Aforisma
Le vie che percorri
son sempre le stesse
Sono i tuoi passi
che le fan diverse
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La misura dell'amore
Se misura d’amore è la mancanza
del semplice tuo gesto
che al risveglio come carezza
cercando va d’ancorare al giorno
certezza del presente
allora
non v’è dubbio alcuno
che tanto t’amo

Inviato da Fabris Maurizio il 3 agosto, 2010 - 22:03
Epitaffio
Divenir ricordo è destino d’ogni vita
sia d’essa di gran fasti o di silenzi piena
Che cosa rimarrà di me alla mia finita?
Vorrei che color che m’aman non si d’esser pena
di tramandare ai posteri quegli eventi
che all’uman giudizio la fecero serena
Alle mie esequie che fossero sol presenti
i testimoni del mio terren peregrinare:
del camminar le strade, del navigar i venti
Haiku
Il lattiscente
le labbra a sfiorare
Pelle di luna
A piedi scalzi
E andavamo a piedi scalzi
a sfidare i cigli delle strade
con l'incoscienza dalle ali d'angelo
Il mondo precipitava in un barattolo
da scalciare tra i sassi
e riesplodeva nei volti
eccitati dal gioco
E sapevamo
Ora non più
Ora
dobbiamo rimparare
slacciandoci i calzari
perché
sulla terra del sacro
si cammina scalzi
Contraddizione
Lungo metameri nascosti
di una mappa ignorata
scorre nel tumulto
la contraddizione
di questa mano
che si ribella
al bisogno
per restare aperta
a cogliere il fremito
del piacere
...fermati..
ti prego...
L'appuntamento
Diamoci appuntamento nel mio sogno
All’angolo
dove la luce della luna incontra la notte
Mi riconoscerai
perché ci sarà un suono di carillon
ed io
avrò in mano un fiore per te
Haiku (scherzoso)
Il vento scherza
con la tua gonna bianca
Che biricchino!
Nel segno del leone
Deh, da dosso mi voglio oggi spogliare
d’ogni tessuto che non sia d‘esser degno
i colori di quest’ estate d’imitare
Vediamo dunque un po’e lasciam segno:
d’oro come il sole sia il capello
ed il limpido mio sguardo sia suo regno
in cui specchiar si possa ogni fratello
che nel mio camminare vo incontrando
per condivider con lui grave fardello
In quei momenti
Sai
quei momenti
in cui
tutto
seppur all’apparenza perfetto
nega l’appagamento
Né i lacci della passione
che i corpi uniscono
nel piacere
portando l’anime
a toccare la possibilità dell’oltre
Né la calda mano
che s’apre nel dono
senza mai richiudersi su d’esso
Né il fluire dei ricordi
ai quali ancori la commozione
nei momenti di solitudine
Né la circoncisione della ragione
In Te sto
Perplesso
di fronte a verità
che s’offuscano
ad ogni loro manifestazione
sconfinando nel ridicolo
Ubriaco
dallo scorrere d’eventi
che ti strappano gli istanti dell’esistenza
con la tua complicità
restituendoti solo l’affanno della corsa
Tra baci posti a sigillo
che scrivono insperati incipit
a racconti di cui avevo dimenticato le parole
Nel generoso abbraccio
in cui mi perdo
Dove sei?
Sospira la notte
Nel suo afflato
appoggiato
il dolore
d’incompiuto
discorso
che tende
le dita
a cercare
nel ricordo
congiunzione di mani
Dove sei?
Che anche i sogni
si sfiniscono
nella tua ricerca!
Il profumo dei fiori di tiglio
Ah, sei qui!
Si , lo so
non dovrei stupirmi
E’dal primo istante della mia vita
che mi stai accanto
Ti ho ignorato
nella spensieratezza della gioventù
T ho negato .
nella corsa della mia affermazione
Ti ho vista avvolgere nel tuo manto
presenze amiche
Non ho resistito
alla commozione del pianto
quando te le sei portate via
Ma la tua presenza
non mi ha mai intimorito
Anzi
A Giulio (bimbo)
Questuo al cielo
precipitato nei tuoi occhi
un suono
per poterti chiamare
ma è il tuo sguardo
che mi trapassa
a cercare
oltre me
il mio nome
dimenticato
Haiku
Ecco s'avanza
Con passi di velluto
l'amore viene
Haiku
Linde nuvole
corteggiano il cielo
Ecco è l'oggi
Mani
Aperte
dianzi al petto
come in offerta ad ignoto Dio
Sul palmo i percorsi dell’anima
tracciati dall’inchiostro denso della sofferenza
tra sprazzi di pelle illuminati da ali posate
Mani stanche
di graffiare la vita
per restare ad essa adese
Alla ricerca di assolate dune
per raccogliere la sabbia calda tra le dita
e stemperare le fredde ansie notturne
Mani che offrono doni non loro
Pol bastàr (può bastare)
Pol bastar ‘n sghirlo de vento
tra ‘’e canèvere
par cavarme da sta gnagnera
che ogni tanto me ciapa
e fa griso el pensar
Pol bastar el corrar de ‘na marisorboea
a scondarse in te ‘na crepa
par sgravarme dal magon
che strenzhe el gargato
co vardo el dolor
che ingruma l’anema
su pal muro dea vita
Pol bastar el slusegar de ‘na to lagrema
che drento ghe se specia el cieo
Di Gaia figli (a Mela)
Terra
feconda del suo humus
che accoglie
nutre
conserva
in cui grate
le radici affondano
per permettere
alla linfa di vita
di ascendere
e noi
d'essa figli
in quel punto
in cui s'unisce al cielo
piccoli
investiti
d'eternità
sostiamo
nel nostro respiro
a riposare nella poesia
lungo il viaggio
di un ritorno
agognato
con il desiderio
che graffia l'amore
ed il dolore
La felicità
Una curva improvvisa
Un dosso, un avvallamento
e sulla strada non sei più solo
Rauca la voce
piange lo sforzo della parola
Parla allora il corpo
con il suo gesto
Silloge di non suoni
mappata sulla pelle
Senza regia
nè copione
nè sceneggiatura
Si recita a soggetto
E si stà
spettatori ed attori
di un momento cercato
ma ritenuto impossibile
Coinvolti talmente




