potrà di’.. me pari matta,
(e si solo ciarifletto, me lo dico puro io)
ma er suddamericano lo vidi balla a DDio…
(m’apparze ‘n zogno doppo ‘na nottata).
E allora amichi cari, si proppio cojonate,
Pillole di vuoto
Saranno nel tuo novello cielo
privato dalle piogge dell’ardore
tutte le inquietudini vissute,
si disperderanno come nuvole
e riavrai quel celeste limpido
che negli occhi ti dimorava.
La notte non troverà sussurri
a rimbalzare nell’eco dei silenzi,
soltanto il mutismo dei ricordi
come unica cicatrice al sonno
e tra le mani che non dimentico
le pieghe d’un cuscino vuoto.
Respirando nel nuovo giorno
Ho bisogno di sciogliere la nebbia,
di svestirmi dai silenzi che soffocano la notte,
d’affrontare l’alba che pallida occhieggia
e batte i suoi raggi contro i vetri.
M’occorre la forza a prendersi il risveglio
d’ossa ch’hanno abitato rotte tra le carni,
che si sono appropriate del mio sonno
lasciando agli occhi l’ombre alle pareti.
Quanta eternità mi son giocato
Nun fumo ppiù
So’ convinto, nissuno me pò crede,
ma er fumo pe’ davero l’ho lassato,
le cicche nun le passo ppiù ner fiato,
de l’astinenza ciò fatto la mia fede.
Era da cinquant’anni ch’ero soggetto
a ‘ste schifezze che puro fanno male,
mo a li pormoni je porterò rispetto
sarvannome da ggiorni d’ospedale.
Certo che quarche noia m’è rimasta,
si parlo co’ quarcuno che spippetta,
Perduto amore
Tu non saprai di me cosa è stato il sonno
rotto tra sognar d’amore ed ore ad occhi aperti,
consumatesi in gocce a inumidir le guance.
Tu non saprai di me il correre nel ricordo
di giorni appassionati vestiti da baci intensi,
abiti che nel silenzio t’hanno rapito i sensi.
Tu non saprai di me mentre raccogli il tempo
che libero dei miei sorrisi ora ti sfila innanzi,
Contralto
Canto solo per me
con un ritmo scosso
con note accidentali
ed armonie in dissesto.
Canto per non esser muto
mentre abiuro il verbo
che non mi contiene
e di novene e salmi
riempio la valigia.
Canto pure in falsetto
così che la mia voce
non mi riconosca
e della melodia
non si impadronisca.
Canto per esser vero
per transitare note
che facciano contorno
a sinfonie desuete.
America - Poesie giovanili
Tra la folla
Un uomo vestito di nero
Con un orso bianco legato alla mano
Gli parla animatamente
Ogni frase è piena di gesti
Di incitamenti
L'orso cammina curvo
Accanto all'uomo vestito di nero
E non risponde
Tra la folla
Un orso bianco insanguinato
Parla da solo
Responsabile e concitato
Sorride con fare fraterno
Cammina libero
Occhi da schiavi
Piangono a lungo sui resti
Sonetto sortiro dar còre
Cor cervello stamattina so’ svòtato,
vado ner webbe pe’ cercà conforto
e che te leggo … che ciò avuto torto
a scejie er silenzio, a metteme de lato.
Sarà che li rapporti umani li rispetto
e si pe’ caso quarcuno me scompare,
nun lo pijio a tortorate pe’ dispetto
ma lasso sia er tempo a ggiudicare.
Forse pe’ questo è che so’ tacchino,
perchè li caxxi mia sempre me faccio,
'A ggelosia
Quanno aritorno stracco da l’ufficio
nun ce sta vorta che me lassi ‘n pace,
dichi: < Te vedo carmo come ‘n micio,
che m’annisconni, occhi da rapace? >
< Le liti cor capoccia > t’arisponno
< ‘Gni ggiorno me scassa le cervella.>
e cerco de annà via a la chetichella
prima che lei principi er finimonno.
< Brutta carogna, tu me fai cornuta!
Ciai ‘na faccia corma de boraggine,
Sonetto pe' rispetto
‘Sta sorfa se prospetta assai noiosa,
‘n duello sciocco, grugno a grugno,
scordanno l’applicazzione faticosa
de perzone rigalata senza ‘ngrugno.
Doppo lo scavarco d’ogni ’mpegno,
se scantona co’ le frasi da regazzini
scajate a serciate, svotate de ritegno,
‘nzomma penzieri quasi d’aguzzini.
Io nacqui co’ l’amicizzia tra le vene
e ner vedè quattro parole ammascherate
Espropriato
E’ nell’amor di se
che il mondo si mantiene
tirando calci al pensar dei giusti,
alzando mura calcificate con l’offese.
Ed è nell’apparire
che stan costruendo vite
le voci in falso del potere nuovo
con cori da incantare anche le sirene.
In questa società
che ormai non riconosco
traccio la conta delle delusioni
e degli ideali che m’hanno confiscato.
Urlo la pace
Gronda sangue
da corpi scomposti
sconvolti squarciati
in fumo accerchiati
e grida che vanno
correndosi incontro
Mitra spianati
non hanno nemici
ma cantano fuoco
in onde d’assalto
confusi tra volti
che piangono pace
Tra i molti in silenzio
già in terra caduti
volano via i sogni
che al primo mattino
ridevano allegri
prendendosi il giorno
Odio portato nel nome




