Aprile
La finestra socchiusa del respiro
si lascia attraversare piano
dal tepore della nuova luce,
odorosa e scintillante di foglie.
Era il mese degli anni ribelli,
aspri di notti segrete
a scoprirti urlo fra la pelle
e a berti in calici ebbri di luna,
nell'indaco di istanti inauditi.
Quando il colore stillato
giù dai rami vuoti dell'inverno
tornava a fiorire sulle guance
Il bosco traboccante della notte
Il bosco traboccante
della notte s'attorciglia
in fitte spire e cela
foglie profonde
come radici.
Tra i rami gli occhi
a spillo delle civette
baluginano d’oro,
in fruscio di sguardi
curvando l’orlo
indecifrabile del cielo.
È come guardare
una musica sconosciuta
e come ascoltare
il sangue inchiostrarsi
per sbozzare un altro
fiore di gracile luce,
al tepore rosato
Marea nera
Marea nera,
putrefatto sudario
di coscienze morte,
dalle mani incrostate
di pece e lucro.
Capaci di uccidere
il respiro dei fiumi
e tanti palpiti
indifesi d'ali,
che incollate potranno
solo affogare
tra il colore ferito
di un mare esangue.
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Marzo
Marzo è follia
di nuvole ustionanti.
Scrosci indossati.
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Segreti
Segreti d’astri
che raccontano luci
in lingue oscure.
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Foglia d'inverno
Foglia d'inverno,
senza rumore cade
e copre il mare.
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Di tremula marea
Mi giro e annego
nella tremula marea
di un sogno che sale.
Quando scivoliamo
insieme lontani
sorrisi, fino alla riva
nuda conchiglia scalza
che si scola uno ad uno
gli anni dei giochi bambini.
Schegge feroci di gioia
i tuoi abbracci piantati
in fondo al mio cuore
crisalide notturna.
Ma poi frulla il risveglio
nella città dolente
farfalla d'ali dispari
rotte e incollate
Cieli d'oriente
Scintilli cieli
d'oriente e laghi
assetati di vento,
in questa stanza
dai morbidi fianchi
dove i tuoi occhi
in ascolto
sanno vedermi.
Nascosta dentro
un bisbiglio appena
di fuoco, ti amo
nel bacio che scorre
e abbrividisce
le labbra socchiuse.
Quando la pelle si fa
vela d'incensi madidi
a solcare gocce
ardenti di sospiri.
Cristalli fondi
d'emozioni cadute
Crisalidi
Sale l'aurora
da germogli di brina.
Ghiaccio crisalide.
Calici d'inverno
L’arida terra
beve dalle tue labbra
calici infranti.
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Stanze
Brancolando nelle stanze
notturne della fantasia
per scovare dietro la tenda
dei libri in soffitta,
fra bambole di polvere
e ragnatele di parole
una finestra sincera
che apra il tetto.
Uno spiraglio d’emozione
o un puntino imbevuto
d’anima e vita. Un senso
che come un ponte sappia
unirci d'impossibile.
Quando la poesia ti prende
le mani e ti porta su da lei
Giardini d’autunno
Foglie cadute
nei giardini di ieri.
Muri domani.
Gemme ardenti
Sul fuoco vivo
gemme ardenti di neve.
Brucia l’inverno.
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Dove finiva lo sguardo
Attraverso spigoli
di tempo scabro
gli echi ancora vivi
rincorrono il silenzio
delle strade mai prese.
Forse ti credevo il verso
giusto per inseguire
l’impossibile appena
nostro, di tanto andare
scalzi nell'immenso dedalo.
Quando mi bisbigliavi
il vento in fondo
ai pensieri quotidiani,
nel sapore di una frase
inghiottita prima
di pronunciarsi.
Con le spalle di ieri
Cresce il Natale
Neve scarlatta,
cresce il Natale la Sua
carne di luce.
Bosco di luce
Bosco di luce
la neve sopra il muschio,
bacio del gelo.

Inviato da Clivia il 25 novembre, 2009 - 00:40
Caduti altrove
Com’è diverso da te
ogni qualcuno
che vaga minuzioso
agli stessi angoli
d’asfalto dove vivi
i grani dei giorni.
Ma di passo in passo
ha la tua stessa ombra
che graffia via i muri
e sbrecciando un cielo
di nuvolose pietre
ti sveglia angelo in sogno.
Di strada in strada poi
ha il tuo stesso cuore
che ora più pulsa
e più ti spinge a largo,
nello stesso bagliore
Bruma, l'odore umido
Bruma, l’odore umido
di sera in curva vecchia
è salsedine di muschio un mare
che brucia la sua terra.
Lei si accende la stanza
per vedere se il tempo passa
anche se appeso a un chiodo.
Ma il braciere d'onde cade
goccia a goccia le mani
in ginocchio, sfrigolando
ossa di fuoco plumbeo
sull’orizzonte da spegnere.
Sento l’ultimo vicolo intorno
e la passione che sanguina
Calligrafie oltre il cancello
Giravi in ginocchio
nel corridoio sfocato,
vecchia bimba sperduta
fra le gabbie dei letti
a cercare l’unico fiore
appassito sul comodino
dell’abbandono corolla
di tanta normale miseria.
Troppo pesanti le palpebre
come conchiglie su spiagge
spezzate dall’uragano
che urlava d’aghi a sedarti
di scogli la spuma delle ali.
Ma svanivi dalle telecamere
Senza poesia
Senza poesia, in gola
parole scarne di cose
a diventare cifre di vita
con marchiato addosso
il prezzo di ogni respiro.
Urla da vendere a peso
e rumori da ascoltare a caso
nel folle groviglio del traffico.
I gabbiani della discarica
hanno scordato le ali odorose
del mare, adagiando i loro voli
sul fondale che brancola a largo.
Ora piombano l’informe flutto





