Ostia d'incenso
cadono le
mie lacrime
sulla neve
si fan
perle nere
l'eco mi
fa tremare
le vene
mentre tutto
intorno a
me è spento
Pasolini ingoia
ostie di legno
mentre l'indifferenza
brucia
all'inferno
s'è perso il
tempo non
verrà più
il Suo regno
ho evirato i
semi dai
fiori per
ferir i ciliegi
e raccoglier
lamenti
che son tutti
i miei petali
possa il
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insaziabile bile che logora il resto
dove il buio
diventa
luce pitto
di sabbia
il mio equilibrio
del dolore
l'ultimo
mio sorriso
orfano di
quel verso
che anela
il paradiso
da questo
petalo di
terra reciso
possa l'Eterno
non provar
vergogna
per questa
esperimento
inviso
gli angeli di fango aspettano la pioggia per morir d'infarto
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il vento dell'est
ti regalerò
sangue
acido
screziato
dal ventre
vaio
disinteresse
per
cercarmi
ancora
cocci
di pandora
galleggiano
vanesi
fra le
lenzuola
ed è una
fragranza
nuova le
tua labbra
spezzate
le mie
gesta
abbandonate
i voli
pindarici
nei dedali
della
memoria
ti regalerò
un sogno
fra le spine
e le spighe
che
trapassano
ogni tuo
occhi ed
alla fine tra
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la parte più porno di me son le labbra sporche di caffè
amo tutto
ciò che
gli altri di
me odiano
mi piace farvi
girare a
vuoto
in quell'acredine
di tonfo
che è il cuore
dell'uomo
sono un fantoccio
una testa di
cazzo che
vuol trovare
negli spaventapasseri
il sogno ed
invece solo
lascivi argomenti
da stanze
da bordelli
sempre a pensare
a scopare
a quanto durare
a dove andare
in quell'ipocrisia
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l'inutile sensazione di dolore che mi lacera il cuore e non serve a niente
lì dove
scorron
le lacrime
s'è assopito
il sole
dietro le
anime
ove non
tramonta
il cuore
in coralli
vermigli
e pensieri
scoscesi
quasi parentesi
d'una vita
avulsa
non ci son
fiumi o
spine
recise sol
sguardi
d'esistenze
permissive
scacciando
i ricordi
miriadi di
miracoli
taglian l'orizzonte
senza passi
in quell'orme
che sembran
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all'ago dei miei ginepri
oltre le mie ali di cartapesta
ho raccolto falene
un volo nella
cenere per
scordarmi
immergendomi in
mezzo a tutti i
miei sbagli
aprendo ferite
desolate solo
per oscurare il
sole questo è
l'esile volo d'un
peccatore verso
un cielo remoto
verso il nessun
dove preghiere che
sembrano orizzonte
cadono fra
stelle tristi e variazioni
d'impronte son gli ultimi
un mondo fuori un universo dentro
ha smesso di
piovere le
lacrime son
rimaste fuori
ad arrampicarsi
al vetro non
vedo che uno
scheletro
nel mio cuore
l'avulso sentore
che tutto è
dimesso oltre
l'amore
son arrivato
fino in giappone
per regalarti
il sole ma
nulla volevi un
altro dolore
per sorridere
meglio che
pia illusione
guardarmi
dentro e trovar
solo te
oltre quelle
tenebre
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(senza titolo)
sfugge il
cielo
nulla ha
senso me
compreso
son una
porta che
sconvolge
l'universo
una finestra
affranta dal
desiderio
non mi
resta che
liberarmi
dall'uomo che
sono così
com'ero
e divenir foglia
di polvere
polline di
polline sabbia
che non
conosce
rondine ed
infine suono
di quel vuoto
consono
che non sa
delle parole
son rimasto
foglio
mentre il
immacolata astrazione
rimetti a
noi le nostre
tenebre
venga il tuo
regno dopo
l'intemperie
a svecchiare la
noia a seminar
quiete ove
anche la tua
gloria non
ha requie
venga il tuo
regno non
a breve sì
che possa il mio
ego svuotare
le mie trafficate
vene perchè
tu che sei
nei cieli non
conosci giorni
ne miti inverni
dacci oggi
il nostro
pane indebitato
a noi che
per sogno o
reato gridiamo
il perfetto presente è l'attimo assente d'ogni certezza
piovono
ombrelli
di tutti i
colori si
zittisce la
notte le
ombre non
fanno rumore
guardo
con disincanto
l'infinito
avverso il
buio disteso
dell'universo
stelle e coriandoli
di paglia
galleggiano
in aria ho
voglia di
sognarti
di prender
sonno di
rapirti ed
amarti oltre
il giorno
ma svolazzano
i gabbiani
si nettano i
gatti io
fumo sigarette
per tirare
giardinaggio sepolcrale per brava gente
di getto
come il vento
mi gettai
esanime sul
letto
sperando
in una
carezza una
folata di
brezza
ma nulla solo
silenzio e
lenzuola di
felcro
avrei voluto amarti
dicesti a
terra
avrei voluto stupirti
risposi
senz'accorgermene
muore la
sera e nasce
la notte
nenie di
lacrime e
labbra interrotte
se son sul
tuo corpo gli
strali di
ipnotica
il colore
dell'anice
sulla tua
bocca mi
rapisce scioglie
la mia
forma non
c'è più il
vecchio soffrire
solo nuovo
sorridere
quando tu mi
guardi oltre
per te non
son mostro
non son informe
son la via
attraverso la
bruma
son felice nella
mia aspera
povertà di
averti incontrato
perchè con te
al fianco son
il più ricco
del creato
ora che posso
realizzare i
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Kristologiapocalittica d'una pallottola!
