il guardone mediatico
lascio
che le finestre
m'osservino
son distante
qualche
riflesso
in quella
solitudine
di sogni
che non so
sviare
passi increduli
solcano il
mare e
non c'è
più ombra
da guardare
vorrei
ritrovar il
posto oltre
quel mostro
che mi sta
a mangiare
ma è solo
un vuoto
quello che
non so colmare
un bolletta
da pagare
quattro grammi d'assenzio e un'obola di narciso
pisciami
eroina sulle
lacrime
mescola le
mie carte
disperdi l'anime
e lasciami un
sospiro che
sappia di
vertigine e
bilico
perchè non
c'è mai
stato sull'ombra
equilibrio
scava come
scavano i passi
ed indossa la mia
fossa senza
mai baciarmi
è questo il
mio vizio di
vino e fame
che non m'ha
svezzato che
non ho mai
tradito anche se
non l'ho amato
e quando la fine
ma che cazzo mi passa per la testa?
penso ai
giovani poeti
a tutti i cassetti
spersi
spuri d'un'ombra
paga
ai tuoi occhi
diversi
come il sapore della
sabbia
del vento
che ti sparge
negli umori
dell'aria a
quando piove e
fradicio di
sudore mi
sento vivo
a come tutto
sia privo d'equilibrio
e vogliamo
limitarlo al
bilico al
tempo che scava
e passa
senza lasciar
traccia se
non in qualche
eclissi sferica
svetto
inerme
come un
verme
nel presente
assente
che logora
ogni rosa
pagine di
vento mi
coprono
e la copertina
è una
cicatrice
variopinta
cadrei soltanto
per smetter
questa salita
piove
saliva ed il
cuore sa
d'anima
vinta dall'amore
potessi
scegliere mi
collocherei
altrove
lì ove non
v'è gloria
ed il tempo
non lascia
piaghe
nella mamoria
ma mi
nego mentre
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miracolo empirico
un tempo
era più
semplice
inoltrarsi
senza
vergogna
nel veleno
ora che
il tempo
s'è fatto
storia e
sembra un
uomo di
legno
raccolgo
le mie lacrime
per separarmi
al resto
ora che
s'addormentato
il bambino
sul mio
cuore come
fosse un
cuscino
lascio che la
mia pelle
si faccia
vela e si
gonfi di sogni
come respiri
sì che
possa inoltrarmi
nel sublime
claudicante
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s'addinda
non riesci
a piangere
euridice
eppure
tessevi
le rive alle
onde
mai parco
d'ascoltarti
inebriavo
le orme
pur di
perdermi
nella tua
voce
non c'era
un alcunchè
che non
lenisse
l'alma mia
al tuo
cospetto
eppure
tutto era
perso
tu sotto la
cenere
io folle
eterno
m'illusi
di poterti
rapir dall'ombre
ma non
c'è modo di
sfuggire
dall'oltretombe
non mi
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semi di vento
il delirio
delle
fosse ha
l'oro in
bocca e non
smette di
gridar il
mio nome
mentre attraverso
l'infinite
ombre
che cela il mare
par di smarrir
il senso
dell'universo
come una
boccata d'oceano
di traverso
ed è invece
sudore
quel senso di
stigmate
che mi
attanaglia
la voce
non bastano
i corvi ad
oscurare il
sole ne
la distrazione
a confondermi
ci vogliono
Ostia d'incenso
cadono le
mie lacrime
sulla neve
si fan
perle nere
l'eco mi
fa tremare
le vene
mentre tutto
intorno a
me è spento
Pasolini ingoia
ostie di legno
mentre l'indifferenza
brucia
all'inferno
s'è perso il
tempo non
verrà più
il Suo regno
ho evirato i
semi dai
fiori per
ferir i ciliegi
e raccoglier
lamenti
che son tutti
i miei petali
possa il
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insaziabile bile che logora il resto
dove il buio
diventa
luce pitto
di sabbia
il mio equilibrio
del dolore
l'ultimo
mio sorriso
orfano di
quel verso
che anela
il paradiso
da questo
petalo di
terra reciso
possa l'Eterno
non provar
vergogna
per questa
esperimento
inviso
gli angeli di fango aspettano la pioggia per morir d'infarto
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il vento dell'est
ti regalerò
sangue
acido
screziato
dal ventre
vaio
disinteresse
per
cercarmi
ancora
cocci
di pandora
galleggiano
vanesi
fra le
lenzuola
ed è una
fragranza
nuova le
tua labbra
spezzate
le mie
gesta
abbandonate
i voli
pindarici
nei dedali
della
memoria
ti regalerò
un sogno
fra le spine
e le spighe
che
trapassano
ogni tuo
occhi ed
alla fine tra
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la parte più porno di me son le labbra sporche di caffè
