La soffitta
Forse un giorno
nella noia di un pomeriggi estivo
salirai la soffitta dei ricordi
Vedrai lo scintillio del pulviscolo
sospeso in un raggio impertinente
sciabolare nella penombra
Il buio si riempirà del mistero
delle memorie depositate
Passerai la mano sullo specchio appeso
per rimuovere le tracce del tempo
Nella tua immagine riflessa
come in gioco di prospettive
vedrai
Pinocchi
Viaggiatori in straniere terre
per ubriacare orgoglio e delusione
dissetandoci del sangue
che distilla dalle ferite
dimentichi della verità
scritta negli sguardi innocenti dei figli
L’unica acqua che disseta
è quella che sgorga dalla nostra terra
Come stai?
Io
Bene
E tu?
Anch’io
Che pinocchi che siamo!
Verrà l'estate
Verrà l’estate con il suo caldo alito
con le onde dorate dei campi di grano
dove di ametiste e rubini adornate
le spighe attendono il sacrificio
Bramosi di luce
svestiremo i consunti abiti dell’inverno
lasciando nelle loro pieghe
la letargia dei pensieri
Danzeremo
per ritrovare la gioia bambina
delle corse a piedi nudi
Voleremo uno sull’altro
in una vorticosa giga

Inviato da Fabris Maurizio il 23 febbraio, 2010 - 05:55
Cielo
Etereo coperchio di prezioso forziere
ove umane debolezze posto vi hanno
dell’infinito le tensioni
Si muovono nel tuo silenzio consolatorio
le fuggitive proiezioni dell’anime
Schiacciate dalle supposte ire
dell’accecante temporale
Bagnate da fresche lacrime di pioggia
Stupite dallo spettacolo degli arcobaleni
Silenzioso testimone del dissolversi
di preziose pietre in grigia cenere
Ad un amico poeta
Lo so che a volte
ogni parola che canta
potrebbe gridare
Ogni colore
diventare macchia
Ogni sguardo sereno
rattristirsi
Ogni incontro
diventare fuga
Ogni preghiera
un’imprecazione
Ogni silenzio
diventare dolore
Ogni amico
un estraneo
Ogni corpo
solo piacere rubato
Ogni sorriso
fastidiosa forzatura
Ogni saluto
obbligo
Ogni abbraccio
stretta da divincolare
Haiku
Cangianti fiori
sul ramo del ciliegio
La perfezione
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Inviato da Fabris Maurizio il 21 febbraio, 2010 - 11:06
Xe qua 'a primavera
A bàtar marso co’ pignate e tecie
da qualche parte ancor se usa
‘ndar par stradee, ‘nvetarse ‘na scusa
par far cagnara e sigàrse ne’ recie
Sveiemose tuti, in mona ‘a creansa
‘A xe qua par vegnar co’ ‘na corona
‘A se sente ne l’aria che a par ‘na parona
che a torna casa finìa ‘na vacansa
Stufi de scuro e de fredo caìvo
De ‘nverno longo che mai no’ pasava
-mi
Sognami
Desiderami
Cercami
Incontrami
Guardami
Sorridimi
Abbracciami
Sentimi
Baciami
Annusami
Spogliami
Sfiorami
Sussurrami
Parlami
Accarezzami
Leccami
Mangiami
Succhiami
Accoglimi
Avvinghiami
Guidami
Prendimi
Respirami
Perdimi
Stancami
Esplodimi
Ritrovami
Riposami
Accompagnami in un sogno
E li
fammi compagnia
nel mio silenzio
Seduzione
Sedotto dalle tue fragranze
brancolo le mani nel complice buio
a cercar ancora tra le tue braccia
fino a dissolvermi
in fragore e musica
dentro te
come venere
Sciacquio di limpide acque
che leviga pietre e pensieri
Su d’essi incisi
segreti ideogrammi
Echi di moti lontani
Si sospendono le fragranze
abbandonate dalla brezza
nei fitti e arborei intrecci
schiacciati sul bianco del calcare
