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blog di Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo: La sapienza verticale dell’attesa

10
Media: 10 (1 voto)

Antonio Spagnuolo
La sapienza verticale dell’attesa
Ultime chimere
(Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2008)

Fuochi di parole. Fantasmi accecanti, ribelli, sconosciuti. Suoni antichi e suoni nuovi che parlano una lingua insieme dolce e dura, amica e lontana. Ecco il mondo poetico narrato da Antonio Spagnuolo in una recente plaquette intitolata Ultime chimere


UN PO' SORPRESO

10
Media: 10 (8 voti)

Un po' sorpreso ho contato  mutazioni

di bianchissime farfalle,

a medicare un agosto avaro,

sminuzzate cose da riferire alle armonie

della luce che polverizza l'incanto.

Quasi nel deserto, in una sola volta,

per tornare a memorie di abbandono,

per scambiare passi lunghi e colorati

nella solitaria paura di quei chiodi che s'innestano

ai polpacci,

nell'incanto improvviso del baluginare

di un appunto che riempie il precipizio,

scivolo inesorabile alle ore che uccidono il richiamo.

Ecco il balbettio del nulla raccolto in litanie

o quella lieve danza che migrava,

corpo e testa nel buio delle lenzuola,

senza ritegno per schiodare il margine

improvviso.

Tremando all'invito di ogni gesto,

ruggine dell'inverno,

leggero come il pensiero che ti avvolge,

rincorro il tramonto di questi anni

che rimangono a beffarmi .

 

Antonio Spagnuolo 


MELODIA

9.85714
Media: 9.9 (7 voti)

Melodia 

Quale sarà il tocco che dissolverà la linfa tra quei rami

a me sconosciuti.

Sarà il segnale!

Una figura rapida, la chiglia fuori scatto,

che cominciavo ad amare  avvolta  nel sussurro

dell’aria: il ritmo incessante delle ore.

Armonia del suono un breve segmento a stordirmi

tra figure dipinte o inghiottite dal bianco.

Un’arcata nel buio quando stranito gli occhi,

inquietanti ed obliqui,

interrogavo le attese.

Forse non lo sai quel che accade e non potrai concedermi

le dissonanze impazzite dell’avventura.

Ti prodigavi a piegarmi nella cera

acre della preghiera,

grande come il mio gesto

tranciato nell’intreccio selvatico delle note e delle ore.

In questo spazio dilata la luce

che della scena riconduce una melodia.

 Antonio Spagnuolo


FAMMI ACCOSTARE

10
Media: 10 (8 voti)

Fammi accostare  

Fammi accostare alla tua stagione

con il collo a mezz’aria

che pericolosamente schiude al nettare

della risacca, un sostantivo, un avverbio

quasi una burrasca nell’esercizio delle istantanee

chiazze e a carico di slanci

tra il sangue del tuo vino e la speranza.

Diglielo sottovoce, qualche volta,

che le follie sono trascorse invano

tra gli stantuffi delle tue bugie

e il verecondo rosso delle guance.

In mano,

quando titilli spumeggiante e ardita

l’ improvviso desiderio di danzare,

pudica e scarmigliata,

richiamando l’uccello alla tagliola,

altro non porgi se non lo spumeggiare

delle alterne vertigini.

Se uno strano sussulto ci riporta l’ebbrezza,

ritagliando tra il settembre ed il cielo,

tu sola  sai vibrare l’archetto che incespica

tra i viticci ed il violino, in una lunga nota,

per tradire le labbra,

e fra i tuoi occhi socchiusi gioca il punto

del  respiro leggero, che coinvolge la mente,

libera tra luci , musiche, canzoni…

 

Fammi accostare, mentre accarezzi un calice,

al tuo calore , al ventre, al tuo cespuglio,

che nasconde il torpore , il sogno, il gusto

di un incanto, per schiarire le stanze,

contro lo specchio di quegli ultimi accenti

che il rubino avviluppa a tradimento.

 

Sono il tuo amante che schiude furtivo

i segreti della tua malizia,

implorando l’alcova

prima che le delizie della ubriacatura 

cadano nell’ oblio.

 Antonio Spagnuolo 


Distorte

10
Media: 10 (5 voti)

Distorte -

Contro quale nemico immaginario dovrò scontrare,

poi che entrambi adageremo sulle nuvole

una qualche musica, che potrebbe ancora arrendersi,

lucente, ardita, raggomitolata

tra le fragili note di un adagio.

 

Ormai rubo le ore per incatenare tutte le cose perdute,

la verità che cercavo da tempo,

il dolore che imprime per inventare le febbri

nella necessità di una notturna pronuncia,

le passioni che sono diventate rare e segrete.

Non mutano incisioni, indelebili alla pelle,

per bruciare l’ultimo costume, nell’anestesia,

ad unghiate, quando le fate sembrano possibili

di un azzurro superstite.

 

Pazientemente dispongo gli strappi di una stagione

che declina, ed invano le parole sussurrate

nascondono le  ingiurie di rinunce.

Lasciammo le ossessioni a quei rifiuti

che ancora oggi stringono memorie

per un maldestro girotondo.

Ed ancora noi due, con labbra sempre più distorte,

siamo come un vecchio lacerto, un giorno dopo l’altro,

a promettere il niente che si accompagna

al prezioso giaciglio.

Antonio Spagnuolo

 

http://poetrydream.splinder.com


RECENSIONE

10
Media: 10 (1 voto)

La sapienza verticale dell’attesa
Fuochi di parole. Fantasmi accecanti, ribelli, sconosciuti. Suoni antichi e suoni nuovi che parlano una lingua insieme dolce e dura, amica e lontana. Ecco il mondo poetico narrato da Antonio Spagnuolo in una recente plaquetteintitolata Ultime chimere (Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2008).
I testi della raccolta sembrano ricordarci l’illusione di voler “capire” in modo unidirezionale ciò che accade: l’occhio di Spagnuolo scruta il paesaggio dell’esistenza con una tenerezza melanconica e piegata, già consapevole della finale inanità di qualsiasi soluzione.
Il passaggio dal buio dell’attesa allo spiraglio della conoscenza s’insinua come un respiro inaspettato che annuncia immagini segrete e sorprendenti, colme di una speranza sempre nuova: «Ogni parola conosciuta/ sembra franare tra le mani irriverenti,/ e gli occhi svuotano le gabbie/ implorando armonie».


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