Di recente, in occasione della pubblicazione di un pregevole volume da parte del Comune di Cupramontana (in provincia di Ancona), si è tornato a parlare di "Ladri di biciclette", il film capolavoro di Vittorio De Sica, uno dei maestri del neorealismo italiano, premiato con 4 oscar (record raggiunto solo da Federico Fellini) ed osannato in tutto il mondo. L'opera, girata nel 1948, venne sceneggiata da un altro mito della cinematografia e della letteratura italiane: Cesare Zavattini.
Ebbene, oggi chi sospetterebbe che il film di De Sica e Zavattini non piacque affatto all'autore del libro (uscito anch'esso nel 1948), il marchigiano Luigi Bartolini? Alla ristampa edita nel 1954 da Vallecchi, fu accluso un foglietto rosso scritto dallo stesso autore che attacca la trasposizione cinematografica. Eccone il testo completo e fedelmente riportato:
Il film omonimo non rappresenta che la prima metà del romanzo. Ed anzi, il film si regge, artisticamente, soltanto nelle sequenze che meglio aderiscono al romanzo, e che rappresentano, assai bene, al vivo vero, quello che avevo rappresentato e descritto. Si tenga presente che lo sceneggiatore del film, appena ebbe letto il libro mi telefonò nei seguenti termini: "Ho trascorso la notte in bianco per leggere, tutto d'un fiato, il tuo meraviglioso romanzo; e, domani, lo passerò al regista proponendogli che lo rappresenti sullo schermo del cinema".
La tesi del romanzo è antiflaubertiana; anti-Ottocentesca. Furono, infatti, i romanzieri francesi dell'Ottocentp che eroizzarono, assecondando un mito demagogico, nonfomani provinciali sul tipo di "Madame Bovay" o poeti che, come l'ingenuo Verlaine, cantarono dei "cari ladri e dei dolci assassini". In questo libro è, invece, il galantuomo che si prende il gusto di dare scacco matto ai ladri, riuscendo a rintracciarli attraverso i meandri di una Roma che, nell'anno 1944, era ancora in preda alla guerra civile, nel triste dominio dei ladri e degli assassini.
Una Roma d'eccezione, Ma, ed è superfluo l'aggiugerlo, se il romanzo assume il valore di un documento storico, resta fermo che non costituisce una diffamazione di Roma appunto perché descrive una Roma fuori della sua normalità. Nel film, che non definisce alcuna epoca, non si riviene un galantuomo neppure a pagarlo un occhio: invece, nel romanzo, i galantuomini danno scacco ai ladri.
Luigi Bartolini
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è, comunque, un film che si legge anche nell'ottica odierna:
- una classe politica che è ben lontana dall' effettiva rappresentanza del popolo...
- l’ottusità, consapevole o no, delle forze dell’ordine verso alcuni problemi delle classi più emarginate;
- un aspetto gravemente contraddittorio della Chiesa,come si evince dall’episodio della mensa per i poveri;
e ci sabbe tant'altro...
sei uscito dagli schemi riuscendo a ridare verità storica a quello che era solo un mito.
L'uomo a cui rubano la bicicletta è il buono e non il ladro.
La cosa strana è che oggi rubano di nuovo le biciclette, più delle macchine
Il film lo ricordo...vagamente...ricordo che ebbe un enorme successo e ricordo le lacrime di mia madre nel guardarlo...
Il libro non l'ho letto...
Di sicuro se vedo ul film tratto da un libro evito di leggere il libro e viceversa...
Sono troppe le delusioni...altrimenti...
Difficilmente la trasposizione in film di un libro riesce a dare la completezza delle storie narrate dal libro ... non ho letto il libro da cui è stato tratto il film di De Sica, colmerò questa lacuna quanto prima ...
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Scrivere è la liberazione dell'animo
C'è sempre qualche cosa da imparare e da scoprire
Ma sono del parere che spesso i film non rispecchiano completamente un romanzo,
forse per motivi di praticità o di interpretazione personale di chi fa la trasposizione
dalle parole alle immagini. In un romanzo ci si può più facilmente soffermare sui
particolari o su determinate situazioni, cosa che i tempi di un film non permettono
sicuramente. Questo è un semplice parere di chi ha visto diversi film tratti da romanzi, non certo un parere da critico cinematografico o letterario