Sorpresi i colori ristanno
al tuo uscir da schiuma
mentre t’offri al bacio del sole
come ad imitar l’antica dea d’essa nata
Cosa mettere nella valigia
Nel lasciarci
avremo le nostre valige piene di cose
Tu le tue
Io le mie
Ieri erano le nostre
Ma non riusciremo a chiuderci dentro i nostri cuori
Ti lascio andare
perché è l’unico modo di tenerti accanto
Il dolore di questa vicinanza
ci sta facendo stranieri
Quando acuta di te sarà la nostalgia
cercherò nello spazio vuoto di questa stanza
la tua presenza
Perché li lascerai
Gabbiani
Bianche vele di solitario regatare
con l’ali a solcare eoliche onde
tra spruzzi di nuvole
su agognate rotte
Inebrianti voli
a suscitare invidia
a chi dal basso osservatore si trova
del solitario veleggiare su pesantezza e travagli
spingendolo a depositare
in fantasie e sogni
la segreta aspirazione d’imitarli
Eppur tozzo è il loro vagare sulla terra
Ondamaris
Dal sonno di un Dio marino generata
muovi i tuoi aspetti
nell’umore del suo risveglio
Tanto partorir puoi nella tua spuma
delicate e muliebri forme
tra silenziosi accordi di brezze
nel ricordo di amoroso sogno
che vendicare in distruttiva forza
incubi di angosce dissepolte
Eppur qui
in questo notturno
solo l’argentea mano della luna
in segreto connubio
L'allodola
Albeggia sul mondo
disperso nell’oblio
Allontanandosi
scivola il silenzio della notte
sul nitore delle quotidiane forme ritrovate
Nella sveglia
l’eco battagliero dei sogni
Ancor prima che il verde
deponga nei prati il suo splendore
impertinente
il canto dell’allodola riempie l’aria
Guida lo sguardo a cercar nel cielo
quasi invisibile
il leggiadro svolazzare
La lepre
Non mi hai sentito
perché sono giunto
viaggiando sulla piuma di un uccello notturno
Ero li
guardavo la tua ferita scoperta dalle pudiche bende
con i bordi cruentati dal sale delle lacrime
Avrei voluto appoggiare il mio respiro sul tuo
lenire la tua sofferenza
Ma ho visto una lepre saltare nel tuo sogno
ed ho capito
che tu
eri il mio specchio
In riva al mare
Seduto in riva al mare
ho visto dalla schiuma della risacca
nascere illusioni sotto forma di verginei corpi
da incontrare in esistenziali amplessi
con orgasmi che fuggivano nel senso di vuoto
Ho udito dagli abissi provenire seducenti melodie
che attiravano nei labirinti
del lato oscuro dello spirito
con un irresistibile richiamo a perdersi in essi
Ninnananna per Amerigo
‘N’onda del mar che a va e po a torna
te porta l’amor de mi che te vardo
Snasando el to odor de aloe e de nardo
che riempie ‘a to cuna e tuta sta stansa
‘N’onda del mar su ‘a spiaja dei sogni
stanote a te porta dei angei il voeo
parchè no te gabia da sentirte soeo
Te possa co in man i to sogni sveiarte
‘N’onda del mar sua sabia ritorna
posando ‘na stea che vien dal profondo
Dichiarazione di un "malandrino"
Se il comun sentir non è un azzardo
e ad entrambi vien ora d’incrociar mani
rassicurati voglio per il domani
ch’è amor quel che leggi nel mio sguardo
Cosa fare perché ogni timor ti lasci?
Non ho posto dove insieme andare
Cos’altro non mi resta se non rubare
Ma se ladro ho d’esser, sia dei tuoi baci
aspettado primavera
Freme il ramo
dal vento sfiorato
Schiude la gemma
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