amo tutto
ciò che
gli altri di
me odiano
mi piace farvi
girare a
vuoto
in quell'acredine
di tonfo
che è il cuore
dell'uomo
sono un fantoccio
una testa di
cazzo che
vuol trovare
negli spaventapasseri
il sogno ed
invece solo
lascivi argomenti
da stanze
da bordelli
sempre a pensare
a scopare
a quanto durare
a dove andare
in quell'ipocrisia
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l'inutile sensazione di dolore che mi lacera il cuore e non serve a niente
lì dove
scorron
le lacrime
s'è assopito
il sole
dietro le
anime
ove non
tramonta
il cuore
in coralli
vermigli
e pensieri
scoscesi
quasi parentesi
d'una vita
avulsa
non ci son
fiumi o
spine
recise sol
sguardi
d'esistenze
permissive
scacciando
i ricordi
miriadi di
miracoli
taglian l'orizzonte
senza passi
in quell'orme
che sembran
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all'ago dei miei ginepri
oltre le mie ali di cartapesta
ho raccolto falene
un volo nella
cenere per
scordarmi
immergendomi in
mezzo a tutti i
miei sbagli
aprendo ferite
desolate solo
per oscurare il
sole questo è
l'esile volo d'un
peccatore verso
un cielo remoto
verso il nessun
dove preghiere che
sembrano orizzonte
cadono fra
stelle tristi e variazioni
d'impronte son gli ultimi
un mondo fuori un universo dentro
ha smesso di
piovere le
lacrime son
rimaste fuori
ad arrampicarsi
al vetro non
vedo che uno
scheletro
nel mio cuore
l'avulso sentore
che tutto è
dimesso oltre
l'amore
son arrivato
fino in giappone
per regalarti
il sole ma
nulla volevi un
altro dolore
per sorridere
meglio che
pia illusione
guardarmi
dentro e trovar
solo te
oltre quelle
tenebre
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(senza titolo)
sfugge il
cielo
nulla ha
senso me
compreso
son una
porta che
sconvolge
l'universo
una finestra
affranta dal
desiderio
non mi
resta che
liberarmi
dall'uomo che
sono così
com'ero
e divenir foglia
di polvere
polline di
polline sabbia
che non
conosce
rondine ed
infine suono
di quel vuoto
consono
che non sa
delle parole
son rimasto
foglio
mentre il
immacolata astrazione
rimetti a
noi le nostre
tenebre
venga il tuo
regno dopo
l'intemperie
a svecchiare la
noia a seminar
quiete ove
anche la tua
gloria non
ha requie
venga il tuo
regno non
a breve sì
che possa il mio
ego svuotare
le mie trafficate
vene perchè
tu che sei
nei cieli non
conosci giorni
ne miti inverni
dacci oggi
il nostro
pane indebitato
a noi che
per sogno o
reato gridiamo
il perfetto presente è l'attimo assente d'ogni certezza
piovono
ombrelli
di tutti i
colori si
zittisce la
notte le
ombre non
fanno rumore
guardo
con disincanto
l'infinito
avverso il
buio disteso
dell'universo
stelle e coriandoli
di paglia
galleggiano
in aria ho
voglia di
sognarti
di prender
sonno di
rapirti ed
amarti oltre
il giorno
ma svolazzano
i gabbiani
si nettano i
gatti io
fumo sigarette
per tirare
giardinaggio sepolcrale per brava gente
di getto
come il vento
mi gettai
esanime sul
letto
sperando
in una
carezza una
folata di
brezza
ma nulla solo
silenzio e
lenzuola di
felcro
avrei voluto amarti
dicesti a
terra
avrei voluto stupirti
risposi
senz'accorgermene
muore la
sera e nasce
la notte
nenie di
lacrime e
labbra interrotte
se son sul
tuo corpo gli
strali di
ipnotica
il colore
dell'anice
sulla tua
bocca mi
rapisce scioglie
la mia
forma non
c'è più il
vecchio soffrire
solo nuovo
sorridere
quando tu mi
guardi oltre
per te non
son mostro
non son informe
son la via
attraverso la
bruma
son felice nella
mia aspera
povertà di
averti incontrato
perchè con te
al fianco son
il più ricco
del creato
ora che posso
realizzare i
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Kristologiapocalittica d'una pallottola!
deposi
un mazzo di
pistole ai
piedi della
sua croce
le pallottole
smisero di
squarciar la
voce e tutto
si sterse
d'uno stinto
silenzio fatto di
ferite spine
ed assenzio
grondava ogni
tanto una
fontana ma
eran occhi indesiderati
dal reato
d'esser nato
nel paese sbagliato
ancora una
frusta accarezza
le croste lividi
ed estasi
per labbra smunte
vorrei morire