deposi
un mazzo di
pistole ai
piedi della
sua croce
le pallottole
smisero di
squarciar la
voce e tutto
si sterse
d'uno stinto
silenzio fatto di
ferite spine
ed assenzio
grondava ogni
tanto una
fontana ma
eran occhi indesiderati
dal reato
d'esser nato
nel paese sbagliato
ancora una
frusta accarezza
le croste lividi
ed estasi
per labbra smunte
vorrei morire
dall'inferno riflesso
ho investito
tutto nell'odio
nel freddo
incedere
del cocito
ho voglia di
sbrinare le
mie ali
di cercar di
andare
avanti con
i miei voli
pindarici
se solo riuscissi
a non soffrire
come soffro
sorriderei
soltanto a
me stesso
senza sentir
stridere ogni
osso
ma non importa
il sogno
come la
ragione per
me non ha
senso
cerco ancora di
scavare nel
mio cuore
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ma che bell carosello
piovono figli di
puttana la
strana è
amara
vieni vieni
a guardare
quello che hai
fatto a me
m'hai investito
e sei scapata
guarda i lividi
che mi
sporcano l'ombra
guarda guarda
ormai son
la virglola d'una
filastrocca
respiro a fatica
s'affievolisce la
vita sfuca la luce
si veste di
lutto guarda
guarda quanto
il tuo sguardo mi
rende brutto
avrei voglia
nauseabordo
ho visto
cadere i
tuoi occhi
oltre l'ombra
del sole
in una
preghiera
silente
chiaccherando
con la
gente ho
scoperto che
mi amavi
dolce angelo
di neve
non avevo
sete non
potevi
saziarmi
t'ho intasato
le vene
non venire a
cercarmi
se solo tu
t'accorgessi
d'ogni mio
dissenso
odieresti
te stessa
invece di
odiare ogni
senso ma
è più facile
amare solo
benzina diuretica
il silenzio
mi vomita
grumi di me
senza storia
si fan patè
ho sensazioni
contrastanti
l'alfiere sul
cavallo
solo per
gonfiarsi il
sedere
chissà che
gaudio ho
voglia di dormire
di ritrovar
la strada del
poltrire
ma resto
silente ed
indolente a guardar
degli altri
il panico
forse è
solo l'eco
il rantolarsi
isterico dei
riflessi delle
stelle non
mi rimane
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forzate linee d'ombra
ai chiamato amore
tutti i miei sbagli
i chiodi gli sbadigli le
bucate scarpe
ti sei invischiata con l'ombra
ma credi solo
che a te importa
non è vero
se son la tua ombra
non è per il resto
ma solo
per il tuo
silenzio per
quell'attimo che
ci lega tra l'assenza
ed il respiro
hai creduto che
avercerlo garantito ti
rendesse speciale
quanto sei
volgare sei come gli
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dimentica e smonta
come ogni notte,il babbo natale che è in me,veste abiti di neve,trasparenti all'intelletto,alla comprensione e a tutto quello che gli uomini umiliano con un nome,solo per arrivare da te,oltre il sogno,oltre tutto quello che l'impervio amore anela di bisogno.........
forse son
catene di
neve le
vele assolte
sulle orme
dei nostri
corpi
baci infiniti
baci d'impronte
a spogliar
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fragile come il vento
così
imparerai
ad amar
il silenzio
guardando
ciò che
nutre il
riflesso
ed i miei
conati
di versi
sì capirai
che non
sono lo
stesso
quello alla
fermata
al portone
al mio
tempo e poi
quando
non ci
sarà da
dire sorriderai
assente
cullandoti
negli
sguardi
degli specchi
sentendoti
la più bella
delle stelle
che calpesta
la terra
mentre sarò
lontano





